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Viaggi enogastronomici

Vini da Pesce ... e Dodici (Prima Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Per la seconda volta ho l’onore di partecipare ad una nuova edizione di questo unico concorso nazionale che riguarda i vini, ma non i rossi, solo i bianchi e i rosati non dolci, in tutte le tipologie possibili. Lo si è chiamato “Vini da pesce”. È ben vero che col pesce si possono bere anche dei rossi, ma non stiamo a sottilizzare troppo. La tradizione vuole che col pesce si abbini un vino bianco o al massimo rosato, fermo o spumante … e questi sono i vini.
Siamo nel Parco del Monte Cònero, in uno dei luoghi più belli e suggestivi delle Marche e forse d’Italia. Qui è anche la patria del Verdicchio, che, per chi non lo sapesse, nel 2010 è stato il vino più premiato d’Italia ed è il terzo tra i vini bianchi italiani più esportati. Ma il concorso comprende i vini bianchi e rosati di tutte le regioni italiane, dunque il Verdicchio rappresenta una frazione, per noi sconosciuta, del parco assaggio.
Il concorso è approvato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e di sicuro rappresenta un punto di riferimento per le aziende del settore e per i consumatori attenti alla qualità.
La Selezione è organizzata dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini in collaborazione con la Camera di Commercio di Ancona e gode del patrocinio di Regione Marche, Provincia di Ancona, Comune di Ancona e A.S.P.eA.-Azienda Speciale della Camera di Commercio di Ancona per lo sviluppo della pesca e dell'agricoltura.
Si comincia l’11 Maggio e si prosegue fino al 13. Cinque giurie di tecnici enologi, giornalisti italiani e giornalisti stranieri, divisi in cinque giurie, selezioneranno i vini da premiare tra i 598 campioni pervenuti e resi anonimi da un notaio.
Sarà anche l’occasione per conoscere nomi nuovi, aziende sempre più competitive, ristoranti e luoghi davvero speciali.

Vedi anche Vini da Pesce ... a Altro (Seconda Parte)

Mercoledì 11 Maggio 2011

L’incontro con la stampa estera.

