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Viaggi enogastronomici

Nove Pinot nero del duemila Nove: quelli dell'Appennino Toscano al Mugello

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Lunedì 16 Aprile 2012

Arrivo a Borgo San Lorenzo alle dieci e mezza della mattina, tra una rada pioggerellina fina che spruzza goccioline minute sulle foglie dei platani attorno alla villa Pecori Giraldi dove si tiene EccoPinò il primo raduno dei produttori di Pinot nero dell’Appennino Toscano. Sono con Fernanda Poletti e fratello, che gestiscono a Pontremoli, l’Osteria Caveau del Teatro con annesso Relais e pub “La Rosa”. Sul piazzale della villa incontro Carlo, che non vedo dal viaggio in Puglia dello scorso luglio e all’interno altri amici e colleghi amanti del Pinot nero.
Il Sindaco di Marradi, Paolo Bassetti, dà il benvenuto a nome della Comunità Montana del Mugello, che comprende nove comuni: Barberino di Mugello, Dicomano, Marradi, San Piero a Sieve, Vicchio, Borgo San Lorenzo, Firenzuola, Palazzuolo sul Senio, Scarperia.
Tocca però a Vincenzo Tommasi, presidente dell’Associazione dei Viticoltori di Pinot Nero dell’Appennino Toscano, raccontare nei dettagli il senso e gli obiettivi di questa giornata, molto particolare.
L’Associazione è nata da un paio d’anni e raggruppa nove aziende, distribuite tra Mugello, Garfagnana, Casentino e Lunigiana. Nasce quasi per caso, racconta Vincenzo, all’insegna del Pinot nero, che accomuna, come un unico filo conduttore, queste nove (per ora) aziende. In realtà sono giovani, uomini e donne, con la stessa passione portata avanti su terre toste, fredde, ma di grande soddisfazione, con lavori “matti e disperatissimi” per risultati eccellenti.

Vedi anche Appennino Toscano e Pinot Nero - il 2010

Il Manifesto.

L’associazione si è anche data un regolamento “comportamentale e filosofico” che si compendia nel loro “Manifesto dei Viticoltori di Pinot Nero dell’Appennino Toscano”:
I Viticoltori di pinot nero dell’Appennino toscano, mossi dalla passione per le loro vigne e per le loro montagne, trovano buona cosa collaborare assieme per raggiungere i seguenti scopi:
 migliorare la qualità dei rapporti umani, tra persone che condividono la stessa passione, sotto il segno dell’amicizia, dell’impegno, dell’onestà e della convivialità
 conoscere realtà diverse dell’Appennino toscano per aumentare la consapevolezza della propria peculiarità- effettuare scambi di esperienze, degustazioni collettive, con lo scopo di comprendere reciprocamente meglio i contorni del proprio lavoro
 condividere la pratica o il semplice interesse per l’agricoltura biologica e biodinamica e per la tutela del territorio montano
 mantenere aperta la possibilità di collaborare per unire i singoli sforzi nel settore promozionale e comunicativo
 valorizzare i prodotti degli associati, ottenuti in accordo con la filosofia dell’Associazione
 avere la possibilità di parlare con un’unica voce nei confronti delle varie amministrazioni pubbliche
 dimostrare la vocazione del territorio montano dell’Appennino toscano per la produzione di pinot nero varietale e qualitativo
 diffondere, nell’immaginario collettivo, la realtà appenninica toscana come territorio vocato al pinot nero
 creare le condizioni per realizzare un percorso turistico (artistico, culturale, storico, paesaggistico) ed enogastronomico attorno alle aziende
 organizzare regolarmente una rassegna (a rotazione nelle diverse valli montane) per promuovere i prodotti della montagna attorno al pinot nero
 favorire la ricerca scientifica e la formazione professionale legate alla viticoltura montana.

I NOVE Produttori.

