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Pitti Immagine: presentata la nuova edizione delle guide dell'Espresso

di Redazione di TigullioVino.it

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Firenze teatro permanente d’eventi. Lo scorso ottobre all’interno del Mercato di San Lorenzo (in Piazza del Mercato Centrale), sono stati protagonisti i migliori vini e ristoranti d’Italia. Un connubio Made in Italy che sta conquistando gourmet e appassionati dei cinque continenti. Regista dell’evento, Pitti Immagine che ha presentato la nuova edizione delle guide de L’Espresso “I Vini d’Italia 2011” e i “Ristoranti d’Italia 2011”, in collaborazione con il Comune di Firenze, il Centro di Firenze per la Moda Italiana e della Camera di Commercio di Firenze. Dopo sette edizioni alla Stazione Leopolda, l’evento 2010 si è svolto all’interno del mercato di San Lorenzo, uno dei più grandi mercati coperti in Italia, progettato dall’architetto Giuseppe Mengoni - autore anche della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, e inaugurato nel 1874 con l'Esposizione Internazionale d’Agricoltura.

I clou dell’iniziativa si sono succeduti. In mattinata, la presentazione della guida I Vini d’Italia 2011 e la premiazione dei vini dell’Eccellenza, presentati da Enzo Vizzari, Direttore delle Guide de l’Espresso, seguiti dagli interventi del Sindaco di Firenze Matteo Renzi, il presidente di Pitti Immagine Gaetano Marzotto e dai due curatori Ernesto Gentili e Fabio Rizzari. Un’opera quanto mai completa che, previo assaggio di ben 20.000 vini, ne premia circa 10.000 di 2.580 produttori, e ne segnala 231 d’Eccellenza. Poi è la volta della guida I Ristoranti d’Italia 2011. Nella nuova edizione, dei 2.900 ristoranti italiani vagliati, ben 2.500 sono stati recensiti e, per quelli che hanno ottenuto segnalazioni particolari. Goloso il seguito, che ha visto i numerosi ospiti, invitati alla degustazione dei vini dell’eccellenza.

A siglare la giornata, la sesta edizione dell’asta di vini pregiati e da collezione, organizzata dalla Casa d’Aste PANDOLFINI, con 220 lotti battuti ed aggiudicati. Tra i numerosi lotti, nutrito gruppo di SuperTuscan, dei preziosi pezzi dell’enologia piemontese, una selezione di alcuni dei più prestigiosi vini francesi, spazianti dai Bordeaux alla Bourgogne, dove ha spiccato lo straordinario Chateau d’Yquem.
Di grande intesse l’anteprima di “Dress Code”, un’idea di Massimo Mazza per lo studio Doni & Associati: una riflessione sulla comunicazione e sull’immaginario della moda e degli stilisti più famosi, attraverso una nuova collezione di 37 esclusive wine label, proiettate in esclusiva.  All’evento hanno contribuito le seguenti aziende: Acqua Sparea, Caraiba, Conad, De Cecco, Negroni, Riso Gallo, Assobirra.

Le Guide:
I RISTORANTI D’ITALIA DE L’ESPRESSO 2011
33a edizione - A cura di Enzo Vizzari - 768 pagine - 22,00 euro in edicola e libreria

16 i ristoranti con “tre cappelli”
Al vertice, per la prima volta con un punteggio di 19,75/20, La Francescana di Massimo Bottura.
Fra le regioni, sempre prima come numero di tavole di qualità la Lombardia, ma prosegue la crescita di Piemonte e Campania.
Chi sale, chi scende.
Anni duri per la ristorazione, ma la “Nuova Cucina Italiana”, con i cuochi che la rappresentano, si afferma nel mondo: qualità globale e identità italiana.
Il “decalogo” della Nuova Cucina Italiana.
I premi speciali
La Guida, in libreria, in edicola, su iPhone.
Veste grafica completamente rinnovata
Sono 16 i ristoranti al vertice
Ottengono “3 cappelli”, cioè un punteggio compreso fra 18/20 e 19,75/20, 16 ristoranti.

