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Sostenibile, solidale, biodiversità. Belle parole, ma…, di Enzo Zappalà

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Sostenibile, solidale, biodiversità. Belle parole, ma…

di Enzo Zappalà

In questo breve articolo vorrei esporre qualche riflessione del tutto personale che mi capita di fare ogni qualvolta si svolge il tanto celebrato e ricco Salone del Gusto. Sicuramente mette in moto un giro di soldi impressionante e qualsiasi banalità diventa spunto per usare a dismisura parole che ormai vengono usate più del prezzemolo in cucina, anche se forze ci “azzeccano” poco: fanno fine e non impegnano.

Salone del Gusto e Terra Madre. Teoricamente modi per apprezzare i valori più alti del cibo e per cercare di celebrare e far conoscere le realtà produttive del terzo e quarto mondo. Il fine sembrerebbe da Premio Nobel per la pace e molti ci hanno già pensato. A me, invece, sembra soltanto ipocrisia e strumento per far salire il prezzo di alimenti del tutto insignificanti e, quindi, un altro mezzo di guadagno mascherato da opera nobile.

E’ veramente necessario far nostro un certo tipo di farina o di radice o di frutto (o di quello che volete) solo perché viene prodotto in una zona dove la fame regna sovrana? E’ realmente vero che quel prodotto valga la pena di essere mangiato? Siamo sicuri che comprando quell’alimento a prezzi esosi si aiuti veramente la popolazione che è costretta dalla povertà a cibarsene, non avendo di meglio? Pensiamo davvero che acquistando a dieci euro un cereale che costa all’origine pochi centesimi si aiuti il popolo che di quello è costretto a nutrirsi?

O non sarà, invece, che quel prezzo assurdamente elevato vada nelle tasche dei soliti intermediari? Ne ho avuto la prova anni fa riguardo a un formaggio (infame!) prodotto in Polonia ed etichettato subito come presidio da salvare. I veri produttori non sapevano nemmeno ciò che era successo (e forse non lo sanno nemmeno oggi). Il loro formaggio continuava ad essere venduto localmente a prezzo ridicolo. Ma da noi era diventato caro come un Castelmagno.

Cibo solidale, agricoltura sostenibile. Belle parole. Ma a chi giova? Non certo agli abitanti delle zone più povere. Laggiù mangerebbero volentieri qualcosa di diverso, proprio quello che il Salone del Gusto vuol mostrarci come frutto della globalizzazione sfrenata e, quindi, da guardare con occhi torvi e sospettosi. Soprattutto mangerebbero di più e lo farebbero con gran piacere.

Non è che tutto questo giro di soldi sia soltanto una messinscena per farci pagare tanto ciò che costa poco e che vale anche poco? Un modo molto “snob” di valutare la povertà del mondo e di sentirsi “solidali”. Non sarebbe forse meglio investire tutti i soldi, che girano e che i “buongustai” sono pronti a sborsare per un’ignobile radice amara, nell’aiutare concretamente i popoli che hanno fame permettendogli di sfamarsi. Se mangiano cereali e tuberi locali lo fanno solo perché non possono permettersi di meglio e non certo perché il loro cibo ha un valore gustativo e nutrizionale speciale: quello hanno e di quello si devono accontentare.

Sbaglio sicuramente, ma mi pare che si vedano le cose a rovescio. Non siamo noi che dobbiamo mangiare credendoci “snob”, e anche un po’ eroi solidali, le miserie del mondo povero, ma proprio il contrario. Come ribaltare la situazione?

In modo ben diverso. Fermando le guerre locali stimolate dai paesi ricchi per strappare le ricchezze locali in cambio di armi. Permettendo che gli abitanti possano sfruttare le loro risorse preziose e vivere decorosamente, magari mangiando anche i nostri prodotti. A quel punto si potranno anche fare scambi, valutare le differenze, la biodiversità (altra parola più usata del prezzemolo).

No, cari amici, le diseguaglianze sociali non si curano con pochi vestiti colorati tirati fuori per magia durante i pochi giorni torinesi e nemmeno pagando un’assurdità prodotti normalmente scadenti. Questo è solo un modo per sentirsi puri, buoni, disponibili. In altre parole, per crearsi alibi e continuare a sfruttare la ricchezza acquisita (sempre che duri ancora per molto).

E che i popoli affamati continuino a sfamarsi con le loro porcherie: beati loro!

Mi sembra una delle solite invenzioni mediatiche, tipo il riscaldamento globale. Far sentire tutti colpevoli e coprire interessi enormi.

Aiutatemi a cambiare idea… vorrei tanto sbagliarmi!

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Astrofisico per 40 anni, ho da sempre coltivato la passione per il vino e per il mondo che lo circonda. Vedo di traverso la seriosità che...

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