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Viaggi enogastronomici

Pellegrino è Parmigiano di montagna, Miss e Alpini (Prima Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

È la festa numero 25 del Parmigiano Reggiano di Montagna quella a Pellegrino Parmense dal 9 all’11 luglio 2010. Non solo la degustazione gratuita del Re dei Formaggi ma anche tanta musica, danze, Gastronomia e intrattenimenti e un folto mercato di prodotti agricoli e artigianali. Si comincia il venerdì sera con la selezione provinciale di Miss Pellegrino Parmense e per la prima volta di Miss In Forma, in onore dell’alimento che mantiene sani, tonificati e belli.
Si prosegue sabato con la visita pomeridiana agli stands e con il convegno Comunicare la montagna, cui seguirà l’esibizione del coro Il Pellegrino e i suoi canti popolari e dopo mezzanotte la partenza del Circuito di Cremona – Memorial Maria Grazia Donato per il campionato italiano Rally Auto storiche e Challenge Rallies Nazionali. L’arrivo è previsto nella prima mattinata di Domenica.
Per domenica, dopo il Rally, ancora visite agli stands e alle strade del centro e poi visita guidata al Castello di Pellegrino così ben ristrutturato e arredato dall’Ingegnere “honoris causa” Camillo Catelli della Rossi & Catelli, attuale proprietario, e al Santuario di Careno. Si susseguono poi la premiazione del concorso fotografico Cheese dedicato al formaggio, la passeggiata in carrozza e pony per i bambini, lo spettacolo in costume medioevale dei Cavalieri della Compagnia della Mandragora “Difendiamo lo cacio parmiggiano dalli barbari”. Nel pomeriggio onore ai sensi con il laboratorio sensoriale per insegnare ai bambini da 4 a 10 anni come riconoscere rumori, odori e sapori con esame visivo e tecniche di degustazione. Alla fine ballo liscio e fuochi artificiali per chiudere l’edizione 2010.

Sabato 10 luglio 2010

Dovevamo partire ieri pomeriggio da Chiavari per non perderci la serata dedicata a Miss Pellegrino e a Miss in Forma, nome bellissimo per coniugare la bellezza alla bontà, purtroppo ieri sera sia noi che i nostri amici avevamo altri impegni per cui ce lo siamo immaginato grazie al racconto del Sindaco Enrico Pirroni e dei suoi assessori.
C’era Benedetta Mazza, le bella bionda dell’Eredità di Carlo Conti a fare da madrina, ammirata e vezzeggiata dai corteggiatori di Pellegrino.
La palme dalla più bella è andata a Noemi Cerrocchi per Miss Pellegrino, una 19enne di Piacenza, e ad Anna Monetti per Miss In Forma, anche lei 19enne ma da Carpi, Modena, elette da un gruppo di 27 candidate tra i 17 e i 26 anni.
Partiamo da Chiavari con Gabriella, Anna e Giorgio dopo le nove della mattina. Tutta autostrada fino a La Spezia, poi ancora verso Parma fino a Fornovo, oltre il valico della Cisa che separa la Toscana dall’Emilia.
Da Fornovo ancora venti chilometri verso ovest per stradine contorte che risalgono la collina appenninica fino ai cinque – seicento metri di Mariano, già in comune di Pellegrino Parmense. Di qui si scende fino al capoluogo che sta a 410 metri sul livello del mare.
Arriviamo alle undici con la guida tranquilla e sicura di Giorgio davanti al parcheggio dell’Hotel La Quercia che ci ospiterà, sulla statale a trecento metri dal centro del paese.
Lasciamo i bagagli in camera e usciamo per raggiungere il centro.

