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Per colpa della crisi in 10 anni chiuse 5mila aziende agricole

di Redazione di TigullioVino.it

Nell'arco di dieci anni in Italia hanno chiuso i battenti ben 474mila aziende agricole. Lo dice l'Istat, confermando di fatto le gravi difficoltà che affliggono il settore. Si tratta di una perdita complessiva di quasi 50mila imprese l'anno: un numero impressionante, con conseguenze pesanti sull'occupazione, che deve far riflettere sullo stato del comparto e sulla necessità - qui e ora - di un nuovo progetto per rilanciare sviluppo e competitività dell'intero settore primario. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati sull'agricoltura contenuti nel rapporto "Noi Italia. 100 statistiche per capire il paese".

Il comparto vive una situazione molto complessa, che è stata acuita dalla crisi economica. L'incertezza sulle prospettive a breve e medio termine accentua i fenomeni di abbandono e pesa sulle scelte di investimento. Nel 2010, per esempio, c'è stata una flessione degli investimenti pari al più 3,5%. L'insicurezza poi allontana i giovani non consentendo un ricambio generazionale: soltanto 112mila aziende, oggi, hanno un conduttore "under 35". Un quadro critico, dunque, aggravato dall'incremento dei costi produttivi e burocratici che continuano a pesare sugli agricoltori. Nell'anno appena trascorso, infatti, sono cresciuti ancora gli oneri complessivi (più 4-5%), mentre sono calate sia la produzione (meno 1,8%) che il valore aggiunto (meno 3%).
 
Resta poi la questione dei prezzi non remunerativi sui campi: in particolare la "voce" energia è praticamente triplicata in dodici mesi, incidendo in modo grave sulla gestione aziendale. Tutte queste spese rischiano di trascinare nel baratro migliaia di aziende che non riescono più a stare sul mercato tanto più che, sempre nel 2010, è proseguito il calo dei redditi (meno 4-6%). Un crollo molto più netto che nel resto dell'Europa. Per questo ora c'è bisogno di misure realmente incisive a sostegno dell'agricoltura. Il governo non può dimenticare un settore che conta in totale 1,7 milioni di aziende e oltre 4 milioni di occupati tra titolari, dipendenti, familiari e lavoratori stagionali. Adesso è necessario lasciare da parte la propaganda. Dopo le continue promesse, l'esecutivo deve dare da subito risposte concrete al comparto.

Mentre da parte di tutti gli attori interessati serve l'impegno serio per aprire un tavolo di confronto e ricercare insieme le soluzioni più adatte a rilanciare l'attività del settore. In questo senso, non si può prescindere da un appuntamento come la Conferenza nazionale sull'agricoltura e lo sviluppo rurale.


Fonte news: Italia a Tavola

Letto 4818 voltePermalink[1] commenti

1 Commenti

Inserito da Magda Beverari

il 26 gennaio 2011 alle 18:32
#1
“Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto,
l’ultimo fiume avvelenato,
l’ultimo pesce pescato,
ci accorgeremo che non si potrà mangiare il denaro.
La nostra terra vale più del denaro.
E durerà per sempre.
Non verrà distrutta neppure dalle fiamme del fuoco.
Fin che il sole splenderà e l’acqua scorrerà, darà vita a uomini e animali.
Non si può vendere la vita degli uomini e degli animali;
è stato il Grande Spirito a porre qui la terra
e non possiamo venderla perché non ci appartiene.
Possiamo contare il nostro denaro
e bruciarlo nel tempo in cui un bisonte piega la testa,
ma soltanto il Grande Spirito sa contare i granelli di sabbia
e i fili d’erba della nostra terra….”
PIEDE DI CORVO – SIKSIKA - PIEDINERI

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