Ottiene per la prima volta nella storia della Guida il punteggio di 19,75/20 (“20/20 non si dà: significherebbe condannare un cuoco alla perfezione eterna”, dice il Direttore della Guida Enzo Vizzari), La Francescana di Massimo Bottura di Modena: “cucina moderna, italiana e originale come nessun’altra”: Massimo Bottura è il cuoco che meglio di ogni altro incarna e interpreta il modello della “Nuova Cucina Italiana”; conferma a 19,5/20 per Vissani di Baschi e per Le Calandre (famiglia Alajmo) di Rubano.

A 19/20 accanto alla Pergola (Heinz Beck) del Rome Cavalieri, sale Uliassi di Senigallia.
A 18,5/20, con l’Enoteca Pinchiorri di Firenze, Cracco di Milano, dal Pescatore (Santini) di Canneto sull’Oglio, Combal. Zero (Scabin) di Rivoli Torinese, Villa Crespi (Cannavacciuolo) di Orta San Giulio, salgono Piazza Duomo (Crippa) di Alba e Reale (Romito) di Rivisondoli, entrambi a 17,5/20 l’anno scorso.
A 18/20, accanto ai confermati Duomo di Ragusa (Sultano), il Canto della Certosa di Maggiano (Lopriore), e Torre del Saracino di Vico Equense (Esposito), sale La Madia di Licata (Cuttaia).

Sono poi 62 i ristoranti con “2 cappelli”, in pratica un punteggio compreso fra 16,5 e 17,5, e 222 quelli con “un cappello”, con un punteggio fra 15/20 e 16/20. Fra le regioni, la Lombardia resta al primo posto con 51 locali con almeno “un cappello”, seguono il Piemonte con 33 e la Campania con 29, entrambe in forte e costante crescita. Quindi, nell’ordine, l’Emilia, il Lazio, la Toscana, la Liguria, il Veneto, l’Alto Adige e le altre regioni, tutte senza apprezzabili cambiamenti rispetto alla Guida dell’anno precedente.

Chi sale, chi scende
Fra le variazioni di punteggio nella fascia alta della graduatoria: crescono…
da 19,5 a 19,75 La Francescana (Modena)
da 18 a 19 Uliassi (Senigallia)
da 17,5 a 18,5 Piazza Duomo (Alba) e Reale (Rivisondoli)
da 17,5 a 18 La Madia (Licata)
da 17 a 17,5 Antica Corona Reale (Cervere), all’Enoteca (Canale) e Trussardi alla Scala (Milano)
da 16,5 a 17 Dalle Antiche Contrade (Cuneo), Il Pellicano (Porto Ercole)
da 16 a 17 Grand Hotel Angiolieri L’Accanto (Vico Equense), l’Hotel Manzi Terme, Il Mosaico (Ischia), Ilario Vinciguerra (Galliate Lombardo) e Osteria del Povero Diavolo (Torriana)

…e scendono:
da 19 a 18,5 Enoteca Pinchiorri (Firenze)
da 18 a 17,5 Miramonti l’Altro (Concesio), Perbellini (Isola Rizza)
da 17 a 16,5 Dolce Stil Novo (Venaria Reale), Antonello Colonna (Roma)
da 16,5 a 16 Dolada (Pieve d’Alpago), Relais San Maurizio (Santo Stefano Belbo), Locanda San Lorenzo (Puos d’Alpago), Oasis Sapori Antichi (Vallesaccarda), Pappacarbone (Cava dei Tirreni)

“Qualità globale e identità italiana”
“Biennio di crisi profonda dell’economia il 2009/2010, biennio di sofferenza per la ristorazione italiana: un numero senza precedenti di cessazioni di attività, di ridimensionamenti e di riposizionamenti sul mercato, di bilanci in sofferenza” scrive Enzo Vizzari nell’introduzione della Guida. “Ma anche la conferma del valore assoluto di quel nutrito drappello di locali che oggi rappresentano al meglio la Nuova Cucina Italiana: solide radici nelle tradizioni regionali, ricerca ed esaltazione della qualità di prodotti che tutto il mondo apprezza, impiego ragionato delle tecniche innovative”.

