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Nasce la nuova associazione dei produttori di vini naturali della Romagna: i "Bioviticultori"

di Redazione di TigullioVino.it

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Vini naturali, perché biologici e biodinamici. La Romagna si racconta attraverso le etichette della nuova associazione di 6 produttori dei colli di Brisighella.

E’ la nuova frontiera della viticoltura. Vinitaly gli ha appena dedicata una nuova sezione della più importante manifestazione enologica mondiale. I suoi prodotti sono sempre più apprezzati dai consumatori. Sono i vini naturali: biologici e biodinamici. A Enologica, la rassegna delle eccellenze agroalimentari dell’Emilia Romagna curata da Giorgio Melandri ,è stata presentata la nuova associazione dei produttori di vini naturali della Romagna: i “Bioviticultori”. Si parte dalla terra, da un nuovo modo di vivere il rapporto con la natura e l’ambiente. Per rispettarli e seguirne i bisogni, i tempi, i frutti. Nasce da qui un nuovo modo di pensare al vino. Interpretando con assoluta fedeltà il luogo dove è creato e raccontando le storie e la vita di chi lo produce.

E’ questa la sfida di 6 produttori della Romagna: Paolo Babini di Vigne dei Boschi, Stefano Bariani di Fondo san Giuseppe, Filippo Manetti di Vigne di San Lorenzo, Emilio Placci di Il Pratello, Andrea Bragagni, e Paolo Francesconi, proprietari delle omonime cantine. Le loro vigne abbracciano tutto il territorio centrale della Romagna. Si va dai campi immediatamente a ridosso delle prime colline dell’Appennino attorno a Faenza di Paolo Francesconi, ai filari sui 600 metri d’altezza di Il Pratello, a Modigliana. Attorno a loro il Fondo San Giuseppe a Brisighella (400 metri s.l.m.), Vigne dei Boschi a Valpiana di Brisighella, sulla dorsale Appenninica, al confine con la Toscana (400 metri s.l.m.), a Campiume e, sempre sulla medesima dorsale collinare, troviamo Vigne di San Lorenzo e l’azienda agricola Bragagni a Fognano (350 s.l.m.).

Il tutto per una superficie vitata complessiva di oltre 40 ettari e in grado di produrre ogni anno 80 mila bottiglie. Terreni che variano dalle argille di Faenza, all’arenaria dell’alto Appennino e presentano condizioni climatiche differenti per escursione termica ed esposizione ai venti e in grado di offrire un carattere preciso e particolare a ognuna delle etichette dei “Bioviticultori”. Per loro, infatti, ogni vino deve esprimere e raccontare la specificità del luogo dove nasce. Come amano ripetere: “Un grande vino nasce da una grande uva e il lavoro di cantina deve solo consentire di esprimerne in pieno la potenzialità. Deve rispettarne ed evidenziarne il carattere. Senza modificarlo o trasformarlo in qualcosa di lontano o diverso dal luogo dove nasce”.

Quindi grande attenzione per la vigna, per il lavoro dei campi, che segue i tempi e i cicli della natura e delle sue stagioni. Nessuna attività invasiva nei confronti del contesto naturale, rispetto e tutela della biodiversità della flora e della fauna. Nessun prodotto di sintesi nei trattamenti, vinificazioni completamente naturali. Il tutto per ottenere vini certamente buoni, ma con il valore aggiunto di non essere un semplice “prodotto”, ma la sintesi finale di un ciclo dove il “vigneron”, moderna via di mezzo tra l’artigiano e l’agricoltore, accompagna e asseconda vigna, uva e vini. E a farla da padrone nei filari dei “Bioviticultori”, sono i vitigni autoctoni della Romagna. Si parte dal Sangiovese, principe di questo terroir e dall’Albana vivificata sia dolce sia secca, e si arriva al Trebbiano altra bacca bianca tipica della zona, per finire con uve quasi scomparse e oggi recuperate, dai “Bioviticultori”, come Centesimino, Malbo Gentile,Cor d’usel, e Pagadebit.

L’obiettivo dell’associazione è quindi quello di fare conoscere e apprezzare maggiormente in Italia e all’estero (molte delle etichette dei “Bioviticultori”, hanno già ottenuto riconoscimenti dalle guide al buon bere del nostro Paese) un nuovo aspetto della produzione enologica romagnola e, soprattutto, un nuovo modo di vivre il rapporto con natura e ambiente. Con la terra e l’agricoltura.

