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Viaggi enogastronomici

Moscato d'Asti ad Alba, Neive, Pavese e dintorni (Prima parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Prendere mezz’ora di sole in quel di Alba ai bordi di una bella piscina ti fa sentire lontano dal Piemonte. L’aria è fresca, la gente è poca e silenziosa, senti parlare tedesco da una coppia che ti passa accanto mentre leggi il tuo libro sdraiato a un metro dall’acqua. Il ragazzo alla reception, per dirti da che parte è Loazzolo, deve guardare Googlemaps. Tutto questo ti fa pensare a un mondo sempre più piccolo, sempre più globalizzato.
Ma quando ti sposti tra paesi in cima a un colle e vedi vigne, rocche, capannoni industriali al confine tra Cuneo e Asti, ecco che senti il vero Piemonte, la tradizione, le vigne col Barbaresco, fino a Neive e oltre. Raggiungi il top a Loazzolo con i profumi dei fiori nel vigneto a 500 metri di altitudine degli Isolabella della Croce e ti bei dei profumi del loro stupefacente Solìo, il passito vendemmia tardiva così complesso, fine ed elegante, che ricolleghi nella memoria ai migliori eiswines. Invece di Moscato si tratta, di quello “come facevano una volta” direbbero i vecchi. Qualità e passione, amore per il proprio territorio e disciplinari rigorosi stanno ridando splendore a questo eccezionale vitigno, che proprio in questi giorni vede la nascita delle “sottozone Canelli, Strevi e Santa Vittoria d'Alba”, appena approvate dal Comitato Vitivinicolo Nazionale e che assaggeremo nella vendemmia 2011.
Ieri sera, a una festa con una ventina di amici, ho aperto alla fine della serata, dopo rossi e bianchi italiani e francesi, anche importanti, una magnum di Moscato Valdiserre (quello di Loazzolo) da accompagnare a una torta alla frutta. Un successo strepitoso, un coro di “ma che buooono!”. Anche la pecora nera del gruppo, che “a me i vini dolci non piacciono”, si è servita due volte.
Ma adesso vi racconto la storia dall’inizio.

Vedi anche Moscato d’Asti a Santo Stefano Belbo, Neive, Loazzolo (Seconda Parte)

Venerdì 1° Luglio

Le magie di Neive

Un educational tour organizzato da Medusa in terra di Moscato e Barbaresco per riscoprire e rivivere le magie e le bellezze di questa terra dove Levi ha lasciato un segno e dove il parroco di Neive tutti se lo ricordano con nostalgia. Dal Motel di Alba in corso Asti ci spostiamo col pullmino a nove posti guidato da Ezio / Nick Nolte di Langa fino al centro di Neive. Basta un giro nella “Dispensa” di Tonino Verri, lo stesso della “Contea” e del “Nido della Cinciallegra” per sentire profondo il profumo della tradizione enogastronomica di questa terra benedetta da Dio.
Un cartello sulla porta ti informa che qui si fanno “Degustazioni gratuite di vini, salumi, formaggi delle nostre colline”. Entri e scopri che è proprio così. Roberta ti fa accomodare e intanto prepara il vino che ti interessa, le chiediamo un Arneis de La Contea, la loro azienda, e ci taglia dell’ottimo salame ancora giovane, lievemente insaporito al Nebbiolo di Barbaresco, un assaggio di ottimo formaggio, una Toma di Monte 27 stagionata e delle schiacciatine del ristorante di fronte, dove Liliana sta in cucina e Andrea sta in sala. Dove se entri ti senti in una casa di ricchi borghesi o di un monsignore del 1700, con le tovaglie bianche, le stoviglie adatte, due o tre pezzi di arredamento in stile e soffitti tutti affrescati e perfetti e porte di legno dipinte , di quelle che si chiudono in modo automatico perché il cardine in basso è leggermente scostato dal muro e la porta non sbatte anche se le finestre sono aperte e c’è un po’ di corrente. Una foto su un libro aperto sulla scaffalatura di destra mostra Tonino e Claudia sorridenti, che per simpatia e somiglianza fisica ricordano Gino Bramieri e Betty Curtis della nostra giovinezza. Tutta la villa ospita da lustri il ristorante La Contea di Tonino, ma la proprietà dei muri è del non meno famoso Bruno Giacosa.

Dante Rivetti e la sua famiglia.

