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Viaggi enogastronomici

Verdicchio 40 anni: Musei e Barocco (Terza Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Cupramontana e il museo dell’etichetta

Cupramontana è uno dei tanti paesini medievali del nostro entroterra che hanno conservato pressoché intatta la loro struttura muraria, con una oculata costruzione anche fuori le mura, sicché oggi si riesce a girare ammirandone la potenza delle mura e la solidità delle case del centro storico più antico.
In uno di questi edifici è stato allestito un piccolissimo Museo delle etichette dei vini, originale, curioso e davvero interessante, non tanto per la quantità dei pezzi ,a per la loro bellezza e allegria cromatica.
Ve ne sono alcune di fine ‘800 senza il nome del vino ma solo con l’anno di produzione o di raccolta delle uve.
Vengono per primi nel percorso suggerito i produttori tedeschi. Le etichette più vecchie sono del 1846. poi quelle degli anni successivi. Oltre alle etichette sono esposti qua e là anche premi e promozioni.
È stato Armando Ginesi, professore e critico d’arte, a iniziare e suggerire questa raccolta. Oggi la prosegue Franco Rossi.
L’esposizione nelle sale successive è poi organizzata per temi, per Regione Marche e ancora per Continenti.
Sono molto carine quelle di Forattini con i personaggi politici, e vicino a queste alcune etichette erotico sexy niente male.

Vedi anche: Verdicchio Jesi 40 anni: Anche lui è un sessantottino (Prima Parte)

Vedi anche: Verdicchio 40 anni: Jesi storica, l’Enoteca e Titulus (Seconda Parte)

Vedi anche: Verdicchio 40 anni: Santa Barbara, San Lorenzo in Campo e Frasassi (Quinta Parte)

Il Barocco di Santa Lucia e le copertelle di Serra San Quirico

Lasciamo velocemente il museo perché ci aspettano a Serra San Quirico per una visita alla Chiesa di Santa Lucia con Convento Silvestrino (da San Silvestro) del 1281 e interno barocco del 1694. Notevoli gli stucchi e l’organo di Giuseppe Testa. Nel 1741 un terremoto ha danneggiato parecchio la struttura che è stata poi ricostruita. Da vedere le tele di Cavaliere d’Arpino di Roma e del Beato Ugo di Romanelli da Viterbo, l’altare e l’organo.
C’è un’altra bella chiesa che visitiamo, quella di San Quirico e Giulitta, del 950, la Parrocchiale, fondata da San Romualdo con i Martirii di Tarso. All’interno l’altare in terracotta non invetriata fatto da allievi di Della Robbia, la Madonna della Misericordia, il Tabernacolo scolpito, di scuola barocca, l’Ostensorio con la Sacra Spina.
Proseguiamo la visita al paese con il passaggio per Via Copertelle, una specie di strada coperta ricavata sopra le mura antiche del 1400 e sopra la quale sono state costruite abitazioni nei tempi in cui era forte l’espansione demografica e non c’erano troppe guerre o epidemie che portavano via gran parte della popolazione.

Cena a La Pianella

Ancora poco meno di un chilometro ci separa dal ristorante. La Pianella sta proprio in mezzo a un bosco. Le auto sono parcheggiate vicino agli alberi radi che coprono e decorano la collinetta in cima alla quale sta il ristorante, con la grande sala fatta a elle, con un bel camino già acceso sul lato corto della elle e il nostro tavolo a forma di ferro di cavallo davanti alle cucine
Siamo una trentina attorno alla tavolata e ci aspetta una delle cene più abbondanti di questo viaggio.
Cominciamo con un eccellente prosciutto crudo tagliato a mano, poi una grande ricotta con ovoli accompagnati da un vino Rosso Conero DOC 2006 della Fattoria Le Terrazze, di 13° dal lotto L208.
Si continua con una trippa in umido da urlo e il vino è un Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore 2007 Pallio di San Floriano di Monteschiavo, di 13,5° dal lotto L8056, ma anche un Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico 2007 di Colognola, di 14° dal lotto L8129.
Ma il meglio deve ancora venire perché i Cappelletti in brodo di cappone così buoni e saporiti ricordo di averli mangiati l’ultima volta forse cinquant’anni fa in casa della nonna Caterina, se la memoria può avere ancora un riferimento significativo.
Ora un piatto del territorio, Gnacchepagatti (non so se la trascrizione è corretta. È una pasta fatta con farina di castagne) con cicerchie.
Ancora un nuovo vino, stavolta un Rosso Conero DOC 2006 Julius dell’Azienda Silvano Strogolo, di 13,5°.
Il piatto di gran lunga migliore di questa indimenticabile serata è stato lo stracotto di vitello con carote e patate e purè, davvero eccezionale, che da solo merita il viaggio.
Grande anche la faraona con le fave.
Per finire il creme caramel.
Per fortuna riusciamo ad alzarci dai nostri scranni e a tornare sul mezzo che ci deve portare in albergo. Grande indimenticabile serata questa da Raul e la sua famiglia a Serra San Quirico.