Sulla Via Francigena

L’aria è calda ma abbastanza secca e il senso di oppressione che si prova sul mare quando il sole picchia alto nel cielo lascia il posto a una camminata piacevole a piedi fino al centro storico dove incontriamo il sindaco Enrico Pirroni e l’assessore Germano Nasi, indaffarati con la sistemazione di una vecchia trebbiatrice all’ingresso del paese, ancora funzionante e ben conservata.
Si sta cercando di lasciare una testimonianza storica soprattutto per i bambini e i ragazzini che non hanno mai visto all’opera queste strane macchine rumorose che negli anni ’50 e ’60 riempivano di gente e di fatica e di festa le aie delle case di campagna nei mesi da giugno ai primi di agosto. Quando il raccolto era stato abbondante e si erano superati i cento quintali di grano, nella Romagna montefeltrina alle spalle di Rimini era tradizione che una sirena lanciasse il suo sibilo nell’aria per partecipare ai vicini la bella notizia e alla sera si festeggiava con un pranzo abbondante tutti insieme, con cibi semplici e naturali e con tanto vino buono a bagnare le gole assetate per la “pula” che si era depositata all’imbocco delle vie respiratorie.
Intanto che si ricordano queste emozioni con il sindaco e i suoi collaboratori, in compagnia di Patricia, la Presidente della Pro Loco, visitiamo anche il panificio dei fratelli Lusignani, che oltre a fare ottime paste, cannoli alla crema fresca e pane, con farina particolare di semola selezionata e macinata all’antica, sembra quasi un laboratorio artistico per le forme lavorate che ricordano molti animali domestici, esposte sugli scaffali alle spalle delle commesse.
All’ora di pranzo ci spostiamo all’interno dell’Ostello di San Francesco, una struttura quattrocentesca, rimessa a nuovo dal Comune, già ex convento, ex ospedale ed ex scuola ed ora dedicata a piccolo albergo e ristorante, gestito da Bruna, che segue il servizio in sala, e da Giuliano, che sta in cucina a preparare la torta fritta, squisita, servita con sottili fette di prosciutto crudo che sembrano veli di sapore, quasi diafani, che si sciolgono in bocca tra le papille della lingua e il leggero calore del palato. Poi ci propone degli ottimi tortelli alle erbette, delicati e saporiti, oppure le farfalle con lo speck e il radicchio rosso, eccellenti. Li proviamo entrambi, lasciando per una prossima volta i saltimbocca molto invitanti ma ormai siamo sazi. C’è rimasto un po’ di posto solo per la torta di ricotta e cioccolato e un assaggino di crostate, alla marmellata di prugne oppure al cioccolato. Da bere una buona Malvasia secca de Colli Piacentini DOC 2009 di 11 gradi, dal lotto L0125 di Vicobarone da Ziano Piacentino, che va a nozze con la torta fritta. Buono anche il rosso, vivace, il Colli Piacentini DOC Gutturnio 2009 di 11,5 gradi dal lotto L1033904, un uvaggio di barbera e bonarda, fatto da Costabinelli, dal colore rubino intenso e con una bella e invitante schiumetta rosa che svanisce velocemente dopo la posa nel bicchiere.
Si sta a meraviglia dentro al locale, con le finestre aperte sul cortile dove il sole illumina il dondolo e i tavoli nell’erba. L’aria è fresca e non c’è bisogno di aria condizionata. Le mura spesse della casa proteggevano i pellegrini di passaggio sulla via francigena e oggi rinfrescano le soste piacevoli dei turisti che arrivano fin qui, ma non a piedi, a godere le piacevolezze della campagna e possono ristorarsi con i prodotti genuini e saporiti di queste colline alte, formaggio, farina, vino, marmellate, salumi, pane e focacce. Al piano superiore dell’Ostello sono state ricavate camere per la notte, in un ambiente che invita alla meditazione e al riposo i moderni “pellegrini” che salgono fin qui, non più a piedi, dalla pianura a nord o dal mare delle riviere a sud.
Alla fine del pranzo Enrico ci accompagna a visitare la Baita degli Alpini. È una doppia struttura di legno, portata qui dal Friuli dove negli anni ’80 aveva ospitato i terremotati per i mesi in cui la paura della terra che trema teneva lontana dai tetti tradizionali la gente che aveva perduto la casa.
Immancabile l’assaggio di grappa, di vinelli e di liquori d’erbe, insieme a Francesco, che se lo senti parlare a occhi chiusi ti sembra di avere davanti Francesco Guccini, per la erre arrotata e per il tono di voce. Lui e agli altri volontari stanno preparando il locale per accogliere i visitatori che arriveranno numerosi in serata e domani, in occasione della vendita della torta fritta fatta da loro e di altre prelibatezze locali.
Tra un bicchierino e l’altro si parla, in dialetto, del fascino del parlare dialetto e di come oggi tra i giovani questa usanza si stia pian piano affievolendo perché in famiglia ormai nessuno più parla la lingua dei nonni. Di qui il discorso passa poi alla solidarietà umana, un tempo diffusissima e contagiosa specie tra la povera gente che sempre si aiutava e si sfamava, anche se il cibo era poco e spesso non si riusciva a mettere insieme la cena. Oggi c’è molto più egoismo e il fatto di offrire un pezzo di pane o un bicchiere di vino al “pellegrino” di turno che ne avrebbe bisogno è un pensiero spesso remoto se non del tutto assente dal nostro cuore e ovviamente anche dalla nostra mente.
Poi Francesco inizia a friggere scampoli di torta che abbiniamo a un delizioso piatto di salame, coppa e prosciutto crudo accompagnati da una buona bottiglia di Ortrugo piacentino per una sostanziosa merenda pre cena.

