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Per fare un... alberello, di Emilio Simone

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Vino in garage

Per fare un... alberello

di Emilio Simone

L’alberello è il sistema di allevamento della vite tradizionalmente usato nei territori caldi dell'Italia meridionale, in Sardegna e in alcune zone della Liguria di Ponente (Dolceacqua). Questa forma di allevamento si può riscontrare generalmente in tutti i vigneti di limitata estensione, quelli a conduzione familiare o delle piccole realtà contadine o ancora difficilmente meccanizzabili a causa della forte pendenza. Purtroppo le grosse e medie aziende agricole e vitivinicole stanno abbandonando questo sistema di allevamento per altri più produttivi e di facile meccanizzazione come il cordone speronato e il Guyot, anche se a mio avviso la qualità finale del vino ne ha spesso risentito negativamente.

L’alberello adatta la vite a condizioni ambientali molto difficili a causa della carenza d’acqua; generalmente non è sostenuto da una spalliera ma volte può farne ricorso, magari con sistemi abbastanza semplici a un singolo filo. La maggior parte delle volte si ricorre a tutori singoli di facile reperimento costituiti da pali di legno o da semplici canne. L’alberello permette quindi di sfruttare al meglio le limitate risorse idriche in condizioni di siccità e fertilità dei terreni tipici del nostro sud. Di solito la produzione è naturalmente limitata a causa della potatura corta, soprattutto in quelle varietà che presentano una fertilità scarsa delle gemme basali.

Il sistema presenta diverse varianti in relazione al terreno, al clima e ai costumi locali; a volte anche a distanza di pochi chilometri da un posto all’altro non è insolito vedere forme di allevamento che differiscono tra di loro in modo evidente. L’alberello è generalmente costituito da un tronco con una altezza variabile da 20 cm a circa 1 metro, suddiviso in due o più branche a cui fanno capo uno o più tralci che vengono rinnovati ogni anno che costituiscono il cosiddetto capo a frutto.

Generalmente la fruttificazione avviene su un tralcio di due anni nato da una gemma dell’anno precedente; Possono però essere produttivi anche i succhioni (tralci dell’anno originatosi sul legno di più anni) e le femminelle vale a dire tralci nati da di gemme che si sviluppano nello stesso anno della loro formazione. (vedi link). La potatura serve a permettere e mantenere uno sviluppo armonico dell’alberello e a produrre uve di buona qualità.

Si inizia a potare nel mese di gennaio e i vecchio contadini di solito fanno fa coincidere l’inizio della potatura con il periodo di luna calante. L’obiettivo della potatura prima e degli interventi successivi è anche quello di far raggiungere un equilibrio ottimale generale tra foglie e grappoli. Si può ritenere che la vite raggiunge il suo equilibrio quando i germogli arrestano la crescita nel periodo dell’invaiatura senza entrare in competizione con la maturazione del grappolo.

Generalmente è preferibile fare tagli sul legno di uno massimo due anni per favorire al massimo la cicatrizzazione ed evitare il contagio di malattie al legno. Il potatore dell’alberello deve quindi allevare i capo a frutto annuali ottimizzando il numero di gemme su di essi e insieme garantire il rinnovo.

Nel corso della potatura vengono lasciati ad ogni branca dell’alberello uno o più tralci di un anno a seconda dello stato di salute della vite e del suo vigore, tagliati a una o tre gemme come nuovo capo a frutto mentre viene reciso il capo a frutto dell’anno precedente e cioè quello di due anni.

Come si può notare l’intero ciclo di rinnovamento del legno, cioè da quando nasce un nuovo tralcio a quando fruttifica e viene tagliato, dura generalmente due anni. A differenza del sistema a Guyot che è caratterizzato da un certo numero di gemme che si trovano in un unico capo a frutto, nell'alberello invece le gemme sono distribuite in numero molto minore su più capi a frutto ma sempre comunque sul legno di un anno.

Una volta tagliato il vecchio capo a frutto dalla gemma basale si può prevedere che si formerà nel corso della stagione un nuovo tralcio, che sarà tenuto come nuovo capo a frutto per la potatura dell’anno successivo. Il ciclo viene ripetuto ad ogni potatura.

Nel video seguente ho cercato di improvvisarmi in alcune riprese di potatura della vite; ogni vostro commento sarà più che apprezzato.

