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Le favole esistono ancora, di Enzo Zappalà

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Le favole esistono ancora

di Enzo Zappalà

Una serata dal grande Felicin di Monforte in compagnia di Ornella Correggia può facilmente trasformarsi in una favola, di quelle che solo il vino sa regalare.

Alla mia età non dovrei più credere alle favole. Oltretutto il mondo che ci circonda sembra essere sempre più lontano dai valori antichi che facevano sognare sia i piccoli che i grandi. Tuttavia, è più forte di me, forse perché sono ancora rimasto bambino “dentro”: io continuo a credere alle fiabe, soprattutto a quelle dolci e commoventi. E poi i grandi sogni si avverano quando meno te lo aspetti e non puoi ma prevedere come saranno, se no che sogni sarebbero?

Reduce da una giornata piuttosto deprimente, alla sera avevo in programma una cena. Insieme alla mia metà e con la splendida compagnia della carissima Ornella Costa, moglie del mai dimenticato Matteo e attuale trascinatrice dell’Azienda Matteo Correggia, ci siamo recati a Monforte, una delle patrie del Barolo. Meta dell’ascesa al prestigioso colle ammantato di viti tra le più sublimi del territorio, era una vera leggenda dell’arte eno-gastronomica piemontese e non solo: Felicin. Il grande Nino, con quegli occhi penetranti e vivaci, quasi un Salvator Dalì redivivo, e il luminoso sorriso della signora Silvia accolgono chiunque nel loro elegantissimo ristorante come fosse il personaggio del giorno o, forse meglio, uno dei loro amici più cari. Il servizio è perfetto, l’atmosfera calda e accogliente, il cibo superlativo e la cantina preziosa e intricata come un labirinto. Quando Nino te la fa visitare c’è da perdere la testa a vedere i nomi e le annate… Scusate, però, ma tanti articoli hanno già celebrato questo tempio moderno del cibo e del vino, sicuramente con parole e commenti ben più sofisticati e puntuali dei miei. Io mi limiterò alla favola…

Ci sediamo. Il tempo di assaporare un buonissimo stuzzichino ed ecco che arriva la prima bottiglia coperta, anzi scaraffata. Un segno chiaro che Nino ha deciso di coccolarci, con la sua consueta aria allegra, spensierata, ma sempre perfettamente professionale. Ci dice solo: “E’ un bianco!”. Strizza l’occhio e ci lascia a degustare una meraviglia cristallina. Il colore è intenso per cui non è difficile pensare che qualche annetto sia già passato per quel gioiello. Ma il profumo prima e una bocca perfetta, sapida, minerale e lunghissima ci fa rimanere tutti e tre di sasso. Io mi lancio subito verso un grande e prestigioso vino altoatesino: le caratteristiche ci sono tutte. Ci divertiamo a pensare alla possibile cantina, all’anno. Tra un antipasto e l’altro, in perfetta simbiosi, Nino torna e ci svela il mistero: un Langhe Bianco (sauvignon) di Ornella del 2003. Senza poterli trattenere, da tutti e tre scaturiscono gridolini di gioia. Che meraviglia! Un brindisi con Nino e un grazie sincero alla forza, alla volontà e alla competenza di Ornella e dei suoi collaboratori.

La favola, però, sta solo cominciando, anche se ci sentiamo già abbondantemente appagati. La depressione della giornata appena trascorsa è ormai lontana anni luce e l’allegria inonda il nostro tavolo. Che serata fantastica e che ambiente meraviglioso. Finiti gli antipasti e mentre stiamo deliziandoci con dei ravioli del “plin” agli asparagi di fattura magistrale, ecco apparire di nuovo Nino con un altro decanter. Il colore impenetrabile e il profumo di una complessità estrema , ma di assoluta giovinezza, non ci sorprendono più e andiamo sicuri: “No, questa volta non ci inganni! E’ una barbera. Anzi l’inimitabile Marun di Ornella”. Nino si allontana sorridendo e mormora soltanto: “E’ un rosso!”.

Il problema resta adesso solo l’anno. La bocca non ci lascia dubbi: fresca, vellutata, carnosa ed elegante. Non una sbavatura fino all’interminabile finale che richiama i piccoli frutti che si rincorrono ancora nel naso. Potrebbe essere di un paio di anni, ma ormai siamo smaliziati e ci dirigiamo verso annate storiche: 1997 o magari 1998. Ornella è felice della perfetta tenuta e noi partecipiamo alla sua gioia. Sembriamo tre bambini che hanno appena aperto i regali di Natale. Che bello! Un momento di poesia e di tenerezza. Uno squarcio di purezza nel malefico mondo di tutti i giorni.

Il finale delle favole sorprende però sempre i bimbi e noi con loro. Nino porta la bottiglia: Marun (sì, non era stato difficile, solo lei può durare così bene per 10-12 anni). Il sorriso si blocca però immediatamente. No, non era la “giovincella” che pensavamo di avere individuato, ma addirittura un 1990! L’anno in cui Ornella e Matteo si erano sposati. Un abbraccio di cuore, spontaneo, infantile tra noi e con Nino. Un brindisi che ci fa portare i bicchieri verso l’alto, verso quell’asteroide, intitolato a Matteo, che di sicuro ci guarda e sorride di commozione e di partecipazione. E pensare che aveva paura che i suoi vini non durassero nel tempo!

Mi viene improvvisamente voglia di uscire a fumare una sigaretta e mi stupisco che l’aria della notte abbastanza tiepida mi irriti così tanto gli occhi. Sarà che sono vecchio? O magari troppo bambino? Ma non mi importa niente: che favola cari amici! Questo è il vino, la sua cultura, la sua grandezza, fatta di dedizione, di amore, di semplicità. E nel mondo del vino le favole esistono ancora, basta farsi trasportare da loro senza reagire. Nino comprende le sensazioni, ci abbracciamo in silenzio e il mio fastidio agli occhi diventa contagioso.

Mi fermo qua, non c’è bisogno di proseguire. Da Felicin, e con Ornella a fianco, i miracoli sono la norma…

Grazie Ornella. Grazie Nino e Silvia. Grazie Matteo. Una favola così resterà nel cuore!

Albergo Ristorante Giardino "da Felicin"
Via Vallada 18 - 12065 Monforte d'Alba (Cn)
Tel.: 0173 78225
Email: albrist@felicin.it
Sito web: http://www.felicin.it/welcome.lasso

Azienda Agricola Matteo Correggia di Costa Ornella
Case Sparse Garbinetto 124 – 12043 Canale d’Alba (CN)
Tel.: 0173 978009
Email: cantina@matteocorreggia.com
Sito web: http://www.matteocorreggia.com/

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Astrofisico per 40 anni, ho da sempre coltivato la passione per il vino e per il mondo che lo circonda. Vedo di traverso la seriosità che...

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