Nel fascino della ex-abbazia di San Pietro sul promontorio del Monte Cònero, grande masso erratico scivolato verso sud est dalla Pianura Padana alla fine dell’ultima glaciazione, mi godo questo sole di maggio mentre faccio colazione nella sala annessa al bar dell’Hotel Monteconero. Un paesaggio da favola, dove ti puoi rilassare e leggerti un buon libro oppure passeggiare nei boschi che ti stanno attorno a 360 gradi. La vista spazia lontano fino agli ultimi paesi sulle dolci colline di questo basso anconetano, fino a Macerata e oltre quasi ad Ascoli Piceno. Immagino che dovevano provare questa sensazione di possesso e di un tutt’uno con la natura e la creazione i monaci che nei secoli passati erano gli unici a popolare questi luoghi così vicini al cielo.
Alle dieci inizia il convegno, introdotto da Alberto Mazzoni, grande enologo, uomo di marketing e comunicatore come pochi. Alberto possiede una incomparabile capacità di mediazione, capacità che gli ha consentito di costruire un sistema di collaborazione tra i viticoltori e i produttori marchigiani. Il suo metodo è quello del vecchio medico condotto di paese, che conosceva tutti i suoi pazienti e a ciascuno misurava il polso con visite continue e assidue. Anche Alberto ha la capacità di fare lo stesso. Chiede a ciascuno quali sono le sue esigenze, i suoi obiettivi e fa sentire ciascuno protagonista, con un lavoro continuo e assiduo di tessitura e di coinvolgimento, finalizzando oi gli sforzi e le risorse nel raggiungimento di obiettivi comuni concordati con tutti gli interlocutori. Potremmo chiamarlo l’enologo condotto.
Il titolo del convegno di quest’anno riassume la filosofia di Alberto e tutta la pienezza del messaggio che si vuole trasmettere: “Le Marche. Una vitivinicoltura al Plurale”. Alberto ci tiene a far arrivare il messaggio che oggi non si vuole parlare solo di vino, ma soprattutto di territorio inteso come luogo geografico ma anche storico, naturalistico, produttivo, di uno spazio dunque che rappresenta una molteplicità di interessi, di culture, di prodotti uno diverso dall’altro e infine di una pluralità di città, paesi, castelli, laboratori artigiani che sono nati, cresciuti e si sono sviluppati nel tempo in questa regione che anche nel solo nome si presenta al plurale, appunto le Marche, e le persone che qui vivono e lavorano.
Questa manifestazione è ormai giunta alla sua dodicesima edizione.
In 30 anni, racconta Alberto, i vigneti, sia in Italia, sia nelle Marche, sono diminuiti del 30-40%, e con essi è diminuita la produzione, ma ci ha guadagnato la qualità del prodotto finale, che è molto migliorata. Questo specialmente nelle Marche dove la produzione di vini da tavola rappresenta solo il 16% della produzione complessiva, contro il 47% a livello nazionale. Qui sono invece altissime le percentuali di produzione di vini IGT (44%) e DOC e DOCG (40%).
Dal punto di vista quantitativo le Marche stanno al 13° posto, con 780.000 ettolitri annui, con 4 DOCG e 15 DOC. Al primo posto sta il Veneto con oltre 7 milioni di ettolitri, quasi dieci volte tanto.
Nel 1998 si producevano circa due milioni di ettolitri, di cui due terzi rosso e un terzo bianco. Oggi la produzione è meno che dimezzata e la percentuale tra bianchi e rossi è circa 50 e 50.
I vigneti quantitativamente più produttivi sono nella provincia di Ascoli Piceno (oltre il 50%) ma da un punto di vista qualitativo la provincia di Ancona la fa da padrona, con il 51% di vini DOC e DOCG prodotti in tutta la regione.
Il Consorzio, che Alberto rappresenta come Direttore, raccoglie 1134 aziende sulle 1826 di tutta la regione (il 62%) e copre una zona vitata di 3900 ettari, sui 4950 di tutte le Marche (il 79%).
La funzione del Consorzio è aiutare i soci a penetrare i mercati in maniera più efficace e fare sinergia tra produzione, territorio e sue specificità. Al Vinitaly 2010 il Consorzio è riuscito a portare ben 79 aziende marchigiane, o direttamente, o come Consorzio. Nel 2009 nasce il programma promozionale Marche Wine Excellence, finanziato per quell’anno con 234.000 Euro, al 50% dalla Comunità Europea e al 50% dagli stessi soci del Consorzio. “Non pensare di più, ma pensare diversamente” è l’obiettivo che il programma si è dato. I mercati esteri più ricettivi sono stati finora gli Stati Uniti con in particolare New York, Florida e California. Ha giovato molto all’immagine delle Marche l’aver scelto Dustin Hoffman come testimonial del territorio in quel paese e tutti abbiamo sentito la sua voce calda e roca recitare l'avvio e l'ultimo verso dell'Infinito. Anche Cina e Giappone hanno fatto la loro parte, che insieme a Canada e Svizzera rappresentano i mercati di riferimento per l’ultimo triennio. Dal 2012 si pensa di aggredire Russia, Brasile e India, che sembrano avere grosse potenzialità. Nel frattempo lo sforzo economico del programma ha quasi raggiunto gli 8,9 milioni di Euro, di cui 3,1 sono quelli messi a piano per il 2012.
D’altra parte questo momento di crisi si sta dilatando inaspettatamente, soprattutto sul mercato interno, dove la domanda di vino è scesa sotto i 40 litri pro capite. Per fortuna le percentuali di incremento sui mercati esteri sono a due cifre e in certe zone, come appunto Russia e Cina, sono addirittura previsti incrementi percentuali a tre cifre. Occorre quindi insistere con la promozione del vino ma sempre in armonia con il territorio, il cosiddetto “Brand Marche”, con la sua cultura, la sua storia, il suo artigianato e quanto di innovativo vi si trova.
Con l’arrivo di Adriano Massone, Direttore dell’Istituto per il Commercio Estero per le Marche, si accenna al contributo messo a piano dall’Unione Europea per a promozione nei paesi terzi, che ammonta a quasi 58 milioni di Euro, suddivisi tra le varie regioni. Di questi alle Marche spettano 1,54 Milioni. La parte restante sarà suddivisa tra le regioni in funzione della loro potenzialità vitivinicola e quindi il Veneto avrà la fetta più grossa con 8,4 Milioni, poi la Sicilia con 7, la Toscana con 6,3, il Piemonte con 6,2 e ancora la Puglia con 5,7 e l’Emilia Romagna con 5,6 per saltare alla Lombardia con 2,4 e a tutte le altre con quote sempre inferiori. Nella parte bassa della classifica la Liguria con solo 0,23 milioni.

La presentazione della 12° selezione.

