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Viaggi enogastronomici

Spoleto e il Vino: Asti DOCG e Taverna dei Duchi (Prima parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Due calici di vino rosso in primo piano, la scritta in tre colori “vi farà innamorare” e due giovani sullo sfondo, leggermente sfuocati, che stanno per baciarsi, i nasi si toccano e le bocche si stanno avvicinando. Spoleto e il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali l’hanno messa sul richiamo anche sessuale per “comunicare in maniera qualitativa il vino italiano”. Ci sento una specie di stonatura tra il sesso, il patrimonio storico culturale di Spoleto e la notte bianca del vino come strumento per “coinvolgere i giovani” (speriamo bene!) e l’obiettivo della manifestazione che è trovare “il giusto riconoscimento per la qualità che il nostro vino esprime”. Bypassata questa, a mio vedere, poco felice introduzione, resta comunque un programma interessante di assaggi, conferenze, presentazioni, discussioni, che richiamano i vini nel mondo solo per quanto riguarda l’incontro “Il Sud Africa sfida l’Italia” con otto vini in assaggio delle due nazioni a confronto.

Vedi anche:Spoleto e il Vino: Taglio del nastro e Grenache (Seconda parte)

In realtà si parla di “VINO, OLIO E IL LORO MONDO”, per una manifestazione di così ampio respiro organizzata in questa bellissima città umbra a parlare di Barolo e Brunello, Asti e Moscato d’Asti DOCG, l’Olio nel piatto, Grenache (Francia, Marche, Umbria e Sardegna), di Antonio di Gruttola che recupera i vitigni storici e vecchi vigneti del sud, di Olio, Tartufo e Vino dell’Umbria, di Lambrusco e della Bella della Daunia, di Vermentino, Cannonau, Aglianico, Fiano, Greco, Asiago, Roero, Trebbiano spoletino, Sagrantino Passito, Calcaia, la muffa nobile orvietana in una verticale di sei annate, e poi di Prosciutto di Parma DOP, abbinamento vini e cibi, dipinti col vino, aste di etichette del vino per sostenere i giovani della Fattoria della Misericordia di Eggi, libri sul vino, l’arte cioccolatiera umbra e infine luci, musica e allegria in una grande festa dedicata non solo ai giovani, ma alle famiglie, agli anziani e a tutti quelli che amano tutte le cose buone, come l’olio, il vino e il loro mondo.
Nove i patrocinatori, diciassette i partners, cinque gli sponsor tecnici e poi un’auto ufficiale, un partner tecnico, un media partner, un evento per questa manifestazione organizzata da meeteventi dal sito www.vininelmondo.org.