Aggiunge Vizzari: “Le difficoltà economiche e la contrazione del mercato a ogni livello hanno toccato più o meno tutti, ma la selezione, pur dolorosa, ha premiato le professionalità più solide e ha dato ragione a chi ha compreso che il cliente, soprattutto nei momenti critici, diventa più esigente e cerca la miglior qualità possibile al minor prezzo possibile, disposto a spendere cifre importanti soltanto a fronte dell’eccellenza, vera. A proposito di eccellenze un ristorante ottiene quest’anno dalla Guida un punteggio mai ricevuto in passato da alcun altro: è La Francescana di Massimo Bottura, la cui cucina a noi pare riassuma ed esprima al livello più alto le qualità e le peculiarità della Nuova Cucina Italiana”

Il “decalogo” della Nuova Cucina Italiana
1) La “tavola di qualità” è quella che crea e trasmette i piaceri della tavola attraverso una pluralità di fattori che concorrono a determinare la piacevolezza complessiva dell’esperienza gastronomica: primo fra tutti la bontà dei cibi, unita poi ai vini e alle bevande appropriati, alla gradevolezza e al comfort dell’ambiente, alla professionalità e alla cortesia del servizio.

2) Ristoranti, trattorie, osterie, con caratteristiche differenti e ciascuno nella propria categoria, possono tutti rappresentare altrettante “tavole di qualità”, in grado di soddisfare le propensioni di clienti con gusti, disponibilità economiche, aspettative e i più diversi stati d’animo.

3) Il requisito primo e irrinunciabile della “tavola di qualità” – al di fuori e al di sopra di ogni distinzione fra stili di cucina: tradizionale o innovativa, conservatrice o sperimentale, di locale grande e lussuoso o piccolo e informale – è che sia “buona e sana”. “Buona” perché salvaguarda ed esalta le peculiarità delle buone materie prime che la compongono. “Sana” perché i prodotti e le tecniche impiegati rispettano i principi basilari della salubrità alimentare.

4) Il patrimonio fondamentale della cucina italiana è l’eccellenza dei prodotti, veri e primi protagonisti d’ogni piatto, alla cui massima valorizzazione il cuoco subordina le capacità e le tecnologie di cui dispone.

5) Il cuoco che vive il suo tempo è aperto, curioso, privo di pregiudizi nei confronti di prodotti che vengono da lontano e di tecniche innovative o estranee alla propria cultura, non teme di rielaborare, di fondere, di copiare con buonsenso e misura, sa cogliere il buono della globalizzazione, filtra criticamente il nuovo e il diverso attraverso il proprio bagaglio di conoscenze e d’esperienze.

6) Tratto distintivo della “nuova cucina italiana”, e dei cuochi che la rappresentano, sono le radici ben salde nelle rispettive cucine regionali di riferimento, nei prodotti, nei sapori, nei gesti che le hanno caratterizzate nel tempo. Su queste radici è innestato l’impiego di prodotti, di tecniche e di strumenti offerti oggi dalla scienza applicata alla gastronomia, fermo restando l’obiettivo di realizzare una cucina di forte e precisa identità, moderna e italiana, nelle materie prime, nei sapori singoli e nelle loro combinazioni, nelle forme: insomma nell’anima.

7) La cosiddetta creatività acquista senso nel momento in cui consente di esaltare le qualità e le caratteristiche d’un prodotto o ne fa scoprire potenzialità inedite.

8) Ha scarso o nullo valore gastronomico l’impiego di strumenti, di prodotti, d’applicazioni chimicofisico- tecnologiche finalizzati soltanto alla trasformazione delle consistenze, delle forme, dei colori, quando cioè non comportino reali e significativi cambiamenti nel sapore dei cibi.

9) La cucina non è “gioco” anche se può divertire, non è “arte” anche se i piatti possono assumere forme studiate e armoniche, non è “scienza”, anche se nasce da regole e reazioni chimiche e fisiche: può essere fonte d’emozioni e di piacere, fisico e mentale, indotti essenzialmente dai sensi del gusto, dell’olfatto e del tatto.

