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Viaggi enogastronomici

Spoleto e il Vino: Taglio del nastro e Grenache (Seconda parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

La Conferenza Stampa

Alle undici siamo tutti nella ex chiesa dei Santi Stefano e Tommaso, a ridosso dell’ex anfiteatro romano e di Piazza Garibaldi, nella parte Nord di Spoleto. Per arrivarci dall’Hotel dei Duchi, dopo la sontuosa colazione con caffè, latte, insaccati, uova, marmellate, pasticcini, yoghurt e frutta e spremuta, si passa in Piazza della Libertà e si scende sempre per Corso Mazzini, Largo Ferrer, Via Salara Vecchia fino a Piazza Torre dell’Olio e di qui ancora in giù per Via Porta Fuga e infine Corso Garibaldi.
Alle 11.30 si avvia la Conferenza Stampa su un piccolo palco nella Chiesa con 11 relatori sul palco e soli 19 posti a sedere su sgabelli a forma di cubo di legno improvvisati per i giornalisti.

Vedi anche Spoleto e il Vino: Asti DOCG e Taverna dei Duchi (Prima parte)

È la settima edizione della manifestazione e ancora una volta all’insegna di enogastronomia e turismo si vuole comunicare al mondo dalla città di Spoleto il meglio della produzione nazionale e le eccellenze dell’Umbria e dell’Italia.
Emerge ancora una volta, dalle parole di Alessandro Casali, Presidente onorario di Vini nel mondo, la necessità di imparare dai francesi come lanciare i nostri vini nel mondo e il riconoscimento che i giornalisti sono la parte centrale di questa comunicazione.
In Rappresentanza del Ministero il Consigliere del ministro, Antonello Colosimo, fornisce qualche dato numerico su volumi e consistenza del mondo del vino, sia in assoluto, sia in riferimento alle esportazioni nel mondo. Con "Nunc est bibendum" il Consigliere conclude il suo intervento.
Ma le presentazioni dei relatori proseguono con l’assessore regionale Fernanda Cecchini, che ricorda i 13000 ettari di vigneti umbri e la necessità di commercializzare i vini di qualità che qui nascono e sono prodotti. Infine un invito al Ministro Tremonti che riveda il taglio dell’80% dei fondi destinati a fiere e manifestazioni perché eventi come quello odierno sono fondamentali per l’economia umbra e nazionale.
La madrina della manifestazione è Silvia Mazzieri, Miss Cinema Asti, in rappresentanza dell’Asti Spumante DOCG, dal viso botticelliano e dai bei capelli ricci e lunghi che le coprono le spalle coperte da un bel tailleur beige.
Fra un’ora la conferenza stampa dell’assessore all’agricoltura della Regione Sardegna Mariano Contu, che qui anticipa il contenuto del suo prossimo intervento nel Chiostro di San Nicolò.
Ancora due parole di Alessandro Casali per spiegare come la notte bianca sia un modo per coinvolgere i giovani nel bere consapevole verso il mondo del vino, così poco conosciuto e considerato dai giovani.
Il sindaco di Spoleto Daniele Benedetti ringrazia tutti i convenuti augurando un buon successo e questa settima edizione mettendo a disposizione della manifestazione l’esperienza dei 40000 abitanti della Città di Spoleto, giocando come una sola squadra.

Taglio del nastro ed esposizione

Al taglio del nastro da parte del Sindaco sono presenti tutti i rappresentanti politici regionali e nazionali e il sole si è leggermente nascosto dietro un velo di nubi. Risaliamo a passo deciso lungo Corso Garibaldi per arrivare al Chiostro San Nicolò per la Conferenza stampa di Mariano Contu.
Al Chiostro nessuno sa dire dove si terrà la Conferenza Stampa. Dopo aver chiesto ad almeno quattro persone salgo allo stand della Sardegna. Sono le 12,35 e la Conferenza doveva iniziare alle 12.30. Qui il salone è deserto. Ci sono solo una trentina di bottiglie in esposizione. Un ragazzo sta spostando da una parte all’altra dello spazio espositivo un tavolino con tre sedie per i relatori e sette sedie per autorità e giornalisti che partecipano. All’ennesimo spostamento finalmente anche i relatori arrivano e ci sediamo. Almeno una quindicina di giornalisti restano in piedi appoggiati ai banconi o ad altri stand e finalmente, attorno alle 13, Mariano Contu inizia a raccontare dei 32 vitigni autoctoni di questa terra, i 19 DOCG e i 15 IGT, con numerose produzioni di qualità. Sono qualcosa meno di un milione gli ettolitri prodotti. Come in altre regioni la produzione si è quantitativamente ridotta dai due milioni e rotti del secondo dopoguerra, ma migliorando nettamente la qualità del prodotto. Ora occorre conquistare quote di mercato, ma la concorrenza è forte ed è necessario trovare nuovi canali e nuove forme di marketing.
I vigneti valorizzano il territorio anche dal punto di vista dei colori della campagna, afferma Contu e contrastano con i gialli delle stoppie e i marroni dei terreni arati e arsi.
Oltre al vitivinicolo si lavora molto sulla filiera lattiero casearia e in quella ovina e caprina. Per i cereali e le paste si ricorda il pane carasau e paste e dolci sardi. Di recente è stato riconosciuto il DOP del carciofo spinoso sardo. Tanti altri sono i prodotti di qualità di Sardegna e solo visitandola si possono apprezzare appieno nei sapori e nei profumi.
In coda alla conferenza un assaggio di eccellente prosciutto di Parma e di formaggio di Asiago a doppia stagionatura, due, tre settimane oppure tre, quattro mesi. In abbinamento un Vermentino di Sardegna ben fresco e un buon Canonau. Mi viene in mente che circa un mese fa la Cantina Sociale della Gallura ha vinto il Premio Dorico, il più prestigioso riconoscimento attribuito ai produttori di vino in un importante concorso nazionale, quello dei Vini da Pesce tenuto sul Monte Conero, prevalendo con tre suoi vini tra i seicento vini selezionati e assaggiati dalla giuria di trentacinque enologi e giornalisti nazionali e internazionali … ma Mariano non ne ha fatto cenno! ... che non gli abbiano detto nulla?