Le realtà dei “Bioviticultori”

- Vigne dei boschi
L'azienda si trova a Valpiana di Brisighella, sulla dorsale Appenninica, al confine con la Toscana ad un'altitudine di 400 metri s.l.m. Acquistata nel 1989 da Paolo Babini, oggi la proprietà possiede 35 ettari di cui 6,5 a vigneto. Già prima dell'acquisto uno studio, sia climatico sia geologico individuò l'area adatta alla produzione di vini d'alta qualità. Contrariamente alla tradizione, che indicava come più vocata l'area collinare Appenninica più bassa, si scelse una zona più alta, dove le maturazioni delle uve risultavano più lente e gli sbalzi termici giorno-notte favorivano i profumi. Dai 6 ettari inizialmente presenti in azienda si è giunti, dopo 10 anni, ad un rinnovamento viticolo pressoché totale, sia varietale sia di forma di allevamento. La morfologia del terreno, costituita da pianelli e poggi a diverse altezze (variabili da 250 m a 500 m s.l.m.) incastonati in mezzo a boschi e quindi con microclimi molto diversi, ha consentito una scelta varietale molto ampia e la possibilità di collocare ogni vitigno nel luogo più adatto a esprimere al meglio le sue potenzialità enologiche. Anche le forme di allevamento, cordone spronato e guyot bassi, con densità variabili da 4000 a 6000 piante per ettaro, consentono una bassa resa per pianta.
 
Per il Sangiovese si è scelto l'alberello (ripreso dal vecchio alberello romagnolo) con una densità di 8000 piante per ettaro. Il 30% dei vigneti sono di bacca rossa :Sangiovese ; Merlot ; Pinot Nero ; Syrah e alcuni vitigni autoctoni in sperimentazione; la rimanente superficie è a vitigni bianchi quali Albana, con cloni ripresi da un vecchio vigneto presente in azienda di oltre 50 anni con grappolo piccolo e spargolo, Trebbiano, Sauvignon ,Riesling, Pagadebit e altri vitigni locali e internazionali in prova. Dal 1994 la coltivazione dei vigneti è con il metodo della agricoltura biologica e dal 2002 si è iniziata la conduzione aziendale secondo i dettami della agricoltura biodinamica. Questi principi vengono utilizzati anche nel processo di vinificazione che esclude qualunque tipo di manipolazione indotta, ma segue il più possibile il decorso naturale di maturazione del vino.

I vini: Monterè (Albana), 16 Anime (Riesling ), Poggio Tura (Sangiovese in purezza) Rosso per Te (Sauvignon Rosso) Settepievi (Sangiovese, Malbo) Neroselva ( Pinot Nero). E-mail: vignedeiboschi@alice.it

- Fondo San Giuseppe
Il Fondo San Giuseppe si trova a Brisighella, a 400 metri sul livello del mare. I terreni sono limo argillosi, calcarei e con buona dotazione di sostanza organica. E’ stato acquistato da Stefano Bariani nel 2008 per assecondare una sua esigenza personale e di vita.” Dovevo, dopo dieci anni di lavoro nel mondo del vino esprimere il mio sentimento, la mia visione, come produttore come vignaiolo. Ho scelto Brisighella perché ritengo sia un borgo collocato in una valle ancora integra, dove la natura è rimasta intatta, con il fiume e le colline, gli ulivi e i molti boschi”. L’azienda si compone di quattro ettari e mezzo di vigneto e undici di bosco. Condizione indispensabile al benessere dell’agro-ecosisitema. Le varietà più rappresentate sono: Albana (un ettaro), Trebbiano (un ettaro), Riesling (un ettaro) e Chardonnay (un ettaro). Il rimanente prevede alcune varietà rosse. “Filosoficamente mi sento vicino al movimento dei vini naturali e personalmente intendo il vino come frutto spontaneo della terra, intaccato il meno possibile dagli interventi tecnici dell’uomo.

L’azienda è biologica e certificata dall’ICEA (istituto certificazione etica ambientale) e gestisco la vigna in modo biodinamico. L’agricoltura naturale, quella biodinamica in particolare, è per me un credo e non una convenienza. Ero già convinto della bontà di questo metodo vent’anni fa, quando ero studente di agraria all’università di Bologna e intuivo l’impatto distruttivo dell’industria dei fitofarmaci sull’ambiente e sulla salubrità dei prodotti agricoli. Già allora ero un difensore dell’agricoltura di inizio ottocento, quando l’industria dei concimi e degli antiparassitari non era ancora nata e gli agricoltori-artigiani sapevano interpretare la terra attraverso un sapere che si tramandava da millenni”.