Letto 15687 voltePermalink[23] commenti

23 Commenti

Inserito da Luca Risso

il 27 gennaio 2012 alle 07:20
#1
Chiarissimo Emilio, complimenti!
Luk

Inserito da Emilio Simone

il 27 gennaio 2012 alle 08:40
#2
Grz LuK

Inserito da Bernardo Camboni

il 27 gennaio 2012 alle 22:04
#3
Simone

semplice ma efficacie. mi permetto un commento, o meglio un'aggiunta alle tue note iniziali. tralascio le grosse aziende e le loro ragioni, ma ti posso dire che anche fra noi piccoli e puri amatori, il passaggio dall'alberello alla spalliera verticale (speronato o lo stesso alberello portato in spalliera) ha meramente motivi pratici non legati a ragioni di produzione o meccanizazione. io traduco il tutto in maggiore facilità per interventi (cimatura, sfogliatura, fungicidi, pulizia interfila...) non ultimo il fatto che dalle mie parti gli uccelli oramai fanno i loro beati comodi e senza rete la resa ne risente molto. le vigne si sono dimezzate e gli uccelli quintiplicati... portare la piante a spalliera significa maggior spesa iniziale e per certi versi maggior lavoro, ma io dico che se lo vale tutto.

bernardo

Inserito da Emilio Simone

il 27 gennaio 2012 alle 23:29
#4
Ber

Certamente è proprio cosi come dici tu. Al di la dei motivi puramente pratici però, io non penso che questa forma di allevamento deve essere completamente soppiantata da altre di facile gestione e resa, se non altro per i motivi culturali che ci lega e non solo. La qualità del vino che derivava dai vecchi allevamenti ad alberello secondo me si discosta parecchio da quelli tutt'ora in atto, certo la tecnologia ha aiutato molto... ma di questo ce ne dovrebbe parlare qualcuno più quotato di me in materia.

Ciao

Inserito da Bernardo Camboni

il 28 gennaio 2012 alle 19:13
#5
Emilio,

al mom non è in pericolo di estinzione. sarà un discorso macabro, ma fintanto che sono in vita le generazioni degli anni 30/40/50 vedremo ancora tanto alberello. girando per la Sardegna, ti posso dire che il 70/80% dei vigneti è ad alberello (a livello azienda è il contrario e forse anche in difetto). La sensazione che purtroppo ho è un'altra, le generazioni degli anni 60/70..(come me)che tengono in vita un vigneto (piccolo o grandicello che sia) sono poche, diciamo il 50% e forse anche meno, e con le nuove leve credo ancora che i numeri siano a peggiorare.

Ber

Inserito da Emilio Simone

il 28 gennaio 2012 alle 20:20
#6
Ber

le tue previsioni sono esatte e questo lo vedo purtroppo anche io.
la quasi "estinzione" purtoppo c'è (nel mio territorio)se il discorso lo riferiamo alle aziende di cui la quasi totalità usano tutt'altro sistema di allevamento.
Sono proprio loro che giocono il ruolo più importante nella conoscenza e valorizzazione del territorio e della sua cultura...


Inserito da Luca Risso

il 28 gennaio 2012 alle 22:39
#7
Ricordiamo che i sommi potatori Simonit e Sirch ritengono l'alberello la forma più adatta a garantire la longevità della vite. Sarà molto difficile vedere cordoni di 30-40 anni, se non impossibile.

Luk

Inserito da Bernardo Camboni

il 29 gennaio 2012 alle 14:03
#8
Luk

e secondo te perchè ho allevato l'alberello a spalliera ?? però, come sai, vorrei portare a cordone le ultime 20 bartatelle di cannonau/bovale che quest'anno compiono 3 anni. mi piace sperimentare, anche perchè non ho ancora fatto progetti per il 2042 e anni a seguire ...

Inserito da Silvio Gentile

il 07 aprile 2013 alle 13:36
#9
Ottimo articolo! Avevo già guardato il video e mi ha chiarito ulteriori elementi di questa potatura. Ho solo una domanda: si ricorre anche alla potatura verde nel mese di maggio-giugno? Nel caso per esempio di uva da tavola molto vigorosa. Non sono un viticoltore ma mi piacerebbe allevare alcune barbatelle nell'orto con questo metodo. Al momento sono astoni di un metro e venti centimetri senza tralci.

Inserito da Emilio Simone

il 07 aprile 2013 alle 16:52
#10
Si Silvio, si esegue anche questo tipo di potatura nei mesi che hai indicato.