Giovedì 1° Giugno 2011

Via con l’Asti

Arrivo a Spoleto a metà pomeriggio, anche oggi con una spruzzata dal cielo spero beneaugurante per il successo della manifestazione. Oggi sono previste solo due degustazioni, entrambe in Corso Mazzini, nella sala delle degustazioni di Palazzo Tordelli. Ormai la prima me la sono persa, quella delle due mini verticali di Barolo e Brunello. Pazienza, perché le verticali sono sempre molto educative.
Non mi perdo però la seconda, quella guidata da Lorenzo Tablino, maestro enologo dal Piemonte, che presenta da par suo lo Spumanti Asti e il Moscato d’Asti DOCG. Siamo circa una trentina i presenti o curiosi che vogliono capirne di più su questo vino così diffuso e così “accattivante”.
Si comincia dallo Spumante e dal Moscato Bianco che lo produce nei 52 comuni della provincia di Asti e poi si passa a raccontare come si prepara, il metodo Martinotti, o metodo classico, ecc. Lorenzo è un fiume di parole e poi comincia a parlare di abbinamenti con lo Spumante d’Asti. Ottimi quelli con i formaggi, altri forse con così indovinati, come quelli con gli insaccati in genere, meglio se insaporiti da erbe aromatiche. Passa poi a spiegare come si apre la bottiglia, di fare attenzione all’invito sulla corona, a non fare rumore con l’estrazione, accompagnando con la mano l’uscita del sughero dal collo della bottiglia e di odorare bene il tappo, ricordando che “se il tappo sa di vino, anche il vino sa di vino, se invece il tappo sa di tappo, allora anche il vino sa di tappo!”. Importante anche notare la gonnella del tappo perché se non c’è la gonnella vuol dire che il tappo ha perso la sua elasticità e allora il vino si sarà mescolato con l’aria, avrà perso le sua forza spumeggiante e potrà anche essere invecchiato con troppo anticipo.
Inizia ora la degustazione, a partire dalle bollicine, che vanno osservate nel bicchiere ma soprattutto vanno sentite sulla lingua. Nel bicchiere le bollicine devono essere tante, piccolissime, persistenti, lente a salire e con movimento a zig zag mentre sulla lingua si deve percepire il petillant dell’anidride carbonica che gli dà la vivacità che lo deve caratterizzare.
Altra cosa da NON fare assolutamente con lo spumante è far roteare il bicchiere prima di portarlo alla bocca, proprio per il tipo di vino che si sta valutando.
Il colore deve essere giallo paglierino, magari con lievi tonalità verdognole e l’aspetto deve essere, come è, limpido.
Al naso si percepiscono gli aromi che vengono dai terpeni contenuti nella buccia dell’uva. Il naso in realtà è solo una via di passaggio perché il vero percettore degli aromi è l’ipotalamo, con cui i percettori del naso (e della lingua) comunicano costantemente. Percepiamo così sentori di fiori e frutti bianchi, dunque tiglio, acacia e gelsomino innanzitutto e poi, più deboli e sfumati, sambuco, glicine, miele, salvia, basilico.
In bocca si avverte la freschezza e poi il dolce, l’acidulo, in un piacevole equilibrio finale. Ben percepito anche il pizzicore della CO2 sulla punta della lingua.
Una attenta analisi anche per il pecorino che viene proposto in abbinamento allo spumante d’Asti DOCG, prima alla rottura della pasta, alla sua densità e omogeneità, all’odore di latte al naso e al sapore e alla resistenza del morso sulla pasta biancastra.
Ultima nota dedicata ai tre sette che deve avere l’Asti Spumante, sette i gradi alcolici, sette il grado d acidità, sette i grammi di zucchero, per essere perfetto.
Si passa poi al Moscato d’Asti, dell’annata 2010, ben fresco come deve essere. Un vino appena petillant, non uno spumante, quindi senza anidride carbonica. Colore giallo paglierino, piuttosto tendente al chiaro che al pieno. Al naso profumi di frutti e di erbe, in questo caso con note balsamiche, di salvia e di erba tagliata, essendo Cuneo e Serralunga la zona di provenienza.
In bocca è fresco, di buona acidità, e pieno, armonico e piacevole.
L’abbinamento ottimale non è per contrasto, come nel caso dello spumante, ma per similitudine, dunque con pasticcini dolci di paste secche alle mandorle e alle nocciole. Altri abbinamenti piacevoli con scodelle di macedonia fresca oppure con palline di gelato alla crema.
Entrambi i vini vanno consumati entro uno, due anni al massimo, identificabili dal millesimo per il moscato oppure dal lotto per lo Spumante.
L’ultimo quiz lo vince Olga e la sua risposta all’indovinello di Tablino (Cosa fanno nel mezzo della vigna a mezzanotte tre vignaioli vestiti di una tunica rossa con una radio che spara musica a tutto volume?) “spaventano i cinghiali” le consente di portarsi via un bel libro sul vino e una bottiglia di Moscato d’Asti.

La Taverna dei Duchi

Dopo un’oretta passata piacevolmente si esce all’aperto per una passeggiata lungo le vie di Spoleto fra un locale e un altro a degustare vini nazionali, siciliani e campani al ristorante il Pentagramma, sardi a La Torretta, abruzzesi al Tric Trac, toscani all’Apollinare, marchigiani a Il Tartufo, friulani a Il Canasta, piemontesi al Sabatini, lombardi all’Angelo, umbri e lucani al San Lorenzo, laziali al Conga, calabresi allo Spoleto Cafè, emiliano romagnoli al Circolo dei Fermenti, veneti al Tebro, pugliesi alla Trattoria del Quarto, molisani al Wine bar Api, liguri alla caffetteria Jolly e infine trentini alla Taverna dei Duchi. Ed è qui alla Taverna dei Duchi, al numero 1 di Via Aurelio Saffi, all’incrocio con Via dei Duchi, che ci fermiamo a cenare dopo una visita alla suggestiva scalinata e alla piazza del Duomo di Spoleto, di fianco al Teatro Caio Melisso, nonostante il Duomo fosse già chiuso.
La Taverna si sta popolando di clienti. I tavoli rotondi all’ingresso di Via Saffi sono già pieni e allora ci sediamo a un piccolo tavolino nel salone interno. Alle pareti qualche quadro con strani alberi che farebbero la gioia di uno psicologo valutatore di Baumtest e qualche poster del Festival di Spoleto ante 2000.
Inevitabili gli Stringozzi alla spoletina, i tipici spaghettoni fatti a mano conditi con aglio, olio, peperoncino, pomodoro e prezzemolo freschi.
Poi una buona salsiccia alla brace accompagnata da un piatto di lenticchie in umido, servite nella scodella di coccio.
Interessanti anche i fagioli all’osso di prosciutto, con pezzi di cotiche, insieme a una piccola porzione di formaggio pecorino di montagna, saporitissimi.
Come vino un bel Rosso di Torgiano DOC Rubesco di Lungarotti, di 13 gradi, sincero e beverino, perfettamente abbinato ai piatti umbri scelti.
L’ambiente è famigliare, pulito, ordinato. Sembra di essere a casa. Hanno un bell’aspetto anche le pizze che sono servite a due ragazzi del tavolo a fianco.
Il conto è sui venti Euro a testa, compreso il vino, per un eccellente rapporto qualità prezzo in terra di Spoleto.
Un plauso ai proprietari per aver cancellato dal menù la voce Coperto. Bravissimi!
Una passeggiata al fresco per tornare verso Piazza della Libertà e il vicino Hotel dei Duchi dove passeremo la notte.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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