Il programma è intenso ed Ezio ci porta in dieci minuti in frazione Bricco di Neive, all’azienda famosa per il Barbaresco e per il Moscato, di Dante Rivetti, della leva del 34, stazza robusta, con un’epa appariscente sotto alla camicia a righine aperta nei due bottoni centrali e la sua barba bianca, piena di saggezza e di buon senso.
Avrebbero dovuto esserci le figlie Katia e Mara ad accoglierci, ma impegni di lavoro le hanno portate in Olanda e allora è lui stesso che ci accompagna per una visita all’azienda.
È stupefacente la cura delle viti in vigna. Più che un vigneto sembra una siepe di bosso di un giardino all’italiana appena tagliata. Non c’è un tralcio che debordi dalla massa centrale per più di cinque centimetri.
Dante ha una settantina di ettari vitati e produce altre 400.000 bottiglie in 14 etichette tra i due cru di Barbaresco, il Nebbiolo Langhe, il Barbera d’Alba, il Dolcetto d’Alba, il Langhe Arneis, lo Chardonnay, lo spumante metodo classico, sia bianco, sia rosato e, dulcis in fundo, il Moscato (straordinario) e il Moscato Passito. Dante prosegue la tradizione vitivinicola iniziata dal nonno Giuseppe, continuata dal padre Carlo e che andrà avanti col figlio Ivan e la sua prole già matura. Ci tiene a ricordare anche che da 45 anni lavora il Moscato per la Martini e Rossi.
Visitiamo con lui la cantina, una piccola cattedrale di torri di acciaio, la barricaia con almeno 600 barriques e una ventina di botti medie e grandi, da 25, 30 e 105 ettolitri. Ha anche tre grosse cisterne da tremila ettolitri (sì, proprio così) ciascuna.
All’esterno nelle sue proprietà crescono anche le palme, gli ulivi, i cipressi e i cespugli della macchia mediterranea, tento che non sembra proprio di essere nel cuore del Piemonte, tradizionalmente freddo e nevoso d’inverno.
Per tutto il tragitto ci segue Willie, il simpatico cane dalla livrea juventina, uno della decina del piccolo zoo cinofilo di Dante.
Nel locale imbottigliamento una Bella Porsche Carrera color argento si gode l’ombra del pomeriggio.
Saliamo nella sala al primo piano della torre cilindrica del primo corpo di fabbrica per la degustazione. Iniziamo con un Barbaresco DOCG 2001 cru Micca stupefacente per freschezza, colore rubino equilibrato, giovane, armonico al naso e di ampia eleganza e persistenza in bocca. Una grande bottiglia.
Proseguiamo con un Barbaresco Bricco Riserva 2000, più maturo, pieno, quasi baroleggiante nei colori più aranciati e negli aromi più classici, di grande struttura in bocca.
Il più sorprendente è però il Moscato d’Asti Riveto 2010, di 5 gradi di un bel colore oro liquido luminoso e vivo, con un naso pieno, intenso e persistente e una bocca fresca, piacevole, con una grande persistenza e una nota lievemente agrumata di mandarino e scorza d’arancio, forse dovuta al microclima mediterraneo di questo territorio dove da sempre, come ricorda Dante, d’inverno ci sono almeno cinque o sei gradi termici in più rispetto al territorio circostante.

La Bossolasca di Maurizio con il Riso di Bra

Per la cena ci spostiamo a Santo Stefano Belbo, il paese di Cesare Pavese, alla Bossolasca, “Ristorante con camere” come recita l’insegna all’ingresso.
Stasera a cena assaggeremo il riso di Bra di Ernesto Allocco, che cresce proprio a Bra, nelle acque del Tanaro, nei circa 50 ettari di risaia che Ernesto ha deciso di avviare oltre venti anni fa e che oggi porta avanti con la moglie e i due figli Giovanni e Marco per produrre ogni anno circa 4000 quintali di riso fino Loto, la qualità che assaggeremo stasera con una ricetta personale di Maurizio.
Quando entriamo sentiamo dei colpi secchi provenire dalle cucine. È Maurizio che sta tagliando al coltello una chilata di carne cruda che ci servirà proprio come primo antipasto.
A seguire un tortino di melanzane con vellutata di pomodoro, stupefacente per delicatezza e freschezza della materia prima e per la bontà dell’olio usato (finalmente!).
Ecco il Riso Fino Loto di Ernesto cotto in brodo vegetale con un po’ di sedano di fondo e una spruzzata di Moscato e mantecatura di Parmigiano. Squisito e Maurizio ha superato sé stesso.
Ottimi i successivi taglierini ai funghi porcini, saporiti e dalla perfetta cottura al dente.
Segue ancora uno stracotto di manzo alle nocciole con patate al forno al rosmarino, tenero e ben equilibrato con la delicatezza delle nocciole tostate che lo ingentiliscono.
Ancora delle robiole di Roccaverano, una fresca di latte caprino e una di media stagionatura di latte misto, accompagnate, per chi la gradisce, da una mostarda di frutta e da una scodellina di miele di castagno.
Infine una fetta di ottimo salame al cioccolato e una squisita torta di nocciole coperta da un leggero zabaione al moscato.
Vini Chardonnay, Dolcetto, Barbera d’Asti e Moscato dell’azienda Le Filere di Santo Stefano Belbo.
Un caffè e una deliziosa e morbida grappa di moscato completano la serata, con il rientro ad Alba e una breve sosta a Neive per recuperare il contenitore del pigiama estivo con gli elefantini che serve a Franco per dormire alla grande.

