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Vocacibario

I vini della Liguria

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato

L'aspetto orografico ligure è molto vario, se si pensa che studi recenti fanno risalire la regione a ben 350 milioni anni. Per quel che riguarda l'origine e le caratteristiche litologiche, la Liguria rappresenta un'area di eccezionale interesse scientifico per gli studiosi di tutto il mondo, poiché in essa vi sono rappresentate tutte le ere geologiche. Particolarmente fertili i terreni provenienti dai calcari marnosi dell'eocene.

Nella Riviera di Levante si trovano terreni argillosi, calcarei ed arenacei. Il clima è abbastanza vario - suddiviso in moltissimi microclimi - data la conformazione fisica della regione che, unito alla composizione ed esposizione dei terreni, fa sì che la Liguria sia una terra vocata alla viticoltura. Curioso e significativo, il fatto, che il nome del mitico fondatore di Genova, Giano, in ebraico ed aramaico significhi "vino".

L'antichissimo popolo dei Liguri si stanziò, oltre che su una lunga costa che andava da Marsiglia a Luni, lungo la dorsale appenninica settentrionale, su entrambi i versanti delle Alpi Occidentali. Raggruppati in stirpi o tribù, in particolare i Liguri Stazielli, acquisirono - dato che conoscevano già la vite - dai Greci i primi rudimenti di vinificazione. Non a caso gli Stazielli, spaziando a Nord-Est di Genova, giunsero a popolare i territori dell'Alto Monferrato e dell'Albese. Lo testimonia il fatto, che anticamente Alba era denominata Alba Pompeja; si ritrovava in pratica nel suo nome il substrato linguistico comune ricorrente nell'attuale toponomastica: vedi il termine Alba con Albenga, Albissola, ed Album Intimilium (Ventimiglia). Addirittura dei Galli-Liguri, introdussero la vite in Valtellina, passando dalla Val Chiavenna; da qui, forse, il nome chiavennasca dato al nebbiolo.

Già nel Medioevo, la viticoltura rappresenta in Liguria una nota dominante, siccome il vino prodotto era una fonte di redditi calcolati fra i maggiori della regione. Questo prologo è necessario per collegare gli aborigeni alla vite ed al vino. Saltando dei secoli e passando agli anni '70, la situazione vitivinicola ligure era ben lungi dall'attuale.

Un tempo, la Cenerentola nell'Italia dei vini, la Liguria da alcuni decenni, anche se al penultimo posto - precede solo la Valle d'Aosta - nella produzione vinicola nazionale, si è imposta all'attenzione degli operatori del settore e dei competenti consumatori, sia per la qualità sia per la caratterizzazione dei ligustici vini, conferite dagli "esclusivi" vitigni e dai particolari condizioni pedo-climatiche. Ormai lontana dall'oltre mezzo milione di ettolitri, la sua produzione si attesta oggi tra i 170 e i 180.000 ettolitri annui, con una percentuale di circa il 22% di vini Doc. Il tutto compreso in otto Doc e tre IGT.

Facendo una rapida carrellata sui vini liguri, attraverso un itinerario che va dai due lembi estremi, cominciamo dalla provincia d'Imperia con i vini della Doc Rossese di Dolceacqua o Dolceacqua, prodotti con vitigno omonimo, impiantato in posizione collinare di 14 comuni con epicentro Dolceacqua. Due vini, di cui un Superiore (per alcol e invecchiamento). Si può definire il vino italiano più "francese", poiché i sentori fruttati e speziati ricordano i migliori rossi di Bandol e della Cotes du Rhone.

Poi, sempre nella stessa provincia, quelli della Doc Ormeasco di Pornassio o Pornassio: cinque vini (tre facevano parte della Doc Riviera Ligure di Ponente), nelle tipologie Pornassio, Pornassio Sciac-tra, Pornassio Superiore, Pornassio Passito e Pornassio Liquoroso. Tutti ottenuti da un clone di dolcetto, coltivato sin dal 1303 a Pornassio, su imposizione dell'allora Podestà locale.

