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Wine Trotter

Rinascimento Friulano, un'epoca ma soprattutto un modo di fare

di Kate Maciejewska Serra

MappaArticolo georeferenziato

E' straordinario come la Regione Friuli costituisca un fedele ed autentico esempio di "evoluzione naturale delle cose", in cui il concetto di "confine", inteso come limite territoriale e culturale, gioca un ruolo fondamentale e determinante. Qui le radici storiche e le tradizioni, ancorché modernamente evolute "si confrontano" in continuazione con "le novità", dando vita ad una società aperta ai continui scambi culturali che contribuiscono a relegare questa regione fra le più "moderne" comunità italiane. La storia ha sempre messo i friulani di fronte a difficoltà: di appartenenza, di espansione, di rappresentanza; l'essere sempre "sui confini" o "alle estremità" ha regalato, quale perenne verità degli opposti, "l'essere sempre al centro", di confronti, di passaggi, di guerre e riconciliazioni. Questa continua variabilità, abbinata agli inevitabili sforzi di "sopravvivenza culturale" hanno contribuito a far nascere una società fiera delle proprie radici ma nello stesso tempo estremamente aperta ad ogni tipo di confronto e priva di pregiudizi.
Tutto questo trova naturale riscontro nella cultura Friulana enologica ed enogastronamica, oggi alle prese ed a confronto con il moderno business enologico italiano e "globale".

E' la terra dei piccoli produttori, attaccatissimi alla propria terra e legati alla proprie tradizioni - aperti agli esperimenti che potrebbero essere considerati anche rischiosi che affrontano con il coraggio proprio della gente del confine. Questa gente che, come dicevo, da sempre è consapevole del fatto che nonostante le difficoltà devono in ogni modo reagire con ogni energia e con coraggio agli attacchi esterni. Quel coraggio indipendente e fiero delle donne friulane, premio ereditario delle loro drammatiche esperienze del passato, quando si trovavano a dover mantenere le famiglie intere in assenza degli uomini, impegnati nelle guerre quasi continue.

Il Friuli è una regione enologica antichissima, in cui viene data unica e fondamentale importanza alla qualità del prodotto offerto, lasciando ad altri l'ormai "nevrotica" ricerca di riferimenti storici, sui quali tutto basano varie realtà vitivinicole italiane. Cosicché il terroir di zone come Collio e Colli Orientali del Friuli è irripetibile ed unico. La viticoltura altamente qualificata in queste zone è possibile grazie ad un microclima favorevole originato dalle vicine Prealpi Giulie che riparano la vite dalle correnti fredde del nord, lasciando "la porta aperta" alla benefica influenza del mare.

Sono zone stupende anche dal punto di vista eno-turistico e non a caso la dinamicissima Delegazione del Friuli Venezia Giulia del Movimento Turismo del Vino - condotta dalla carismatica Elda Felluga - vanta l'adesione di oltre 120 cantine (tra cui circa 50 solo nei Colli Orientali del Friuli). Questa è una "terra" che offre una delle più ricche e variopinte cucine regionali italiane, proprio in virtù dei suoi numerosi matrimoni fatti nel tempo con diverse tradizioni gastronomiche: italiana, slovena ed austriaca, che si accompagnano perfettamente con i vini locali tra cui "i bianchi" Tocai Friulano, Verduzzo, Picolit, Ribolla Gialla e "i rossi" come Refosco, Schiopettino, Tazzelenghe; senza mai dimenticare i cosiddetti "Superbianchi friulani" prodotti anche con vitigni internazionali come Chardonnay, Sauvignon, Pinot Bianco e Pinot Grigio.

Ma tutte queste inestimabili ricchezze hanno bisogno di essere valorizzate e di questo fatto sembrano consapevoli i Friulani che, nell'affrontare le difficoltà che gravano sul "mondo del vino", si affidano ad una mirata promozione, che punta ogni iniziativa sul far conoscere la vera identità e qualità del prodotto. Non a caso infatti l'attuale slogan che promuove la viticultura di questa regione parla del "Vigneto chiamato Friuli", giusto il fatto che attraversando questa variopinta regione italiana, i cui colori sono dati dal mutare paesaggistico che caratterizza le varie realtà, si notano grandi concentrazione di vigneti, la cui estensione raggiunge i 20 mila ettari.

