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La favola dei polifenoli ribelli, di Enzo Zappalà

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La favola dei polifenoli ribelli

di Enzo Zappalà

Siamo al momento delle guide dei vini. Seguite sicuramente da lunghe discussioni, critiche, rabbie e gelosie, che col vino hanno ben poco a che fare. In un vecchio libro di una vecchia biblioteca ho trovato questa favola inedita, di autore sconosciuto, che voglio raccontarvi. Essendo una favola è ovviamente inventata e non ha niente a che vedere con la realtà. Oltretutto deve anche, per definizione, finire bene.

C’era una volta, al di là delle montagne più alte e dei mari più profondi, la piccola nazione di Vinilandia. Gli abitanti, sempre allegri e felici, lavoravano con gioia e passione, condividendo  emozioni e soddisfazioni. Moltissimi di loro producevano vino e le colline di Vinilandia erano coperte di vigne anch’esse ridenti e ubertose. Tutti bevevano vino a Vinilandia e tutto il vino era ugualmente buono. Non vi era bisogno di denaro e gli abitanti si scambiavano i prodotti della terra senza preoccuparsi di chi dava o riceveva di più. Il vino, sempre a disposizione, leniva i possibili rancori prima ancora che essi potessero nascere.

Un brutto giorno, arrivò a Vinilandia un orco maligno e cattivo. Nessuno conosceva la malvagità nella piccola nazione ed egli fu accolto con gentilezza e cordialità. L’orco fece in fretta a rendersi conto che il vino poteva essere sfruttato per fare soldi, molti soldi e diventare importante e potente. Inventò il denaro e cominciò a parlare ai vignaioli e a insinuare in loro un dubbio che mai li aveva sfiorati: “Il mio vino è più buono di quello degli altri?

Nel frattempo riuscì a fare entrare a Vinilandia alcuni amici, spietati e malvagi come lui, che propagarono quel dubbio con sempre maggior insistenza, facendolo diventare certezza: “Il mio vino è più buono di quello degli altri!” Anche in quella terra felice iniziarono a vedersi sguardi tristi e torvi. Poi arrivò la prima spruzzata di invidia e gelosia. A quel punto l’orco e i suoi amici passarono all’azione e iniziarono a elencare i vini secondo il proprio giudizio. Si misero d’accordo nello stabilire classifiche diverse tra loro, in modo che ogni vignaiolo si sentisse sempre un po’ vincitore e un po’ vittima.

Nacquero decine di liste di vini e ormai Vinilandia era diventata terra di sguardi cattivi, di ripicche, di silenzi e di rabbie sempre più tangibili. I vignaioli vivevano solo in attesa delle classifiche dell’anno dopo e tutti gli abitanti bevevano solo i vini che l’orco e suoi colleghi lodavano di più. Ovviamente, l’orco chiedeva qualcosa in cambio per regalare i punteggi più alti e così facevano i suoi amici. Anche se sembravano discordi tra loro, li legava un unico interesse e un unico scopo: acquisire potere e privilegi.

Inutilmente alcuni tra i vecchi più saggi della nazione cercarono di interrompere quella catena. Alcuni scesero alla stessa stregua dell’orco, provando a dare anche loro classifiche che fossero sincere o quantomeno benevole con tutti. Nessuno, però, seguiva più l’onestà, ma solo la voglia di primeggiare ad ogni costo. Il maleficio dell’orco si era impossessato della mente degli abitanti ed essi erano stati privati delle loro capacità di ragionamento.

Vinilandia era diventata una terra triste e lugubre, dove pochi avevano acquisito potere e ricchezza e tanti vivevano in povertà e miseria. Il vino aveva perso le sue virtù che stimolavano amicizia e cordialità e si era trasformato in un prodotto arido e senza vita. L’orco e i suoi amici ridevano e gioivano, seguiti da un corteo di adulatori e di vignaioli pronti a donargli di tutto per un punto in più.

Le vigne sembravano piangere e difficilmente il Sole riusciva a illuminarle. L’uva era sempre più debole e stanca e l’orco iniziò a togliere le viti più vecchie, mettendo al loro posto piante fatte arrivare da fuori, pronte a tutto, ma prive di vigore, schiettezza e personalità, proprio le doti che aveva contraddistinto i vitigni di una volta.

Nacquero così vini monotoni, uguali, banali. Ma poco importava. Il loro valore veniva imposto dall’orco e dai suoi amici, che si divertivano un mondo a cambiare anche drasticamente le loro scelte e ammirare come il popolo seguisse senza alcuna ribellione la corrente della moda. Ormai nessuno si curava più dei valori antichi del vino.

Fu a quel punto che quel piccolo acino di un piccolo grappolo di una piccola vigna si ribellò. Dapprima fu preso in giro dai suoi amici, ma la rabbia e la passione cominciarono a propagarsi dapprima al suo grappolo, poi a quelli vicini e poi a tutti i grappoli di tutte le vigne. Quando venne l’ora della vendemmia erano ormai tutti d’accordo e avevano deciso perfettamente le azioni da svolgere al momento debito. E così avvenne.

Nessuno se ne accorse in quanto nessuno era più in grado di riconoscere gli antichi profumi e aromi del vino di una volta. Venne, infine, il giorno delle degustazioni che l’orco e i suoi amici eseguivano sogghignando, una volta all’anno, per dimostrare la serietà del loro lavoro. Anch’essi in fondo non capivano niente di vino e lo avevano usato solo per diventare ricchi e potenti. Non riuscirono quindi a rendersi conto di ciò che i polifenoli avevano fatto nel momento della fermentazione e anche dopo. Come fossero guidati da una mente e da uno spirito unici, essi si erano scissi improvvisamente in tanti singoli fenoli.

Fu facilissimo per loro spezzare le catene molecolari. Il vino venne pervaso dagli odori tipici del fenolo o acido fenico. Non si fermarono, però. Dovevano andare fino in fondo. Il fenolo si liberò di un piccolo ma importantissimo atomo di ossigeno e si trasformò finalmente in una molecola ancora più semplice e terribile: il benzene! L’ultima frase che l’orco scrisse sul suo foglio fu: “Sentore di idrocarburi…”, poi lui e i suoi colleghi furono presi da terribili dolori e in preda a conati di vomito sempre più violenti scapparono al di là delle più alte montagne e dei mari più profondi. Nessuno li vide più a Vinilandia. Si dice che facciano gli eremiti in una terra lontana e impervia, bevendo solo e soltanto acqua di fonte, ricca di zolfo.

Intanto a Vinilandia, i polifenoli si erano velocemente riformati, le vigne avevano cacciato le piante intruse e piene di boria e in breve il vino tornò a essere quello di una volta, insieme alla gioia e alla felicità degli abitanti.

A ricordo e monito di quel tragico periodo, nella piazza principale di Vinilandia è stato eretto un monumento semplicissimo, indicato da tutti come un tragico errore da non seguire mai più. I nonni lo indicano ai nipotini, che scappano spaventati da quella visione. All’interno di una teca di cristallo vi è l’ultima copia dell’ultimo taccuino dell’orco, pieno zeppo di numeri e di parole inutili…

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Astrofisico per 40 anni, ho da sempre coltivato la passione per il vino e per il mondo che lo circonda. Vedo di traverso la seriosità che...

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