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La piramide dei vignaioli, di Enzo Zappalà

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La piramide dei vignaioli

di Enzo Zappalà

Siamo in un mondo in cui tutti sono esperti di tutto. La televisione insegna. Chiunque, soprattutto se il suo volto (e non solo) è famoso per situazioni e mestieri che forse sarebbe meglio nascondere, è invitato a parlare nei salotti del “pensiero”. E così attricette dalle forme provocanti disquisiscono di arte, cultura, problemi sociali, affiancate da “falsi” esperti ricchi di titolo accademici, sulla cui veridicità sorgono spesso molti dubbi. E’ triste pensare che queste riunioni sono l’evoluzione, dopo secoli e secoli, dei Simposi greci, dove già si sapeva che la Terra era rotonda e dove bastava un dromedario paziente e preciso (e molta intelligenza) per misurare la circonferenza del pianeta. Nascevano l’arte sopraffina, l’anatomia, la medicina, la letteratura, la filosofia, la Scienza con la S maiuscola. E oggi? Poveri noi…

Non vi è molta differenza se si scende in quel piccolo universo che si chiama “mondo del vino”. Anch’esso è pieno di troppi soloni che sanno tutto di tutti e che si sentono autorizzati, da chissà quale capacità nascosta, a emettere giudizi, stroncature ed esasperate adulazioni non solo dei vini che bevono, ma anche di chi il vino lo fa.

Non voglio certo ritornare sul vecchio e ormai trito problema di molte guide e della lunga serie di sterili classifiche e punteggi che riempiono il web. Posso solo dire che una bevanda antica di millenni, che ha accompagnato l’uomo lungo la sua affannosa e drammatica evoluzione attraverso i secoli, meriterebbe un rispetto e una conoscenza ben più articolati e ponderati. In altre parole, meriterebbe un Simposio di livello ben più elevato.

A questo punto mi pongo una semplice domanda: “Chi meglio di Leonardo potrebbe commentare, valutare, descrivere la Gioconda? Chi meglio di Dante potrebbe svelare tutte le metafore, i sottintesi, le profondità di certi accostamenti e pensieri della Divina Commedia? Chi meglio di Mozart potrebbe spiegare la straordinaria vitalità che può nascere da sette semplici note? Chi meglio di Einstein potrebbe approfondire e insegnare la complessità e universalità della Teoria della Relatività?”. E gli esempi sarebbero infiniti. La risposta è ovviamente: “Nessuno! Per tanto che abbia studiato, letto, sentito, osservato”.

Permettetemi allora di fare un’altra domanda, che solo apparentemente scende di livello: “Chi meglio di chi il vino lo fa, a partire dal freddo invernale, dal gelo, dalla pioggia, dai primi germogli, per finire all’arsura estiva, all’esplosione delle fogli e dei frutti, sa giudicare, valutare, capire le sfumature del prodotto finale?”. Personalmente, non posso che rispondere come prima: “Nessuno!”

Ed ecco allora l’idea innovativa e geniale nella sua semplicità, che ha avuto la gentilissima e bravissima “vignaiola” Charlotte Horton del Castello di Potentino, alle falde del Monte Amiata: “Perché non costruire una guida (chiamiamola così solo per superficiale analogia) creata dai produttori?”. Charlotte è inglese di origine, ma ama l’Italia e le sue bellezze con passione ed entusiasmo, frutto di grande intelligenza, caparbietà, creatività e semplicità. L’aria che si respira nel suo castello riporta immediatamente ai Simposi greci. Ognuno parla di ciò che sa, si discute pacatamente, si ascolta, si insegna e soprattutto si impara. Giovani e anziani si mescolano, ciascuno libero dalle mediocri e false costrizioni delle “mode”.

Il processo su cui si basa la sua idea è molto semplice. Lei sceglie una coppia di produttori che, secondo la sua esperienza e conoscenza della vigna, del vino e delle persone, considera i più interessanti. A sua volta questi due scelgono una coppia che per loro rappresentano i vertici, e così via fino a costruire una “piramide” di vignaioli selezionati proprio da chi il vino lo ama, lo rispetta e lo fatica ogni giorno. Se volete, una specie di “catena di sant’Antonio”, ma basata su intendimenti ben più nobili e disinteressati di quanto non capiti abitualmente.

Non esistono trabocchetti legati a interessi reciproci. Non è infatti possibile dire: “Io scelgo te, così tu scegli me”. Questa eventualità è automaticamente cancellata dal processo di formazione della piramide. Eventuali doppie o multiple selezioni vengono annullate e si chiede di cambiare il nome che è stato indicato più volte.

Interessi commerciali, scambio di favori, ipocrite scelte? Difficile, se non impossibile. Anche perché la selezione non avviene solo sulla base della degustazione di un vino, ma su una ben più ampia valutazione che tocca la cultura, l’esperienza, l’umanità e lo spirito creativo.

Io ne sono rimasto entusiasta e i primi nomi che ho sentito rispecchiano in pieno la mia idea sulla vera essenza del vino, quella che ho spesso chiamato “spirito del vino”, capace di unire, di stimolare la mente e i sensi.

Conclusa la piramide (in qualsiasi momento si voglia) ci si riunirà tutti ad assaggiare, ma soprattutto a scambiarsi impressioni, intermezzi di vita vissuta, gioie e tristezze, fatiche e leggerezze. Si parlerà di tutto e di più, dei luoghi e della terra, dell’uva e delle sue prodigiose capacità biochimiche, di opere d’arte e di paesaggi. In libertà e senza interessi personali. Giudizi puri, veri, limpidi, senza pensare a ritorni più o meno leciti e senza essere oppressi dal bisogno di apparire a tutti i costi.

Il Castello del Potentino, la sua valle incantata, i fianchi poderosi dell’Amiata, forniranno una cornice da sogno. Questo è il vino e questo è il suo vero spirito. E chissà che molti appassionati non scelgano questa nuova “guida” per avvicinarsi al nettare di Dioniso? Per quest’anno sarà limitata alla Toscana e a un numero ristretto di vignaioli. Dal prossimo, la piramide si allargherà e probabilmente comprenderà più regioni.

Concludo pensando alle vite del Vasari? Chi meglio di lui, pittore e architetto, ha saputo illustrare con arguzia, intelligenza e sapienza, la vita, le opere e i sentimenti dei sommi artisti del Rinascimento?

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Astrofisico per 40 anni, ho da sempre coltivato la passione per il vino e per il mondo che lo circonda. Vedo di traverso la seriosità che...

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