Sabato 2 Luglio

Enoteca del Moscato a Mango

La notte al Motel Alba è passata in un attimo. Silenzioso e confortevole nella sua aria condizionata ben calibrata, la sveglia è accompagnata da una falce di luce chiara che filtra dalle tende pesante non perfettamente accostate e scendo subito per la colazione nella sala al piano sotterraneo, con un ottimo caffè d’orzo doppio, con la sua bella crema densa, il latte caldo, il pane con prosciutto cotto e formaggi teneri o a media stagionatura, la frutta fresca, il miele, le brioches con la marmellata, lo yoghurt alla frutta e la spremuta di arancio e pompelmo.
Alle otto e trenta siamo pronti per salire all’Enoteca regionale di Mango al piano terra del bel palazzo dei Brusca, rimesso in piedi dal Comune di Mango, che è l’attuale proprietario.
È Fabrizio, all’interno, che si occupa del servizio e della presentazione dei vini e dei prodotti di Langa che stanno sulle bacheche per la vendita al pubblico. Il Presidente dell’Enoteca è Valter Bera, ex sindaco e produttore a Neviglie, persona estremamente concreta e solida, come dimostrerà parlando di organizzazione, di vino e soprattutto del Moscato di Asti e dei 52 comuni che producono sia il Moscato d’Asti, sia l’Asti Spumante, nelle tre province di Cuneo, Asti e Alessandria, secondo l’unico disciplinare DOCG Asti. È davvero curioso, come ci spiega il Presidente, che il Comune di Asti non sia rappresentato tra i comuni in cui si può coltivare l’omonimo moscato. Purtroppo non è stata ancora avviata, secondo le regole del disciplinare, la procedura di inserimento delle terre del Comune nel disciplinare stesso.
Nel locale d’ingresso e nei due adiacenti tanti vini, nocciole e loro derivati, mieli, formaggi e cose buone del territorio fanno bella mostra in mezzo alle sculture e alle tele di Attilio Lauricella, dai colori allegri e sgargianti che ricordano un po’ le tele di Ugo Nespolo.
Il Consorzio dell’Asti DOCG si occupa della tutela del vino Moscato d’Asti. A parte Cinzano del gruppo Campari e Martini e Rossi del gruppo Bacardi, che da soli vendono il 60% delle bottiglie prodotte, ci sono i 200 produttori aderenti al Consorzio che pesano per 550 ettari di vigneto e 6 – 7 milioni di bottiglie prodotte di Moscato, che sono ben poca cosa sul volume complessivo di oltre 90 milioni di bottiglie, di cui 70 di Asti Spumante (con una pressione minima di 3,5 atmosfere) e il rimanente di Moscato (con al massimo 1,7 atmosfere, quindi appena petillant).
Oggi lo Spumante sembra avere problemi di immagine e prezzi concorrenziali mentre per il Moscato ci sono carenze di prodotto disponibile e quindi prezzi all’ingrosso quasi raddoppiati rispetto ai prezzi concordati a livello di disciplinare, almeno fino alla prossima vendemmia prevista anticipata per la fine di agosto. Secondo Valter si fa poca pianificazione a livello di Consorzio per prevenire momenti difficili, soprattutto quando le cose vanno bene, come in questo momento. Occorrerebbe una maggiore partecipazione dei conferitori.
Ci sediamo alla tavola lunga nella sala laterale destra per gli assaggi dei vini, accompagnati da fette di salame fresco, da spicchi di Tuma del Fen di solo latte caprino e di morbida Robiola d’Alba a latte misto.
Il primo vino è un Bel Piasì, Asti Spumante 2010 Cascina Fonda di Mango di 7,5 gradi.
Non disdegniamo l’offerta di un assaggio di un rosso, in questo caso il Sassisto Langhe Rosso DOC 2006, di 14 gradi dal lotto L S6 e codice di controllo AAA01008079, dell’Azienda Agricola Bera di Neviglie (CN). Si tratta di un uvaggio di Barbera (70%), Nebbiolo (20%) e Merlot (10%), che matura 24 mesi in barrique e poi si affina per altri 12 mesi in una elegante bottiglia Albeisa.
L’ultimo assaggio è il Moscato d’Asti DOCG vendemmia 2010, di 5 gradi dal lotto L103, sempre dell’Azienda Agricola Bera – Cascina Palazzo, dal bel colore giallo paglierino chiaro e dal naso elegante di lieve crema pasticcera. Accompagna il moscato una fetta di torta di nocciole morbidissima e una manciata di tonda gentile trilobata di Langa al giusto punto di tostatura, deliziosa.

Foto Credit: dal sito Motel di Alba

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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