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Viaggi enogastronomici

Mcwf: Il giardino Esotico di Montecarlo Seconda Parte

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Domenica 8 Marzo 2009

Esco presto dopo la colazione abbondante in albergo per scendere al centro del porto alla chiesa di Saint Devote. Arrivo poco dopo le nove ma non c’è la Messa e non c’è nessuno neppure in chiesa, in compenso posso godermi una bella tela di scuola italiana del 1700 a destra dell’altare, in fondo alla navata. Un bel sole scalda il piazzale praticamente deserto. Pian piano mi incammino, più tardi, verso il giardino esotico che sta ben sopra il porto, a circa un chilometro. L’opportunità di vedere tranquillamente angoli nascosti di questa notissima ma sconosciuta città è il movente a spostarsi a piedi tra un posto e l’altro. In fondo le distanze sono davvero ridotte e la passeggiata è rilassante e gradevole. Il fatto poi di dover affrontare salite e scale più o meno impegnative è un incentivo a perder qualche mezz’etto e poi la fatica è spesso relativa perché ci si accorge che Montecarlo è piena di scale mobili ma anche di ascensorini che gratuitamente ti portano da una strada inferiore a una superiore, o viceversa.

Vedi anche MCWF: Rassegna di eccellenze d’Italia: Arte e Gastronomia – Prima Parte

Paradiso Terrestre nel Giardino Esotico

Arrivo in anticipo al Giardino Esotico, che è in una posizione impagabile. Al di fuori un’ampia terrazza permette di godersi il panorama sottostante. La Chaumiere è il nome del ristorante bar con terrazza subito fuori il giardino esotico. Di lì la vista è veramente unica. Sembra di essere sospesi in cielo mentre si mangia o si prende semplicemente un caffé ai tavolini vicino alla ringhiera della terrazza, ma anche dai posti all’interno vicini alle vetrate. Tutta Montecarlo è ai vostri piedi, compreso il palazzo del Principe che sovrasta il porto e il mare.
Entro sul piazzale all’interno del giardino mentre il personale veronese della Fisar sta predisponendo i tavolini con i vini per il buffet di mezzogiorno. Mi godo un po’ di sole seduto su una delle panchine lungo i vialetti e osservo il disegno di Montecarlo su una tavola rotonda di cemento che da una piazzola consente di capire a 360 gradi cosa vedete attorno a voi come il Capo di Sant’Ampelio prima di Bordighera o l’isola d’Elba o i monti della Corsica e le distanze delle principali città del mondo, da Roma a New York, da Mosca a Rio de Janeiro.
Poi salgo leggermente a raggiungere la piccola sala dove sono esposti gli acquerelli di Margherita Leoni e le sculture del marito Mello Witkowski Pinto. Loro non ci sono perché sono ancora in Brasile, nello stato di San Paolo, in Amazzonia, dove hanno deciso di passare parte della loro vita, ma c’è la madre di Margherita a spiegare le sue tele in una mise elegante e castigata in bianco e nero, che ricorda un po’ le figure dei giornali di moda degli anni sessanta.
Intanto arrivano pian piano tutte le personalità che già erano presenti ieri pomeriggio all’Auditorium.
Dalle schede appese lungo i viali del giardino si legge che è stato iniziato nel 1913 e inaugurato nel febbraio del 1933, su progetto di Louis Notari e ad oggi ha già avuto oltre 21 milioni di visitatori e poi c’è un bell’invito ad allevarsi piante grasse in casa, grazie a una tabella che sfata i falsi luoghi comuni che spesso circolano a proposito di piante grasse.
Non c’è il discorso del sindaco di Monaco, sostituito dal direttore del Giardino esotico Monsieur Campana, con l’accento sull’ultima a, come Campanà.
Altri discorsi delle autorità e degli organizzatori, che non aggiungono nulla a quanto detto il pomeriggio precedente, si ricambiano ancora un po’ di omaggi e poi tutti a degustare altre specialità regionali sui banchi d’assaggio esposti lungo i vialetti del giardino.
Prendo solo un piattino di acciughe marinate, ben fatte e saporite, un paio di capperi freschi, due assaggini di formaggio accompagnati a due raviolini di brandacuiun e infine alcuni dolcetti secchi.
Il caffé lo prendo fuori, dopo avere gradito l’omaggio del direttore del giardino esotico di un sottobicchiere che commemora il 60° anniversario dell’inaugurazione del giardino.
Ridiscendo a piedi fino all’albergo seguendo stavolta la strada delle auto con una passeggiata di appena un quarto d’ora, rilassante e “digestiva”.