10) I cuochi non sono quindi geni né artisti né attori, bensì artigiani, più o meno valenti: aiutiamoli, tutti, a restare tali.

I premi speciali
DOMINI VILLAE LANATA per il Pranzo dell’Anno: Reale di Rivisondoli (AQ)
LAMOLE DI LAMOLE per la Cantina dell’Anno: Settembrini di Roma.
FEUDO PRINCIPI DI BUTERA per il Maître dell’Anno: Luca Vissani – Vissani di Baschi (Tr)
DUCA DI SALAPARUTA per il Sommelier dell’Anno: Angelo Sabbadin – Le Calandre di Rubano (Pd)
CAVIT per il Giovane dell’Anno: Pier Giorgio Parini – Osteria del Povero Diavolo di Torriana (RN).
ACQUA SPAREA per la Novità dell’Anno: La Rei - Boscareto Resort di Serralunga d’Alba (Cn)
TENIMENTI ANGELINI per la Performance dell’Anno: Osteria La Francescana di Modena.
RIGONI DI ASIAGO per la Pasticceria dell’Anno: Grand Hotel Angiolieri – L’Accanto di Vico Equense (Na).
LAVAZZA per il Caffè dell’Anno: Ilario Vinciguerra - Antica Trattoria Monte Costone di Galliate Lombardo (Va)
GLENMORANGIE per il : Bulgari di Milano.
GUIDO BERLUCCHI per la : Il Sanlorenzo di Roma.
FONTANAFREDDA per la : Villa Maiella di Guardiagrele (CH).
DE CECCO per : La Madia di Licata (AG).

GUIDA I VINI D’ITALIA 2011 - Decima edizione - Direttore: Enzo Vizzari - Curatori: Ernesto Gentili e Fabio Rizzari - 768 pagine - Euro 22,00 in edicola e libreria

Giunta alla sua decima, la Guida I Vini d’Italia dell’Espresso, con una nuova veste grafica ancora più chiara e attraente, offre un prezioso resoconto puntuale e dettagliato dell’attualità vinicola del nostro paese. Un volume di agile formato e facile consultazione che sottopone la produzione enologica nazionale ad un’analisi attenta e sistematica attraverso ben 20.000 vini assaggiati di cui circa 10.000 selezionati.  Non mancano le informazioni di carattere generale con un’interessante introduzione alla degustazione che si aggiunge alle indicazioni sulla conservazione e sul servizio del vino, ai consigli per l’abbinamento con il cibo, senza dimenticare la presenza di un utile repertorio delle denominazioni di origine, di un glossario tecnico e l’utilissimo corredo costituito dalle “cartine” a colori delle principali denominazioni, inserite all’inizio delle pagine riservate ad ogni regione.

Una serie di ragguagli, forse superflui per i conoscitori più evoluti, ma indispensabili per tutti coloro che si avvicinano con curiosità al vino e desiderano saperne di più. Ed è al grande pubblico di consumatori e appassionati che si rivolge con linguaggio diretto e immediato I Vini d’Italia senza rinunciare a rappresentare uno strumento indispensabile anche per gli operatori del settore in virtù del ricco corredo di notizie e dati messi a disposizione con una veste grafica chiara ed attraente. Il nucleo centrale della Guida 2011, dedicato alla recensione di vini e aziende, raccoglie 2.580 produttori, suddivisi per regioni e disposti in ordine alfabetico. Le aziende di maggiore rilevanza qualitativa sono segnalate dall’attribuzione di stelle (da na a tre) in funzione della loro continuità nel corso degli anni. Nell’edizione 2011 sono state assegnate a 382 produttori, tra i quali 14 classificati con la massima valutazione di tre stelle.

