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Viaggi enogastronomici

Erste+Neue a Caldaro: Vini, Cibi ed Emozioni (Seconda Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Finita la degustazione si scende a visitare i locali della cantina Nuova, la sala delle bottiglie in archivio, con i begli affreschi colorati sul soffitto a volta e le luci soffuse.
Un’occhiata ai due spacci dove si vendono i vini e dove i bolzanini e i turisti sono abituati a entrare per portarsi a casa bottiglie di Kalterersee o di Lagrein o di Gewurztraminer. Bottiglie ben esposte con i prezzi in ogni scaffale, ordinate e qualche offerta speciale per promuovere qualche confezione.

Vedi anche: Erste+Neue a Caldaro: Qualità e Territorio (Prima Parte)

Caldaro centro e la cena al Siegis

Prima della cena si va una breve visita al centro storico di Caldaro, nella Piazza Principale o Markt Platz. Ci sediamo di fronte al Municipio e al campanile in pietra protetto da una bella muratura storica.
Siamo ai tavoli della Wein Haus e tra il passeggio dei cittadini assaggiamo il Sauvignon 2008, ben fresco e servito nei giusti bicchieri dall’oste giovane e svelto. Insieme al vino ci offre due o tre vassoi di bruschette con pomodoro e basilico per una veloce merenda serale. Si parla di strategie e di innovazioni, di mercato e di volumi. Noto la scelta dei colori giallo e blu nelle etichette della maggior parte dei vini, noto la scelta del simbolo “+”, spesso in giallo oro messo da solo al centro dell’etichetta o in un bordino superiore, a caratterizzare e sintetizzare il nome dell’Azienda che è appunto “Erste + Neue” dove la prima e la nuova si mettono da parte e lasciano quel “+” solitario a dire tutto. Il blu è anche il colore dei cartoni che portano in giro per l’Italia e per il mondo i vini della Cantina. Con questo blu l’Azienda ha voluto ricordare il colore del Bauernschuerze, il classico grembiule di Caldaro, colore che significa soprattutto tradizione e cultura dell’Alto Adige. Non posso fare a meno di ricordare che anche la nostra Genova è legatissima al colore blu dei pantaloni dei lavoratori del mare, il Blu Genova diventato nel mondo blu jeans, storpiato dall’italiano all’inglese passando per il francese Blu de Gênes.
Alle otto saliamo coi due nove posti verso Pianizza di Sopra per accomodarci ai tavoli di Siegis.
Anche Siegis è una Wein Haus ma con una bella abilità culinaria perché sa preparare ottimi piatti della cucina locale e oltre al bancone nella sala coi tavolini di legno ha anche una saletta a fianco arredata in stile moderno per far sedere comodamente gli ospiti e ottenere il massimo di gradevolezza dai cibi e dai vini.
La tavolata di stasera, dove siamo in sedici a cena, è disposta a ferro di cavallo. Il locale è in stile moderno / rustico con pareti bianche, soffitto in legno a travoni antichi e assi di noce o castagno e pavimento a cubetti di cotto. Sui davanzali delle finestre sculture moderne e, a dividere la stanza dalla sala d’ingresso, una parete di vetro con l’apertura al centro e scaffalatura in legno tutto attorno per contenere le bottiglie posate orizzontalmente.
Sulle tovaglie bianche, tra i bei bicchieri per il vino, un serpente di tralci di vite (veri) e di tappi tolti dalle bottiglie di vino (veri anche quelli, col foro al centro) fa da decoro alla cena.
