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Vite in fermento, recensione

di Redazione di TigullioVino.it

MappaArticolo georeferenziato

In questo volume ho voluto raccontare la favola della prima forma di vita della Terra e del metodo da lei usata per popolare il mondo: la fermentazione alcolica. Essa rappresenta il processo metabolico impiegato dalle prime cellule viventi (oggi li chiameremmo lieviti) per sopravvivere e riprodursi tre miliardi e mezzo di anni fa. Ho cercato di dirigermi verso i più giovani, con linguaggio semplice e comprensibile, in modo da stimolare a volerne sapere di più.

La Natura è sempre e comunque fantastica e il mondo del vino ha bisogno di riscoprire i valori più alti che l’hanno sempre accompagnato. Ciò che troverete sarà una favola, senza orchi e streghe, ma con un essere vivente (il primo) in balia di un pianeta ostile, alla ricerca di cibo senza sapere come fare a sfruttarlo per le sue necessità. Per merito di alcuni sinceri amici (gli enzimi) riuscirà a sopravvivere producendo l’energia necessaria.

Come residuo di un’opera meravigliosa e complicata lascerà al mondo due molecole fondamentali: l’anidride carbonica che servirà alle future piante per costruirsi il glucosio (il cibo) con l’aiuto del Sole e l’alcol etilico. La nostra cellula darà, in altre parole, il pane e il vino alla razza umana, le due sostanze più preziose che l’hanno accompagnata attraverso lo scorrere dei secoli.


Per informazioni:
Vincenzo Zappala
E-mail: zappala.enzo@gmail.com


Fonte news: vincenzo Zappala

Letto 5128 voltePermalink[2] commenti

2 Commenti

Inserito da Mike Tommasi

il 12 dicembre 2011 alle 07:12
#1
Simpatico libro Vincenzo. La favola comunque si estende alla tua descrizione dei lieviti come prima forma di vita e alla loro responsabilità per la formazione dell'anidride carbonica. I lieviti sono ascomiceti, e i miceti appaiono circa 500M di anni fa grazie alla presenza di ossigeno, preceduti di gran lunga dai cianobatteri (3 miliardi di anni fa) che appunto produssero l'ossigeno necessario per le forme di vita più tardive, e soprattutto quella forma di ossigeno che chiamiamo ozono che servì a proteggere gli esseri sulla superficie terrestre dai raggi ultravioletti. Mentre l'anidride carbonica era lì fin dall'inizio, e fu appunto la fotosintesi che gradualmente trasformò quasi tutto il CO2 in ossigeno, fissando il carbonio.

Inserito da Enzo Zappalà

il 12 dicembre 2011 alle 08:44
#2
grazie Mike,
penso che comunque diciamo la stessa cosa: i lieviti non potevano usare ossigeno perchè non c'era e dovevano escogitare metodologie complesse e poco redditizie. Il lievito ha svolto la prima azione per produrre CO2 in continuazione (e non solo saltuaria) e innescare in seguito fotosinetsi (liberazione di ossigeno) e respirazione. Insomma un intreccio sempre collegato e in evoluzione. Il mio libro vuole solo fermarsi alla fase più "eroica" che, però, continua a esistere e a fare miracoli...

Sto scrivendo la seconda parte: colori e profumi, ossia dal brutto anatroccolo benzene fino ai polifenoli e non solo...

Che bello il mondo del vino!!!

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