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Vini dal centro sud

Incursioni in Puglia (II parte)

di Ugo Baldassarre

MappaArticolo georeferenziato

CANTELE

Non ho potuto riassaggiare molti vini di questa azienda: l’equipe familiare Càntele, formata da Gianni, Umberto, Paolo e Luisa, durante il Vinitaly era incredibilmente e costantemente impegnata in tutti i giorni di fiera con clienti, buyer e consumatori di ogni parte del mondo. Ma quando Umberto ha potuto riservarmi uno spazio per le mie degustazioni, la sua proposta ha saputo soffermarsi su tre vini che emblematicamente racchiudono tutta la filosofia aziendale: un bianco, un rosato ed un rosso. L’Igt Salento 2011 Teresamanara bianco, dal nome della musa ispiratrice, la nonna dei quattro giovani alfieri, è la prova inconfutabile dell’eccezionale duttilità di quel lembo di terra, posto come un crocevia proprio nel cuore del Salento, equidistante tra Salice Salentino da una parte, San Donaci e Cellino San Marco dall’altra. Qui anche l’internazionale Chardonnay assume connotazioni di rara eccellenza. La lavorazione, probabilmente quella capace di tirar fuori il meglio dell’internazionale, prevede una lieve surmaturazione delle uve su pianta, con l’inizio della fermentazione in acciaio e la naturale prosecuzione in barriques di Allier di media tostatura, per circa dieci giorni ancora.

Quindi segue l’affinamento di 6-8 mesi nei piccoli legni, equamente suddivisi in botti di primo, secondo e terzo passaggio, con frequenti batonnages sur lies. Il risultato di tanto lavoro è un corredo olfattivo di tutta eleganza, floreale, caldo e balsamico, con quel giusto di ammiccante che solo certi Chardonnay sanno avere, senza passare nel ruffiano sfacciato. Alla bocca si mostra molto equilibrato, ben diviso tra le note grasse e rotonde e quelle fresche e minerali; nel ritorno di bocca è possibile scandire il frutto dolce, la vaniglia e qualche sfumatura di miele. I segnali del passaggio in bocca marcano ancora, nella chiusura lunga e avvolgente, aroma di spezie miscelate a burro fuso, assieme a qualche leggera ma inevitabile nota ossidativa. L’Igt 2011 Rosato di Càntele incarna la quintessenza della variante rosa del Negroamaro, la migliore e puntuale esecuzione di questa tipologia. Le uve, che vengono allevate a cordone speronato e lavorate poi in purezza, recitano la parte del protagonista: nessuna lavorazione particolare, solo acciaio, sia in fermentazione sia dopo la macerazione delle bucce di circa 14 ore.

Grande pulizia al naso, caratterizzato da uno schietto sentore di roselline di rovo e fiori di campo, ciliegia durona carnosa, melograno e fragoline di bosco. All’assaggio il sorso è molto alto, quasi verticale, ottima la struttura sorretta da adeguata acidità. Aroma di bocca di grande persistenza, con sensazioni gustative dolci e fruttate, lunghissime. Il Teresamanara Negroamaro Igt Salento 2009, proveniente da coltivazioni ad alberello di oltre trent’anni, ha richiesto invece una maturazione in legno, anche se di secondo e terzo passaggio, giusto per smussare un po’ i tannini. Al naso è complesso e articolato, diviso tra note di frutta matura e viola appassita, spezie, sentori terrosi e una spruzzata di tabacco. In bocca, pur rivelando la sua natura opulenta sa districarsi e muoversi bene sulle note acide e sapide. Nel complesso è decisamente morbido, anche se nel finale si riaffacciano tannini ancora vivi e freschi. Voglio spendere ancora qualche parola su Càntele: raramente capita di imbattersi, soprattutto – ahimè – al Sud, in una realtà di rilevanti dimensioni, circa 2 milioni di bottiglie e 250 ettari vitati, al tempo stesso così attenta e professionalmente preparata alla migliore produzione di qualità.

