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Chi non lavora non fa l'amore, di Davide Cocco

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Home > Autori > Marketing > Schiscio è bello

Schiscio è bello

Chi non lavora non fa l'amore

di Davide Cocco

Caro amico lettore, prima di iniziare la lettura di questo post fai partire questa canzone.

In questi giorni ha tenuto banco all'interno della piccola nicchia dell'internet eno-gastronomico una querelle partita dal blog di Stefano Tesi. Come al solito si è poi scatenata nei commenti l'antica guerra fra blogger e giornalisti, e soprattutto fra fazioni rivali, ma questo mi interessa poco. Anzi mi annoia. Mi appassiona di più invece l'oggetto vero del post di Tesi: l'indignazione di fronte alle condizioni poste per l'accredito al Merano WineFestival.

Cosa richiedeva Helmuth Kocher? Molto semplicemente che l'accreditato avesse già scritto o si impegnasse a scrivere qualcosa sulla manifestazione. Questo ha inorridito Tesi e molti commentatori, che si sono sentiti colpiti nella loro libertà di stampa.
Per farvi capire come vanno le cose mi tocca spiegare un po' di cose.

Come funzionano gli eventi
: ce ne sono di due tipi, quelli ad invito e quelli ad accredito. Nel primo caso è l'ufficio stampa o l'organizzazione che invita direttamente gli ospiti, offrendo loro quello che può: alle volte il pernottamento, alle volte il rimborso spese di viaggio, alle volte un gettone di presenza o un compenso se la persona ha un ruolo attivo nella manifestazione. E questi sono la maggior parte.
Nel secondo caso invece ci troviamo di fronte agli eventi più importanti, più di richiamo, e allora è il giornalista che deve richiedere all'organizzazione o all'ufficio stampa di essere accreditato come giornalista, e quindi di entrare gratis alla manifestazione e di avere accesso a tutte le agevolazioni e strutture messe a disposizione. È il caso del Vinitaly ad esempio, oppure dello stesso Merano WineFestival.

Cos'è e cosa fa un ufficio stampa
: si potrebbe dire di tutto, ma restringiamo il campo. Nello specifico degli eventi l'ufficio stampa cura gli inviti o gli accrediti, invia i comunicati stampa prima durante e dopo, cura l'eventuale accoglienza dei partecipanti accreditati - se prevista - e gestisce l'eventuale sala stampa. Poi fa anche molte altre cose. E le fa sulle basi di un accordo con il cliente.

Perché gli organizzatori si dotano di uffici stampa
: il committente paga l'ufficio stampa perché vuole che dell'evento si parli il più possibile, in modo che aumenti la partecipazione, aumentino gli sponsor, aumentino i partner. In pratica lo scopo è fare più soldi. Che mi pare legittimo, ed è un principio che sta alla base di qualsiasi strategia di marketing.

Perché gli uffici stampa invitano i giornalisti/blogger alle manifestazioni
: perché i giornalisti parlino della manifestazione, prima, durante e dopo. In questo modo il cliente sarà contento e vedrà che l'ufficio stampa ha fatto bene il suo lavoro.

Qual'è il lavoro del giornalista/blogger
: semplificando molto, scrivere pezzi. Articoli, post, chiamateli come volete. La partecipazione a una manifestazione dovrebbe essere quindi funzionale allo svolgimento di questo lavoro, non di sicuro bere, mangiare, incontrare gli amici o formarsi, come ha avuto il coraggio di dire qualcuno. Visto poi che gli accreditati entrano gratis, hanno normalmente agevolazioni e altro, non mi pare proprio che le richieste dell'organizzazione siano così fuori dal mondo, né lesive della dignità professionale. Anzi, probabilmente quelli del MWF sono i primi e gli unici ad avere il coraggio di metterle nero su bianco e tentare di fare un po' di selezione nel mare magnum di fuffa e scrocconi che girano per le manifestazioni. Con e senza tesserino.

L'alternativa? Pagare il biglietto.


