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Viaggi enogastronomici

La Morra, Nebbie e Imperatori antichi (Seconda Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Prosegue il viaggio tra le nebbie primaverili delle Langhe ad annusare Baroli e altre delizie.

Sabato 20 Marzo 2010

A Novello da Cogno.

La mattina di sabato il cielo è coperto, uggioso. Il fascino delle colline è molto romantico. La foschia e l’aria fresca fanno sembrare oggi una giornata di fine autunno, quando si è fatta la vendemmia e si aspetta che il vino concluda la sua fermentazione. Sono però diversi gli odori nell’aria. Non si sente il mosto ma si sentono tiepidi sentori di erba e si comincia a vedere qualche gemma più turgida che sta per generare i primi fiori di primavera.
Dopo la buona colazione in hotel si va in bus, con Alessandro alla guida, a Novello. Ci aspettano Valter e Nadia. Lui è un Fissore, braidese doc. Lei è la figlia di Elvio Cogno, che con il fratello Giovanni ha gestito fino alla fine degli anni ’70 la mitica Locanda dell’Angelo di La Morra, dove migliaia di liguri e piemontesi e non solo, sono passati come in pellegrinaggio quando si veniva a visitare il santuario del Barolo. Ora sono loro che gestiscono l’azienda posta su una delle più belle colline delle Langhe.

Vedi anche: La Morra – Langa Bianca e Rosso del Barolo (Prima Parte)

Vedi anche La Morra – Cultura, Cucina, Carattere (Terza Parte)

La parte vitata raggiunge i dodici ettari, sette a Barolo e gli altri con Barbera, Dolcetto, Nebbiolo e la Nascetta, il loro bianco autoctono. Sono quattro le etichette di Barolo dell’azienda Cogno: Cascina Nuova, Ravera, Vigna Elena e Bricco Pernice, che è un sorì, cioè la parte migliore del territorio, quello esposto a sud, che prende più sole e dà il vino migliore.
Valter è molto attento alla luna sia in potatura, sia al momento dell’imbottigliamento. Lui lavora sempre in luna vecchia o al massimo luna piena, mai in luna nuova.
Visitando l’azienda si passa dal locale di invecchiamento a quello di fermentazione con le torri in acciaio, a sezione quadrata per guadagnare spazio. L’affinamento avviene sia in barrique, sia in botte grande, volutamente realizzate con legni non tostati. Si parla con Valter della crisi del Barolo, o in generale dei vini ad alto costo che, secondo lui, ha molte madri: in primis la crisi finanziaria mondiale, poi la politica del territorio, i troppi impianti avviati senza controllo, la mancanza di senso del marketing tra la quasi totalità dei produttori italiani, e non meno importante nessun indirizzo di pianificazione da parte degli enti che dovrebbero dare una guida e predisporre le basi per uno sviluppo più controllato e meno traumatico.
La loro produzione si distribuisce equamente tra il mercato mondiale, con prevalenza di quello nordamericano, e quello nazionale.
Terminiamo la visita sul piccolo terrazzino che dà a Sud verso il Bricco Pernice, ad ammirare ancora una volta il paesaggio da favola. Peccato che non facciano agriturismo perché la posizione della casa è davvero una delle più belle della zona.
Infine un assaggio nella saletta a piano terra dei loro vini più tipici, cinque campioni, un bianco e quattro rossi. Caviola e Romana sono i loro enologi.
Iniziamo con il bianco, la Nascetta, già segnalata dal Fantini a metà ‘800, forse di origine sarda, oggi DOC Langhe bianco. Assaggiamo oggi un campione di botte perché le bottiglie dell’ultima annata sono già state tutte vendute.
1° vino: La Nascetta ha un colore paglierino chiaro, brillante. Al naso è pulito, ampio, con note floreali e agrumate di buona intensità. In bocca è fresco, molto sapido, elegante, fine e il sorso si chiude su una gradevole nota di mandorla verde e fresca.
Si accompagna a un morso di formaggetta vaccina fresca di buona fattura.
2° vino: Barbera d’Alba Superiore Bricco dei Merli 2007, di 14,5 gradi dal lotto L 97BA01.
Il vino ha fatto un anno di botte grande nuova e viene in parte da vigna a piede franco, pre fillossera.
Il colore è un bel rubino pieno. Al naso ha un fruttato intenso e persistente, complesso. In bocca ha una buona acidità, è pieno, lievemente sapido, di ottimo equilibrio e armonia, con un retrogusto piacevole di ciliegia fresca.
3° vino: Barolo Ravera 2005, di 14,5 gradi dal lotto L 85BA01. È ottenuto dal clone Langhe e Michet. Il vino ha fatto due anni di botte grande.
Il colore è un bel rubino chiaro, caldo e setoso. Al naso ha una nota speziata e fruttata intensa e persistente, con sentori di tabacco dolce. In bocca ha un’ampia freschezza e acidità, di buona struttura, è sapido e armonico nei tannini, che non disturbano, anzi gli danno vigore, con un retrogusto di piccoli frutti rossi maturi.
4° vino: Barolo Vigna Elena 2004, di 14,5 gradi dal lotto L 84BA01. Il vino si affina per cinque anni in botte grande.
Il colore è un rubino pieno e luminoso. Al naso presenta una speziatura fine ed elegante, è ampio e complesso. In bocca è pieno, intenso, armonico, con una bella freschezza e di buona stoffa.
5° vino: Barolo Bricco Pernice 2005, di 14,5 gradi dal lotto L 85BA01.
Il colore è un rubino vivo e lievemente aranciato sull’unghia. Al naso presenta una speziatura ampia, intensa e persistente, con un bel fruttato e lievi note balsamiche. In bocca è fresco, di buona persistenza e intensità, discretamente armonico, molto lungo e con note di piccoli frutti rossi maturi in retrogusto.