VIGNETI REALE
Non a caso il nome aziendale include un riferimento alle vigne, che rappresentano l’epicentro dell’attenzione di una famiglia che solo da pochi anni ha ripreso in prima persona la produzione vinicola, dopo che per lunghissimi decenni ha solo venduto uve e vini da taglio. Di conseguenza, i vigneti sono stati trasformati interamente, passando dalle pratiche massive a standard qualitativi molto elevati. Il Malvasia Igt Salento 2011, dal naso fruttato e floreale, è un vino che gioca essenzialmente sulla freschezza anche se, nonostante l’agilità di beva, ha buona densità e discreto finale, con ritorno di aromi fiorati, caldo e persistente. Sicuramente il rosato Vivaio 2011, il cui nome vuol richiamare l’attenzione sul non trascurabile fatto che l’azienda possiede una propria serra dove prepara le barbatelle prima della messa a dimora, ha un tocco in più in termini di tensione gustativa e, soprattutto, di corredo acido e minerale.

Il colore, giustamente definito da Amedeo reale come rosa corallo, è determinato da una macerazione delle bucce che non viene protratta oltre le 7-8 ore, ed è effettivamente a metà strada tra il buccia di cipolla ed il cerasuolo. Vivaio è il risultato della classica fusione di Negroamaro all’80% e Malvasia Nera al 20%, al naso offre ricordi di terra calda arsa al sole, lamponi e ciliegie con qualche sbuffo di rosa canina. All’assaggio, dolce all’ingresso, è fresco vivo, di buona sapidità ma anche morbido e di netta coerenza negli aromi del retrogusto, giustamente caldo e profumato. L’Igt Salento 2010 Rudiae, dal nome delle antiche rovine leccesi, rappresenta l’interpretazione aziendale del Primitivo. Questo vino già dal naso carica di molte aspettative: bei sentori minerali, di lignite e terra arsa, si susseguono con aromi di frutta e spezie.
 
Di grande struttura, forse in bocca gioca in eccesso con le note calde e morbide, da Primitivo vecchia maniera, anche se dopo il finale caldo e persistente si riaffacciano insospettati tannini, ancora vivi seppur dolci e levigati. Il Negroamaro di Vigneti Reale, a riprova dell’attaccamento per la cultura della capitale salentina, prende il nome dalla sua basilica, la più grande espressione di barocco nel Sud: Santa Croce. E sicuramente l’omaggio è riuscito perché senza dubbio questo Negroamaro, alla cui fattura concorre un 20% di uve Primitivo, oltre ad essere il miglior prodotto aziendale è anche un vino di qualità assoluta. Il campione 2009 assaggiato non ha ancora terminato i sei mesi di affinamento, dopo la fase in acciaio e i 12 mesi in barriques, equamente suddivise tra primo secondo e terzo passaggio, con cui l’azienda è solita far maturare il vino. Dal colore rubino carico e vivido in superficie, ha un impatto olfattivo di tutto rilievo, con frutta matura e foglie di menta, qualche richiamo di torba, tostature e sfumature speziate, pepe e zenzero. Alla beva il frutto è carnoso e gustoso, pieno e gonfio, a tratti opulento. Molto persistente nella retrolfattiva, con buon dosaggio dell’alcol.