Le differenze tra le singole zone vinicole corrispondono grosso modo alle otto denominazioni DOC qui presenti: Colli Orientali del Friuli (con sottozone Rosazzo, Ramandolo e Cialla), Collio, Friuli Grave, Friuli Isonzo, Friuli Latisana, Friuli Annia, Friuli Aquileia e Carso. I continui sforzi dei produttori, che dagli anni 70 contribuiscono a rappresentare l'avanguardia enologica italiana, hanno maturato la produzione di una vastissima gamma di vini. Pur mantenendo il loro forte legame con le tradizioni locali hanno potuto offrire ad un pubblico internazionale vini "moderni" nel rispetto di standard qualitativi molto alti.

Vorrei quindi condividere con voi un volo leggero sul mio primo viaggio enogastronomico in Friuli Venezia Giulia, dove ho potuto beneficiare della squisita accoglienza e del piacevolissimo trattamento riservato a tutti i giornalisti internazionali che con me hanno incontrato questo territorio.

Devo confessare che durante questa esperienza lavorativa mi sono davvero sentita come a casa mia. Tutto grazie alle tradizioni culinarie che la Polonia - mia terra d'origine - condivide con questa Regione. Infatti il Friuli come tutto il sud della Polonia è appartenuta per tantissimo tempo all'impero Austro-Ungarico e la colorata e promiscua cultura enogastronomica di questo indimenticabile emblema monarchico si riassapora proprio nell'odierna arte culinaria locale. E' stata per me una grande sorpresa, quando, in uno dei più bei ristoranti in senso assoluto - "La Subida" di Cormons - con incredulo stupore ho trovato il piatto preferito da mio nonno, gli squisiti gnocchi con le susine. Così come l'aver riassaporato gli eccezionali prosciutti cotti serviti con il rafano cioè il locale kren - verdura usatissima anche per fare le piccanti salse polacche da spalmare sopra i salumi. Quindi nel ristorante situato all'interno del bellissimo "Castello di Spessa", nella zona Collio, che ricorda il soggiorno del mitico Giacomo Casanova, siamo stati deliziati dall'assaggio dei friulanissimi asparagi bianchi (coltivati e gustati anche in Polonia) serviti con i vini di questa azienda.

Nel nostro tour enologico non potevano mancare le tappe nelle cantine di alcuni dei più rinomati produttori di questa regione. Nella pittoresca zona di Rosazzo, dove domina la stupenda Abbazia Benedettina che possiede la più antica cantina della regione, abbiamo visitato la modernissima cantina di "Le Vigne di Zamò". I loro vini appartengono ad una categoria "Top" e forse, l'unico "difetto" loro imputabile è rappresentato dall'eccessiva perfezione, materialmente rappresentata dal "Tocai friulano Vigne 50 Anni", vera perla vitivinicola e considerato l'anno scorso il miglior vino bianco d'Italia.

Anche il loro Tocai base è davvero piacevole, ma personalmente mi ha conquistata il loro cru "Ronco delle Acacie" (un assemblaggio di Chardonnay, Tocai Friulano e Pinot Bianco) con un profumo tenue ma completo di miele ed un intenso gustativo dove domina la frutta cotta. Il nostro gruppo è stato omaggiato con una bottiglia di questo vino datata 1991. Questo buonissimo cru nella versione vintage possiede un profumo sorprendentemente fresco, di "bella" acidità.

Per assaporare un po' di pura tradizione enologica friulana ci siamo cimentati poi nella valutazione del loro rosso Refosco, nella versione cru, nominata curiosamente "Re-fosco". I vini prodotti da questa diffusa varietà rossa indigena, si caratterizzano per un profumo fresco e accattivante abbinato ad un corpo molto "rustico", dove i tannini sono presenti in maniera molto evidente: un vino questo che si sposa perfettamente con la genuina cucina locale a base di carni e verdure. A parere unanime, il Refosco di questo produttore si è rivelato anche il molto concentrato al colore, profumatissimo e fresco.

Nella zona dei Colli Orientali del Friuli ha le sue vigne un altro importante produttore : "Livio Felluga", altra azienda produttrice - tra gli altri - di Refosco. Durante una piacevolissima serata trascorsa al ristorante "La Subida" di Cormons - in abbinamento ad un ottimo Stinco di Vitello al forno - ci è stato servito il loro giovane rosso "Sossó" 2000 (assemblaggio di Refosco e Merlot) : vino di bella concentrazione cromatica e dai sentori sorprendentemente freschi (considerando i suoi 18 mesi in barrique e 18 in bottiglia).

Altro vino di quest'Azienda rivelatosi molto interessante e con un buon rapporto qualità/prezzo è senz'altro lo "Shàrjs" 2003: un profumatissimo Chardonnay/Ribolla Gialla, con il quale l'azienda ha intenzione di conquistare il pubblico giovane, sempre più attratto dai vini "immediati" e adatti agli aperitivi veloci.