La Grenache

Ancora a Palazzo Tordelli alle 17 per una degustazione di Grenache, Guarnacha, Granaccia, nelle sue varie sfumature regionali italiane o europee. Presenta Giuseppe Carru di Gambero Rosso. Il suo cuore batte forte per il Canonau, la Granaccia di Sardegna, ma sa riconoscere autorità, quando c’è, anche alle altre varianti nazionali e no.
Assaggeremo due Canonau, una Granaccia del trasimeno, una Granaccia marchigiana, una Grenache francese e vivremo nuove interessanti emozioni.
Una breve escursione linguistica da Grenache, Guarnacha, Vuarnacha, Vernaccia, Vernaculum per indicare un vitigno spesso autoctono, del posto.

Campione 1.
Divina Villa, Trasimeno Gamay DOC 2009 di 14 gradi prodotto da Duca della Corgna.
Colore rosso rubino chiaro, tendente al violaceo sull’unghia.
Il naso è fruttato e speziato, pulito e gradevole, sincero.
In bocca estremamente fresco per la decisa acidità, immediato, di pronta beva, con una piacevole nota di mandorla amara in retrogusto.
Prezzo in enoteca attorno ai sette Euro.

Campione 2.
Cotes du Rhone Domaine Durieu Plan Dieu – Cuvèe Henry Durieu 2009, di 15 gradi.
Le vigne hanno oltre 60 anni e il vino contiene il 95% di Grenache e il 5% di Syrah.
Colore rubino pieno.
Naso fruttato ampio, con note di ciliegia e decisi sentori di tabacco.
In bocca si presenta elegante e corposo, con tannini avvolgenti e morbidi e termina in un retrogusto finale di nocciola.

Campione 3.
Dule Canonau di Sardegna DOC Riserva 2007 di 15 gradi dal lotto L4810 dell’azienda Giuseppe Gabbas di Nuoro.
Colore rosso rubino pieno e luminoso.
Naso con sentori di frutta matur rossa e nota di tabacco. Sentori balsamici di macchia mediterranea e mirto.
In bocca è fresco, pieno, armonico, di lunga salivazione, persistente. I tannini sono avvolgenti e piacevoli con una nota di mandorla in retrogusto.

Campione 4.
Kupra Marche IGT rosso 2008 di 15 gradi dal lotto LKUPRA8,  prodotto da Oasi degli Angeli di Marco Casolanetti da vitigno detto Bordò (sic!) da viti di oltre 100 anni cresciute a 350 – 400 metri di altitudine nel Piceno marchigiano. Strabiliante la resa, udite, udite, di circa 6  7 quintali per ettaro e affinamento di 30 mesi in botte per una produzione di sole 500 bottiglie.
Una chicca davvero stupefacente.
Il colore è un rosso rubino caldo e luminoso, vivo.
Al naso è strabiliante per complessità e ampiezza. Vengono in mente i sentori dei grandi Porto Vintage e quasi dei cognac francesi. Per questo è strabiliante, perché il procedimento di lavorazione è completamente diverso ma le sensazioni olfattive e le emozioni sono le stesse. Note di ciliegia sotto spirito e di prugna rossa ti inebriano per pulizia e schiettezza.
In bocca è fresco, armonico ed elegante e ti sorprende ancora una volta piacevolmente per i sentori di china e di rabarbaro che nel retrogusto accompagnano con delizia l’ultima deglutizione.
Che dire, Chapeau a Marco e al suo straordinario Kupra.

Campione 5.
L’ultimo esemplare è un Badde Nigolosu Romangia IGT 2007, di 18 gradi dal lotto A0022-3 prodotto da Alessandro Dettori. Si tratta di un Canonau vinificato in cemento con una produzione attorno alle 10.000 bottiglie che potete acquistare in enoteca tra i 40 e i 50 Euro.
Il colore è un rosso amaranto caldo e morbido, quasi pastello.
Al naso sprigiona note di miele che ti fanno pensare a un vino passito o a maturazione tardiva, cui seguono note fruttate di piccoli frutti rossi maturi e poi ti arrivano note balsamiche di mirto ed erbe di brughiera, con una rara complessità ed eleganza.
In bocca poi ti stupisce perché ci ritrovi una bella freschezza per una beva elegante, calda, assai persistente in finezza. La nota dolce che ti aspettavi svanisce per lasciare spazio a un finale lievemente amarognolo, come di ciliegia appassita.
Anche qui siamo di fronte a un gran bel vino.

Giuseppe Carrus e Antonio Boco, di Gambero Rosso, concludono questa eccellente presentazione di vini da Granaccia. Peccato mancasse la Granaccia del Savonese di Ruffino, che non avrebbe affatto sfigurato, nonostante i pesi massimi rappresentati da Kupra, davvero un fuori categoria, e da Badde Nigolosu. Quando ti trovi davanti a prodotti come questi non puoi fare a meno di ripensare a tutti i grandissimi vini che ogni tanto hai la fortuna di incontrare, e mi vengono in mente quelli di Mario Pojer da Faedo o quelli di Gaspare Buscemi da Cormons.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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