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Wine Trotter

Dura vita dei pionieri: vini italiani in Polonia

di Kate Maciejewska Serra

MappaArticolo georeferenziato

La Polonia - senza dubbio un mercato interessantissimo. Quasi 40 milioni di persone, appartenenti da secoli alla cultura occidentale, che non evitano le bevande alcoliche, anzi… (vedi: ottime birre e la migliore vodka del mondo); e allora perché in un paese così predisposto al consumo del vino le vendite dei vini italiani non vanno a gonfie vele?

Le cause principali sono purtroppo numerose e strettamente collegate tra loro:

Prima - la mancanza di soldi in un paese da qualche anno in preda a una profonda crisi dei consumi, che ha provocato la caduta della classe media, culturalmente legata al consumo del vino; Seconda- la mancanza delle azioni lobbistiche in questo settore, in Polonia, da parte degli enti pubblici e privati italiani; Terza- la sfiducia generale da parte dei produttori italiani riguardo agli affari in Polonia; Quarta- l'assurdo divieto della pubblicità delle bevande alcoliche in Polonia e divieto della loro promozione (non rispettata dalla forte lobby della birra); Quinta- più alta IVA d'Europa, pari a 22%, pagabile subito all'entrata della merce nel territorio polacco, cioè molto tempo prima di vedere i soldi delle vendite; Sesta- il piccolo volume di vendita, che provoca l'alzamento dei prezzi da parte degli importatori e fa sì che il prezzo del vino italiano sia di media doppio rispetto al mercato tedesco; Settima- la sempre più spietata concorrenza dei new entry, cioè i produttori californiani, cileni, australiani, neozelandesi, ecc., che hanno ben capito l'importanza del mercato polacco in Europa; Ottava- il fortissimo ribasso dei prezzi da parte dei produttori francesi, che hanno inondato il mercato di vini a basso presso; Nona- la prevalenza della gran distribuzione di proprietà tedesca (ad.es. BILLY, TIP), inglese (ad.es. TESCO) e francese (ad.es. AUCHAN) che preferisce i vini di scarsissima qualità venduti a basso prezzo (la maggior parte vini provenienti dagli ex paesi comunisti); …ecc.ecc. Polonia - Ex Palazzo della Cultura Comunista

E vero che la causa prima delle scarse vendite di vino in Polonia è la mancanza di soldi, ma come in ogni paese del mondo esiste anche lì una folta élite che spende per i beni di consumo, perché i vini sono considerati beni di lusso che vanno di moda tra la gente benestante. Purtroppo altre importanti cause fanno sì che in Polonia il vino non fa ancora pienamente parte dei beni di lusso, cioè desiderati da tutti e acquistati dai ricchi. I polacchi preferiscono i superalcolici e considerano il Martini il miglior "vino" italiano (tra l'altro è l'unica casa vinicola che è riuscita, nonostante il divieto della pubblicità delle bevande alcoliche, a mettere in onda nella televisione polacca il suoi famosi spot). Ma sbaglia anche chi considera i polacchi (come gli altri "nuovi" europei) dei consumatori poco attenti ai quali si può vendere di tutto, come succedeva ancora pochi anni fa con alcuni vini italiani di scarsissima qualità.

Questi tempi sono già passati e oggi in Polonia chi e disposto a spendere una media di 10 euro per una bottiglia di un discreto vino italiano (di un valore reale di circa 5 euro) sta molto attento a che cosa beve; e questo è anche un segreto delle buone vendite dei vini d'oltreoceano registrate negli ultimi tempi in Polonia. Così, alla luce della mancata offerta dei discreti vini italiani di prezzo medio (fino a 10 euro), i consumatori polacchi scelgono gli attraenti - dal punto di vista del rapporto qualità/prezzo - vini di paesi lontani largamente presenti anche nella grossa distribuzione. Per fortuna esistono già in Polonia alcune enoteche specializzate anche nei vini italiani create dai veri appassionati di vini del Bel Paese che "investono" sui vini considerati, giustamente, da loro vini unici e irripetibili. Uno di questi è un piccolo negozio con un curioso nome italiano "Enoteca Tre Bicchieri" a Poznan (questa città di circa 600 mila abitanti è il più importante centro fieristico della Polonia) dove si possono trovare tante perle dell'enologia italiana, tra i quali i toscani Castello di Fonterutoli, Tenuta di Capezzana e Felsina, il piemontese Paolo Scavino, sardo Argiolas o campano Mastroberardino.

