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Viaggi enogastronomici

Scanzo è Moscato e altro

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Due giornate nel bergamasco in un educational organizzato dal Consorzio di Tutela del Vino Moscato di Scanzo per conoscere e assaggiare il Moscato di Scanzo, un passito da uve rosse, per scoprire un territorio ricco di belle realtà. Aziende vinicole come Il Cipresso, Magri, Biava, Pagnoncelli, chi fa anche olio come Il Frantoio del Castelletto, la cordiale accoglienza dell’Hotel San Rocco di Scanzorosciate, il fascino quasi magico del Sass de luna, ristoranti di gran classe come l’Anteprima a Chiuduno e la Taverna Colleoni o Ristorante dell’Angelo a Bergamo alta, ma anche il Ristofante ad Alzano Lombardo, la pasticceria di Giovanni Pina e infine per la cultura il Museo di Arte Moderna ad Alzano Lombardo. Per chi ama le gite e le camminate in mezzo alla natura niente di meglio che inoltrarsi alla scoperta di tre itinerari che attraversano il comune in tutta la sua lunghezza: Monte Bàstia, Montecchio e Valgavarn, tra centri storici, strade tra i campi e le colline, con paesaggi unici e incontaminati.

Tanti luoghi e persone diverse di gran cuore e di grande cultura per una successione di emozioni e di ricordi che potete gustare nelle righe successive.

 

Giovedì 10 novembre 2011

 

Mi alzo presto oggi perché devo arrivare oltre Bergamo per le dieci del mattino. Si viaggia bene e anche il tempo è buono. Riesco ad essere puntuale per depositare la valigia nella hall dell’Hotel San Rocco di Scanzorosciate e salire sul piccolo bus Navetta che ci porta al primo appuntamento.

 

Angelica e Il Cipresso

 

A Scanzorosciate l’azienda agricola Il Cipresso, di Angelica Cuni, prestata momentaneamente al mondo del vino, ma di tutt’altra origine, è un punto di riferimento per il Moscato e il Valcalepio. Angelica è una Signora attiva, efficiente, il cui nome ne riflette l’indole. Ci aspetta sull’aia della sua proprietà, a metà collina del “Sass de luna”, la pietra bianca calcareo marnosa che ritroviamo spesso nel bacino lombardo, che caratterizza questo stranissimo picco a est di Bergamo e che dà profumi e sostanza al bel passito rosso di Scanzo da uve moscato nero.

L’azienda ha circa tre ettari di vigneto con impianto a ritocchino o cavalca poggio, del 1987, relativamente recente. Il paesaggio è di colline ripide con prati, boschetti, qualche olivo, per la felice esposizione a sud, e vigne, di pinot bianco, grigio, chardonnay, cabernet sauvignon e ovviamente Moscato nero. Nei punti più ripidi del Sass si vedono ancora vecchi vigneti con i muretti a secco, come in Valtellina o nelle Cinque Terre, dove si fa ancora la viticultura eroica.

Ne esce un vino da uve passite con una gradazione attorno ai 14 gradi, di colore rosso rubino carico, quasi denso alla vista, dal gradevole sentore di ciliegia, prugna e balsamico dalla salvia fino all’eucalipto, che invecchiando vira su note speziate. In bocca è delizioso, spesso elegante, mai stucchevole, per il residuo zuccherino che sta spesso a metà strada tra 50 e 100 g/l, come da disciplinare.

Visitiamo con Angelica e l’enologo Sergio Cantoni, oriundo albese che gioca fuori casa, la cantina con i cilindri di acciaio e le botti medie che servono per i Valcalepio, non certo per il Moscato, che non vede legno.

L’appassimento si fa in una stanza ad hoc, con un impianto di ventilazione forzata a temperatura e umidità controllate.

È bellissima la casa, costruita su un impianto seicentesco, forse sede di un convento di religiosi, perfettamente integro nella visione esterna.

Angelica, che è anche Presidente del Consorzio, ci accompagna ad assaggiare i vini scelti da Sergio, nella stanza a piano terra della villa, tra pacchi regalo (qui si esalta il senso commerciale di Angelica e della sua natura femminile), torte alla vaniglia e bottiglie di moscato.