Giovedì 30 Ottobre 2008

Visita a Monte Schiavo

La mattinata è fresca e molto ventosa. Un velo di nubi si avvicina da sud ma splende ancora il sole e un vento caldo africano le sta spingendo velocemente. Il Monte San Vicino (sembra che non sia il nome di un santo ma che derivi dal latino vicilinus, che significa colui che vigila) ha un bel cappello di nuvole grigiastre
Si va a Maiolati Spontini per visitare l’azienda Monteschiavo, di proprietà Pieralisi, quello che fa i frantoi e li diffonde in tutto il mondo tenendo ben alto il nome di questa regione, grande e spesso modesta nei suoi figli migliori.
Ci accoglie l’Amministratore Delegato Gianluigi Calzetta. Monteschiavo fa parte del gruppo Pieralisi, leader mondiale delle macchine per la lavorazione dell’olio. Altre attività in cui è coinvolto il Gruppo sono la produzione di Cappe aspiranti, di Carrelli elevatori, l’Albergo Federico II e ha una partecipazione anche nell’Aeroporto di Falconara.
L’azienda è giovane, ha meno di 40 anni e già produce circa due milioni di bottiglie con grande attenzione alla qualità.
I vigneti coprono circa 150 ettari e altri 450 sono destinati ad altre coltivazioni, di cui 50 di uliveto.
È molto interessante l’uliveto perché raccoglie tutte le qualità di olive, circa 5700 piante. La raccolta infatti è diversificata per cultivar proprio per sperimentare la lavorazione delle diverse tipologie e ottimizzare la produzione delle macchine che le devono lavorare. In questa maniera si possono curare davvero tutti i particolari in funzione della dimensione delle olive e della tipologia di paste che se ne può ricavare da ciascuna.
Ci accompagnano nella visita e nella successiva degustazione Arianna Gerini e l’enologo Pierluigi Lorenzetti. C’è anche l’agronomo, Costantino Capogrossi, che amministra la parte agricola dell’azienda e riveste, date le dimensioni, un ruolo davvero importante.

La Degustazione

Nella sala, attorno all’ampio tavolo quadrato in legno, ci avviamo all’assaggio di tre vini dell’azienda.
Primo Vino: Si comincia con Il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore 2007 Pallio di San Floriano, di 13,5° già assaggiato la sera prima al ristorante La Pianella da Raul.
Il colore è giallo paglierino con sfumature dorate sul verde luminoso.
Al naso emergono note di frutta matura esotica con sentori di rosmarino e balsamici di finocchio.
In bocca presenta un’elevata freschezza per acidità adeguata ben armonizzata con un bel corpo e una certa complessità. Mostra un buon equilibrio con un retrogusto finale di mandorla verde di ampia gradevolezza.

Il secondo vino è Il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Riserva 2005 Le Giuncare, di 13,5° dal vigneto Tassinare vecchio, in Arcevia.
Il colore è vivo e luminoso, tra il dorato e il verde..
Al naso presenta una buona intensità e una certa complessità di aromi, con note evidenti di vaniglia e uva passa.
In bocca è fresco ed equilibrato con note di agrumi e una buona sapidità.

Il terzo vino e ultimo è Il Lacrima di Morro d’Alba DOC 2007 Pensè, di 13 gradi.
Il colore è un rubino pieno con riflessi granati.
Al naso si avverte il sentore speziato, fresco, cui si aggiunge in un secondo tempo il buon fruttato di frutti rossi maturi.
In bocca è piuttosto aggressivo con un lieve disequilibrio sulla nota amara ma con piacevoli sensazioni di frutta matura.

Il Frantoio Pieralisi di Monteschiavo

Non poteva mancare la visita al frantoio con un vento impetuoso a ciel sereno che piega gli alberi e contrasta l’uscita dalla sala degustazione per spostarci verso il frantoio.
C’è un impianto delle sette meraviglie, ovviamente più pulito di una sala operatoria e arriviamo proprio nel pieno della frangitura delle olive dell’ultima annata, appena raccolte.
Il frangitore a martelli viaggia a 1400 giri al minuto e ci sono quattro vasche di gramolatura separate e a temperatura controllata, in pratica stabilizzata e programmata tra i 29 e i 30 gradi.
L’estrazione avviene per centrifuga a due fasi: olio e sansa umida.
Tutto il ciclo, dalla pulizia delle nuove olive alla fine dell’estrazione dell’olio, dura circa novanta minuti.
È davvero incredibile vedere quell’abbondante flusso di liquido verde oro, come la maglia del Brasile, che esce in fondo alla macchina e assaggiare la purezza e la fragranza di quelle gocce di nettare, anche se il livello di amaro e piccante è piuttosto elevato, come si addice a un buon olio marchigiano appena franto.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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