Disclaimer (visto che qui si lavora in trasparenza): le ragazze di Finestrino rp - che si occupano dell'ufficio stampa del MWF da due anni - sono care amiche, colleghe e praticamente vicine di casa. Con loro ho pure lavorato, sempre per Gourmet's International, alla scorsa edizione del Roma VinoExcellence & Merano WineFestival. Giusto per fare chiarezza.


Foto da Flickr di 
blulikejazz88

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6 Commenti

Inserito da Filippo Ronco

il 07 novembre 2011 alle 00:53
#1
Altrove, nell'unico lungo commento che ho lasciato nel post di Tesi, tra le altre cose devo aver scritto che questa cosa dell'articolo obbligatorio è una boiata pazzesca. Dopo aver letto e riletto il tuo articolo non dico che mi hai persuaso ma vorrei almeno modificare in parte quanto ho scritto là.

Magari non è una boiata pazzesca, cioè ha un senso, ma io non mi sentirei mai in una manifestazione organizzata da me, di imporre questo genere di obbligo, credo che già la presenza in molti casi sia un "costo" in termini di tempo non indifferente. Il fatto che un giornalista presente per esempio venga, assaggi e poi non scriva l'articolo sull'evento è già di per sé un plus per l'azienda, solo il fatto di averlo conosciuto, di esserci entrata in contatto può aprire porte, contatti e opportunità di recensione future, dirette o indirette. Già questo è un risultato che magari l'ufficio stampa non vede (perchè non credo nessuno riesca a fare recalling di tutte le aziende per sapere le conversioni da contatto a 3-6-9-12 mesi) ma che effettivamente si traduce in qualcosa di concreto e di utile per l'azienda che è poi il fine ultimo.

Quindi no, io non imporrei mai a chi mi fa il piacere di venire al mio evento (con la pletora di eventi che ci sono) di scriverne ma sono disposto a correggere il tiro dicendo che chi lo fa non faccia una boiata ma semplicemente abbia regole, priorità ed esigenze diverse dalle mie.


Ciao, Fil.

Inserito da Stefano Tesi

il 07 novembre 2011 alle 10:30
#2
Caro Davide,
mi fa piacere che il discorso lasci da parte le polemiche e torni sul punto da cui è partito.
Forse sarà colpa delle molte semplificazioni, ma le cose non stanno proprio come hai scritto. Le centra molto di più Filippo nel suo commento.
Qui mi limito a sottolineare una cosa. E cioè che la prospettiva del discorso va rovesciata a 180°: comunque si veda il problema, qualunque siano gli scopi del committente o la prassi dell'ufficio stampa, un giornalista (sottolineo giornalista) non può, per ragioni deontologiche, sottoscrivere un impegno a scrivere articoli. Punto. E' una cosa su cui non si discute. Chi lo fa, viola le regole della propria professione.
Lo so anch'io che lo fanno molti e poi nessuno interviene, ma questa è un'altra storia (molti violano i limiti di velocità, ma ciò non significa che non siano vigenti e giusti).
Non può nemmeno accettare compensi, rimborsi e omaggi "in cambio" di articoli.
Non è una mia opinione, lo dice la legge sulla stampa.
Ne consegue che una manifestazione che impone al suo ufficio stampa di pretendere impegnative (perdipiù scritte) fa non solo una boiata pazzesca, ma un autogol.
Aggiungo un'altra cosa.
Per il giornalista vero (cioè uno che va lì per lavorare e non per "passione" ed è pagato per andarci, nonchè per scrivere eventuali articoli), lo scopo dell'accredito non è entrare "gratis", ma avere i servizi, le agevolazioni, le facilitazioni per svolgere al meglio il proprio lavoro. Sottolineo ancora lavoro, non hobby. Chi scrive "gratis" non svolge un'attività professionale, con quel che ne consegue. Qui sta il punto, alla fine.
In ultimo: non ho nulla contro le titolari dell'ufficio stampa del MWF, è gente che lavora (appunto) e che come tale va rispettata. Continuo però a ritenere che, accettando l'imposizione del loro cliente sugli accrediti "condizionati", abbiano fatto un cattivo servizio a se stesse e soprattutto al committente.
Saluti, S.T.