Leonardo, Merletti, Comenius e Banchi di assaggio

Alle due riapre l’Auditorium con le sue molte attrazioni.
Da non perdere le poche riproduzioni degli scritti di Leonardo che fanno riferimento al vino e alle coltivazioni in vigna dell’Italia del suo tempo. Pochissimi documenti ma sempre affascinanti, con i suoi strani scritti da destra a sinistra in cui parla del modo migliore per fare il vino coprendo i tini durante il “bollimento” in modo che gli umori non si disperdano nell’aria, di come trattare il terreno dove crescono le vigne e poi i suoi bei disegni di terreni e corsi d’acqua.

Accanto alle riproduzione del grande toscano alcune tavole arredate con merletti e pizzi e trine di Arnaldo Caprai, a decorare quasi essi le bottiglie di Sagrantino dello stesso. Tutti i pezzi provengono dalla collezione museale privata delle arti tessili della famiglia, che si può definire forse la più grande al mondo.
A completare l’esposizione artistica di questo angolo di Auditorium ecco le sculture del Maestro Alessandro Romano, con in primo piano un Ercole seduto con clava che mostra tutta la sua bellezza plastica, illuminato com’è oggi dal sole che filtra pulito dalle vetrate verso ponente.

Allo stesso secondo piano rivedo con piacere Gaspare Buscemi che oggi è qui sia per i vini di Rita Mulas, ma soprattutto per il Carema 1986, di cui Giacomo Manzù jr ha studiato, da designer qual è, l’etichetta. Il Carema 1986 è un vino ottenuto da uve Nebbiolo della Cantina Produttori Nebbiolo di Carema “allo scopo di valutarne la qualità enologica in funzione di possibili miglioramenti in agricoltura”. Il vino è stato prodotto senza correzioni al mosto, senza tecnologie industriali, con una pigiatura attenta alla qualità del liquido e un imbottigliamento nell’estate del 2007. all’assaggio ha un colore come è ovvio tipicamente appena mattonato, un naso pulito e pieno con note di tabacco, cuoio e frutti rossi maturi. Solo in bocca è un po’ corto, con un buon equilibrio e una discreta armonia complessiva, lievi note di liquirizia e un retrogusto di confettura di prugne lievemente asprigna.

Al terzo piano mi fermo a fare una chiacchierata con le persone che illustrano il progetto Comenius. Inizio con i due esemplari, di buon livello qualitativo, che sono legati al nome di Iohan Comenius e al progetto GUS, Global Universal Symphony promosso da Claudio Melotto e dalla sua Arcimboldo Global Communications. I vini vogliono rivitalizzare il vigneto moravo da cui sono stati estratti i ceppi che popolano la Vigna Comenius, cioè i 3.000 metri quadrati di vigna piantati in Costa Azzurra. Dalle vinacce di vino Comenius moravo è stata distillata una piccola partita di grappa, confezionata in pochissime bottiglie numerate poste in un blocco di marmo bianco proveniente dalle cave di Carrara utilizzate dal grande Michelangelo nel 1500. Alcune sculture con dentro la bottiglia sono state donate proprio ieri a personalità che si sono distinte per attività filantropica verso i bambini. Una delle sculture è in mostra al tavolo a fianco, quello dei vini delle cantine di Albano Carrisi. Qui assaggio tre dei vini in esposizione, indubbiamente ben fatti e con una bella struttura tannica, vini perfetti da abbinare a piatti di carni in umido o arrosto e a piatti robusti e ricchi di sapore della cucina pugliese.
Poi assaggio i vini che sono stati premiati al Vinitaly 2008 e mi sposto sui vini dell’Azienda La Carletta di Scansano, bianchi dal Vermentino e rossi da Sangiovese e Morellino, presentati dallo stesso Sante Massini e dalla figlia Elisa. Vini puliti, molto gradevoli al naso e di buona struttura in bocca, con un piacevole retrogusto di frutti maturi sui rossi. Vicino al banco dei vini de La Carletta assaggio l’olio dell’azienda La Fangaia di Alessandro Bernabei da Roccastrada in provincia di Grosseto, un tipico olio toscano, da Leccino, Frantoio, Moraiolo e altre cultivar, ben equilibrato tra dolce, piccante e amaro e con piacevoli note di carciofo.

