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Il vino del futuro, di Enzo Zappalà

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Il vino del futuro

di Enzo Zappalà

Il vino è sicuramente una bevanda piacevole. Tuttavia, se cervelli limitati come quelli dei filosofi dell’era di Pericle, dei senatori dell’impero romano, dei principi illuminati del rinascimento potevano anche accettare le terribili e nefaste conseguenze derivanti dal suo utilizzo, l’uomo moderno che è andato sulla Luna, ha inventato il computer e il telefonino, la televisione e i giochi elettronici, non può più restare indifferente ai danni incalcolabili causati da un processo di fermentazione vecchio di oltre tre miliardi di anni.

Siamo o non siamo persone intelligenti e responsabili? Mentre gli antichi si divertivano con le tragedie di Sofocle, le commedie di Plauto, scrivevano eterne tiritere come la Divina Commedia o i Promessi Sposi, il progresso di oggi permette di assistere con lucidità e commozione a spettacoli ben più esaltanti, profondi, etici, che partono da Amici, passano per l’Isola dei Famosi, e giungono ai vertici assoluti del Grande Fratello. Di pari passo con l’apertura della mente, anche il corpo necessita una rivoluzione adeguata.

Come logica conseguenza, nel terzo millennio, il vino era ormai stato identificato come uno dei peggiori nemici della razza umana. Quell’immonda reazione metabolica di altrettanto immondi lieviti aveva, infatti, il coraggio di produrre non solo il diavolo ecologico per antonomasia, l’anidride carbonica, ma addirittura il vile, insinuante, subdolo e pernicioso alcol etilico. Sì, proprio colui che poteva alterare le reazioni di un ignaro e incolpevole automobilista lanciato a 180 chilometri all’ora su una strada provinciale della nostra felice e consapevole penisola. Era ora di dire basta e passare all’azione.

L’uomo moderno, tecnologicamente e intellettualmente avanzato, doveva distruggere quella bevanda da troppo tempo in auge tra le forme umane primitive, e costruire qualcosa di migliore e più consono alla sua essenza spirituale. E così i primi eroici pionieri cominciarono a pensare alla de-alcolizzazione del vino. Spiriti puri, senza alcun ritorno economico, spesero i loro anni migliori per cercare di invertire la reazione chimica forse più antica del mondo.

Provarono di tutto e di più. Filtri, reagenti, osmosi, ebollizioni, evaporazioni, abbattimenti, preghiere, suppliche, urla, maledizioni... Si tentò, ovviamente, anche di eliminare drasticamente il vino dalle tavole, ma troppe reticenze sopravvivevano ancora nelle menti più semplici e limitate. Si doveva rivoluzionare il vino senza però permettere che il popolo bruto se ne accorgesse. Purtroppo, dopo anni e anni di lotta, gli studiosi più disinteressati e capaci arrivarono solo ad abbassare la gradazione di un paio di gradi. Non poteva certo bastare.

E’ impossibile, in queste poche righe, approfondire le formule chimiche che intervennero negli assalti più violenti contro quella stupida e resistente trasformazione degli zuccheri. Si ossidarono fosfati, si ridussero carbonati, si demolirono molecole e molecole. Fu un americano, il solito americano, ad avere il primo geniale intuito. Era necessario inserire un elemento nuovo nel mosto per inibire sufficientemente il lavoro dei maledetti lieviti. E alla fine fu trovato: il Calcio (Ca).

In effetti, il nome era perfetto per quello che il suo atomo faceva: prendeva letteralmente “a calci” il fruttosio e lo allontanava dalla cellula del lievito. Quest’ultimo si arrabbiava non poco, ma niente poteva fare contro quei quattro strati di elettroni pieni di vigore e di energia. Si gridò al miracolo quando si ridusse la gradazione alcolica di ben 10 gradi. Il nuovo vino era quasi innocuo, con i suoi 3 o 4 gradi.

Purtroppo però, la gioia durò poco. Se 14 gradi erano deleteri per chi andava a 180 chilometri all’ora, 4 gradi erano più che sufficienti a stordire i conducenti della nuova generazione di automobili che potevano facilmente raggiungere i 250 sulle strade provinciali, lasciate accortamente tali e quali a prima. Bisognava arrivare a zero!

Lo stesso stabilimento che aveva scoperto le proprietà del Calcio, si lanciò, con spirito altruistico e dedizione quasi mistica, nella nuova eroica impresa. Nel giro di cinque anni trovò ciò che cercava. Non fu facile, dato che l’elemento necessario era raro e difficile da trovare in natura, il Lantanio (La). Con i suoi sei strati di elettroni era il compagno ideale per il Calcio. Anzi, si comprendevano benissimo e si combinavano in molecole sempre più forti e arroganti. Il lievito fu preda della loro violenza e si arrese, permettendo addirittura che i cari amici Carbonio (C) e Ossigeno (O) si trastullassero con i nuovi arrivati.

Non occorsero molti tentativi per giungere alla molecola finale, capace di azzerare il grado alcolico, senza -oltretutto- alterare di molto i colori originari del liquido, ormai sconfitto, grazie alla presenza del Carbonio (scuro) e del Lantanio (chiaro). Il suo nome tecnico era molto semplice: Carbonato Doppio di Calcio e Lantanio, presto diventato Cadocal per tutti. Via libera, finalmente, alle automobili che potevano superare il muro del suono sempre e comunque sulle stesse strade provinciali di prima. L’intelligenza, la volontà e la tecnologia dell’uomo avevano vinto ancora una volta.

Il nuovo vino, sia rosso (con percentuale maggiore di Carbonio) che bianco (con percentuale maggiore di Lantanio) fece il suo ingresso trionfale sul mercato e divenne l’amico fraterno di tutte le tavole imbandite sia nel nord che nel sud del mondo. La molecola risolutrice fu addirittura divinizzata e non vi era persona che non ne conoscesse a memoria la formula chimica: CaLa(CO)2, oppure nelle sua forma estesa CaCOLaCO o anche COCaCO

Accidenti, non posso concludere! Non vorrei essere denunciato per pubblicità occulta…

Cin Cin cari amici e Cadocal in bocca!

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Astrofisico per 40 anni, ho da sempre coltivato la passione per il vino e per il mondo che lo circonda. Vedo di traverso la seriosità che...

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