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A Franco

di Sergio Circella

MappaArticolo georeferenziato

Ci sono le amicizie che nascono da bambini, con i coetanei con cui si cresce dove si vive, le amicizie scolastiche che soprattutto dalle superiori in poi segnano i ricordi dell'età più bella. Queste amicizie col tempo, complici i primi amori e il lavoro, tendono a diluirsi e ad allontanarsi. Poi ci sono le amicizie adulte, che nascono per frequentazioni soprattutto legate al lavoro, che se sono vere ci accompagnano per il periodo più lungo della nostra vita. Con Franco ci siamo conosciuti circa 20 anni fa: le nostre due attività distano poco più di quattro chilometri e sono nate quasi in contemporanea, noi a fine 1987 e loro nel 1989.

Qualcuno ha scritto che il nostro modo di fare ristorazione ha rivoluzionato lo stile delle trattorie dell'Entroterra del Levante Ligure, fino ad allora molto “alla buona” e non molto curate. Dapprima qualche incontro in degustazioni di vini, poi si è creato un gruppetto di amici assaggiatori e i primi viaggi enologici insieme. Poi la comune visione di voler fare qualcosa di più per valorizzare la nostra Valgraveglia, a metà degli anni '90, ci ha portato a porre le basi di quella che diventerà la Proloco Ne Valgraveglia.

Proprio il giorno del primo incontro ufficiale che riuniva tutti i ristoratori della Valle, un pomeriggio d'estate, ricordo bene che era di mercoledì e i Mosto erano chiusi, Franco in moto veniva verso il municipio di Conscenti direttamente dalla spiaggia. Imbocca a buona velocità il rettilineo di Ponte di Gaggia e poi... il black-out. Non ricordò più nulla di qual momento, del perchè inspiegabilmente la sua moto andò nella corsia opposta e si piantò contro il bus di linea. Il bus fu portato via dal carroattrezzi direttamente al demolitore ma Franco, pur miracolato, ebbe la peggio. Il fisico possente lo ha sicuramente salvato, ma buona parte delle sue ossa si spezzarono. Lo ricorderete tutti ciondolante, un po' claudicante, con una mano sempre aperta un po' contorta. Così uscì fuori da innumerevoli interventi chirurgici, tanti ferri interni a sostenere le ossa, e da mesi di rabilitazione.

Proprio in quei momenti si saldò la nostra Amicizia. Tutte le volte che andai all'ospedale a trovarlo, mai una volta l'ho visto senza sorriso. Sofferente sì, ma mai lamentoso. Appena riuscì a mollare le stampelle, cominciammo i nostri pellegrinaggi enologici. Tante fiere, degustazioni in giro per l'Italia e oltre, cene, inviti, amici. Catia, la moglie, scherzosamente ci chiamava fidanzati. In effetti, dopo di lei, penso di essere io ad aver dormito di più nella stessa stanza con Franco...

Aveva un grande pregio: il più lesto a guadagnare il bagno dopo una lunga cena (in quel momento io di solito sono a pezzi ed estremamente lento a prepararmi per il letto), appena toccato il letto manco il tempo di salutare che... russava già. E come russava, sembrava un concerto sinfonico di trombe e timpani. Drammatico per me prendere sonno: manco la mia sordità assoluta all'orecchio sinistro mi aiutava. Al mattino, era rituale il mio severo rimprovero, e lui mi rispondeva che io russavo ancor peggio! Al colmo della disperazione, una notte filmai e registrai col cellulare le sue performance sonore, per documentarlo al mattino su ciò al quale non credeva. Sorridente, volle una copia della registrazione e penso l'abbia conservata e fatta girare tra gli amici...

Nel contempo portavamo avanti la Proloco Ne Valgraveglia: io presidente, lui segretario. Tanti progetti, tante idee, tanti lavori, e il nome della Valle che comincia a farsi valere sulla ribalta locale e regionale, supportata dal lavoro delle nostre trattorie che col tempo si sono guadagnate tanti articoli di giornali, riviste, guide gastronomiche. Vedere il nome di Ne e della Valgraveglia portato alla ribalta nazionale ci riempiva di gioia e giusto orgoglio. Nessuna rivalità, grande rispetto reciproco. Abbiamo avuto entrambi la fortuna di avere alle spalle due belle Famiglie, senza delle quali non avremmo certo avuto questo successo.

Ricordo un fatto che ritengo sia l'esempio della nostra sintonia. Ci trovavamo un tardo pomeriggio di novembre sulla strada che porta a Merano, per partecipare il giorno dopo al WineFestival. Casualmente accendo l'autoradio e ancora più casualmente si sintonizza su radio Capital. In quel momento parte un'intervista radiofonica a Edoardo Raspelli, il celeberrimo e severissimo critico gastronomico. Qualche mese prima era venuto in Valgraveglia a cena alla Brinca e poi a registrare una puntata di Melaverde alla miniera di Gambatesa, dove con i colleghi dei Mosto, Garibaldi e i Barba preparammo uno splendido banchetto all'aperto per le riprese Tv. Ebbene, in quella intervista Raspelli parlò in maniera entusiastica della cena e della straordinaria accoglienza avuta nella nostra bella Valle. Ci venne la pelle d'oca, e come ragazzini ci mettemmo ad esultare quasi con le lacrime agli occhi... Penso che questa sia la miglior testimonianza per capire il nostro modo di pensare.