ANTICA CANTINA - CANTINA SOCIALE DI SAN SEVEREO
Dici Cantina Sociale e pensi ad un gran numero di produttori, a tante bottiglie e qualità…media. E la prima parte del teorema è senz’altro vera, perché siamo di fronte a 500 soci conferitori e più di 3 milioni e mezzo di bottiglie prodotte. Ma circa l’apodosi, la conclusione della nostra ipotesi, con l’Antica Cantina i fatti stanno in maniera diversa: dei 180mila quintali di uve conferite ogni anno, una volta scelte le uve per lo sfudo solo il 30% finisce in bottiglie a denominazione, e si tratta di bottiglie di ottima qualità. Un plauso doppio va tributato alla cooperativa guidata da Felice Cota, perché ci troviamo, peraltro, proprio nel bel mezzo del Tavoliere, un’areale in cui attecchiscono al meglio vitigni di grande resa, come Bombino, Trebbiano, Montepulciano e Nero di Troia, che da queste parti raramente vengono indirizzati a produzioni di pregio. Il Castrum bianco 2011, prodotto nella Doc locale con uve Bombino, Trebbiano ed una piccola percentuale di Malvasia, è molto pulito e schietto al naso, con marcati sentori di fiori di campo e frutta fresca. Alla bocca l’ingresso è dolce, di buona acidità, snello e agile nell’evoluzione del sorso, con giuste dosi di struttura e nota alcolica.
 
Il Rosato Settantacinque fu voluto dalla Cooperativa per celebrare, nel 2008, il settantacinquesimo anno di attività. Il campione in esame, vendemmia 2011, prodotto nella Doc San Severo con Montepulciano in purezza, ha colore cerasuolo, delicato ma lucente, e si presenta con dolci e ammiccanti aromi di rosa e cremosi ricordi di caramello e vaniglia: sarà forse poco elegante e un po’ruffiano, ma un rosato in fondo in fondo ha anche il compito di affascinare, di ammaliare… In bocca si esprime con buona acidità, il sorso è alto e molto coerente con richiami di fiori e di frutta dolce; anche il retrogusto è piacevolmente caldo e persistente. Il Nobiles 2010, Nero di Troia in purezza prodotto nella Igt Daunia, dal colore rubino vivace, all’olfatto rivela ancora una volta la sua nota varietale, naturalmente speziata. Non capita di rado, infatti, che questo vitigno possa virare all’olfatto a note che sanno di legno pur non avendo conosciuto affatto l’uso delle botti: la stessa sorpresa può riservarla, ad esempio, il Sommarello – l’altro nome che assume in Campania il Nero di Troia – del buon Angelo Pizzi nell’azienda familiare Castelmagno.

Divagazione a parte, nel Nobiles i riconoscimenti speziati sono molteplici, dal pepe nero al fiore di zafferano, concia di cuoio e qualche nota umorale, viscerale. In bocca ha discreta struttura, buona acidità, anche se non è dotato di lunga persistenza ed ha delicata nota alcolica. Il Castrum rosso, Doc San severo 2009, a base di Montepulciano in purezza, è probabilmente il miglior prodotto aziendale. Dal colore rubino carico, possiede un discreto corredo olfattivo, di ottima pulizia, con riconoscimenti di frutta matura da pianta, prugna soprattutto, ciliegie e viole. All’assaggio è morbido e docile, verticale e lungo, con persistente ritorno di frutta rossa, di grande equilibrio; sapiente il lavoro sui tannini, sottili ma ben disegnati.

TENUTE RUBINO
Un milione di bottiglie prodotte in ben 200 ettari vitati, tutti a ridosso di Brindisi ma ripartiti in quattro tenute, alcune poste sul litorale costiero altre più interne, in ognuna delle quali i vari vitigni autoctoni sono liberi di esprimersi al meglio. Così, vitigni uguali finiscono per assumere connotazioni organolettiche completamente diverse e l’azienda, nel rispetto delle diverse espressioni territoriali, li vinifica e li imbottiglia separatamente. Il Vermentino Igt Salento 2011, dal colore paglierino scarico, all’olfatto rilascia sorprendenti e piacevoli sentori minerali, arricchite da aspetti floreali e sensazioni speziate; qualche nuances vegetale si accompagna infine al fruttato odoroso pompelmo rosa. Alla degustazione è piacevolmente sapido e denso, fresco, morbido ed equilibrato. Nel fin di beva, schietto e pulito, tornano note fresche agrumate e ricordi floreali di acacia. Armonico nel complesso, di ottima beva. IL’Igt Salento 2010 Giancòla, dal nome della piccola tenuta che si affaccia sul mare salentino, a base di Malvasia Bianca, è caratterizzato da un aspetto olfattivo sorprendentemente ampio ed elegante, ricco di riconoscimenti.