Proseguendo, incontriamo i vini della Doc Riviera Ligure di Ponente (ampia area che interessa ben tre province: IM, SV e GE) comprendente attualmente tre vini: Vermentino prodotto dall'omonimo vitigno derivato da un clone di malvasia, che allignando in Liguria da almeno quattro secoli ma originario della Spagna, ha perso il varietale ma ha acquisito una spiccata sapidità. Un vino bianco inizialmente floreale e poi fruttato, con sentori di miele, sapido e pieno. Poi il Pigato (dalle stesse origini sopra citate), meno sapido ma più polputo e profumato del Vermentino e il Rossese, prodotto con un clone (di Campochiesa) diverso del Dolceacqua, fruttato, sapido, poco tannico da bere giovane.

Passando alla provincia di Genova, due le Doc. La prima, Valpolcevera, comprendente otto vini (6 bianchi, 1 rosato e 1 rosso) in cui spicca il mitico Coronata. Questa verde vallata alle spalle del capoluogo, vanta le più antiche origini viticole. Nel 1506, a Pedemonte di Serra Riccò, fu scoperto la famosa "Tavola Bronzea". Un documento redatto nel 117 a.C. dai fratelli Minucii, magistrati inviati da Roma per dirimere una questione di confini e proprietà agricole, tra i Langenses (gli antichi abitanti di Langasco; località del Comune di Campomorone, distante pochi km. da Genova) e i Genuati.
La seconda, nel Genovesato di Levante: Golfo del Tigullio, comprendente ben dieci vini formanti una gamma completa (dal bianco secco al rosato, dal rosso allo spumante, dal dolce al passito), dove spiccano oltre i già noti Vermentino, Bianchetta genovese e Ciliegiolo, un aromatico, effervescente, dolce ma sapido Moscato.

Infine la provincia di La Spezia con ben tre Doc.
La prima: colline di Levanto (quattro comuni) comprendente due vini (ma e previsto anche il tipo Novello): il Bianco con le stesse uve del Cinque Terre, ma in proporzioni diverse e, il Rosso, caratterizzato da uve sangiovese, ciliegiolo e canaiolo nero.
La seconda: Cinque Terre (quattro comuni) che comprende due tipologie di vini bianchi: Cinque Terre, anche con tre sottozone, e il Cinque Terre Sciacchetrà, anche in versione Riserva. Entrambi prodotti con uve bosco, albarola e vermentino, coltivate in strette fasce sostenute da muretti a secco, a strapiombo sul mare. Un paesaggio creato dal vignaiolo che non ha riscontro in nessun continente. Il primo, con sentori fruttati e di brezza marina, secco e pieno; il secondo, di color oro, bouqueté, dolce, vellutato, di gran persistenza e personalità.

Entrambi possiedono un invidiabile bagaglio storico, essendo stati lodati da famosi personaggi, tra cui il Petrarca, Sante Lancerio, il Pascoli e, dal nobel, Eugenio Montale. Non solo. Col Cinque Terre hanno battezzato le navi al varo e, già nel Settecento, sulle tavole dei ricchi londinesi. L'ultima Doc: Colli di Luni, comprendente quattro vini: Bianco, Vermentino, Rosso e Rosso Riserva, prodotti in 17 comuni di cui 14 in provincia di La Spezia e 3 in quella di Massa. Un'ampia zona d'antiche vestigia, dove spicca l'anfiteatro romano di Luni. Qui i vini, tranne l'ottimo Vermentino, hanno sfumature olfattive e strutture diverse, essendo prodotti con uve liguri e toscane, con l'aggiunta, minima, di uve di origine bordolese. Il territorio fuori della Doc delle province di Savona Genova e La Spezia, è recentemente insignito da rispettive tre IGT.

A Genova: colline del Genovesato, con tre vini: Bianco, Rosso e Rosato anche in versione frizzante.
A La Spezia: Golfo dei Poeti, con due vini: Bianco e Rosso. A Savona: Colline Savonesi, con altri cinque vini: Bianco, Rosso e Rosato, Lumassina e Granaccia; questi ultimi due, colmi di fardelli storici. Il primo, bianco secco, leggero ma composto e d'invitante beva, nel tardo medioevo nel comune di Quiliano, era accettato in cambio della gabella, dai marchesi Del Carretto, signori di gran parte del Savonese. Mentre il secondo, importato alcuni secoli fa dai cartai quilianesi dalla Spagna (noto col nome di Alicante), è oggi un superbo vino rosso, bouqueté, caldo, sapido, vellutato, di gran corpo e personalità.

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Virgilio Pronzati, giornalista specializzato in enogastronomia e già docente della stessa materia in diversi Istituti Professionali di Stato...

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