Il Consorzio è nato nel 1993 e ha ottenuto la DOC nel 1992 e la DOCG nel 2007. Sono 31 i produttori di Moscato, con 30 ettari vitati complessivi e 60.000 bottiglie prodotte. Il disciplinare parla di una resa di 30 quintali di uva per ettaro

Attualmente si sta lavorando per attivare un controllo di qualità del prodotto finale per elevare la qualità media dei vari Moscato che escono dalle aziende iscritte al Consorzio, che si dovranno differenziare solo per il territorio in cui sono inserite. Si sta inoltre lavorando sulla selezione clonale dei vari vitigni, che sono circa una cinquantina, di cui ben 23 riscontrati esenti da virosi.

Il confezionamento è ormai orientato sulla confezione da mezzo litro, con un prezzo suggerito di 28 Euro a bottiglia. Qualcuno ha ancora dei campioni da 375 ml oppure la classica bottiglia da 70 centilitri.

Seduti attorno a un grande tavolo di legno, assaggiando deliziosi dolci secchi locali e qualche pezzetto di cioccolato, degustiamo tre vini dell’azienda di Angelica.

Primo vino: Alberico – Moscato rosso – Vino spumante dolce aromatico, di sette gradi. Un bel colore rosa antico rende ancora più gradevole la sensazione olfattiva di rosa che vira poi nella ciliegia e infine ti porta a scoprire la mandorla. In bocca è fresco, discretamente persistente, gradevole e lascia un velo allappante di troppo nella fase finale

Secondo Vino: Serafino – Moscato di Scanzo DOCG 2008  di 14,5 gradi dal lotto L01-11 e fascetta di controllo N142355C. Bellissimo il colore rosso rubino pieno e intenso, brillante. Al naso è inconfondibile la rosa, la nota balsamica di salvia e la speziatura, il pepe e la cannella. In bocca ti ritrovi una marcata acidità, che non ti aspetti da un vino passito, ben equilibrato in pienezza e in tenore zuccherino. Stona lievemente la nota tannica finale, forse eccessiva.

Terzo Vino: Serafino – Moscato di Scanzo DOCG 2007  di 14,5 gradi dal lotto L01-10 e fascetta di controllo N101267C. Ancora un bel rubino pieno per gli occhi. Al naso prevale stavolta la nota vegetale, poi una sensazione agrumata e infine la rosa e una leggerissima salvia. In bocca lo senti fresco per la giusta acidità e apprezzi l’armonia e la pienezza che gli dà lunghezza e persistenza.

Alla fine della mattinata siamo pronti per il viaggio breve verso Chiuduno, a provare le delizie di Daniel ai tavoli dell’Anteprima.

 

Daniel all’Anteprima di Chiuduno

 

Sorprendente il luogo, moderno, elegante e sorprendente la cucina a vista, separata dal nostro tavolo da una bella e ampia vetrata.

Beviamo un buon Tallarini da Magnum e poi partiamo con l’uovo strapazzato con erba cipollina e la sfera di prosciutto e melone, un esempio di rivisitazione in chiave tecnologica ultramoderna.

Eccellente il successivo Carpaccio, ben abbinato con il Vale rosso 2008 Monte Tre Croci.

Trovo strepitoso il carré d’agnello con verdure – cardo, carota, cetriolo, cavoletto di Bruxelles.

Da urlo infine i vassoi dei dolcetti secchi e morbidi col caffè finale.

 

Il Frantoio del Castelletto

 

Alle tre e mezza arriviamo all’azienda Il Castelletto, dove ci accoglie Elena, che con entusiasmo ci racconta la storia di questa piccola azienda che produce sia vino da un vigneto di quattro ettari, sia olio da un uliveto di due ettari, a 400 metri di quota, con un migliaio di olivi che producono circa 15 ettolitri di extravergine e DOP. Sono una trentina le cultivar, ma quelle principali sono Leccino e Sbresa, tipica della bergamasca, che pare essere un clone della cultivar Frantoio. Il primo impianto risale al 1969-70.