La gamma dei riconoscimenti va dalla dolce pesca bianca, al glicine, al fiore di mandorlo, fino ad un intrigante sentore salmastro di oliva verde in salamoia. Alla bocca è molto espressivo e coerente, con ritorno di frutto dolce ma anche di un tratto di sorso sapido e fresco vivo, la materia è carnosa e profumata. Di grande pulizia il finale, particolarmente caldo e persistente. Il Saturnino 2011 è la versione rosata da uve Negroamaro. Lavorazione tradizionale con macerazione di dodici ore, fermentazione in acciaio e breve affinamento di due mesi in bottiglia. Dal colore chiaretto splendente, è franco e pulito nell’espressione olfattiva, dai ricchi riconoscimenti di petali di rosa, di ciliegie, lamponi e fragoline di bosco. Alla bocca è perfettamente bilanciato tra le note dure, in cui spicca una certa sapidità, e quelle calde e morbide; l’acidità sostiene a dovere la struttura, ed è armonico ed equilibrato lungo tutta la beva. Ma probabilmente il lavoro più importante di Tenute Rubino sta nel recupero, nella coltura e nella vinificazione in purezza del Susumaniello.
 
L’azienda crede a tal punto nelle potenzialità di questo vitigno, considerato da molti soltanto come complementare del Negroamaro per l’apporto di colore e di acidità e che ha rischiato seriamente di scomparire a causa del progressivo generalizzato abbandono, dal produrne non un solo esemplare ma addirittura due versioni, anche per studiarne l’evoluzione in bottiglia. L’Oltremè 2011 è l’ultimo lavoro sul Susumaniello, quello da bere giovane: abito rubino-pupureo, odori sulfurei e vinosi accompagnano la ciliegia fresca e il lampone. Buona struttura e grande acidità ne segnano la beva, i tannini sono scoppiettanti e astringenti, ancora indomiti. L’Igt Salento Torre Testa, nella versione 2010 non ha ancora ultimato i 12 mesi di affinamento in bottiglia che normalmente seguono i 12/14 mesi in barriques di secondo passaggio. Ciò tuttavia il vino è decisamente pronto ed equilibrato. Il colore è intensissimo, purpureo ancor più del giovane parente appena assaggiato. Al naso colpisce per quantità e qualità di aromi: frutta di sottobosco e mora selvaggia, confetture di prugne, corteccia di liquirizia, cannella e pepe nero. In bocca il telaio della trama è fittissimo, grasso e polputo, con lungo ritorno di aromi di frutta matura e suadenti speziature. L’acidità è sostenuta e il tannino, stavolta, è pur vigoroso ma morbido e dolce, il finale caldo e avvolgente. In un parallelo con gli altri Susumaniello assaggiati quel che stupisce di più, in questo vino, è la forza, il carattere, una personalità senza pari.

CONTI ZECCA
Un altro grande esempio di come i grandi numeri non impediscano la produzione di sicura qualità. In più, la scelta di proporre diverse linee caratterizzate da un alto rapporto qualità/prezzo, come quelle provenienti dai vigneti Cantalupi, Donna Marzia e Tenuta Saraceno, accanto ad una linea di selezione, in cui c’è ampio spazio per la sperimentazione e la ricerca, soprattutto per la lavorazione degli autoctoni in purezza. E poi, lasciatemelo dire, Conti Zecca a me evoca i ricordi di tante estati trascorse tra i colori ed i profumi del mare del Salento, le sere passate a Porto Cesareo a Lu Cannizzu, il “canneto” che caratterizzava la copertura della pescheria-trattoria, oggi divenuta ristorante con ogni comfort ma all’interno del quale puoi sempre trovare il buon Cosimino con le ceste del pescato del giorno, fra cui puoi scegliere il pesce da cucinare per la cena. E nell’entroterra, da Porto Cesareo sarà poco più di un tiro di schioppo, a Leverano c’è la sede aziendale di Conti Zecca e quel cortile della cantina che nelle sagre serali si anima con i balli sfrenati della “pizzica” e con i profumi dei piatti fumanti di “cicere e tria”.

