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Il microchip in bottiglia, tecnologia rfid, di Slawka G. Scarso

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Il microchip in bottiglia, tecnologia rfid

di Slawka G. Scarso

In Italia, almeno per quanto riguarda il vino, a lanciarlo ci ha pensato Marco Caprai. Risale infatti allo scorso autunno l'uscita del nuovo tappo RFID del famoso produttore di Sagrantino di Montefalco, sempre attento alle nuove strategie di marketing. Di che cosa si tratta, e in che modo l'RFID può aiutare il marketing di un'azienda?

L'acronimo RFID sta per Radio Frequency IDentification, ovvero identificazione via radio frequenza e indica una tecnologia per l'identificazione automatica di oggetti, animali o persone. Eh già, persone, perché in Canada e negli Stati Uniti c'è già chi si è fatto mettere un tag sotto pelle per poter comandare le attività normali, come aprire la porta di casa. Il tag RFID è un microchip contenente delle informazioni che possono essere recepite da un apposito lettore RFID anche a distanza - a differenza di una banda magnetica, ad esempio. In campo alimentare viene tipicamente utilizzato per la tracciabilità, ma non solo.

Un albergo in Mexico City, ad esempio, ha utilizzato questa tecnologia per monitorare le bottiglie più pregiate della propria cantina - valore complessivo un milione di euro - ed evitare che venissero rubate da qualche "passante". L'insegna italiana della ristorazione RossoPomodoro, ha utilizzato la stessa tecnologia per facilitare il lavoro dei propri dipendenti, che vengono riconosciuti automaticamente dal terminale attraverso il quale gestiscono gli ordini: tutto grazie a un tag RFID applicato a un braccialetto.
E&J Gallo già si è adattato a questo standard, così come imposto da uno dei suoi canali di distribuzione, la catena Wal-Mart - quest'ultima ha annunciato che grazie a questa tecnologia ha già ridotto del 16% le rotture di stock, e ora punta a ridurre anche i costi dell'inventario.

L'azienda californiana Sea Smoke Cellars ha invece applicato l'RFID alle barrique, per monitorare meglio lo stato di maturazione del vino all'interno di ciascuna di esse e avere a disposizione un intero database di analisi anche quando si sta in cantina.
In Giappone, d'altro canto, un esperimento effettuato in un supermercato applicando i tag RFID alle bottiglie è risultato in un aumento delle vendite: i consumatori hanno infatti gradito particolarmente la possibilità di avere subito a disposizione, grazie a un lettore RFID posto nel supermercato, informazioni dettagliate sulla bottiglia di vino, magari con un suggerimento per l'abbinamento.

Quanto al caso dell'azienda Arnaldo Caprai, è stato applicato un tag RFID ai tappi sintetici delle bottiglie di Sangiovese selezionate per il progetto Contemporare (solo 200 bottiglie l'anno, acquistabili esclusivamente in azienda). Il brevetto SmartCorq della LAB ID, utilizzato per questi tappi, è tutto italiano e grazie a questo possono essere inserite nel tappo informazioni relative alla singola bottiglia: vendemmia, produttore, ma anche consigli di abbinamento con le relative ricette, fino ad arrivare alla possibilità di inserire, col passare del tempo, anche i nomi degli eventuali proprietari della bottiglia che si sono succeduti - magari andando a combattere il problema dei falsi d'autore nelle aste.

Tra le altre realtà italiane pronte all'applicazione della tecnologia RFID nel settore vino, anche la ModulGraf, che ha invece brevettato Ecowine, una bottiglia dotata di un chip a sintesi vocale. In questo caso, all'interno del tag RFID è addirittura contenuto un file audio che si può ascoltare grazie a una macchina apposita, e che permette magari di sentire la voce del produttore in persona, che spiega il proprio vino ai consumatori.

Lasciando per il momento le paure stile "1984" che alcuni avrebbero riguardo a un possibile abuso di questa tecnologia per controllare il comportamento del consumatore, la tecnologia RFID permette quindi alle aziende di offrire un prodotto altamente personalizzato al consumatore finale, in un'ottica che rientra appieno in quella più ampia del CRM (Customer Relationship Management), riducendo al tempo stesso i costi di stoccaggio e gestione del magazzino. Considerando poi che i costi per pezzo si riducono di giorno in giorno, non sarà difficile trovare un sempre più largo utilizzo di questa tecnologia nel mondo del vino, negli anni a venire.

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Laureata in Economia e Commercio, Slawka è consulente di marketing specializzata nella comunicazione enogastronomica. Nel mondo editoriale...

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