Si parte con un Sauvignon + 2009 DOC di 13,5 gradi dal lotto L 10/075 della linea classica, un vino dal rapporto qualità / prezzo eccellente visto che fa parte della linea Classic e costa attorno ai 5,5 Euro. Sulla tavola arrivano vassoi di olive verdi, piatti di fogli sottili di speck, pane bianco tipo baguette ancora tiepido e il classico pane secco che qui accompagnano allo speck, lo Schutternbrot fatto con farine di segale e cotto, ancora in consistenza liquida, su testi di ferro o di argilla.
Quello speck è veramente eccezionale, dal gusto unico, come solo qui puoi assaggiarlo.
Altrettanto tipico e squisito è il Grau Käse, formaggio condito con cipolla, aceto e olio, adatto a chi gradisce e apprezza i sapori decisi. Occorre dosare bene la quantità di aceto affinché non prevarichi sul sapore della cipolla. L’olio ha la funzione emulsionante di rendere il composto più omogeneo e ottimizzarne il sapore, per questo deve essere fresco, buono e senza difetto alcuno.
L’olio che abbiamo sul tavolo ha proprio queste caratteristiche. È un olio extra vergine di oliva. Si chiama “Coelium” e lo fa Carmela Di Caro in Sicilia nella zona di Erice, Contrada Pegno, da olive Biancolilla, varietà Cerasuola. La bottiglia da cui attingiamo è da 0,500 litri dal lotto L 10021 e scadrà il 20 luglio 2011. All’assaggio è perfetto, dalla giusta armonia tra dolce, fruttato, amaro e piccante, giustamente intenso e molto persistente in bocca. È un piacere farne uso sulle pietanze che arrivano e arriveranno dalla cucina.
Il nostro amico oste intanto sta preparando il vino successivo versandolo nei bicchieri che poi ci consegna uno ad uno. È il Salt Chardonnay Alto Adige DOC 2009, di 13,5 gradi dal lotto L10/083. Proviene da un affinamento per il 55% in acciaio e per il 45% in botte grande. Si abbina perfettamente ai canederli di speck rosolati e posti su un letto di crauti.
Ancora un altro vino. Stavolta è un rosso, il Gröbnerhof franz von Walther Alto Adige DOC 2009 St. Magdalener, di 13 gradi dal lotto L10/103. Sostanzialmente si tratta di un Kalterersee o Schiava, corretto con una piccola percentuale (7%) di Lagrein.
Lo propone in abbinamento a un eccellente e ben fatto Risotto al St. Magdalener con cipolla rossa.
Ancora un altro vino stavolta ancora più importante, il Merlot della linea Puntay, quella della qualità più elevata. Le uve che lo hanno fornito provengono da un vigneto con viti di oltre 15 anni di età, dunque nel pieno della loro maturità. È un Alto Adige DOC Merlot 2007 di 14 gradi dal lotto L 09/162.
Il colore è un rubino pieno. Al naso prevale la nota speziata con un successivo fruttato maturo con sentori di tabacco, cuoio e una buona prugna quasi nera. In bocca ha una bella sapidità, è pieno, armonico e persistente, molto rotondo e con un piacevole retrogusto di ciliegia . non posso fare a meno di dargli 17 punti su 20.
Lo accompagniamo a una strepitosa tagliata cotta alla perfezione e adagiata su un letto di rucola.
Non potevamo mangiare e bere meglio di così.
Ma non è ancora finita perché l’oste estrae dalla sua fornitissima cantina due esemplari di Anthos 2000. Nel pomeriggio avevamo assaggiato il 2007 di 10,5 gradi. Questo ha 12 gradi e un bel colore ambrato. Sarebbe da premio se non fosse che purtroppo la bottiglia che ci tocca ha una lievissima nota di tappo che disturba la beva e allora lo sostituiamo con il più giovane esemplare per accompagnarlo al gelato alla crema affogato nel rum e servito in un voluminoso tazzone da prima colazione.
Infine caffé e grappa chiudono la serata e si torna all’albergo sotto una pioggerellina fitta che le previsioni danno per finita entro poche ore.
La speranza che si avverino è forte, visto che all’indomani ci aspetta la visita in vigna.