Infine proseguo la degustazione al piano terreno, dove sta il clou della manifestazione.
Anche vini dalla Borgogna e dal Languedoc Roussillon in questa esposizione monegasca.
Non potevamo non assaggiare i vini di Bernard Rion. Se non altro perché le sue viti sono talmente vicine a quelle di alcuni appezzamenti del Romanée Conti da non avere almeno qualche radice in comune o intrecciate tra loro. E Bernard, nello stile francese, presenta, a richiesta, un foglio di carta che riporta l’elenco di tutti i tredici vini che produce con i relativi prezzi anche per annate diverse, quando sono disponibili. Le “tarifs grossiste export 2009” vanno da un minimo di 3,17 a un massimo di 23,83 Euro a bottiglia, a parte una punta di 40,50 Euro a bottiglia per il Grand Cru 2007 AOC Clos de Vougeot.
Gran parte dei vini in esposizione sono ottenuti con procedimenti biodinamici o biologici, curati e coordinati dalla superBIOdinamica Rita Mulas, che è una fonte incredibile di entusiasmo per questi prodotti che vogliono far rinascere il modo più naturale di fare il vino, ma anche gli altri prodotti della terra. È lei che mi presenta e mi fa assaggiare i vini bianchi (Pigato e Vermentino) di Selvadolce che Aris Blancardi fa a Bordighera, proprio a due passi da qui, ma anche quelli rossi di Franco Masiero da Vicenza, o quelli di Montecarlo da Lucca. È lei che mi mostra il Sauvignon di Jean Marc Boillot da Pommard in Borgogna, ma anche con un bel vigneto di Carignan a nord ovest di Marsiglia. E poi i vini della Sardegna da Sant’Antioco e da Calasetta, con due esemplari di Carignano del Sulcis.
Non è da perdere il banco del Paradiso di Frassina, dove Carlo Cignozzi presenta le sue creature, il Gea, un Sant’Antimo Rosso DOC, il DO 12 Uve, un Maremma Toscana Rosso IGT e infine il top, un Brunello di Montalcino DOCG da uve selezionate che crescono in vigneti a nord del paese di Montalcino. Qui le uve prendono meno sole e i grappoli danno vini eleganti, più profumati e morbidi in bocca. Carlo è un precursore per come ha voluto “aiutare” e accompagnare la crescita e la maturazione dell’uva in vigna con la diffusione sonora di musica classica, Bach, Mozart, Vivaldi e Scarlatti durante la filiazione, mentre Beethoven e Mahler sono più adatti a scacciare i predatori dell’uva durante la maturazione delle bacche. La cosa è nata quasi per caso, da una sua “intuizione” e dalla sua passione da ragazzo di accompagnare i vendemmiatori con il suono della fisarmonica, ma ora sta diventando una cosa seria, scientifica. Alcuni ricercatori della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze hanno deciso di studiare con adeguati strumenti e sensori se ci sono e di che tipo gli effetti delle frequenze sonore sulle radici, sulle foglie, sui fiori e sui frutti della vite. È proprio il caso di dire “se son rose fioriranno” e ancora una volta rivive il binomio poetico tra la rosa e la vite.

Un banco molto frequentato da un pubblico prevalentemente italiano in qualunque momento della giornata è quello di degustazione del caffé Malongo, sia normale, sia decaffeinato all’acqua, che come giustamente ricorda il giovane Felix Kudelka, fa meno male di quello decaffeinato a gas. Il caffé non è niente male e fa piacere concedersi un momento di pausa tra una degustazione e l’altra.

L’asta dei vini pregiati prende il via verso le cinque del pomeriggio, anzi della sera come direbbe Garcia Lorca, con bottiglie, magnum e Jeroboam di Krug, Romanée Conti, La Tache, Les Echezeaux ecc., di Chateau d’Yquem e Sassicaia e Barolo Bussia e tanti tanti altri, compresi cognac, grappe e liquori vari. Un insieme del valore di milioni di Euro, viste sia le bottiglie, sia le quantità messe all’asta. Io mi soffermo solo una mezza dozzina di minuti ma vedo che il pubblico è solo di curiosi e i rilanci sono praticamente assenti. Forse la crisi comincia a sentirsi davvero perché anche prodotti di eccellenza non riescono a toccare le tasche di molti che sono qui e che potrebbero permettersi, in tempi normali, qualche piccola soddisfazione.

È saltata, non si sa bene perché, la tavola rotonda sulla cultura e l’economia del vino, che doveva essere condotta da Carmen Zizza e Maurizio Di Maggio.

Foto dal sito http://mcwf.esprimo.com/index.php?id=5725

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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