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Le Doc della Toscana Meridionale

di Giuseppe Marini

MappaArticolo georeferenziato

Alla fine della toscana, giù lungo la costa, ai confini col lazio, ci sono due DOC praticamente embricate l'una dentro l'altra. In realtà, come le matrioske russe, sarebbero tre: infatti all'interno di queste DOC è compresa la DOC Parrina, nel territorio dell'omonimo comune.

Il paesaggio della costa è noto e famoso e comprende la fascia costiera e tutto il comprensorio del monte argentario: un nome che da solo consiglia una visita. Anche l'interno è particolarmente suggestivo, tipico paesaggio toscano con colline mosse e campi ben coltivati alternati a filari di vigneti che si dipartono dalla casa agricola posta in cima alla collina e circondata da file di cipressi.

Nel complesso quest'area è meglio conosciuta come maremma, dallo spagnolo "marismas" ossia palude. Ancora oggi l'habitat naturale è integro e straordinario: una terra di mare, di piane e di colline assolate che si fondono in una armonia paesaggistica e climatica particolare, una terra di cinghiali e daini, ove la macchia mediterranea ricca di timo e lentisco di fonde e integra col terreno coltivato.
Già dai tempi antichi questa è sempre stata terra da vino e sia i romani (ma pare ancor prima gli etruschi), sia la dominazione spagnola di oltre un secolo e mezzo hanno lasciato impronte precise nella vinificazione.
I suoli sono prevalentemente di origine eocenica sulla costa e tufacea nella parte interna

La DOC Ansonica costa dell'argentario comprende la parte collinare e pedocollinare della zona sud della provincia di Grosseto, nonché l'isola del giglio. Precisamente comprende i comuni di Capalbio, Manciano, Orbetello, il monte Argentario e tutta l'isola del Giglio. E' DOC riconosciuta dal 1995 prevede la vinificazione da uve Ansonica bianco almeno all'85% con una resa massima di 11 t/ha, un titolo alcoolimetrico minimo di 11,5%, un'acidità totale minima del 4,5 per mille ed un estratto secco netto minimo del 15 per mille

Nessuno sa dire come sia giunto questo vitigno in questa regione (in Sicilia si chiama Inzolia): sta di fatto che esso si è ben acclimatato fornendo un prodotto da bersi in gioventù per poterne apprezzare le doti di freschezza.

La DOC Capalbio è più giovane: è stata istituita nel 1999 e comprende parte dei comuni di Capalbio, Magliano in Toscana, Manciano e Orbetello.
Questa doc prevede diverse tipologie: bianco a base di trebbiano toscano (min 50%), vermentino, rosso e rosato a base sangiovese per min 50%, cabernet sauvignon (min 85%), sangiovese (min 85%) e vin santo, prodotto sia secco che amabile. Prevede una resa massima di 11 T/ha per i bianchi, 9 t/ha per i rossi

Anche qui i bianchi sono apprezzabili nella loro gioventù, mentre i rossi, grazie al territorio, assumono una struttura decisa e ben equilibrata nella morbidezza e nella componente tannica che li rende adatti al medio invecchiamento.

Queste DOC fanno parte, come sono state definite, "dell'altra toscana" : si affiancano infatti alle ben note DOCG e DOC Chianti, Morellino di Scansano, al Bolgheri, al Brunello, al Nobile. Sono, a torto, ritenute DOC minori.

Girando per il territorio, chiacchierando con alcuni produttori e coltivatori e visitando le loro cantine si apprezza la genuinità e la passione con cui i vini vengono prodotti, vero frutto di una terra amata e vissuta in prima persona. Qui non si hanno segreti, non ci sono visite guidate per pochi o vigne nascoste alla vista, qui non si fa filosofia di produzione, ma si produce un vino che, come patrimonio locale, deve essere innanzitutto genuino, buono e che deve piacere.

Per questo, a mio avviso queste DOC sono grandi, per questo i risultati, che già ci sono, sono destinati a crescere e a migliorare, vendemmia dopo vendemmia e per questo d'esse bisogna parlarne.
Tutta la zona si presta piacevolmente per un giro turistico: ovviamente la costa, rinomata e famosa, è ben organizzata con strutture alberghiere di tutti i livelli e l'interno è altrettanto ricco si piacevoli e romantici agriturismi.
Sicuramente da visitare la cantina sociale di Capalbio, struttura che ha avuto un ruolo fondamentale nel promuovere la realtà vitivinicola della territorio e che, come tutta la zona, è in evoluzione e proiettata verso un futuro che richiamerà l'attenzione.

La cantina rappresenta bene la realtà di questa DOC dinamica e vinifica le uve di 380 piccoli produttori, fornendo assistenza enologica di alto livello come ben sa esprimere l'enologo che la dirige.
Mi permetto di segnalare, con note personali, alcuni vini degustati:

FIOR D'ANSONICA 2002 DOC Ansonica Costa dell'Argentario: di un bel colore giallo paglierino si apprezza per la sua intensità e persistenza. I sentori sono di mele golden, frutta esotica e fiori bianchi; abbastanza morbido e abbastanza fresco, è abbastanza sapido. Nel complesso è equilibrato con una buona persistenza aromatica; alla fine si avverte un lieve gusto amarognolo di mandorle. E' un vino maturo fine e di qualità, indicato come aperitivo e con piatti a base di pesce o carni bianche.

POGGIO DE'LEPRI 2001 DOC Capalbio Sangiovese: già nel bicchiere si esprime con un bel colore rosso rubino; di buona consistenza, appare intenso e persistente con sentori di piccoli frutti rossi e spezie, lievi note di tabacco e vaniglia. Abbastanza morbido e abbastanza fresco, i tannini presenti sono rotondi e piacevolmente non aggressivi. Un vino fine, pronto/maturo per dare il meglio di sé tra 1 anno: un piacevole e genuino sangiovese adatto ai piatti di carne della cucina toscana.

LENTISCO 2002 DOC Capalbio Cabernet Sauvignon: sapientemente barricato, manifesta giovinezza nel colore rosso rubino, nella intensità dei profumi di prugna e more e nell'erbaceo del fieno appena tagliato; intenso e persistente, fine, anche al palato esprime la sua piacevole giovinezza e la sua tannicità: un vino di corpo e con personalità spiccata destinata ad una piacevole evoluzione col tempo.

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