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Portè Disnè e l'unicità del Roero, di Enzo Zappalà

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Portè Disnè e l'unicità del Roero

di Enzo Zappalà

Siamo davanti al banco dei vini, nella graditissima sosta dei “primi”, sotto l’ombra rinfrescante dei castagni secolari che sembrano sorridere a quella gioiosa moltitudine di persone che percorrono gli spettacolari sentieri di Portè Disnè. Alcuni musicisti accolgono festosamente i nuovi arrivati. Una persona, non più giovanissima, sta assaggiando la barbera dei vari produttori presenti. Il suo volto non nasconde la soddisfazione e il cenno affermativo del capo manifesta il suo piacere.

Poi parla in perfetto inglese e dice: “Buoni questi vini! Meglio di quelli che bevo in Australia. Sapete, io sono venuto apposta da laggiù, dall’altro capo del mondo.” Non posso fare a meno di intromettermi: “Per favore, non scherzi. Non posso credere che lei venga dall’Australia solo per partecipare a questa, pur bellissima, passeggiata eno-gastronomica!” Il signore si fa serio: “Sì, sì, glielo garantisco! Ho percorso migliaia di chilometri per questa manifestazione.” Faccio di “no” con la testa e continuo: “Via, non mi prenda in giro. Il viaggio mi sembra un po’ troppo lungo… anche se l’ambiente è davvero unico.”. Il volto del signore torna a sorridere: “Va bene, va bene, lo ammetto. Mio figlio vive a Londra e sono venuto a trovarlo…”. Insomma, avete capito? Venire apposta dall’Australia è forse eccessivo. Ma un viaggetto da Londra è più che normale!

Questa piccola scena basterebbe da sola per comprendere la bellezza e l’unicità di Portè Disnè. Non è la solita passeggiata tra le vigne per gustare manicaretti piemontesi e vini di alto livello. No, è anche una continua scoperta di luoghi impensabili in una “normale” regione collinare. Castagni secolari, pareti giallastre incombenti, boschi impenetrabili si susseguono a scorci di montagne e di vigneti lontani. Il fico si abbraccia al pino, i fiori sembrano non seguire le regole imposte dell’altezza sul livello del mare. Felci e querce chiacchierano con i ciliegi, mentre le Rocche richiamano gli sconvolgenti eventi geologici di centomila anni fa.

Il Roero esprime tutto il suo orgoglio, la sua diversità, la sua poesia e maestosità. Non per niente la lingua più diffusa tra i partecipanti non è l’italiano. Su mille, ben settecento sono stranieri. Si sente spesso il francese, ma questo potrebbe essere ovvio data la presenza dei viticoltori della zona dello Champagne di Epernay, gemellata con Portè Disnè. Subito dopo, però, risuonano l’inglese, il tedesco, il danese, l’olandese e via dicendo. Il turista straniero sa spesso scegliere molto meglio di chi ha la fortuna di abitare in luoghi meravigliosi, ma troppo vicini. Sa divertirsi, capire, gioire della bellezza della natura, quando si esprime senza freni, libera e benigna e va a braccetto con la cultura umana.

Gli stranieri hanno compreso il Roero e lo amano. E sono proprie queste manifestazioni quelle che li attirano di più. Eventi senza risvolti campanilistici, locali e sovente banali. Occasioni uniche in cui la perfetta organizzazione dell’uomo, la bontà dei suoi vini e dei suoi cibi vengono immersi, senza smania di apparire a tutti costi, in una natura che non ha bisogno di parole e di frasi fatte.

Portè Disnè è la scelta vincente per un territorio che spera di entrare tra quelli premiati come patrimonio mondiale dell’Unesco. E’ il modo migliore per ottenere l’ambito e giusto riconoscimento. Ed è bello, oltre che curioso, vedere bambini che corrono, si arrampicano, fanno capriole, muovono i primi passi, mentre cani di pregiatissima razza sono portati a spasso dentro passeggini speciali che li proteggono dal Sole e vietano ai cespugli di rovinargli le zampette. E’ quasi commovente assistere a balli improvvisati di distinte signore anglosassoni, mentre gruppi di svizzeri e tedeschi cercano di imitare i canti della tradizione locale. Nessun ubriaco e nessuna battaglia per guadagnare posto nelle code.

Cari amici roerini, è questa la strada giusta da seguire e non quella degli incontri letterari, delle corse ciclistiche regionali (magari farle in una domenica diversa, eh?) e delle cene d’autore per pochi intimi, sempre gli stessi. La migliore bandiera per promuovere i vostri splendidi vini e gli infiniti prodotti agricoli di primissima qualità è quella di farli conoscere nel loro ambiente, con la semplicità che la natura sa insegnare benissimo. Affidatevi a lei!

Chi ancora non ha provato questa emozione, non perda la prossima occasione. L’ultima domenica di maggio 2013 vi sta aspettando. Le lingue straniere aumenteranno sicuramente e speriamo che l’italiano non sparisca del tutto.

E non sarà mai tardi quando, oltre che a queste meraviglie, si apriranno le porte dell’arte e della storia di un territorio ancora troppo sconosciuto. Ci tornereno sopra...

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2 Commenti

Inserito da Luigi Bellucci

il 02 giugno 2012 alle 13:19
#1
Enzo che bella freschezza ed emozioni in questo tuo ultimo pezzo.
Sei Mitico!

Inserito da Enzo Zappalà

il 02 giugno 2012 alle 14:09
#2
grazie Luigi!!! detto da te è un vero complimento!

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Astrofisico per 40 anni, ho da sempre coltivato la passione per il vino e per il mondo che lo circonda. Vedo di traverso la seriosità che...

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