Dopo il pranzo in Hotel con maccheroni al pomodoro e gamberetti, Orata in crosta di mandorle, stracciatella su letto di cioccolato amaro e caffè, accompagnati dall’ottimo Verdicchio Classico di Sartarelli, inizia la presentazione della dodicesima edizione di questa selezione nella sala a piano terra dell’edificio che sta a sinistra della vecchia chiesa.
Presenta l’evento Angelo Serri, capo ufficio stampa dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, di cui Mazzoni è Direttore e Gianfranco Garofoli è il Presidente. Quest’anno si parte ancora una volta col botto del superamento dei 600 vini pervenuti. Nuove motivazioni e una visione di lungo periodo con la promozione del territorio caratterizzano la dodicesima edizione.
Sistema Marche significa non solo vino, ma anche tartufo, pesce e tutti gli altri prodotti della terra e del territorio (il terroir e il territoire francesi) in una sorta di endo – gastronomia.
Alberto ci tiene a ricordare che il 70% delle aziende vitivinicole marchigiane sono fidelizzate al Consorzio e che questa selezione costituisce il primo concorso nazionale monotematico.
Dopo Alberto, un breve saluto e speach dei relatori al palco, il Direttore di ICE, Adriano Massone, il Presidente di ASPeA Evasio Sebastianelli, il Segretario del Vice Presidente della Regione Petrini, Nazzareno Franchellucci, giovane pieno di entusiasmo e concreto. In rappresentanza della Provincia di Ancona Roberto Renzi, l’Assessore del Comune di Ancona al Turismo Andrea Nobili e infine l’Avvocato Gabriele Marasca, responsabile degli aspetti notarili della Selezione.
Il Comune di Ancona da quest’anno sostituisce il Comune di Sirolo nella manifestazione e costituisce dunque una new entry e sarà ancora protagonista il 12 giugno a Portonovo per la premiazione dei vincitori della selezione.
Il vino italiano rappresenta una delle poche voci nettamente positive nella bilancia dei pagamenti perché esporta circa tre miliardi di Euro (di cui 1,6% di vino marchigiano) e importa per soli 130 milioni. Le Marche hanno avuto un incremento significativo di esportazioni nel 2010 (del 31%) soprattutto verso Stati Uniti, Russia e Cina. Come giustamente ricorda Alberto, i numeri spesso possono sembrare freddi e noiosi, in realtà sono indispensabili per capire il presente e per pianificare e programmare il futuro.
Con questa iniziativa le Marche cercano di uscire dal cono d’ombra in cui finora sono state relegate in ambito internazionale.
Segue la presentazioni di tutti i 35 commissari che costituiranno le cinque commissioni di assaggio, con un giornalista estero, un giornalista italiano e cinque enologi ciascuna.
Infine Giacomo Moretti, in sostituzione per oggi del Presidente delle Commissioni Giuseppe Martelli, quale organizzatore tecnico della selezione, presenta le modalità di selezione dei campioni, che vengono resi anonimi già al loro arrivo a Jesi e poi vengono riclassificati con una successiva numerazione a cura del notaio avvocato Marasca.
Alle 16.30 iniziamo la selezione nella sala in fondo al ristorante, oltre il giardino.
Sono circa 130 i vini in assaggio, in due sessioni da tredici ciascuna per ogni commissione.
Dei 26 vini assaggiati oggi, sono 18 quelli di categoria uno, vini bianchi secchi tranquilli DOP, 12 del 2010 e 6 del 2009, e gli altri 8 sono di categoria quattro, vini bianchi secchi tranquilli IGP elaborati in barrique o comunque affinati in legno, 5 del 2009, due del 2008 e uno del 2007. Il mio giudizio personale è stato di 6 vini eccellenti (con punti da 90 in su), 4 vini ottimi (da 85 a 89 punti), 12 vini buoni (da 80 a 84 punti) e solo 4 vini sufficienti (fino a 79 punti).

Note dal Regolamento.

Saranno premiati i vini secchi tranquilli a D.O.P. e I.G.P. e gli spumanti, divisi in 10 categorie, che raggiungeranno un punteggio pari o superiore a 80 centesimi.
Riceveranno il Diploma di Merito i vini che raggiungeranno un punteggio pari o superiore a 80 centesimi, secondo il metodo di valutazione dell'Union Internationale Des Oenologues.
Ai vini con il punteggio più alto in ciascuna delle 10 categorie in gara andranno le medaglie d'Oro, d'Argento e di Bronzo.
Riceverà il Premio Speciale Calice Dorico l'azienda che raggiungerà in assoluto il miglior risultato, calcolato in base alla somma dei punteggi più elevati riferiti ai tre vini che abbiano superato gli 80/100.
Saranno premiati con Medaglia d'Oro, d'Argento e di Bronzo i tre vini marchigiani partecipanti alla Selezione che otterranno in assoluto i punteggi più alti tra tutte le categorie, così come risultanti dalla graduatoria finale stilata per la Selezione Nazionale Vini da Pesce.

