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Vocacibario

Gerard Depardieu, vigneron in Anjou

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato

Seduto comodamente e degustando un ottimo Anjou Rouge 2001, mi è subito venuto in mente il viaggio nella valle della Loira fatto alcuni anni fa. La meta era Tigné, minuscolo paesino dell'Anjou, dove Gérard Depardieu si era messo a far il proprietaire recoltant. Un fatto non certo inconsueto, visto che altri personaggi famosi, sono stati attratti dal mondo del vino. Big di ieri e di oggi come Liedholm, Bersellini, Al Bano, Lauzi e la Muti ne fanno già parte. Ma la notizia che "le plus grand acteur du cinéma français ", Gérard Depardieu, si sia messo a produrre del vino in Anjou, ci ha piacevolmente incuriosito, tanto da fare un viaggio (tra andata e ritorno) di oltre 2.200 km in compagnia di Giuseppe Frigerio, gran conoscitore del mondo enologico e importatore di vini e formaggi francesi di qualità a Como.

L'azienda vinicola dell'attore si trova nel paesino di Tigné, un piccolo borgo medioevale il cui antico castello, fatto erigere dai nobili locali nel dodicesimo secolo, è da circa tre lustri di proprietà del popolare attore. Ad attenderci, i coniugi Jacqueline e Dominique Polleau: una coppia di mezza età che si occupa tutto l'anno di Chateau de Tigné (lei per il ricevimento e la vendita, lui per i vigneti e la cantina). Nel frattempo, in attesa che arrivi Depardieu, madame Polleau, dopo averci fatto vedere la parte antistante di Chateau de Tigné, dove sono in corso i lavori di ripristino (oggi terminati) per trasformare quello che un tempo erano stalla e deposito di derrate ed attrezzi, in una funzionale saletta di degustazione e in un accogliente locale per la vendita del vino, ci conduce nell'ala collegata al maniero per farci degustare i vini.

Una vasta gamma che comprende ben nove vini che, come conferma madame Polleau cogliendo la nostra perplessità, è prerogativa di ogni buon vigneron dell'Anjou. Iniziamo con un Anjou 2001 Les Maillones, un bianco paglierino scarico derivato dal vitigno chenin blanc (noto in zona anche col nome di pineau de la Loire), dal delicato profumo in cui spicca il sentore di mela verde e note di umori boschivi ed erbe fresche di campo, di sensibile acidità fissa, leggero ma continuo, in grado di esprimersi al meglio tra alcuni anni. Seguono due rosé ben differenti tra loro. Il primo, un Cabernet d'Anjou 2001 Les Terres Chaudes, di color rosa pallido ; dal profumo intenso e fruttato (vi si colgono sentori di lampone e ribes nero e una nota di erbaceo), morbido quasi abboccato, di buona persistenza e finezza.

A questo punto interrompiamo gli assaggi: da una moto di grossa cilindrata scende Gérard Depardieu. Di buona mole, dai capelli eternamente spettinati e un po' lunghi (proprio come nei suoi films), l'espressione del viso che ricorda i duri dal cuore buono, sorridente e con indosso jeans e una maglia con impresso Chateau de Tigné, esprime subito simpatia. Una vigorosa stretta di mano a suggellare le presentazioni di rito e, assieme, riprendiamo gli assaggi, passando al secondo rosato. Un Rosé de Loire 2001 Moulin des Landes, dal vitigno grolleau, di color cerasuolo carico ; da profumo intenso, fruttato e lievemente vinoso; secco, sapido, con leggera vena tannica, di medio corpo e continuità.