Sabato 15 Maggio 2010.

In vigna per emozioni antiche

Qui si dorme benissimo. Mi rendo conto che la 107, la stanza che la direzione del Greif mi ha assegnato, è una delle camere più belle dell’Hotel. Si affaccia al primo piano proprio su Piazza Walther, proprio di fronte alla statua che sta al centro della Piazza. Stamattina lo stand della moda è stato smantellato e la piazza appare nella sua ampia bellezza, con la maestosa chiesa gotica dalla parte opposta. Già brulica di vita e di passanti. Aprono i chioschi e salgono le serrande e i suoni della mattina e delle auto in lontananza.
Come previsto il cielo è coperto ma non piove e il selciato alle otto è già asciutto dalla pioggerella della sera precedente.
La colazione è nella sala di fronte alla 107. Due sale interne e un dehors fuori, quando il tempo lo permette. Il servizio è puntuale e preciso. Mentre mi preparano il caffé d’orzo mi servo dal tavolo dei salumi con una fettina di crudo e una di bresaola con due fette di pane nero integrale tagliato al momento. Rinuncio al cotto e al ricco tavolo dei formaggi. Mi servo invece anche una ciotola di cereali misti dalla dozzina di varietà che stanno in esposizione, con una piccola dose di latte fresco. Prendo anche un po’ di frutta fresca, scelta tra ananas, melone, kiwi, prugne rosse, fragole, fette di tarocco e di banana. Un assaggio di marmellata di arance fatta a mano tra le otto proposte presenti sul tavolo e infine una fetta di torta al cioccolato e un bicchiere di spremuta di ananas e di mela.
Rientro in camera ancora in tempo per mettermi al computer e iniziare a comporre le idee per raccontare la giornata di ieri, ma le dieci arrivano in un attimo e devo sospendere perché ci attende il nove posti per portarci a Caldaro, in vigna.
Si parte ancora dal Laurin perché il Greif è in zona pedonale.
Una ventina di minuti e siamo alla cantina.
Approfitto della breve sosta per l’attesa degli altri e mi aggiro curioso nello spaccio tra i banchi delle bottiglie mentre al banco centrale un gruppetto di clienti, immagino del posto, sta già facendo un assaggio di fine mattinata, un po’ come si faceva una volta nelle osterie. La tradizione del buon bicchiere di vino per avviare la giornata anche qui, come altrove, è dura a morire quando il vino è buono e le emozioni che ti dà sono vere e piene.
Quando arriva il Presidente risaliamo in vettura e via verso la parte alta di Caldaro, a imboccare i sentieri tra le vigne, stretti ma tutti rigorosamente asfaltati, perché si cammina meglio e i trattori non rischiano di impantanarsi quando piove molto, come durante le vendemmie.
Oggi è sabato, dunque giorno di vacanza per chi lavora, quasi per tutti e sono frequenti i gruppetti che camminano sui sentieri per godere la vista delle vigne e dei boschi e il tepore del lago che sta proprio qua sotto, a poche centinaia di metri.
Arriviamo col mezzo fino all’inizio di una parte dei vigneti conferiti alla Erste+Neue, quelli sulla parte alta della collina di Caldaro che sporge verso il lago. Facciamo gli ultimi duecento metri camminando tra un filare e l’altro, attorniati dai tralci di vite, calpestando l’erba, ricca di denti di cane e ancora umida della rugiada della mattina, che bagna con piccole goccioline il dorso alto delle scarpe che la calpestano.
In fondo al vigneto, verso il lago, c’è una piccola capanna di legno vicino alla quale ci aspettano Leo, Michieli e Hanny, i tre soci della Erste + Neue, che stanno controllando il fuoco e il bollore dell’acqua per buttare la polenta nel paiolo di rame per il pranzo all’aperto sui tavoloni e le panche di legno. Leo è il più loquace e lega subito con Fabrizio perché ha vissuto per dieci anni a Firenze ai tempi della disastrosa alluvione del 1966 e i ricordi tornano alla memoria uno dopo l’altro e si accavallano e fanno brillare gli occhi durante il racconto.
In attesa di metterci ancora una volta a tavola non si può fare a meno di ammirare la vallata glaciale che sta davanti ai nostri occhi. Sotto di noi il piccolo lago di Caldaro, più avanti in lontananza Egna e più a destra Termeno, che di qui però non si vede. Attorno al lago vigneti e poi boschetti e ancora vigneti che risalgono sulle colline e altri vigneti e poi i boschi più fitti risalendo ancora verso le cime più alte. Le dimensioni delle case e delle strade fanno pensare a un grande plastico in cui come per magia le piccole auto sono in movimento e se guardi bene ci sono anche piccole figurine qua e là che sembra proprio che si spostino. È un po’ tornare bambini, quando si stava a fantasticare attorno ai binari del trenino elettrico e quelli più fortunati potevano anche arricchire il loro gioco con casette e prati e piccoli palazzi. Qui oggi è la stessa cosa e si rivivono le stesse emozioni di allora.
Intanto i nostri ospiti hanno sturato un Weiβburgunder 2009 di 13 gradi dal lotto L 10/075 per brindare tutti insieme nel vigneto.
Ma ecco che la polenta è stata buttata, è stata girata nel paiolo ed è pronta e fumante da servire nei piatti, insieme a una bella salsiccia, a una fetta di pancetta rosolata e una o due fette di formaggio di latte vaccino, tutti prodotti rigorosamente in questo territorio, come il Pinot bianco e il successivo rosso, da un uvaggio di Cabernet e Merlot, con cui li accompagniamo.
Il tempo asseconda il nostro piacere perché lo strato di nubi alte che ci separa dall’azzurro del cielo ci protegge dal sole, che sarebbe fastidioso all’aperto, proprio sulle nostre teste, ma non minaccia pioggia appunto perché sono alte e quindi siamo in una condizione ideale per goderci al massimo il luogo, il cibo e il vino. La conversazione infatti è piacevole e lentamente la quantità di cibo nei piatti diminuisce fino a sparire. Un magnifico esemplare di cane lupo nero, attirato dal profumo della carne alla brace, viene a tenerci compagnia e partecipa anche lui alla nostra festa con qualche boccone di cotica o di salsiccia offerto da chi si sente già sazio.
Lasciamo il vigneto per tornare sui nostri passi verso il nove posti che ci aspetta ai bordi del sentiero asfaltato.

