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I nutrienti della vite, di Luca Risso

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Vino in garage

I nutrienti della vite

di Luca Risso

Incominciamo con questo post la collaborazione con Emilio, valente garagista di Rossano (CS), che ci propone un approfondimento sui nutrienti minerali della vite. E' il primo di una serie che spero lunga di contributi di tutti i garagisti che vorranno mettere a fattore comune la propria esperienza. Prima di lasciare il campo a Emilio, vorrei estrapolare una frase significativa del suo intervento:

Per ogni quintale di uva prodotta, dal terreno vengono asportati rispettivamente circa :

700 grammi di azoto
400 grammi di fosforo
1200 grammi di potassio.”


Fa pensare, no?

* * * * *

Si sente dire spesso da chi il vino lo fa da tanto tempo che il buon vino nasce nella vigna. Solo da uve sane, ben nutrite e da una pianta in salute può scaturire un vino che diventa piena espressione del vitigno e del territorio da cui la vite trae il suo nutrimento. E’ buona cosa conoscere le caratteristiche del proprio terreno per potere raggiungere quei risultati che migliorano la qualità del prodotto finale e per effettuare una corretta concimazione nel rispetto dell’ambiente, delle esigenze nutrizionali e delle asportazioni.

Azoto, fosforo e potassio sono i principali elementi assorbiti dalla vite sono detti anche macroelementi; seguono poi calcio, magnesio e zolfo e successivamente i cosiddetti microelementi ferro, zinco, boro, manganese, rame, e molibdeno. Anche se assorbiti dalla pianta in misura molto minore rispetto agli altri, non sono di minore importanza. Una carenza di uno di questi elementi può determinare seri problemi, come vedremo più avanti.

Analizziamo ognuno di questi elementi in maniera più dettagliata, prendendo in maggiore considerazione quelli che hanno più influenza sulla nutrizione della vite.


L’azoto


L'azoto per la vite è un elemento essenziale. Si trova nel terreno prevalentemente sotto forma organica proveniente dall’interramento dei residui colturali e dalle concimazioni organiche. Il livello produttivo della vite è primariamente condizionato dalla disponibilità d’azoto nel suolo. Esso stimola l’accrescimento delle piante e determina una presenza abbondante di clorofilla nelle foglie. L’azoto essendo un elemento mobile nel terreno può essere facilmente dilavato dalle piogge, andando cosi ad inquinare le falde acquifere. Per questo motivo se serve si preferisce distribuirlo in primavera al risveglio vegetativo della pianta in 3 o 4 applicazioni diverse e tipicamente 40% febbraio 20% marzo 20% aprile 20% maggio.

L’azoto stimola l’accrescimento della vegetazione, per cui un suo eccesso porta ad un’eccessiva crescita della parte verde della pianta a discapito della quantità e della qualità dei suoi frutti. Nondimeno una vegetazione troppo rigogliosa espone la pianta all’attacco delle malattie fungine.

Una carenza di azoto nelle viti si manifesta con clorosi (decolorazione delle foglie che ingialliscono), crescita stentata, foglie piccole e mancanza di attività fotosintetica, con gravi ripercussioni sulla produttività; i sintomi di carenza si manifestano soprattutto nelle parti più vecchie della pianta dato che i composti azotati più mobili trasmigrano nelle parti più giovani. In casi di emergenza si può somministrare l’azoto anche per via fogliare dopo la fioritura.


Il fosforo


Il fosforo è particolarmente importante per lo sviluppo delle radici, ma entra a far parte anche di alcuni processi chimici che hanno come funzione quella di immagazzinare energia e di trasferirla per rendere possibile i principali processi biochimici.
Le esigenze di fosforo della vite sono piuttosto contenute se paragonate a quella di azoto e potassio.

L’assimilazione presenta due periodi di picco, il primo nella prima parte della fioritura ed il secondo dopo l’invaiatura. Nel caso in cui il fosforo sia carente nel suolo, la fertilizzazione fosfatica aumenta il numero degli acini per grappolo e la resa colturale.
Essendo un elemento poco mobile nel terreno si preferisce somministrarlo al 100% in autunno insieme al potassio.


Il potassio

Il potassio è importante per lo sviluppo di frutti di buona pezzatura e per la resa del vigneto. In genere questo elemento è richiesto in grandi quantità rispetto all’azoto.
Le asportazioni di potassio con l’uva sono maggiori di quelle della maggior parte degli altri elementi. In condizioni ambientali secche e anche durante i mesi estivi il potassio può non essere disponibile con facilità per la vite. Per questo motivo le applicazioni fogliari, in particolare quelle fatte all’invaiatura possono rendersi necessarie nei casi di bassi livelli di potassio del suolo.