I Vini di Fondo San Giuseppe : Tèra (trebbiano in purezza), Ciarla (Riesling in purezza), Caramore (Chardonnay in purezza), Fiorile (Albana in purezza).
Web: www.fondosangiuseppe.it

- Andrea Bragagni
Nata nel 1998, l'azienda agricola Bragagni si trova sul territorio a monte dell'antico borgo medioevale di Brisighella, nella frazione di Fognano. Estesa su una superficie di 25 ettari e ad una altitudine di 350 metri s.l.m. l'azienda è inserita in una vallata che conserva la suggestione paesaggistica di una natura incontaminata. I suoi vigneti affondano le radici in un terreno a medio impasto sabbioso, esposto a nord-est. I vini che vi nascono sono il frutto del paziente lavoro fatto in vigna durante tutto l'anno, di una produzione selezionata con una resa di 40 - 50 quintali per ettaro, della scelta di privilegiare la qualità del prodotto, nel rispetto della tipicità delle uve del territorio.

I vini di Andrea Bragagni: Gheppio (Trebbiano), Rigogolo (Albana), Monte Canneto (Cabernet Sauvignon in purezza), Casa i Frati (Sangiovese in purezza).
Web: www.bragagni.com

- Il Pratello
L'azienda agricola biologica “Il Pratello” sorge in comune di Modigliana (FC), in una terra che fu Toscana, di cui ancor oggi, scorgiamo le tracce in cipressi, ulivi, piccole badie, rari bassorilievi, incisioni. Dalle radici e dai tralci, a resistere tra la macchia, dove le rovine del piccolo cimitero ci riportano alla Badia del ’400, alle vigne di oggi coltivate con metodo tradizionale, nella certezza di creare un prodotto, che unisca alla valorizzazione dell'opera della natura, le conoscenze di oggi, nel rispetto dell'ambiente e della salute, intesa come benessere ed equilibrio. Situato ad un'altitudine variabile da 400 a 600 mt. s.l.m; il Pratello estende i suoi terreni e i suoi vigneti nei territori dell'antica Badia di Santa Maria in Raustignolo. La prima menzione di questa località è del 1421, quando le “rationes decimarum” registrano la chiesa di S. Maria De Rastignaula in Pieve di S. Savino.

L'escursione termica che si realizza tra giorno e notte, regala al frutto della vite profumi intensi e persistenti che caratterizzano ogni vino prodotto. Queste peculiarità, unite alla bassa produzione per ceppo offre la possibilità di ottenere vini di grande struttura e con impronta “territoriale” molto marcata. Il Pratello fa parte, oltre che del gruppo “Biovicultori”, del progetto “I Colori della Romagna Toscana”. Associazione senza scopo di lucro, di privati cittadini che operano a vario titolo nei settori agricolo, commerciale e artigiano, all'interno dei cinque Comuni della Comunità Montana Acquacheta. L’obiettivo è valorizzare il territorio e le sue offerte turistiche tramite le produzioni agricole e vitivinicole, le attività agro-alimentari ed enogastronomiche di eccellenza ed i servizi nel quadro dì una economia eco-compatibili, valorizzando così anche le nostre risorse umane e il loro rapporto con storia, cultura e tradizioni.

I Vini di Il Pratello: Le Campore (Chardonnay e Sauvignon) Morana (Sangiovese in purezza) Il Casetto, (Merlot, Cabernet e Sangiovese), Castagnara (Pinot Nero in purezza), Calenzone (Merlot 60% Cabernet 40%), Mantignano (Sangiovese o,in purezza), Badia Raustignolo (Sangiovese in purezza, prodotto solo in grandi annate), Becugiano (Centesimino).
Web: www.ilpratello.net