Nel  suo racconto di viaggio Vincenzo riesce a visitare una per una le nove aziende e i loro territori e mentre parla è come se le vedesse, quelle case, quelle vigne, quelle terre. vede le fattorie e ne vede gli occupanti e li descrive nella loro fisicità e nei rispettivi caratteri. È un piacere ascoltare le sue digressioni tra nomi, torri, piramidi maya, fiumi, paesi, poeti, personaggi del vino e storie di vita ed emozioni.
Fianco a lui come un gatto sornione il grande Burton Anderson, da quasi 50 anni uno dei massimi esperti mondiali di vino, in particolare di Borgogna, Pinot nero e vini italiani.
“Questi sono vini buoni” dice Burton, nei profumi e nei gusti, che sono quelli del vero Pinot noir, con evidenti sentori di lampone e frutti rossi maturi. L’annata 2009 proposta è ancora molto giovane ma è già pronta e matura. Il vitigno è ostico, difficile, dunque perfetto per ragazzi come questi, dotati di un giusto pizzico di follia.
Mentre Vincenzo e Burton parlano, seguiti poi dai singoli produttori che presentano i loro vini, assaggio i nove campioni nell’ordine di presentazione.
I produttori sono nove e i vini sono nove. In realtà una delle nove aziende, di cui non dirò il nome, non aveva il 2009 a disposizione perciò il nono vino è un secondo Pinot nero di una delle altre aziende, di cui non dirò il nome.
Queste le nove aziende:
Castel del piano di Andrea Ghigliazza e Sabina Guffardi, a Licciana Nardi
Podere Còncori, Gallicano
Macea, Borgo a Mozzano
Podere Fortuna, San Piero a Sieve
Il Rio, Vicchio
Terre di Giotto, Vicchio
Il Lago, Dicomano
Frascole, Dicomano
Podere della Civettaia, Pratovecchio

Curiosità e numeri

Ogni azienda ha la sua storia e le sue caratteristiche. Andrea e Sabina hanno iniziato nel 2000 e nella loro Lunigiana di giorno fa molto caldo e di notte è piuttosto freddo. In agosto arrivano anche a 22 gradi di escursione termica dai 36 gradi diurni ai 14 notturni.
Cipriano Barsanti ha fatto la prima vendemmia nel 2004 e oggi il suo vino è tutto biologico.
Gabriela Da Prato ha l’azienda dal 1988 ma il Pinot lo ha piantato nel 2000 e ha la passione del biodinamico.
Alessandro Brogi vinifica in tini a tronco di cono aperti, con rigoroso controllo della temperatura.
Invece Paolo Cerrini ha scoperto per caso che i vini miglioravano facendo una premacer5azione carbonica e da allora persegue questa tecnica.
Anche Michele Lorenzetti fa biologico e biodinamico e ha iniziato nel 2006.
Oltre al Pinot nero, anche il Syrah dà ottimi risultati nei terreni di Filippo Spagnoli.
Infine Vincenzo Tommasi, anche lui fautore del biologico, ha seguito le indicazioni di un enologo francese e ha piantato 9000 (ecco il NOVE che ritorna) ceppi per ettaro nelle sue vigne la di sopra dei 450 metri di altitudine.
In sintesi i vini proposti sono nel complesso puliti, ben equilibrati e discretamente fini al naso. Il colore è sempre ben equilibrato con tonalità più o meno cariche, ma sempre tipiche del Pinot Nero. In bocca l’acidità conferisce una bella freschezza e il corpo è pieno e persistente in tutti i campioni, con una piacevole nota di frutti rossi maturi in retrogusto, talvolta accompagnati anche da note di mandorla.
Nel 2009, l’anno che stiamo assaggiando, sono state prodotte complessivamente 22.200 bottiglie.
In proiezione si pensa di arrivare a 81.000 bottiglie (NOVE per NOVE mila), di cui un terzo prodotte dal Podere Fortuna di San Piero a Sieve nel Mugello.
Dunque piccoli volumi (per il momento) ma grande qualità media ed estrema piacevolezza di beva.
La vendemmia avviene prevalentemente nella prima e nella seconda decade di settembre.
Le fasce di prezzo, franco cantina, stanno tra gli 11 e i 14 Euro, IVA esclusa. Per pochi esemplari arrivano ai 18 – 20 Euro. Le quotazioni internazionali del Pinot nero in bottiglia, sempre franco cantina, sono tra i 6 – 8 Euro per i prodotti di fascia bassa, 10 – 18 per quelli di fascia media e 20 – 25 per quelli di fascia alta, tipo Gran Cru e zone particolarmente vocate.
Per quanto riguarda l’abbinamento vino cibo il Pinot si sposa perfettamente con formaggi e salumi, con piatti di carne alla brace, è l’ideale con le zuppe e i sughi di carne, ma sta benissimo anche con piatti di pesce al forno o al sale, magari accompagnato da qualche oliva o patate al verde.
Terminiamo la mattinata con un piacevole buffet di salumi, formaggi, deliziosi ravioli con ragù di carne, torte salate a base di verdure e uova, torte dolci e cantucci. Tutti prodotti all’insegna del biologico, del naturale, del genuino, con la ripresa di antiche tecniche di lavorazione per le paste e i cereali, come quelli da agricoltura biologica del forno a legna La Torre, di antichi metodi di allevamento per gli animali, come i maiali neri dei Bellandi con il loro prosciutto Bazzone e il Biroldo.
Riprendo la strada del ritorno verso la Liguria in compagnia di Sabina e Andrea mentre il cielo scarica un grosso nuvolone proprio sul Mugello.