Comunicare la montagna.

Sono arrivate le otto di sera quando nella sala consiliare del Comune, a fianco del bel gonfalone di Pellegrino Parmense, si discute di come promuovere produzioni tipiche e territorio. Che cosa si può definire territorio di montagna e quali sono le migliori strategie di comunicazione. Introduce il convegno il sindaco Enrico Pirroni, da buon padrone di casa, per ricordare che Pellegrino è stato scelto a rappresentare il Parmigiano di Montagna perché è il comune che produce la maggiore quantità di latte per la produzione delle forme. Dopo di lui Carlo Epifani che fa da moderatore, Paolo Bandini, Presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, Maria Cattani, assessore all’agricoltura della Comunità Montana, Alessandro Cardinali, Presidente del Soprip, un’Agenzia per lo sviluppo locale, senza fini di lucro, che progetta, organizza e gestisce programmi di sviluppo locale concertati dalle parti istituzionali ed economiche del territorio; assiste Enti Locali e Piccola e Media Impresa nei percorsi di valutazione ed attuazione di progetti di investimento.
Epifani accosta l’esigenza di produrre a prezzi contenuti a quella di mostrare anche cosa c’è dietro il prezzo di un prodotto come il Parmigiano, riferendosi al territorio e alla qualità delle materie prime che si utilizzano. È fondamentale curare la massa dei clienti ma è anche importante diffondere la cultura. A suo parere il futuro dell’Italia sarà fondato essenzialmente sull’agricoltura e sul turismo. A dimostrare anche l’importanza del linguaggio sottolinea come quella di Pellegrino non sia più una fiera ma sia diventata una FESTA, cui contribuiscono il concorso per Miss In Forma, alla sua prima edizione, il concorso fotografico Cheese, il rally delle auto d’epoca che partirà alle 22 da Cremona e girerà per tre volte stanotte attorno a Pellegrino prima di rientrare a Cremona domani mattina entro le 10.
Paolo Bandini racconta il suo amore per la montagna e per questi territori a lui così cari e Pellegrino possiede una posizione agronomica importante per la cura che hanno gli abitanti del loro prodotto di punta. I costi di produzione del formaggio qui sono più alti e ciò si riflette anche sui prezzi di vendita, che però sono ampiamente ricompensati dalla maggiore qualità e dalla migliore stagionatura. Ogni caseificio dovrebbe ancora migliorare la propria singola immagine e quella del suo prodotto, oltre ovviamente a fare sinergia con gli altri caseifici del territorio.
Maria Cattani ribadisce l’importanza della festa di Pellegrino che è da promuovere e da coltivare come momento di aggregazione verso altri comuni ed Enti territoriali.
Alessandro Cardinali parla degli sforzi dell’Amministrazione di Pellegrino per organizzare la festa del pane a fine giugno, appena terminata, e quella del Parmigiano a inizio luglio, in pieno svolgimento. Il Soprip sta lavorando a un progetto di valorizzazione del marchio e del prodotto e cerca di sviluppare la filiera corta per approfondirne la conoscenza. Lo stesso sviluppo di filiera corta è stato impostato anche per il grano e altri cinque o sei prodotti che identificano la tipicità del territorio appenninico parmense. Si sta anche lavorando su una maggiore collaborazione con il Commercio Estero al fine di migliorare la quota di penetrazione sul mercato extra italiano.
A questo proposito Paolo ricorda come recenti accordi internazionali abbiano consentito già di portare la quota estera dal 20% al 30% circa in pochi mesi.
Per chiudere, qualche scambio di opinioni, un breve dibattito e dopo le nove si esce lungo la via principale per arrivare all’antico Ostello di San Francesco, fondato attorno al 1400 da San Bernardino da Siena dove si esibiscono due cori popolari in canti di montagna e della tradizione contadina e operaia dei secoli scorsi.
Ancora due passi in centro, un occhio alla semifinale dei campionati di calcio in Sudafrica tra Germania e Uruguay e poi si finisce la serata alla Quercia a sentire la musica da ballo dal vivo di un’orchestrina niente male, che fa un piacevole ballo liscio per l’esibizione dei ballerini della scuola e dei clienti dell’albergo che vogliono divertirsi a ballare.

Foto Credit: Composizione dal sito www.benedettamazza.it e dal sito del Comune di Pellegrino Parmense.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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