Il potassio somministrato in questa fase aumenta il contenuto di zucchero presente nell’uva. Come curiosità il fosfito di potassio distribuito per via fogliare è stato dimostrato dimezzare la quantità di rame necessaria al contenimento della peronospora. Siccome però si tratta di un fertilizzante non organico, è in corso un dibattito se renderlo o no disponibile per l'agricoltura biologica.


Il calcio

Il calcio è richiesto in quantità relativamente elevate. In molte situazioni questo elemento assume importanza pari se non superiore all’azoto. Quasi il 40% di calcio assimilato viene impiegato dalla vite per la crescita delle foglie e dei tralci e quest’assimilazione si verifica prevalentemente tra il momento dell’emergenza delle foglie e l’allegagione. Le applicazioni precoci di nitrato di calcio possono fornire tutte e due questi elementi essenziali. E' da notare che i terreni italiani non sono solitamente carenti di questo elemento.


Il Magnesio

Il magnesio applicato direttamente al suolo rappresenta la migliore strategia a lungo termine per assicurare la costante disponibilità di questo elemento. La carenza di magnesio può provocare il distacco di frutti prematuri già nel periodo antecedente la vendemmia. Anche i trattamenti fogliari possono correggere le carenze che si verificano durante la stagione. Una scarsa resa può anche essere dovuta ad uno squilibrato rapporto tra potassio e magnesio.


Anche se sono necessarie quantità di microelementi molto basse per soddisfare i fabbisogni produttivi della vite è essenziale un corretto rapporto di tali elementi nella nutrizione della pianta. Il ferro e lo zinco sono assorbiti in quantità superiore rispetto a tutti gli altri microelementi. Una carenza di ferro riduce la crescita delle foglie e di conseguenza la dimensione degli acini e la resa del vigneto. Un eccesso di calcare nel terreno ostacola l'assimilazione del ferro determinando l'ingiallimento fogliare o clorosi.

Le carenze di zinco possono essere un problema serio in quanto determinano una limitata allegagione e lo sviluppo di germogli striminziti con foglie piccole e deformi.
Le applicazioni per via fogliare aiutano a tenere sotto controllo carenze di micronutrienti che si verificano durante la stagione colturale poiché permettono di risolvere i problemi con rapidità.

L’azoto e il potassio sono essenziali per la crescita di piante sane e per conseguire buoni produzioni. La massima richiesta di questi elementi si ha alla fioritura ma tutti e due sono richiesti per favorire la schiusura delle gemme e la crescita delle foglie e, in fase più avanzata della stagione, durante l’accrescimento degli acini.

Per potere fare un piano di concimazione, oltre all’esame del terreno che io credo sia indispensabile, dobbiamo anche conoscere le asportazioni degli elementi della vite durante la fase di produzione. Per ogni quintale di uva prodotta, dal terreno vengono asportati rispettivamente circa :

700 grammi di azoto
400 grammi di fosforo
1200 grammi di potassio.

Se dall’esame del suolo si evince che ci sono delle carenze di uno o più nutrienti si deve provvedere a reintegrare le carenze del suolo portando il terreno ad un livello di sufficienza dei nutrienti mancanti, sommata alla quantità di nutrienti necessari per il fabbisogno della vite in produzione.

Essendo i nostri in genere dei piccoli vigneti, come si può vedere con una spesa abbastanza limitata sulla concimazione si può notevolmente aumentare la qualità della materia prima che avrà ripercussioni positive sul vino che andremo a produrre.
La spesa più consistente è data dall’esame del terreno ma che viene fatta una sola volta, permettendoci di conoscere non solo la quantità degli elementi presenti nel terreno, ma anche il tipo di terreno, la tessitura, il ph e acidità che giocano un ruolo determinante sull’assorbimento degli elementi stessi, e ci danno indicazioni su quali tipi di fertilizzanti usare.


NdR
Sicuramente a qualcuno verrà in mente l'immagine metafisica antroposofica della vigna in equilibrio con l'universo, che trae dal terreno solo ciò che al terreno viene restituito dalla natura, producendo un grappolo sano e perfetto. Questi vigneti, se esistono, costituiscono l'eccezione e non la regola, e perciò quando un produttore piccolo o grande si scontra con carenze minerali di qualche tipo, è bene che intervenga possibilmente da subito, partendo dalla scelta del portainnesto. Esistono decine e decine di portainnesto diversi, non per sadismo dei botanici, ma perché ognuno assimila in modo diverso i componenti minerali, e pertanto è possibile scegliere quelli più indicati alla natura del suolo del vigneto. Partire con il portainnesto giusto significa limitare o eliminare la necessità di concimazione intensiva.


[Foto credit: ilblogdelvino.net]

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