Inserito da Davide Cocco

il 08 novembre 2011 alle 22:32
#3
Grazie per l'intervento a entrambi e mi scuso per il ritardo nella risposta.
Rispetto ovviamente entrambe le posizioni, anche se resto della mia idea. Ma il tuo intervento, Stefano - mi permetto di darti del tu - più che darmi delle risposte mi apre tutta una serie di domande.
La cosa che più mi rattrista è che secondo me l'iniziativa, discutibile finché vogliamo, dell'organizzazione del MWF sia la diretta conseguenza di una situazione che si trascina da troppo tempo, e che nessuno vuole affrontare. Ben vengano, quindi, le provocazioni e le prese di posizione radicali. Speriamo servano a migliorare le cose.
Sani.davide

Inserito da Ugo Baldassarre

il 11 novembre 2011 alle 17:41
#4
Mi permetto di dissentire da quanto scrive Cocco. Io non mi sento neanche, come fa Fil, di correggere il tiro e ribadisco: "l'articolo obbligatorio è una boiata pazzesca".
Esistono due tipologie di valutazioni, quella relativa al "titolo di accesso", alla qualificazione necessaria per l'accredito agli eventi, e quella "ex post", concernente il lavoro svolto da chi ha già partecipato agli eventi stessi. E' ovvio, addirittura scontato, che qualsiasi ufficio stampa (ma a parer mio dovrebbe riguardare soprattutto gli eventi di gittata minore) terrà in maggior conto conto per gli inviti futuri soprattutto chi nei propri articoli o comunicati ha messo in risalto l'evento rispetto a chi non ne ha parlato affatto o magari ne ha parlato malissimo, ma non per questo credo che non debba invitare più quest'ultimo, anzi... Ma mai, dico mai, si dovrebbe arrivare all'escludere aprioristicamente proprio chi potenzialmente ha tutte le carte in regola, parlo del giornalista, solo perchè non ha scritto niente. Per assurdo, per converso, se dovesse consolidarsi quell'altro criterio d'ora in avanti si ammetterebbero esclusivamente tutti coloro che in virtù della captatio benevolentiae esercitata, "sdilinguendosi a dovere" - e avendo o meno una qualifica - , hanno scritto qualcosa (quasi sicuramente qualcosa di positivo). E che valore hanno questi pezzi?
UB
p.s. spero che Fil non mi escluda da Tigullio perchè non scrivo articoli... ;)

Inserito da Davide Cocco

il 13 novembre 2011 alle 16:09
#5
Gentile Ugo,
non c'è scritto da nessuna parte che chi si accredita deve aver scritto bene o dovrà scrivere bene del MWF. Quelli si chiamano publiredazionali quando va bene, marchette quando va male. L'esclusione di persone che hanno un'opinione diversa o che criticano la manifestazione, quella sì che sarebbe una boiata pazzesca.
Sani.davide

Inserito da Rinaldo Marcaccio

il 15 novembre 2011 alle 00:35
#6
A mio parere la manifestazione meranese ha fatto col concetto di selezione, la sua fortuna. Selezione in senso lato di tutto: di vini e aziende, target di riferimento e organi dell’informazione. Ora a mio parere, pur toppando clamorosamente, questo episodio degli accrediti condizionati è emblematico di un tentativo di cambio di rotta, o perlomeno di aperture maggiori rispetto al passato; probabilmente dovuto al fatto che nel panorama delle manifestazioni vinicole italiane, non è poi così difficile trovare un livello qualitativo dei vini molto buono, che non è più caratteristica esclusiva del MWF. Cioè mi sembra un tentativo segnato da un eccesso di timidezza e quindi mal riuscito, di un cambio d’abito in corso; perché forse si percepisce il rischio in prospettiva di un qualche possibile isolamento dell’evento e conseguente sua perdita di appeal, proprio in dipendenza di quegli elementi legati al concetto di selezione spinta, che sono stati invece alla base delle fortune iniziali.

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