Ci sediamo a un grande tavolo sotto un bel porticato per assaggiare quattro oli, di rara perfezione.

Primo olio. Plurivarietale extravergine 2010. presenta un fruttato medio, con note di cardo e di oliva. In bocca ha un leggero amaro e un piacevole piccante appena percepito, con una bella nota finale di mandorla.

Secondo olio. Extravergine DOP Laghi Lombardi 2010 da Leccino (40%), Frantoio (30%), Casaliva (20%) e Pendolino (10%). Presenta un fruttato medio, con note di carciofo e cardo. In bocca ha un amaro ben presente e un leggero piccante.

Terzo olio. Extravergine DOP Laghi Lombardi 2010 da monocultivar Sbresa (100%). Presenta un fruttato medio, con piacevoli note balsamiche ed erbacee. In bocca si presenta con un sapore dolce ben equilibrato da una nota leggermente piccante con un retrogusto di peperoncino.

Quarto olio. Extravergine DOP Laghi Lombardi 2011 da Leccino (100%). È un olio nuovo ancora di fruttato medio, con note di oliva e cardo. In bocca ha un perfetto equilibrio tra amaro e piccante con un retrogusto persistente di cardo e mandorla.

Non poteva mancare alla fine un sorso del loro moscato, di produzione propria, per il loro consumo, dal colore più chiaro rispetto a quelli finora assaggiati.

 

Sereno e Rosaria

 

Ci resta ancora un’azienda da visitare, per oggi. È quella di Magri, vicina alla chiesa di Scanzorosciate.

Stavolta è Sereno che ci fa da cicerone. Il vigneto misura tre ettari, al 50% moscato e al 50% Cabernet e Merlot per il Valcalepio.

Di moscato ne ha fatto 1700 bottiglie da mezzo litro, che ormai è la confezione classica. Ci fa vedere la sala di appassimento, con un impianto di ventilazione e controllo di temperatura e umidità. Bellissima anche la cantina sotterranea, con pietre a vista e cotto. Vasche in cemento, recipienti in acciaio e tonneau da 400 litri

Sono già tre anni che il suo moscato viene premiato al Vinitaly. Quest’anno ha raggiunto la Gran Menzione, prima volta nella storia. È stato anche premiato come miglior vino dolce all’Autoctona di Bolzano e ha avuto una corona nella Guida dei Vini Buoni d’Italia.

Alla fine lo assaggiamo anche noi.

Moscato di Scanzo DOCG 2008, di 15 gradi dal lotto L01-10 e fascetta di controllo AAA00029584 e numero di Consorzio 113178C.

Bellissimo il rosso rubino carico che scende nel bicchiere. Al naso se ne avverte la pulizia e la complessità con un piacevole fondo fruttato e note balsamiche. Il bocca è pieno, persistente, lungo, armonico, equilibrato, con un piacevole retrogusto di confettura di ciliegie.

Davvero un gran bel vino che valuto 17/20 e che Sereno vende a circa 25 Euro la bottiglia da 50 cl.

 

Dell’Angelo

 

Siamo a cena stasera al centro di Bergamo, nel cuore della città alta, in una delle più belle piazze d’Italia. Ma prima seguiamo Maurizio Pagnoncelli che ci fa da guida nella visita della città. Unisce cultura e storia in una piacevole oretta di passeggiata lungo le mura e le piazze e i vicoli, in piacevole compagnia tra scorci unici illuminati spesso dal solo chiaro della luna e da qualche fioco lampione.

Alle otto o poco più siamo alla Taverna Colleoni o Ristorante dell’Angelo per una cena con i produttori per una ventina di coperti attorno a tavoli rotondi che aiutano la conversazione.

Si comincia con la Terrina di foie gras d’oca fatta in casa, con salsa al caffè, composta di mele e pane in broche. Il vino che accompagna questo bel piatto è altrettanto interessante: il Gewurztraminer Joseph 2010 di Hofstatter.