- Paolo Francesconi
La sfida di Paolo Francesconi è: “Produrre vini con un proprio “carattere” che rispecchino il “terroir” e il mio lavoro. Per questo sia in vigna che in cantina applico i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica”. Infatti, in ogni vigna il rapporto fra il suolo, la luce, il calore, l’acqua, il vitigno e l’uomo rappresentano una combinazione unica e inimitabile. Queste caratteristiche vengono assorbite dalla vite e da questa passano all’uva con la possibilità di ottenere un vino che esalti l’espressione di quel vitigno e di quel territorio. C’è una parola francese “TERROIR”, che non trova un termine corrispondente in italiano, che designa il legame complesso tra microclima, geologia , topografia, suolo e vite. Il ruolo del “terroir” nella qualità dei vini e degli alimenti in generale è fondamentale. Il “terroir” necessario per produrre un grande vino rosso sarà molto diverso da quello per produrre un grande vino bianco I primi tre fattori del “terroir” sono clima, geologia e topografia. Il quarto fattore il suolo, dove la vite affonda le proprie radici, non è solo uno sterile supporto per la pianta, attraverso il quale l’uomo somministra alla vite l’acqua e gli elementi nutritivi di cui abbisogna, ma è un organismo vivente.
 
Il sapore dell’uva e il gusto di un vino si generano attraverso i complessi rapporti che si intrecciano tra il suolo ( organismo vivente, che nutre e riceve nutrimento dalla pianta) il clima gli animali e l’uomo. E questo è ciò che ogni etichetta di Paolo Francesconi vuole offrire a chi le degusta. L’agricoltura biologica agisce, quindi, stimolando la formazione della sostanza organica nel suolo e l’attività biologica di tutta la microfauna e i microrganismi presenti. Il suolo complesso e vivente può così nutrire la pianta che potrà crescere sana e produttiva e concentrare nei propri frutti tutti gli aromi e sapori che la vite può raccogliere e concentrare da quel territorio. Soprattutto, trasportarli nei vini che nascono dalle sue uve e in questo modo offrire caratteristiche assolutamente uniche. Per questo estrema attenzione è riservata alle pratiche agronomiche e di cantina che consentono ad un sito vinicolo di esprimere appieno il proprio carattere. L’obbiettivo che si intende raggiungere è ridare pieno significato ai terroirs e sganciarne il prodotto dalla competizione che la tecnologia e l’assenza di tipicità, provocata dal suo utilizzo esasperato, hanno provocato nel mercato mondiale del vino.

I vini di Paolo Francesconi: D’Incanto (Centesimino passito), Limbecca (Sangiovese in purezza) Le ladi (Sangiovese in purezza), Simposyum (Merlot in purezza) Impavido (Merlot in purezza), Miniato (a base Cabernet Sauvignon), Idillio (Albana passito), Luna Nuova (Trebbiano) Cordusel (Cor d’Usel).
Web: www.francesconipaolo.it

- Vigne di San Lorenzo
Nel 1998 Filippo Manetti ha acquistato una piccola borgata di origine medievale chiamata Campiume, situata a Fognano di Brisighella sui primi contrafforti dell`Appennino Tosco Emiliano. Il complesso è completamente circondato da vigne e olivi e produce ogni circa 10 mila bottiglie. Passione, è la parola che descrive perfettamente il suo lavoro in vigna e cantina. Manetti segue infatti da solo ogni fase della produzione dalla potatura invernale delle vigne, alla vinificazione e infine all’imbottigliamento. Il suo approccio mantiene pieno rispetto per la tradizione si orienta da un limitatissimo uso della tecnologia sia in vigna sia in cantina. La sua prima annata è il 2000 a già dal 2006 i suoi vini arrivano alle finali di guide come Il Gambero Rosso. Sono vini vivi e vitali, vivaci e dai colori intensi, con sapori diversi dai vini ottenuti con metodi tradizionali, e che messi nel bicchiere si trasformano di ora in ora. Unna volta aperta la bottiglia, mostrano una notevole e prolungata resistenza all’ossidazione, mostrano diversità più marcate nei bianchi che nei rossi, rispecchiano, il territorio e l’annata durante la quale sono stati prodotti..

I vini di Vigne di San Lorenzo: Campiume (Sangiovese in purezza), San Lorenzo (uvaggio di Cabernet Sauvignon e Merlot ),Le Fieni (uvaggio di Malbo Gentile, Sangiovese, Cabernet) (vitigno tipico romagnolo), Campaglione (Sangiovese in purezza). Web: www.campiume.it


Per informazioni:
Carlo Bozzo
Mobile: 335577845
E-mail: carlobozzo@hotmail.com


Fonte news: Ufficio Stampa "Bioviticultori"

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