I vini italiani di qualità sono venduti anche nella ristorazione, che li richiede perché si sposano molto bene con la saporita e abbastanza pesante cucina polacca (un numero uno nei ristoranti rimane ormai da anni l'Antinori, famoso in tutto il mondo). Ma tutto questo è davvero poco per considerare attualmente la Polonia un buon mercato per il vino italiano. Nei nuovi mercati come la Polonia non bastano ormai le rare e finora non sempre efficienti azioni promozionali degli enti pubblici come l'Istituto per il Commercio Estero italiano. Di questo si sono già accorti alcuni singoli produttori italiani che, in mancanza della giusta iniziativa da parte delle istituzioni, cominciano ad entrare da soli nei nuovi mercati come la Polonia, affidandosi sempre più spesso ai canali di promozione alternativi rappresentati dalle società indipendenti.

Un esempio di simile iniziativa e si è svolta all'inizio di febbraio a Varsavia: il WORKSHOP dei produttori italiani organizzato dalla dinamicissima "EnnePi Progress" di Torino (questa giovane, ma espertissima, società al femminile - che lavora severamente con l'onesto slogan "non vogliamo essere leader ma vogliamo essere migliori" organizza tra l'altro da 4 anni con un grande successo il "Vino e Territorio" - il più importante evento promozionale dei vini friulani che ospita a Gorizia ogni maggio circa 100 dei i più importanti buyer e giornalisti del settore da tutto il mondo). Grazie a questa bella iniziativa, che ha raccolto nella gelida Varsavia una ventina di espositori provenienti da tutta Italia, nonostante le grandi difficoltà esistenti in questo mercato, si è fatta sentire la vera e propria aria di primavera per il vino italiano.

All'invito italiano preparato da "EnnePi Progress" in collaborazione con il polacco "Collegium Vini" hanno risposto tutti i più importanti importatori e giornalisti del vino in Polonia. Il punto più forte del WORKSHOP , svoltosi all'hotel Marriott di Varsavia, uno degli alberghi più predisposti per quel tipo di eventi, è stata la presenza dei produttori provenienti da tutta Italia, che ha permesso ai partecipanti polacchi di fare un interessante tour tra le diverse cantine italiane.

L'incontro di Varsavia nei giorni 7-8 di febbraio e stata la seconda e ultima tappa del "Tasting Tour" preparato da "EnnePi Progress" con la partecipazione degli stessi produttori incominciato tre giorni prima a Praga ma, come sottolineavano gli espositori, la parte polacca e stata tutto sommato più soddisfacente. Vale la pena nominare alcuni di loro, anche per "premiare" il loro spirito imprenditoriale e l'apertura verso i mercati sconosciuti, cosi ricercati da medi e piccoli produttori italiani. Una sfida insomma che, visto le numerose difficoltà riscontrate sul posto, li ha fatti diventare dei veri e propri pionieri del vino italiano. Ma non si deve dimenticare che proprio la Polonia, incapace di fare concorrenza al vino estero e con i suoi 40 milioni di consumatori che s'identificano pienamente con la cultura occidentale (dove il Bel Paese fa storicamente la parte del Leone), può essere davvero considerata la terra promessa per il vino italiano.

Il più alto numero dei espositori presenti al WORKSHOP proveniva dal Piemonte, grazie anche alla presenza di un dinamico Consorzio dei produttori "Sedici Langa" che con grande tenacia, dettata anche da una non indifferente crisi delle vendite dei vini piemontesi, cerca di conquistare i nuovi mercati. Grazie a questo Consorzio a Varsavia si potevano degustare alcuni ottimi Barolo, Barbera e Barbaresco di: "Anna Maria Abbona", "Enzo Boglietti", "Bricco Maiolica", "Bongiovanni", "Busso Piero", "Chicco", "Morassino", "Elvio Cogno", "De Giorgis Sergio", "Funtanin", "Attilio Ghisolfi", "Germano Ettore", "I Paglieri", "Pira", "Scagliola" e "Varaldo". Un'interessante e ricca offerta dei vini di questa regione è stata presentata anche da un altro produttore piemontese: "Giorgio Carnevale" del territorio di Asti che ha proposto agli importatori, tra altri suoi vini, un dolce Moscato d'Asti - molto d'accordo con i gusti dei tanti consumatori polacchi ai quali piacciono i vini amabili e dolci.

Un'altra numerosa presenza era rappresentata dalla delegazione della Camera di Commercio di Caserta che ha portato a Varsavia una serie di produttori di vino campani. Sconosciuti in Polonia, i vini di questa emergente regione, tra quali i bianchi alla base di Falanghina e rossi alla base di Aglianico, grazie alle loro caratteristiche organolettiche uniche, hanno conquistato i palati… e i cuori di alcuni importatori polacchi. A Varsavia erano presenti le cantine "Terre del Principe", "Vinicola Salzillo", "Cantine Caputo" e il produttore degli ottimi Limoncelli "Argia". Il promettente, dal punto di vista enologico, sud d'Italia era rappresentato al Workshop anche dall'azienda pugliese "CALOSM", che ha offerto ai "veri uomini polacchi" i suoi potenti IGT a base di Negroamaro e Primitivo. Proprietario enoteca Tre Bicchieri, Poznan

Fortissima, dal punto di vista delle vendite dei suoi vini all'estero, la Regione Veneto rappresentava a Varsavia con i suoi tipici bianchi veneti Garganega del Garda, Soave e Bianco di Custoza e i rossi Valpolicella e Amarone la nota azienda "Monte del Fra".