Seguono, con il Valcalepio Dionisio 2008 dell’azienda di Angelica, Il Cipresso, I piccoli casoncelli di Piazza Vecchia al burro di malga, filetti  di mandorla e salvia sclarea.

Deliziosa per morbidezza e cottura la successiva Sella d’agnello gratinata alle erbe provenzali su fricassea di porcinelli, bagnata dal Valcalepio Riserva Bartolomeo 2006, sempre de Il Cipresso.

Ecco infine il dolce sapore stagionale dei marroni glassati su chantilly allo zucchero di violette, e per chiudere la piccola pasticceria, con relativo assaggio di tutti i cinque Moscati proposti. Trovo molto buoni il Cascina del Frances 2006 e il Cantina della Fora 2007. Uno scalino sotto gli altri tre, Azienda Fejoia 2007, Martini 2008 e La Bironda 2007.

 

Venerdì 11 novembre 2011

 

Biava

 

Ci alziamo di buon mattino per salire, lungo la ripida strada che aggredisce il Sass de Luna, la tipica pietra bianca del Monte Bàstia, fino all’Azienda di Manuele Biava. È proprio lui ad aspettarci. Sembra di essere nelle Cinque Terre liguri tanto è ripido il monte e dura la roccia e scarno il vigneto, di un solo ettaro. I terreni, già di proprietà, nel passato più remoto, della curia bergamasca, erano stati coltivati da nonno Giovanni e molte delle viti che ci sono oggi le ha messe lui. Hanno oltre 70 anni di età media. Fino a vent’anni fa la pergola bergamasca era la coltivazione prevalente. Oggi si va sul Guyot modificato. La vendemmia si fa a fine ottobre con pulizia delle uve già in campo eliminando uno per uno gli acini non sani o quelli ancora verdi e non ben maturi. I piccoli grappoli vengono messi nell’essiccatoio naturale al piano terra della casa e qui si aspetta che la natura faccia il suo corso con l’appassimento naturale, che, anche se è più lungo e impegnativo di quello artificiale, tuttavia consente, nelle annate migliori, di raggiungere un livello di eccellenza altrimenti impensabile. Dopo la pigiatura e la svinatura sta tre anni in acciaio e si imbottiglia poi tutto a mano, senza usare pompe che potrebbero nuocere alla qualità. Anche i rimontaggi e i travasi sono sempre fatti tutti a mano.

Manuele oggi produce circa sei ettolitri di vino in tutto e 1300 bottiglie da 50 cl. Di moscato, che vende in cantina a 40 Euro la bottiglia.

La sua clientela è per il 70% la grande ristorazione nazionale, da Gioia a Milano ad Heinz Beck a Roma, alla Pergola.

Alla fine della visita saliamo al primo piano della casa per l’assaggio di due vini “eccezionali”, scelti dall’enologo Roberto Ravelli, il 1997 e il 1988.

Primo vino – Valcalepio Moscato di Scanzo Passito DOC 1997, di 15 gradi Numero N34389-A del Consorzio Tutela Valcalepio. Ha un colore amaranto con riflessi dorati. Al naso propone sentori di rosa, di cacao e tabacco. È persistente e pulito e ti fa sentire anche note piacevoli di ciliegia fresca.

In bocca avverti la freschezza dell’acidità ancora piena. Si mostra lungo e persistente e ti stupisce per l’eleganza e l’armonia. Alla fine al retrogusto avverti note di marroni quasi canditi. Mi sento di dargli 19/20.

Secondo vino – Moscato di Scanzo Passito DOC 1988 (è la prima etichetta imbottigliata da Manuele e non dal nonno Giovanni, che gli ha fatto da maestro in vigna e in cantina), di 15 gradi Numero 65296-A del Consorzio Tutela Valcalepio. Ha lo stesso colore amaranto del fratellino minore. Al naso si avverte una nota balsamica di eucalipto. In bocca è ancora freschissimo, sapido, lungo e persistente, elegante e armonico. Mi sembra leggermente inferiore al precedente perciò mi fermo a un punteggio di 18/20.