Inserito da Silvio Gentile

il 07 aprile 2013 alle 20:35
#11
OK grazie mille per le risposte :)

Inserito da Bernardo Camboni

il 07 aprile 2013 alle 22:15
#12
Silvio, mi permetto un commento. se il tuo interesse, al di là dei numeri, è rivolto a uve da tavola, bianche in particolare, di norma queste "gradiscono" potature lunghe per ragioni di fertilità distribuita lunga sul capo a frutto. indipendentemente dal sistema di allevamento potare a 2 gemme con tre branche, tipiche dell'alberello, non ne beneficia la produzione, diciamo che per la specificità del vitigno è più migliore assai lasciare una branca con 6/8 gemme. ho sperimentato negli ultimi due anni alcuni ceppi lasciati comme consuetudine ad alberello e potatura corta su tre brance contro alcuni fratelli portati a guyot, con nette evidenze sulla produzione a favore di quest'ultimo. su vitigni da vino, i quali fatta qualche eccezione, la fertibilità basale è la particolarità, il discorso improntato da Emilio è vangelo.

Inserito da Antonio Ganci

il 03 gennaio 2014 alle 22:23
#13
Ciao Emilio
Complimenti per il video e per la spiegazione semplice e lineare che mi sarà sicuramente utile in futuro. Dovendo fare fra un paio di settimane la prima potatura alle mie viti messe a dimora nel dicembre 2012 e volendo predisporre per l'alberello vado bene se faccio il taglio del tralcio a 2 o 3 gemme? Le viti sono: 25 malvasia, 25 aglianico, 25 ansonica e 25 zibibbo.
Confido in un tuo riscontro
Antonio


Antonio

Inserito da Emilio Simone

il 08 gennaio 2014 alle 14:57
#14
Ciao Antonio
in genere si taglia a due o tre gemme fino a quando il tronco non raggiunge una misura adeguata dopodiche' dallo stesso numero di gemme si inizia a far prendere forma all'alberello.

Inserito da Antonio Ganci

il 08 gennaio 2014 alle 20:58
#15
Emilio, quanti anni per raggiungere la misura adeguata? 2)Considerato oggi il 1˚ anno, al 3˚ anno(settembre 2016) potrò raccogliere l'uva per vinificarla? 3)per la varietà "malvasia" che predilige potature lunghe e ricche si può adattare ugualmente l'alberello(magari con potature lunghe) o dovrò scegliere altra forma tipo guyot? Scusa per le tante domande, a presto risentirci. Antonio

Inserito da Emilio Simone

il 09 gennaio 2014 alle 17:44
#16
Dipende, se ben curate e non raccogli per i primi anni dai la possibilità alla pianta di svilupparsi più rapidamente e generalmente il terzo anno dovrebbe essere pronta. Ad ogni modo anche se la forma dell'alberello non è ancora bene impostata le gemme che lascerai fruttificheranno lo stesso e potrai comunque raccogliere.
Per quanto riguarda la malvasia, io ho diverse viti ad alberello e devo dire che va benissimo!

Inserito da Antonio Ganci

il 09 gennaio 2014 alle 22:55
#17
Emilio, grazie per i consigli ne farò tesoro. Non raccogliere per i primi anni significa lasciare in pianta eventuali grappoli o eliminarli? Un'ultima pignoleria prima che inizi la mia potatura: sui tagli, considerato che sono i primi, devo passare del rame magari diluito in acqua e col pennello o ce la faranno da soli a proteggersi dai primi attacchi di malattie?
Alla prossima

Inserito da Emilio Simone

il 10 gennaio 2014 alle 09:08
#18
I grappoli vanno eliminati, i piccoli tagli cicatrizzano velocemente

Buona potatura!

Inserito da Bernardo Camboni

il 11 gennaio 2014 alle 08:55
#19
Emilio,

ok per il primo anno, ma tu suggerisci di eliminare tutti i grappoli anche per il secondo?

Inserito da Emilio Simone

il 11 gennaio 2014 alle 16:31
#20
Diciamo che sarebbe una buona norma, però è molto difficile rinunciare il secondo anno ad una piccola raccolta :-)

Inserito da Bernardo Camboni

il 11 gennaio 2014 alle 17:06
#21
Mi associo, il secondo anno di norma lascio un grappolo, e se il ceppo è ben strutturato mi lancio anche a due, dipende anche dalla grandezza...

Inserito da Antonio Ganci

il 12 gennaio 2014 alle 00:11
#22
Emilio e Bernardo, anche io non vedo l'ora di poter raccogliere (a suo tempo) per provare a vinificare il mio vino; penso al passito, tipologia che mi affascina per il gusto del vino e per i profumi e i sapori che esalta. Se mi verrà bene vi manderò un assaggio.

Inserito da Bernardo Camboni

il 12 gennaio 2014 alle 17:41
#23
Antonio
Non aspettarti grandi cose da un vitigno "neonato" , scarso in estratto e quindi in struttura e complessità olfattiva, almeno nei primi anni. Bisogna avere pazienza....

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Garagista microproduttore con la passione per il vino e per la terra. Fin dalla  prima infanzia e dove arriva la mia memoria c'e' sempre il...

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