I vini sono divisi nelle seguenti dieci categorie, nelle tre tipologie sotto elencate:
VINI BIANCHI SECCHI TRANQUILLI
 D.O.P. (DOC e DOCG)
 I.G.P. (I.G.T.)
 D.O.P. (DOC e DOCG) elaborati in barrique o affinati in legno
 I.G.P. (I.G.T.) elaborati in barrique o affinati in legno
VINI ROSATI SECCHI TRANQUILLI
 D.O.P. (DOC)
 I.G.P. (I.G.T.)
VINI SPUMANTI CON RESIDUO ZUCCHERINO NON SUPERIORE A 20 G/L
 Bianchi metodo charmat
 Bianchi metodo classico
 Rosati metodo charmat
 Rosati metodo classico

Le Giurie

Compongono le cinque giurie 25 qualificati enologi nazionali ed internazionali (giuria tecnica) insieme a 10 giornalisti di settore (giuria popolare), cinque internazionali e cinque nazionali, in completo isolamento in quanto il concorso non è aperto al pubblico ed i vini sono tutti rigorosamente anonimizzati.


In vino Veritas … o no?.

Dopo la prima sessione della selezione, si scende per la cena in Hotel con un antipasto di pesce crudo, un ottimo risotto alle erbe, un buon pesce alla brace, fragole e panna bagnati da un Verdicchio dei Castelli di Jesi di Lucchetti da Morro d’Alba. Un appunto sull’olio extravergine, che ancora non rientra nella cultura della nostra ristorazione, se non in casi sporadici, da mosca bianca. Alla mia richiesta di utilizzare un goccio di olio extravergine sull’insalata portata in tavola, mi servono una bottiglia con tappo non originale, di quelli a beccuccio, con l’etichetta unta e bisunta e la scritta in bella vista Olio prodotto nell’annata 2009 con scadenza nel 2011, con evidente nota difettosa all’assaggio. Possibile che chi gestisce un ristorante con un giro di affari di centinaia di migliaia di Euro debba essere così poco lungimirante da pensare di lucrare un guadagno ridicolo risparmiando poche decine di Euro fornendo al cliente un olio difettoso e vecchio piuttosto che una confezione magari monouso di olio extravergine fresco, recente, e magari DOP della Regione Marche? Sono atteggiamenti che sinceramente non riesco a capire.
Dopo il caffè la gradevole sorpresa di uno spettacolo fresco, originale, piacevolissimo, con la regia di Gianluca Barbadori. Nella saletta delle presentazioni sono sparite locandine e tavoli per lasciare posto a tre sgabelli di legno, a tre bicchieri da degustazione, una chitarra e una bottiglia di vino rosso, gli attrezzi che i tre componenti di Ponte tra Culture sanno gestire benissimo per inanellare canzoncine, filastrocche, musichette, linguaggi e dialetti diversi per uno spettacolo godibilissimo sul mondo del vino, con aneddoti, storie bibliche, medioevali e contemporanee e dotte disquisizioni sulla degu – stazione di questo ineguagliabile livellatore di culture, assolutamente democratico.
I tre ragazzi sono bravissimi e affiatati: Ylenia Pace, Simone Bellezze, Igor Pitturi i loro nomi. Simone e Igor lunghi e allampanati, sosia quasi gemelli del giovane Ciccio Ingrassia, fanno da contraltare alla giovane Ylenia, in questo spettacolo sul vino dal titolo “Se in vino veritas … il vino meritas”.
Poco meno di due ore passate in allegria, in maniera intelligente e briosa, con un lungo applauso finale prima di tornare all’aperto sulla terrazza davanti al bar a godersi lo spettacolo serale dei ari delle automobili che corrono al centro sulla A14 tra le luci dei paesi sulle colline e quelle della riviera del Cònero, che brillano per decine di chilometri quadrati tra il mare a sinistra e i Monti Sibillini a destra e in fondo, che a quest’ora si confondono col nero del cielo.

Foto Credit: dal sito www.vinidapesce.it

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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