Poi è la volta dei rossi. Un Vin de Pays du Jardin de la France 2000 (da vitigno groslot), di buona e onesta matrice e d'invitante beva. Un Anjou Gamay 1998 di insospettate qualità (pensando al vitigno e all'annata): rubino carico, bouqueté, di buon corpo e continuità ancora tannico. Interviene Gérard Depardieu (sino a quel momento, silenzioso ma attento): "Indubbiamente vi attendevate un vino già pronto; ma i miei vini, dal più semplice alla riserva, sono fatti per durare nel tempo. Lunghe fermentazioni in presenza di bucce, rimontagli continui, "elevage" in barrique e affinamento in bottiglia, mi danno i vini che amo: vigorosi, molto bouqueté, di grande personalità che, anche se non sono da tutti capiti, hanno già estimatori in vari Paesi del mondo. Non è poco, se pensate che ho acquistato Chateau de Tigné solamente nel 1989.

D'altronde questa è la mia passione. Un piacere sino a ieri costoso, ma che mi riempie di soddisfazione. Sono saldamente legato a questo mondo; mi permette di viverne i valori e di dar lavoro a diverse persone. Questo mi rende felice e, se ci credete, un po' fiero". Proseguiamo con l'ottimo l'Anjou 1999 Les Landes (70% cabernet franc e 30% di cabernet sauvignon) di color rosso rubino intenso ; profumo ampio e persistente, finemente fruttato con caratteristica nota erbacea; secco, sapido, di buon corpo e persistenza. Ora è il momento dei due gioielli (e l'orgoglio di Gérard) di Chateau de Tigné: le cuvées Mozart e Cyrano, prodotte entrambe solo nelle grandi annate e nel numero limitato di circa 10.000 bottiglie ognuna.

Iniziamo con l'Anjou Mozart 1997 (100% di cabernet franc): colore rosso rubino tendente al granato; bouquet ampio e persistente, con sentori di piccoli frutti boschivi maturi, pepe nero e una lieve nota vegetale; sapore secco, sapido ma morbido, pieno e continuo. Un vino che pur avendo già una buona armonia, reggerà nel tempo. Ma è il secondo, l'Anjou Cyrano 1997 (70% di cabernet franc e 30% di cabernet sauvignon), che ci ha entusiasmato. Colore rubino intenso con lievi riflessi granata ; bouquet ampio, intenso e persistente, fine, con sentori di mora, spezie (vi si coglie la cannella e il pepe nero) e, più lievi, cuoio e goudron; sapore secco, delicatamente caldo, sapido, piacevolmente tannico, pieno e di notevole persistenza. Un gran vino, che ci ha ricordato i grandi Medoc. Considerazioni alle quali, Gérard, visibilmente soddisfatto, aggiunge: " Il cabernet franc è il mio preferito. Ho voluto, e ho visto che è possibile, produrre in Anjou dei vini di grande personalità. Oltre i vitigni comuni col Medoc, ho seguito gli stessi metodi in uso nel Bordelais: lunghe fermentazioni ed elevage dei due vini in barriques (24 mesi per il Mozart e 18 mesi per il Cyrano) di Allier e Tronché di secondo anno d'impiego, provenienti da Chateau Ausone e da Chateau Pichon Longueville. Dulcis in fundo, chiudiamo la carrellata con il Coteaux du Layon 1990 (da uve chenin blanc, colte surmature e attaccate dalla "pourriture noble") dal colore paglierino dai toni dorati; dall'ampio e persistente bouquet, dove spiccano sentori di mela cotogna, fiori di tiglio e miele; dal sapore equilibratamente dolce, vellutato ma sapido, di ottima persistenza aromatica.

A questo punto, Gérard ci conduce nelle cantine. Le caves dove si trovano le barriques e le bottiglie appilate, sono uno spettacolo: interrate, con volte di mattoni e illuminate da flebili luci emanano la fascinosa atmosfera dei tempi passati. Ma non è tutto. A confermare la sua vocazione di vigneron, sono anche i 12 ettari di vigneto che Gérard ha in società a Condrieu, il cui vino viene venduto ai noti negociantes éleveurs Guigal e Chapoutier e, più recentemente, quelli acquistati in Sicilia.

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Virgilio Pronzati, giornalista specializzato in enogastronomia e già docente della stessa materia in diversi Istituti Professionali di Stato...

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