Il duemila NOVE

Nel seguito il dettaglio personale dei singoli assaggi dei 9 campioni 2009.

Campione Numero 1
Colore: rosso rubino pieno
Naso: intenso, persistente, ampio, armonico
Bocca: elegante, pieno, lungo, fine e persistente con note di ciliegia e mandorla in retrogusto
Valutazione personale 88 / 100

Campione Numero 2
Colore: rosso rubino intenso
Naso: intenso, complesso
Bocca: pieno, evidente la nota fruttata, intenso e persistente con note di ciliegia e lampone in retrogusto
Valutazione personale 89 / 100

Campione Numero 3
Colore: rosso rubino carico
Naso: fine con lieve speziatura a completare la nota fruttata
Bocca: prevale la freschezza e il frutto rosso maturo, lievemente amarognolo per tannini ancora da maturare e in retrogusto note di mora, ribes e mirtillo nero.
Valutazione personale 85 / 100

Campione Numero 4
Colore: rosso rubino con note violacee sull’unghia
Naso: evidente la nota fruttata non troppo intensa, ancora disturbata da una lieve puzzetta che lo penalizza
Bocca: fresco per la buona acidità ma ancora da sviluppare la componente malolattica.
Valutazione personale 80 / 100

Campione Numero 5
Colore: rosso rubino deciso
Naso: intenso, persistente, pulito
Bocca: pieno, complesso, ancora ruvido per tannini esuberanti, rasposo, con sentori di mirtillo e ribes in retrogusto.
Valutazione personale 84 / 100

Campione Numero 6
Colore: rosso rubino pieno
Naso: fruttato evidente con sentori di lampone, disturbati da una nota vegetale eccessiva, in fase di crescita
Bocca: estremamente fresco per la buona acidità, complesso, elegante, con sentori di piccoli frutti rossi maturi e note di mandorla.
Valutazione personale 87 / 100

Campione Numero 7
Colore: rosso rubino intenso
Naso: intenso, pieno e persistente, con note delicate di confettura
Bocca: fine, pulito, con lievi note di rasposità e tannini ancora da maturare con sentori di mirtillo in retrogusto.
Valutazione personale 86 / 100

Campione Numero 8
Colore: rosso rubino scarico
Naso: evidente la nota speziata, pieno e complesso
Bocca: pieno, elegante, persistente, armonico con sentori di mirtillo e ciliegia in retrogusto.
Valutazione personale 88 / 100

Campione Numero 9
Colore: rosso rubino luminoso
Naso: discretamente intenso, con note di finezza ed eleganza, tuttavia disturbate da eccessive note vegetali
Bocca: elegante, fine e persistente, con note tanniche lievemente disturbanti e sentori di mirtillo in retrogusto.
Valutazione personale 84 / 100

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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