Con gli anni sono state davvero tante le esperienze fatte insieme, con tanti altri Amici che hanno accompagnato la nostra vita. Il Vino è sempre stata la nostra grande passione: tanti assaggi, tanti produttori conosciuti, tante pagine di carte dei vini elaborate e stampate.

Questo “duro” lavoro ha però influito sul nostro fisico: i chili aumentavano. Era impossibile non notare Franco: sempre vestito di mille colori, alto, grande, enorme. Ad ogni manifestazione, col suo sorriso solare, veniva salutato da tutti e con tutti intratteneva lunghi discorsi. Spessisimo, dopo aver parlato amabilmente di mille cose con varie persone, si avvicinava a me e (in Genovese) mi diceva “tu che sai tutto, ma chi era quello con cui ho parlato?” : beh, penso succeda un po' a tutti, ma per Franco era normalissimo non ricordarsi, e ogni volta ci scappava una sonora risata...

Negli ultimi due anni abbiamo cominciato a rarefarre le nostre uscite: la stanchezza e il peso, compromettevano la sua resistenza: Mi diceva che non si divertiva più a fare quelle maratone degustative. Ma sapevamo bene entrambi che in qualsiasi momento potevamo contare l'uno dell'altro, e che se c'era qualche viaggio importate da fare non c'era manco bisogno di chiederlo.

Proprio a fine del 2010 la prima avvisaglia: un forte attacco di cuore sopraggiunge all'improvviso. Viene immediatamente curato e ne esce fuori con il solito sorriso. Dopo una stretta dieta durata qualche mese, riprende peso e ritorna la stanchezza.

Lo scorso ottobre con le rispettive mogli, siamo a Milano per l'assegnazione dell'ennesima Chiocciola di SlowFood alle nostre trattorie. Dopo il buffet c'è una bella degustazione di vini premiati dalla Guida Slowine. Franco non se la sente, e mi dice che sarebbe tornato a casa con Catia. Era la prima volta che Franco si tirava indietro. Ricordo di aver avuto uno strano presagio.

Franco se ne è andato poco prima di Natale, il suo grande cuore questa volta non ce l'ha fatta. Siamo tutti arrabbiati con lui: io, Catia, la figlia Bianca, Dante, Sandro e tutti gli Amici che gli hanno voluto bene. Siamo arrabbiati con Franco perchè se ne è andato senza salutare e ci ha lasciati senza quel suo perenne sorriso, senza quel suo carattere di mai arrabbiato, di persona davvero buona.

Grazie Franco, grazie di avermi donato la Tua Amicizia.


Sergio

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3 Commenti

Inserito da Maurizio Fava

il 06 gennaio 2012 alle 20:20
#1
Bravo Sergio, belle e meritate parole.
Non è davvero un caso che io abbia condiviso per la prima volta la tavola (è così che si diventa amici per davvero) con Franco proprio alla Brinca.
Una bella giornata, tutti a rendere omaggio a Gianni Rebora, professore e amico.
Ora stanno bevendosi insieme un gotto di barbera alla nostra salute, ne sono sicuro.

Inserito da Luigi Bellucci

il 08 gennaio 2012 alle 20:24
#2
Sergio ancora una volta dimostri in questo bellissimo elogio per Franco la Tua nobiltà d'animo e la Tua bravura non solo come ristoratore. Anche a me, a noi, è rimasto vivo nel cuore il bel ricordo di Franco, la sua simpatia, i suoi "colori" negli abiti e nell'umore.
Un abbraccio e un Grazie

Inserito da Filippo Ronco

il 09 gennaio 2012 alle 00:10
#3
Ho Franco nel cuore.
L'ho nel cuore quando in degustazione (di tigulliovino) arruffando il naso si mostrava discretamente soddisfatto, sotto sotto, di un vino che gli altri snobbavano. L'ho nel cuore nel suo appropinquarsi al tavolo al momento della comanda, l'ho nel cuore al momento di posarti la bottiglia sul tavolo dove lo sguardo ti seguiva con la pancia, l'ho nel cuore nel suo modo di rendere tutto leggero, l'ho nel cuore nel suo modo di sdrammatizzare e riportare sulla terra i massimi sistemi, l'ho nel cuore quando con occhio sorpreso si stupiva di fronte a una cosa inaspettata.

Franco era una persona buona.
Ne ho avuto sempre la certezza fin dal primo momento in cui ho avuto a che fare con lui. Anche quando si trattava di soldi, ti diceva "fai tu". Uno che han gettato via lo stampo. Un amico di bevute, un grosso, grande caro ricordo nel cuore.

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