Al WORKSHOP si sono presentati i produttori della patria di uno dei migliori Pinot Nero Oltrepò Pavese, poco conosciuti anche in Italia. Questa regione, che tradizionalmente vende i suoi vini nelle grandi citta lombarde, ha raggiunto ormai un buon livello dei suoi prodotti, che le consente di uscire anche nei mercati esteri con vini di un buon rapporto qualita/prezzo.

Al Marriott si potevano degustare i diversi vini provenienti da questa piccola parte della Lombardia chiamata storicamente "Antica Piemonte" tra quali autoctona Bonarda di Croatina, Barbera e ottimo Pinot Nero (vale la pena ricordare che Oltrepò Pavese e il più importante produttore di questa uva usata poi come la base dei numerosi spumanti italiani di qualità). Proprio il Pinot Nero e stato la base dei alcuni vini presentati a Varsavia da "Tenuta Malaspina" e "Tenuta Mazzolino". Un altro emblematico vino d'Oltrepò Pavese che si poteva degustare al Marriott era Bonarda, presentato, oltre che nella sua classica versione frizzante, nell'insolita e interessante forma invecchiata da "Tenuta Malaspina". Invece un evoluto DOC Riserva "Donna Cecilia" (Gran Menzione a Vinitaly 1997) composto anche di Croatina e stato proposto dalla terza cantina lombarda presente in Polonia la "Cascina Gnocco".

A Varsavia non poteva mancare anche importantissima da punto di vista enologico Friuli Venezia Giulia con i suoi ottimi vini bianchi, irripetibili rossi e straordinari vini da dessert. Al Marriott si sono presentate le cantine "Tenuta di Blasig" con i suoi DOC Isonzo e IGT "Affreschi", "Azienda Agricola Braidot" con DOC Isonzo e Friuli Grave e "Cantina Tavagnacco" di Cividale. Vale la pena sottolineare che, visto i gusti dei polacchi che in generale preferiscono i vini non molto secchi, anche gli ottimi vini da dessert come i friulani Picolit e Ramandolo possono avere in Polonia un avvenire davvero felice. Ma purtroppo i loro costi non indifferenti fanno si che anche in Italia questa categoria di vini d'alta qualità sia considerata davvero di nicchia. La loro abbastanza triste sorte non è nemmeno aiutata dalla stampa specializzata sia italiana sia straniera, che predilige "i grandi vini secchi" considerando gli altrettanto eccellenti vini dolci poco interessanti da punto di vista commerciale (esistono poi i singoli felici eccezioni che purtroppo confermano la regola come i famosissimi francesi Sauternes, tra l'altro spesso alla pari con gli alcuni sottovalutati e poco conosciuti vini italiani).

In questo modo si crea un paradosso: mentre la grossa parte dei consumatori è mentalmente predisposta ad acquistare anche i vini dolci, lo stesso mercato del vino (cioè produttori, distributori, ristoratori e giornalisti) continua a considerarli poco appetibili e difficili da vendere. Ma non dobbiamo dimenticare che viviamo (anche in Italia!) in una società pluralistica e multiculturale dove i gusti non sono più lineari e prestabiliti, anzi. Perciò un compito di tutti è proporre ai consumatori la più vasta gamma di prodotti che soddisfano le loro moltipliche e differenti aspettative.

Le iniziative come quella di Varsavia, dove in un atmosfera di assoluta calma gli stessi produttori incontrano i loro clienti esteri nei loro paesi, sono da seguire anche perché, oltre a creare un clima sempre più favorevole al vino italiano, "aprono" le menti dei produttori alle diverse opportunità commerciali, facendo loro conoscere sul posto i gusti dei futuri clienti. È una grandissima sfida e, spesso, purtroppo, anche abbastanza costosa, che porta però sicuramente a valorizzare sempre di più gli unici, irripetibili e molto diversificati prodotti italiani di qualità.

Forse proprio questo potrà aiutare a rompere il prepotente monopolio delle poche marche italiane conosciutissime nel mondo, che a volte non hanno niente a che fare con la genuinità dei prodotti italiani. Per far sì che la forza della produzione Made in Italy rimanga come allora legata alle piccole e medie imprese…e tutto questo con un grandissimo vantaggio sia per il Bel Paese sia per i buongustai di tutto il mondo.

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