 

Alzano e il Museo

 

Prima di pranzo arriviamo ad Alzano Lombardo per visitare il Museo di Arte Moderna, ricavato nell’ex cementificio dei Pesenti o Italcementi. È gestito e ideato da Tullio Leggeri e ci accoglie Simona, che ci fa visitare i diversi piani della struttura, spiegando le opere che via via si presentano alla vista. Il Museo propone opere di avanguardia mondiale e nazionale, con opere di Cattelan e altri. Una realtà che libera la mente dalle catene dell’immobilismo e aiuta la fantasia a spaziare verso orizzonti nuovi e inesplorati, per liberare il bambino che da qualche parte sta in ciascuno di noi.

 

Ristofante

 

All’una siamo a pranzo al RistoFante di Alzano Lombardo.

Iniziamo con un Prosecco Valdobbiadene Bortolotti di 11,5 gradi, che accompagna un delizioso pan brioche della casa con uovo di quaglia e un’ottima Tartare di carne cruda con polenta macinata a pietra e cavolo verza.

Segue il Cerri Valcalepio rosso DOC 2008 di 12,5 gradi per lo Sformato caldo di polenta con strachitunt e uovo pochet.

A seguire un Monte Tre Croci Ronco della Fola 2008, di 13,5 gradi con il Risotto al parmigiano con ragù di faraona.

Ancora un altro vino, il Valcalepio Rosso Riserva 2006 Bartolomeo di 13 gradi dell’azienda Il Cipresso, ben abbinato al Guanciale brasato al Valcalepio con polenta bergamasca.

Con il desseret altri quattro Moscato di Scanza da abbinare.

Eccezionale la Berlèndesa 2001 di 15,5 gradi. Nella norma il La Corona 2008, il Cerri 2008 e il Ghisleni 2007.

Alla fine una breve visita alle Sacrestie nel Museo di Arte Sacra della Basilica di San Martino e poi l’ultima visita del Tour.

 

Azienda Pagnoncelli

 

L’azienda di Maurizio e famiglia è un luogo magico perché già appena oltrepassi il cancello d’ingresso, che dà sulla via stretta del paese, ti senti immerso in un parco settecentesco, di fronte al quale sta la villa a due piani, altrettanto bella e affascinante. Poi quando entri resti a bocca aperta, guardandoti attorno o in alto o in basso, dai mobili, dai colori, dagli affreschi, dai pavimenti. Infine completa l’opera da par suo Maurizio che ti racconta per filo e per segno le scene mitologiche che descrivono un passato favolistico e mitico che i più fortunati di noi ricordano vagamente dagli anni della scuola.

Ovviamente Maurizio ci porta in giro a vedere le antiche cantine, la sala di essiccazione, la sala di degustazione e il fregio del 1700 che è stato riprodotto sull’etichetta del Moscato.

Siamo tutti con il naso per aria ad ammirare il banchetto di Giove con i dodici dei che banchettano per le nozze di Amore e Psiche nel “Simposio degli dei”.

Prima del commiato non possiamo mancare l’assaggio del loro Moscato, di cui Maurizio ci fornisce alcuni parametri organolettici: Residuo zuccherino 75 gr/l, Acidità 8,3 ed Estratto secco 40,9.

Moscato di Scanzo 2007 DOCG di 15 gradi dal lotto L01.07, fascetta AAA00022062, bollo del Consorzio 98344C e bottiglia n. 580 di 780.

Il colore è un bel rubino intenso e luminoso, vivo. Al naso avverti una confettura di mora e poi note balsamiche di eucalipto e ancora sentori di cacao.

In bocca ha una spiccata acidità, che gli dà freschezza, un’ampia sapidità, è lungo e persistente, armonico ed equilibrato. Lascia una leggerissima nota allappante sulla lingua come sensazione finale, per un punteggio complessivo di 18/20.

Come ricordo del Tour ci portiamo a casa una confezione del Plumcake di Giovanni Pina preparato al Moscato di Scanzo e appena sfornato dalla stessa pasticceria.

 Foto Credit. Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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