Particolare attenzione è stata rivolta proprio ai prodotti dal rapporto qualità/prezzo favorevole con il riepilogo dei “migliori acquisti” di ogni regione. Con la menzione speciale de “I 50 Outsider” sono stati selezionati i migliori vini delle denominazioni o tipologie che si sono particolarmente distinte negli assaggi pur senza raggiungere livelli d’eccellenza. In questa lista sono appunto segnalati vini come il miglior Lambrusco, Prosecco o Santa Maddalena, che magari non potranno essere considerati “grandi” in assoluto ma che grandi lo sono comunque per bevibilità e dignità. La massima classificazione è invece costituita da I Vini dell’Eccellenza, distinta dal simbolo delle cinque bottiglie corrispondenti ad un punteggio di almeno 18/20. La Guida 2011 ne attribuisce 231, un numero record che supera di 17 unità quelle della precedente edizione.

Un risultato che deriva da una crescita complessiva del movimento enologico nazionale che, rispetto al recente passato, non è più dominato dalla presenza di vini piemontesi e toscani. Certo, il Piemonte, con 57 eccellenze, e la Toscana, con 41, mantengono la loro leadership ma oggi si muovono con sempre maggiore autorità zone e tipologie considerate fino a poco tempo fa solo marginali. Con 28 eccellenze è ancora il Barolo a detenere lo scettro del re dei vini italiani, ma tutte le tipologie classiche, dal Barbaresco al Brunello di Montalcino, dall Amarone al Chianti Classico o al Taurasi, confermano il loro valore. E ancora più incisivamente che nel passato consolidano la loro reputazione (come scriviamo da tempo) gli affascinanti rossi dell Etna e i Nebbiolo del Nord Piemonte, amplificano la loro presenza i Montepulciano d Abruzzo, gli Aglianico del Vulture, i rossi della Valtellina.

Escono allo scoperto i Cannonau sardi, i Primitivo pugliesi e, novità assoluta, perfino i Cesanese laziali. Confermano i segnali di rinascita qualitativa sia i Lambrusco emiliani che i rossi calabresi e, addirittura, valdostani. E se non mancano riscontri positivi dal Vino Nobile, dal Rosso di Montalcino e dal Sagrantino di Montefalco, una risposta all egemonia dei vitigni autoctoni giunge dall exploit dei tagli da cabernet e merlot bolgheresi e altoatesini. La spumantistica nazionale si affida ancora alle bollicine della Franciacorta (5 eccellenze) e del Trentino (2), mentre sul fronte dei bianchi la scena è dominata dai vini dell Alto Adige, mai così numerosi e agguerriti (è la terza regione in assoluto con 27 eccellenze complessive), seguita da una serie di probanti conferma che arrivano dal Friuli (7 eccellenze), dal Soave, dal Gavi, dal Verdicchio, dai bianchi di San Gimignano, dal Greco di Tufo, per finire con il sorprendente successo dei Vermentino sardi. Ed è proprio la Sardegna a guidare la consistente pattuglia dei vini dolci italici, anzi a capeggiare tutte le classifiche con la sublime Malvasia di Bosa 2006 di Columbu.

Restando in tema di punteggi piazzano un fantastico colpo da 19.5 solo quattro vini: il Barolo Monfortino 2002 di Giacomo Conterno, il Barolo Monprivato Morissio Riserva 2003 di Giuseppe Mascarello e Figlio, Il Caberlot 2007 del Podere Il Carnasciale, per finire con lo splendida annata 2007 de Le Pergole Torte di Montevertine. A quota 19/20 troviamo il bianco Manna di Franz Haas, un solido gruppo di piemontesi (il Barbaresco Paj 2004 di Roagna, il Barolo 2006 di Bartolo Mascarello, i Barolo Cannubi S. Lorenzo Ravera e il Brunate Le Coste di Giuseppe Rinaldi), il Valtellina Sassella Riserva Rocce Rosse 1999 di AR.PE.PE, il Montepulciano d Abruzzo 2007 di Emidio Pepe, l etneo Contrada Rampante 2008 di Passopisciaro e, infine, il Cannonau di Sardegna S Annada 2008 di Giuseppe Sedilesu.

Foto di F. Guazzelli


Fonte news: Virgilio Pronzati

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