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Vocacibario

Dolcetto Doc e Docg a confronto

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato

Già alcuni anni fa, l'enologo Marco Rabino promosse con Federico Robbiano una degustazione alla cieca di Dolcetto d’Ovada Doc. Sede della degustazione l'agriturismo "Al chiar di luna" di Cà Bensi dell'Azienda Agricola Robbiano di Tagliolo Monferrato. L’esito fu interessante. Fece seguito un altro incontro sul vino a Cascina Tollu di Rocca Grimalda. In quell’occasione, i vini degustati furono non solo dell’Ovadese ma anche d’altre aziende piemontesi e liguri.

Circa due mesi fa un terzo incontro sulle tematiche del Dolcetto di Ovada. Un approfondimento quanto mai utile, sia sotto il profilo qualitativo e commerciale, nonché alla luce della sua promozione alla Docg ottenuta nel 2008.

Ad organizzarlo la giovanissima azienda Forti del Vento (www.fortidelvento.com). Un’azienda vitivinicola dell’Alto Monferrato Ovadese, creata e diretta da Tomaso Armento e Marco Tacchino (con altri produttori), con la finalità di ampliare ed approfondire la ricerca sul vitigno e sul vino Dolcetto di Ovada, per migliorarne la qualità, la valorizzazione e la diffusione. Lo stesso, anche per lo storico Nibiö, l’innovativo Albarossa (incrocio tra Barbera e Nebbiolo), il tradizionale Cortese e per gli internazionali Chardonnay e Cabernet.

Sede, la Vineria e Champagneria Quartino di Vino dell’eclettico Giuseppe Martelli. Un localino quanto mai accogliente, arredato con sobria e creativa eleganza, con un gran numero di prestigiose etichette nazionali ed estere servite con la dovuta professionalità. Non solo. Oltre alla degustazione di vini e champagne, il piacere di pranzare e cenare assaporando piatti tipici e non. Il tutto nel caratteristico centro storico di Ovada, a due passi dalla centralissima Piazza Castello.

Ma a rendere interessante la degustazione alla cieca di 20 Dolcetto Doc e Docg, non sono state solo le annate diverse fra loro, ma i Dolcetto di altre denominazioni. Un’idea di Armento e Tacchino realizzata tecnicamente dal dr Giuliano Boni Vinidea), per mettere a confronto Dolcetto di Ovada e di varie denominazioni, per valutarne pregi e potenzialità e, cosa non certo facile, individuarne la tipologia. Il tutto tramite un'apposita scheda creata per l’occasione da Giuliano Boni.

A vagliare i 20 vini, un gruppo fatto di altrettanti degustatori, tecnici, produttori, sommelier, enoappassionati e giornalisti del settore. Quindi un quadro quanto mai eterogeneo, attraverso il quale è stato possibile trarre dei suggerimenti utili. Ancor più, dallo spoglio e lettura delle schede compilate dai presenti. La degustazione si è articolata in due parti: 10 campioni nella mattinata ed altrettanti, nel pomeriggio. Nell’intervallo, discutibile ma da molti gradita, una breve sequenza di piatti abbinata a buoni vini Doc locali.

Nei brevi ma frequenti dialoghi tra i degustatori, oltre la consueta attenzione verso le caratteristiche organolettiche dei vini, la palese ricerca nell’individuare i Dolcetto Doc e Docg di altre denominazioni. Cosa tutt'altro che semplice. Almeno per chi ha scritto, poiché più impegnato nel rilevare pregi e difetti dei vari campioni anonimi. Terminata la degustazione, l’ordine di servizio dei vini con le rispettive Doc ed annate. Se per alcuni il riconoscimento varietale dei vari Dolcetto Doc e Docg e stato più positivo di altri, ciò nulla toglie all’importanza del motivo della degustazione. Quello che è emerso deve essere messo a confronto con l’attuale situazione di mercato, per meglio tracciare il futuro cammino.

Il vitigno dolcetto

Vigoria vegetativa: leggermente inferiore alla media, richiede una potatura non troppo lunga. Produttività: buona, ma non molto costante. Foglia: piccola, pentalobata, con colorazione rossa in prossimità dell'attacco del picciolo. Grappolo: di forma piramidale, lungo, con acini di media grandezza, rotondi e di colore blu tendente al nero. Epoca di maturazione: metà settembre.

Caratteristiche organolettiche generali del Dolcetto di Ovada

Aspetto: limpido, di colore rosso rubino con tonalità violacea da giovane, tende al granato con l'invecchiamento. All'olfatto si presenta fragrante, vinoso e fruttato da giovane, affinandosi diventa intenso e persistente, fine, con sentori di piccoli frutti rossi di bosco (ciliegia e mora mature) e, lieve, di mandorla amara. Al sapore è asciutto e un po' ruvido da giovane, affinandosi (2-3 anni), diventa secco, sapido, delicatamente caldo, con piacevole vena tannica, pieno e persistente, con gradevole fondo amarognolo.
Evoluzione: nelle annate buone, può raggiungere tranquillamente 6-8 anni.


I due disciplinari

Dolcetto di Ovada - Il riconoscimento D.O.C. l’ottenne con D.P.R. del 1° settembre del 1972.
Vitigno: Dolcetto. Titolo alcolometrico volumico minimo totale: 11,5%.
Le due tipologie: Dolcetto d’Ovada - Resa massima di uve per ettaro: 8 tonnellate. Titolo alcolometrico volumico minimo totale: 11,5%.
Dolcetto d’Ovada Superiore: Titolo alcolometrico volumico minimo totale: 12,5% ed un anno d’invecchiamento.
Zona di produzione: Ovada, Belforte Monferrato, Bosio, Capriata d'Orba, Carpeneto, Casaleggio Boiro, Cassinelle, Castelletto d'Orba, Cremolino, Lerma, Molare, Montaldeo, Montaldo Bormida, Mornese, Morsasco, Parodi Ligure, Prasco, Roccagrimalda, San Cristoforo, Silvano d'Orba, Tagliolo Monferrato e Trisobbio in provincia di Alessandria.

Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada - Il riconoscimento D.O.C.G. l’ottenne con decreto del 6 luglio 2005 e pubblicazione sulla gazzetta ufficiale n. 1229 del 30 settembre 2008.
Vitigno: dolcetto 100%. Resa massima di uve per ettaro: 6 tonnellate.
Le tipologie previste:

Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada: Titolo alcolometrico volumico minimo totale 12,5%. Affinamento minimo: 12 mesi.

Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada riserva: titolo alcolometrico volumico minimo totale 12,5%. Affinamento minimo: 24 mesi.

Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada vigna: Titolo alcolometrico volumico minimo totale 13%: Affinamento minimo: 12 mesi.

Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada vigna riserva: Titolo alcolometrico volumico minimo totale 13%. Affinamento minimo: 24 mesi.
L’inserimento del nome della vigna, è previsto solo se la vigna ha un’età di almeno 7 anni.


I Degustatori


1- Tomaso Armento
2- Luigi Bellucci
3- Roberto Bisio
4- Giuliano Boni
5- Andrea Briano
6- Charlotte
7- Orietta Chiarelli
8- Davide Cocco
9- Gianni Frattola
10- Giuseppe Martelli
11- Davide Negri
12- Giancarlo Pizzo
13- Virgilio Pronzati
14- Marco Rabino
15-Marco Tacchino
16- Pietro Tammaro
17- Adriano Silvestrin
18- Riccardo Zola


Vini degustati alla cieca

Mattino:
1° Dolcetto di Ovada Docg 2002
2° Dolcetto d’Alba Doc 2008
3° Dolcetto di Ovada Doc 2007
4° Dolcetto di Acqui Doc 2008
5° Dolcetto di Ovada Doc 2007
6° Dolcetto di Ovada Docg 2008
7° Dolcetto di Acqui Doc senza annata
8° Dolcetto d’Alba Doc 2008
9° Dolcetto di Ovada Docg 2008
10° Dolcetto di Ovada Docg 2008

Pomeriggio:
1° Dolcetto di Ovada Doc Superiore 2006
2° Dolcetto di Ovada Doc Superiore 2006
3° Dolcetto di Ovada Doc 2005
4° Dolcetto di Ovada Doc 2005
5° Dogliani Docg 2006
6° Dolcetto di Ovada Doc 2006
7° Dogliani Docg 2007
8° Dolcetto di Ovada Doc 2006
9° Dolcetto di Ovada Doc Superiore 2005
10° Dogliani Docg 2006


Alcune considerazioni sul Dolcetto di Ovada

Tra i pochi vini che hanno il dono di farsi apprezzare quotidianamente, c'è sicuramente il Dolcetto o meglio i Dolcetto, Un vitigno poliedrico che, a seconda delle condizioni pedoclimatiche, da vini con caratteristiche ben diverse tra loro, che si sposano con molti di piatti regionali, nazionali ed esteri. Dopo barbera e moscato è il terzo vitigno regionale. Non solo, in Piemonte da origine a 11 vini Doc e 1 Docg. Un primato, ma anche un disorientamento nel consumatore, in particolare dei Paesi esteri.

I Dolcetto Doc sono prevalentemente consumati in Piemonte e, in discreta quantità, in Lombardia e Liguria. Solo il 5% è venduto all'estero. Il suo nome deriva da “dusset” ossia dosso; rilievo o pendio collinare. Lo troviamo citato in Piemonte e in Liguria sin dal Trecento; in quest'ultima regione, è conosciuto col nome di ormeasco. Benché 12 Dolcetto siano un po' tanti, almeno uno, il Dolcetto d'Ovada, dovrebbe portare in etichetta il nome del comune seguito da quello del vitigno (Ovada Doc Dolcetto,ecc.). Meglio ancora, essendo quasi sinonimo dell'Ovadese, poterlo denominare semplicemente Ovada Doc.

Parlando del Dolcetto d'Ovada, emergono aspetti contrastanti. Infatti, sebbene sia stato (assieme al Dolcetto d'Acqui) il primo ad ottenere la Doc (1972) e nei primi posti nella produzione tra i confratelli, è il meno conosciuto dai consumatori del nostro Paese. Eppure storia ne ha. Sin dal 1200 si susseguono compravendite di vigneti e vino dell'Ovadese. Nel Trecento il vino di Ovada è anche scambio di merci con Genova (col sale) e Milano. Negli Statuti di Carpeneto del 1458, chi tagliava una vite o un trancio, era punito con multe salate. Nei due secoli seguenti, copiose le cessioni e affitti di terre coltivate a vite e vendite di vino nel Genovesato. Addirittura nel 700 nei trattati bilaterali con Francia ed Austria, i soli vini citati erano Dolcetto dell'Ovadese e Barbera del Monferrato.

Il Gallesio nei primi decenni dell'Ottocento scrisse che il vino d'Ovada, derivato dall'uva Ovadensis, non poteva essere altro che Dolcetto. Non solo, questo vino lo poneva alla pari con quello dei colli intorno ad Alba. Tornando all'attualità, a risolvere i quesiti sul Dolcetto d'Ovada (lo stesso vale per altri), dovrebbero essere gli enti preposti, produttori, enotecari, ristoratori e giornalisti specializzati.

Nella foto: un momento della degustazione.

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