Aurelio Settimo è un imperatore?

Lasciamo Novello poco dopo le undici per trasferirci alla prossima azienda, subito sotto La Morra.
Girando per le stradine delle Langhe non si contano i cartelli neri con le scritte in giallo che segnalano i produttori man mano che ci si avvicina all’azienda.
Siamo da Aurelio Settimo. Più modesta la struttura rispetto a quella di Cogno, ma non minore la cura delle viti e delle vigne e la fattura dei vini.
Ci dà il benvenuto Laura, che da anni lavora in azienda e cura i rapporti amministrativi e le visite.
Sono sette gli ettari vitati, sei a Barolo e solo uno a Dolcetto. Le bottiglie prodotte sono 40.000, di cui 25.000 di Barolo, che comprende la sottozona Rocche, da vigneti esposti a sud ovest, la sottozona Langhe da vigneti esposti a sud est. Le altre bottiglie sono di Nebbiolo e Dolcetto d’Alba.
Il 70% della produzione copre il mercato nord americano ed europeo, mentre il 30% va sul mercato italiano. La fermentazione avviene in recipienti di cemento vetrificato con una macerazione a tempi variabili, sette giorni il Dolcetto, quindici il Nebbiolo Langhe, venti – venticinque il Barolo.
L’affinamento si fa in botte grande da 28 – 33 ettolitri, alcune di rovere di Slavonia, altre di Allier non tostato, ritenuto più fine nei pori e con tannini più morbidi e piacevoli.
Per la degustazione scopriamo la simpatia e la professionalità di Laura, la figlia di Aurelio, che è mancato da poco lasciando un grande vuoto nei cuori dei famigliari e anche nella struttura aziendale, che pian piano ha ripreso a marciare con i ritmi di Aurelio. Laura ha predisposto la degustazione accompagnandola a un ricco buffet seduti di fronte alle botti di affinamento. Su un tavolo davanti alle botti una ricchissima rassegna stampa pluriennale, tra le foto di papà Aurelio, con tutti gli articoli sull’azienda raccolti e catalogati con pazienza da Laura e da Tiziana, che non poteva scegliere posto migliore per il buffet di oggi da loro.
Anche qui assaggiamo cinque vini, ciascuno accompagnato da un cibo preparato da Tiziana.
1° vino: Dolcetto d’Alba DOC 2007 di 12 gradi, dal lotto LB09.
Il colore è un rubino caldo, con unghia granata. Il naso ha un buon fruttato, pulito, fresco e intenso.
In bocca è fresco, giovane, armonico con un piacevole retrogusto di ciliegia matura.
Si accompagna a triangoli di frittata di cipolla e di frittata di erbette preparate dalla cortesia di Tiziana. Inoltre delle fette di salame cotto, salame in budello di maiale e cacciatorino al barolo con fette di pane bianco tipo baguette.
2° vino: Langhe Nebbiolo 2005, di 13,5 gradi dal lotto L E08.
Il colore è un rubino pieno e luminoso. Al naso ha un buon sentore fruttato che gioca a nascondino con lo speziato. In bocca presenta una discreta armonia, con tannini decisi e di buona struttura.
3° vino: Barolo Rocche DOCG 2005, di 14 gradi dal lotto L G08 e fascetta AAC 03207365. È affinato per due anni in botte grande.
Il colore è un bel rubino brillante e vivo. Al naso presenta un fruttato complesso, intenso e persistente, con note speziate evidenti e piacevoli. In bocca è pieno, sapido, con bei tannini, al retrogusto si avvertono sentori di piccoli frutti rossi maturi.
4° vino: Barolo Rocche 2004, di 14 gradi dal lotto L A08 e fascetta DOCG AAB 08247271. È affinato per due anni in botte grande.
Il colore è un rubino vellutato, caldo e luminoso. Al naso presenta una straordinaria complessità, passando da note speziate e balsamiche a sentori di frutti rossi e piacevolissimi sentori di arancio lievemente tostato e pepe bianco. In bocca è fresco, pieno e strutturato, con buona sapidità, armonico ed elegante, con un retrogusto di mirtilli e ribes nero.
È il momento dei formaggi, un ottimo Bra tenero, un piacevole Murazzano, un ottimo Raschera d’alpeggio e uno straordinario Blu di Capra erborinato.
5° vino: Barolo Rocche 1999 Riserva, di 14 gradi dal lotto L A06 e fascetta DOCG AAJ 09303203. È affinato per tre anni in botte grande.
Il colore è un rubino carico e brillante, con note aranciate sull’unghia. Al naso presenta note speziate e complesse, di piacevole intensità e persistenza. In bocca è estremamente elegante e pieno, continuo, armonico ed equilibrato, fine e molto persistente. Una bottiglia degna di un imperatore come Aurelio Settimo.
Altrettanto eccellente lo sfizioso Bunet con amaretti e nocciole che precede il caffé preparato e servito da Tiziana e Laura.

Foto Credit: Gabriella Repetto

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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