Tra gli assaggi, ho voluto riprovare il Cantalupi Rosè, Negramaro all’80% e Malvasia Nera in complemento, cerasuolo brillante e vivace. All’olfatto richiama gli aromi della rosa e della foglia di the, fragoline di bosco. Ha buon corpo e spiccata acidità, la vena sapida è marcata; qualche nervosismo di troppo rende meno coerente la permanenza in bocca, mentre il fin di beva è caratterizzato da un gradevole ritorno di frutta matura e dolce. Nella linea Selezione ho invece provato l’Igt Salento Negramaro, annata 2009: lavorazione tradizionale con dodici mesi di invecchiamento, fra legni grandi e vasche di cemento trattate con resine epossidiche. Un vino accattivante già dal colore rubino lucente con ampia unghia color arancio vivo. All’olfatto è molto ampio, con aromi di prugna e visciola, viola del pensiero, foglie di menta e pepe nero. Alla bocca si rivela paradigmatico: ingresso dolce, grande materia, ritorno di aroma del frutto, finale amaricante e di buona alcolicità; ottime le sensazioni tattili, ivi compresa la qualità del tannino, dolce croccante. Tra le sperimentazioni aziendali ho potuto testare anche l’Igt Puglia 2008 Terra, un Aglianico in purezza.
 
La particolare lavorazione, lunga ed accurata, ha portato a smussare gli attriti tra vitigno e terroir, che in questo angolo di Puglia probabilmente non è esattamente l’ideale per l’Aglianico: in buona sostanza un matrimonio lievemente combinato… Alla leggera surmaturazione su pianta, di circa dieci giorni, fa seguito un lungo lavoro con i legni, quattordici mesi di maturazione in barriques, poi altri dodici in grandi tini da 30 ettolitri; infine almeno tre mesi di affinamento in bottiglia. Al naso i marcatori tipici dell’aglianico sono tutti in bella mostra, dalla viola al tabacco, dalla prugna alla liquirizia. In bocca c’è tanta materia, il frutto è dolce e compatto ma qualche salto, qualche vuoto qua e là segna i passaggi delle fasi gustative, che restano lievemente scollegate, non perfettamente amalgamate. Anche i tannini, nonostante le lunghe carezze del legno, sono ancora un po’ crudi e rugosi. Molto accattivante, profondo e suadente l’Igt Salento rosso 2008 Nero, il cui nome vuol richiamare due vitigni particolarmente scuri, il Negramaro ed il Cabernet, miscelati rispettivamente al 70 ed al 30 percento. La maturazione nei legni viene spinta ancor più che nell’aglianico: due anni e mezzo tra legni piccoli e grandi, con prevalenza di sosta nelle barriques, cui fanno seguito sei mesi di affinamento in bottiglia. La fusione risulta addirittura perfetta in chiave aromatica, dove si percepiscono i caratteri ben distinti e sovrapposti l’uno sull’altro di entrambe i vitigni: spezie, foglie di tabacco ed aromi balsamici, liquirizia e vaniglia si uniscono a richiami di frutta matura, di fiori e di menta.
 
Alla bocca il sorso è altissimo e di grande profondità, la vena acida sostiene a lungo la beva, imponente per tensione ma anche scorrevole, compatto e coerente; i tannini, dolci e maturi, sono disegnati con tratto gentile e leggero. Molto lungo il finale, decisamente caldo, avvolgente e profumato.

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Ugo Baldassarre

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Napoletano, 48 anni nel 2007, studi scientifici prima, di giurisprudenza poi. Il lavoro, ormai quasi trentennale, di funzionario amministrativo e...

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