Nella zona dei Colli Orientali del Friuli si trovano le vigne di tanti altri più piccoli ma validi e "laboriosi" produttori come "Il Gigante" che ho avuto il piacere di conoscere durante il Workshop organizzato nel Palazzo Attems a Gorizia per i buyer di tutto il mondo. Questa interessante cantina, a conduzione familiare come tante altre nel Friuli, produce una gamma completa di vini locali, tra cui il "Picolit"ottenuto attraverso una difficilissima operazione di appassimento totale delle uve. E' vino dai bei profumi che regala gusto dolce ma equilibrato.

Durante l'affascinante degustazione dei bianchi svoltasi nell'insolita scenografia di: "una gita in barca sulla laguna di Grado", ho assaporato il piacevole Sauvignon Colli Orientali del Friuli Doc di Cantarutti, vino che, nonostante l'età già piuttosto avanzata (annata 1999) si è rilevato molto profumato ed armonico. Un Superwhite insomma.

Nella zona del Collio - la vera patria dei Superwhites - siamo stati ospiti della "Cantina dei Produttori di Cormons", famosissima per il suo "Vino della Pace", proveniente dalla stupenda "Vigna del Mondo" dove si coltivano attualmente 560 varietà d'uva. Il "Vino della Pace" viene regalato ogni anno ai capi di stato di i tutti paesi del mondo, cosi da abbinare all'ormai perenne richiamo alla pace fra gli uomini anche un richiamo al vino friulano, che sicuramente contribuisce a distendere e rallegrare gli animi. Qui, il simpaticissimo Signor Luigi Soini, enologo di questa cantina che raccoglie 200 piccoli produttori della zona e che produce per l'80% vini biologici, ci ha invitato a bere il suo buon Tocai Friulano, offerto insieme ad altri loro vini presenti anche nella fornitissima enoteca aziendale ed offerti a prezzi davvero convenienti.

Su tutti, voglio ricordare l'ottimo Pinot Grigio, vino davvero molto interessante, di un bel colore acceso tra il rosa e l'albicocca (effetto della macerazione del mosto con le bucce per ben tre giorni), profumato, fresco d'acidità e dal sapore secco e deciso.

Durante il viaggio ho potuto assaggiare altri ottimi vini della zona di Collio ottenuti da vitigni autoctoni, tra i quali la profumatissima Ribolla Gialla 2003 di "Primosic".
Nella zona del Grave siamo stati ospiti di una delle più grandi aziende agricole della zona "Principi di Porcia e Brugnera" (840 ettari tra cui 142 di vigne), dove abbiamo avuto il piacere di pranzare in un atmosfera davvero famigliare, accompagnati dagli ottimi vini dell'azienda.

In territorio Isontino abbiamo visitato la fornitissima Enoteca Regionale "La Serenissima" di Gradisca d'Isonzo, dove è possibile trovare una vastissima scelta di vini friulani, tra cui le etichette dei "Vini di Emilio Bulfon", cui sono particolarmente affezionata. Questo appassionato produttore di vitigni locali di Valeriano nella provincia di Pordenone (zona Friuli Grave), infatti, offre vini davvero unici che propongono, riscoprendoli, particolarissimi vitigni minori o in via d'estinzione.

Su tutti, molto buono il suo bianco "Cividìn" (per due secoli e precisamente nel 600 e nel 700, questo vino era considerato preziosissimo e veniva servito con un altro autoctono Picolit nei banchetti nuziali), vino molto versatile, secco, caldo e morbido che conquista al primo sorso. Tra i rossi di questo produttore ho apprezzato il "Cjanòrie", vino importante con un bel profumo di pesche mature, caldo e di lunghissima persistenza. Molto interessante anche il suo piacevolissimo "Moscato Rosa" IGT delle Venezie, con un profumo estremamente complesso e persistente, dove spiccano le fragoline di bosco ed un gusto dolce eppur mai stucchevole, insomma… un vero "vino da meditazione" con un ottimo - come per altri vini di questo produttore - rapporto qualità/prezzo.

Il Friuli si distingue e continua a rendere vivida la propria realtà vitivinicola, fondando ogni iniziativa sul mantenimento ed il raggiungimento di una sempre più elevata qualità del prodotto. Ringrazio i friulani per la loro accoglienza e per la loro spontaneità. Gente unica ed indimenticabile, come i loro vini.

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