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Svelato il DNA del vitigno simbolo dell'Amarone, di Redazione di TigullioVino.it

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Svelato il DNA del vitigno simbolo dell'Amarone

di Redazione di TigullioVino.it

“La Cina sta facendo incetta di genomi in giro per il mondo. L’obiettivo è chiaro: decodificare il genoma di un organismo significa comprenderne i segreti più profondi, porre le basi per la ricerca applicata, acquisire un vantaggio tecnologico e conoscitivo formidabile”. L’allarme sullo ‘shopping scientifico’ cinese arriva dall’Università di Verona, che ha presentato oggi, in anteprima mondiale, il genoma sequenziato del primo vitigno autoctono: la Corvina, bacca tipica per la produzione di Amarone.

Secondo i due ricercatori del Centro di Genomica Funzionale dell’Università di Verona, Massimo Delledonne e Mario Pezzotti: “Il pericolo è reale e andrà a incidere significativamente nei prossimi anni sul nostro export agroalimentare. È necessario – hanno proseguito i ricercatori - incrementare l’attività di ricerca presso i nostri centri di eccellenza e successivamente trovare le formule idonee per proteggere il DNA delle nostre tipicità. Qui a Verona 3 anni fa abbiamo contribuito per primi a sequenziare il genoma del Pinot nero, oggi decifriamo per la prima volta un vitigno autoctono – quello della Corvina - che presenta tratti di unicità sorprendente. È necessario che questo patrimonio rimanga in casa nostra”.

Il Beijing Genomic Institute, principale centro cinese di ricerca che conta oggi 500
ricercatori, ha da poco annunciato di voler sequenziare 1000 genomi (500 animali e 500 vegetali) nei prossimi due anni grazie ad un finanziamento da 100 milioni di dollari. Ora l’Istituto, che ha acquistato 130 sequenziatori di ultima generazione, sta contattando ricercatori di tutto il mondo per stabilire collaborazioni e decidere cosa sequenziare. Dopo aver sequenziato il DNA del riso nel 2002, del melone a fine 2009 e quello del Panda poche settimane fa, il Beijing Genomic Institute sta ora lavorando alla sequenziamento del genoma dell’Orso polare e del Pinguino.

Per l’Università di Verona, il business sull’agroalimentare è enorme, e una volta in possesso delle ‘chiavi’ della vita delle nostre produzioni, individuato il microclima ideale e adottato le nostre tecniche di produzione, il passo verso la concorrenza diretta fatta con gli stessi prodotti del made in Italy è breve. Per questo Orvit, Società per la valorizzazione dei vini veronesi (F.lli Bolla, Gruppo Italiano Vini, Masi, Pasqua e Sartori), ha commissionato la ricerca sviluppata presso il Centro di Genomica Funzionale che è stato costituito grazie al sostegno della Fondazione Cariverona per lo sviluppo della ricerca di base.


Fonte news: InterCOM

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