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E se la cellula raccontasse la sua favola?, di Enzo Zappalà

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E se la cellula raccontasse la sua favola?

di Enzo Zappalà

A volte (magari troppo spesso) sono molto simile alla cellula di cui ho riportato lo sfogo qualche tempo fa. Sono anch’io un po’ “furioso”. Meno male che Filippo mi soffia contro e riesce a … frenarmi (almeno un poco).

Sia ben chiaro che non rimangio assolutamente nulla di ciò che ho detto e che è stato, in parte, male interpretato. Mi sono convinto, però, che è meglio dare esempi piuttosto che gettare accuse, anche se giustificate. Ho, perciò, deciso di fare un tentativo diverso. Anzi, dato che sono sempre piuttosto frenetico nel mettere in atto ciò che penso, sono già partito alla grande, sfruttando materiale che avevo da parte. Cercherò di essere meno ermetico e spiegare cosa vorrei fare al più presto.

Come si capisce attraverso gli sfoghi della cellula e mio, reputo che sia troppo banale e semplicistico limitarsi alle sensazioni esteriori di ciò che vi è all’interno del bicchiere. Ben altro ci vuole per poter assaporare al meglio e fino in fondo l’essenza del vino. Esiste tutta una serie di emozioni che sembrano staccate e/o inutili, se considerate superficialmente, ma che hanno un peso importantissimo.

Anche quando, tanto tempo fa, il vino non veniva recensito, criticato, giudicato era comunque un simbolo fondamentale per l’uomo: la storia e la cultura umana ne sono prove inconfutabili. Perché? Presto detto. Per la meravigliosa avventura dei processi chimici che l’accompagnano e che sono nati prima di ogni altro atto vitale sulla nostra Terra. Parlo, in particolare, della fermentazione alcolica. Per esperienza personale, posso assicurarvi che conoscendo la straordinaria storia dei lieviti, degli enzimi e dei composti chimici che essi riescono a formare e spezzare, quel liquido che state girando nel bicchiere assume un’identità ben diversa e ben più appagante. Non solo ci allaccia alla nostra cultura millenaria, ma ci lega alle regole precise, geniali e stupende dell’intero Universo. Perché perdere questa possibilità e trascurare la parte forse più meravigliosa del vino?

Non è certo l’unico risvolto che viene troppo spesso trascurato. Esistono infinite altre reazioni chimiche, esistono migliaia di storie umane che arricchiscono il valore intrinseco del vino in generale (sì, a volte, anche legate ai calli sulle mani e alle fatiche degli uomini), esistono particolarità dell’uva e della sua maturazione, del clima, della struttura geologica del terreno in cui affondano le radici, che, se visti emotivamente e non tecnicamente, aumenterebbero sia la conoscenza di cosa beviamo sia la molteplice varietà di percezioni non solo legate ai sensi, ma anche alla mente. Anch’essa, infatti, deve essere coinvolta in una degustazione veramente completa. Il lavoro da fare è enorme e le sorprese numerosissime. Invito tutti coloro che amano e conoscono il vino a cercare di dare il proprio apporto a questa più ampia visione del nettare di Dioniso.

Torniamo però allo scopo di questa “presentazione”. Io non sono un biochimico, sono solo un astrofisico. Tuttavia, ho letto e studiato per interesse personale la fermentazione alcolica e l’ho trovata una splendida favola senza tempo. Ho deciso di descriverla in modo divulgativo, comprensibile a tutti coloro che abbiano voglia di conoscerla e capirla. Lo farò sotto forma di fiaba, in cui i singoli personaggi manterranno i loro nomi “propri” (per permettere a chiunque di entrare, se ne ha voglia, nei dettagli più scientifici e complicati), ma daranno vita a una storia appassionante, piena di emozioni e colpi di scena. Sarà indirizzata ai giovani, ma anche ai meno giovani e -perché no?- anche ai molti esperti di vino che “stranamente” non hanno ancora sentito il bisogno di affrontarla.

Niente di tecnico o di professionale. Sarà semplice, divulgativa e priva di citazioni astruse. Descriverò l’atomo, gli elettroni, gli enzimi, i composti organici, l’ossidazione e la riduzione (quanti parlano di vino ossidato e nemmeno sanno cosa significa?) e molte altre cose che permetteranno d’inserire l’alcol etilico (e quindi il vino) nel loro contesto naturale e universale. Lo spazio più ampio l’avrà la glicolisi, il primo magnifico atto di sopravvivenza degli organismi viventi, composta da dieci “fatiche” che fanno impallidire le dodici fatiche del più celebre Ercole.

Penso che a fine autunno uscirà sotto forma di libro (dovrei già aver trovato l’editore, che non pretende niente, ma che -ovviamente- non promette nessun ritorno economico… lo scopo, comunque, non è certo quello!). Un primo tentativo di aprire certe porte inspiegabilmente chiuse. La Natura è semplice e così anche le sue leggi. Sono gli uomini che spesso le rendono difficili a causa della loro ignoranza.

Che ne dite? Datemi un segnale e il lievito “partirà” in quarta ...

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Astrofisico per 40 anni, ho da sempre coltivato la passione per il vino e per il mondo che lo circonda. Vedo di traverso la seriosità che...

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