… e non è ancora finita

Andiamo a prendere un buon caffé in un altro locale da favola sopra Caldaro, il Garnellenhof.
È un hotel tre stelle che ha una splendida terrazza verso il lago con un microclima talmente fortunato per questi posti che attorno a noi notiamo limoni rigogliosi, ulivi e perfino un paio di palme. Sembra di essere su una terrazza di Chiavari o di Bordighera, dove il sole aiuta queste piante a crescere e proliferare. Qui invece siamo nel Sud Tirolo ma evidentemente anche il piccolo lago di Caldaro è in grado di fare qualche piccolo miracolo vegetativo.
La signora Margot Gamper e la ragazzina bionda che la aiuta ci danno un saggio della loro gentilezza e cortesia nel servirci caffé e liquori ai tavoli del Terrassencafè.
Alle tre torniamo a Bolzano e agli Hotel perché chi deve partire non può rischiare di perdere il treno.
Un grazie di cuore ai responsabili della cantina che ci hanno dato la possibilità di conoscere e apprezzare i luoghi in cui vivono e i prodotti del loro territorio, di verificare la loro capacità di ricavare il massimo dalle uve che tutti i soci conferiscono, di godere delle bellezze architettoniche e paesaggistiche dei paesi e della grande città che si sono formati storicamente in questo estremo nord italiano.

Non posso fare a meno di ritornare sui luoghi bolzanini della memoria, quando da ragazzo ero ospito di zio Enrico, dentista a Bolzano, e della sua famiglia. Una visita nella villa di Via Montetondo, dove avevo fatto un bellissimo viaggio di nozze con Gabriella, con la cara Gertrud che ci aspettava alla finestra e ci preparava dei gustosi Canederli. Un salto in periferia sud in Via Milano e in Via Rovigo, la primissima casa.
Chiudo con una piacevolissima visita al numero 17 di Piazza delle Erbe per uno spuntino di weisswurst nella antica Osteria Hopfen & Co, con della buona birra scura in accompagnamento.
Non solo Osteria ma anche birreria artigianale aperta 360 giorni l’anno. La birra è sempre fresca di fermentazione, e si sente come ti entra in bocca, preparata secondo l'antico "requisito di purezza" del 1516 , che disciplina sia gli ingredienti sia la durata della fermentazione. Il locale è all’interno di una torre d’angolo della città, costruita attorno al 1200. Si sviluppa su tre piani, ma io resto a piano terra. Fosse già estate potrei sistemarmi nel giardino. Nel 1600 si chiamava Goldene Cloche, osteria della campana d’oro. Evidentemente nella torre c’era una campana che richiamava gli abitanti ai loro impegni giornalieri. Poi cambiò destinazione e divenne un’officina, la Platz – Schmiede, una bottega da maniscalco a conduzione famigliare. Nel 1862 il maniscalco se ne andò in Via Museo (allora Fleischgasse), in un locale più adatto e qui la famiglia Gostner aprì il Caffé omonimo. La struttura attuale di osteria birreria fu realizzata dai nuovi proprietari nel 1997 e dall’aprile 1998 l’osteria e fabbrica di birra Hopfen & Co. ha aperto al pubblico.
L’aria fresca del dopocena, ovattata dalle luci bianche e gialle dei portici e dei lampioni, mi avvolge come un mantello da cavaliere mentre ritorno a passi lenti verso il Greif dove trascorrerà l’ultima notte bolzanina prima del rientro in Liguria, verso il Tigullio.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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