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Wine Trotter

Il Salento dei grandi numeri

di Kate Maciejewska Serra

MappaArticolo georeferenziato

Ottimismo - questo è il clima, che ho potuto respirare durante il mio viaggio alla scoperta dell’enologia salentina. E non è la messa in scena dettata dal disperato bisogno di apparire, ma la realtà, perché nel profondo mare della crisi mondiale, così sentita dai produttori vitivinicoli italiani, sono proprio i vini del sud, che grazie al loro buon rapporto qualità/prezzo, riscontrano ultimamente un discreto successo mondiale. Un cliente medio, già ben educato rispetto ancora qualche anno fa, riesce a riconoscere un vino valido da uno mediocre e, cercando di spendere meno, gira le spalle ai vini blasonati. Così si rivolge ai prodotti validi, che nascono nelle meno conosciute regioni vitivinicole tra le quali la Puglia.

Questo succede nel caso della stragrande maggioranza degli importatori europei (tra cui anche quelli dei cosiddetti paesi emergenti), che possiedono già i suoi listini contenenti i vini più o meno famosi ma sempre meno venduti per colpa dei prezzi elevati, è stanno attualmente cercando di riattivare le vendite inserendo nelle loro offerte i vini buoni ma decisamente più economici, cioè sicuramente più facili da vendere nei tempi di crisi quando il vino diventato un prodotto superfluo.

Questa categoria dei vini è anche sempre più richiesta nei supermercati europei dei quali il cliente medio riesce già distinguere un vinello dal vino vero, che non succedeva nel passato, quando questo tipo d’esercizi vendeva quasi esclusivamente il peggio del peggio. Certo, è difficile paragonare i vini pugliesi con alcuni dei più eccellenti prodotti piemontesi o toscani, anche perché i loro produttori non hanno sulle spalle tutte l’esperienza qualitativa necessaria per produrre quel tipo di prodotti. Le loro esperienze invece li hanno portato a produrre le grandi quantità dei vini di medio livello, spesso per il mercato locale o per essere venduti fuori come gli sfusi.

Le vere perle enologiche pugliesi stanno nascendo soltanto adesso (o addirittura sono nella lunga fase di concepimento) ma visto la qualità della materia prima, gli eccellenti sforzi tecnologici, le giuste consulenze esterne e un grande entusiasmo dei produttori locali tra pochi anni vedremmo sicuramente dei bei risultati.

Il neonato consorzio PUGLIA BEST WINE, padrone dell’educational nel quale ho avuto piacere di partecipare, raccoglie 5 dei più importanti marchi dell’enologia pugliese e gli ambasciatori dell’enologia del Salento: TENUTE RUBINO, CANTINA DUE PALME, CONTI ZECCA, CANDIDO e il CONSORZIO PRODUTTORI VINI DI MANDURIA, ponendosi l’ambizioso obiettivo di promuovere e vendere i suoi vini all’estero. Il loro sforzo produttivo è imponente - consente nella produzione di ben 11 milioni di bottiglie tra le quali sono cinque DOC.

L’iniziativa è partita dal dinamico e intraprendente Luigi Rubino di TENUTE RUBINO (oggi il Presidente del Consorzio), che ha chiamato a partecipare le più conosciute aziende del Salento, produttori di cinque diverse DOC di questo territorio. I cinque marchi insieme esportano in più di 30 paesi e la loro quota dell’export ha un peso decisivo perciò l’iniziativa del genere rivolta all’estero non può passare inosservata.

Un grande aiuto sono senz’altro la preziosa esperienza e l’autorevolezza dei singoli signori del vino locale: Alessandro Candido della Famiglia ZECCA, di Angelo Maci di CANTINE DUE PALME e del vice-presidente del Consorzio Fulvio Schiavoni del CONSORZIO PRODUTTORI VINI DI MANDURIA

I primi passi fatti da questo consorzio dicono tanto sulla loro filosofia e il suo sviluppo futuro: lo scorso novembre le aziende aderenti hanno compiuto una missione al “Food and Hospitality” di Shanghai in Cina e al “Enoexpo” di Cracovia – l’unico e già ben consolidato appuntamento enologico in Polonia. Operando nei mercati emergenti, spesso nuovi al mondo del vino, questo giovane ma ben “addestrato” nel marketing Consorzio pugliese, intende di intervenire sulla formazione degli addetti e degli operatori, sostenendo la crescita delle professionalità soprattutto nell’alta ristorazione. Così è nata la bell’idea, tutta da sviluppare, di lavorare sulle scuole alberghiere estere per contribuire a formare le nuove generazioni – i prossimi stimatori del vino pugliese e del vino italiano in genere.


Ma tornando nel bel Salento…
Nel mese di dicembre questa pianura ha un fascino particolare. La campagna, quasi spopolata, sembra di dormire sognando la gloria della stagioni passate. L’unico “compagno” di viaggio è il vento, che corre velocissimo tra infiniti filari delle viti fermandosi sulle vaste chiome degli ulivi secolari. Ma nelle città, dove si concentra la maggior parte della popolazione pugliese, lo scenario cambia completamente. Passeggiando con il nostro piccolo gruppo dei giornalisti internazionali sulle strade dei centri storici di Brindisi o Lecce, piene di luci natalizie e di gente, che pur essendo considerata “del sud” ha nell’anima qualcosa, che la distingue nettamente dalle altri popolazioni mediterranee, ho ringraziato la fortuna di poter respirare quest’atmosfera, davvero introvabile fuori del periodo di Natale.

Il “coronamento” del nostro viaggio alla scoperta dell’enologia del Salento è stata una sosta alla bottega artigiana delle famose cartapeste leccesi, piena di figurine, piccoli teatrini e presepi raffiguranti i motivi provenienti dal mondo vitivinicolo – la vera testimonianza del grande ruolo del vino nell’economia, nella vita quotidiana e nella religione dei pugliesi.

Queste sono ovviamente le mie pure impressioni, a volte suggerite da un singolo momento o da una parola, ma come sappiamo il vino, per essere considerato davvero valido, oltre la fantasia mischiata a volte con la pura fortuna, ha il bisogno del pensiero rigoroso e un vero approccio scientifico. In quest’ultima direzione sembrano di proseguire i grandi sforzi compiuti attualmente dalle aziende locali nel produrre i vini, che potranno competere con l’intero mondo.



Cantina Due Palme

La prima azienda da noi visitata è stata la conosciuta per il suo gran numero di bottiglie vendute in tutto il mondo CANTINA DUE PALME (90% della produzione media di 5 mln bottiglie venduta all’estero). Dopo l’apertura di qualche anno fa di un’imponente cantina di vinificazione potevamo ammirare la nuova cantina d’invecchiamento con l’adiacente, grandiosa sala delle riunioni dei soci detta Selvarossa (il nome del più conosciuto vino aziendale), costruita ad anfiteatro e tutta pomposamente rivestita di rosso.

La cooperativa di Celino San Marco in provincia di Brindisi nata nel 1989 è il progetto di Angelo Maci, quarta generazione di una famiglia di vignaioli, che finora segue personalmente tutti i vini in veste del presidente ed enologo aziendale. E' senz’ altro un compito molto impegnativo visto la presenza di ben 1000 soci conferitori e 2000 ettari di vigneti dove vengono coltivati principalmente uva a bacca rossa (90% del totale) tra cui varietà autoctone Negroamaro, Primitivo, Susumaniello e Malvasia Nera e alcune varietà alloctone come Sangiovese, Montepulciano, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Bianco e Nero, Chardonnay e Sauvignon.

La produzione media invece è di 200.000 quintali d’uve per una resa che oscilla tra i 70 e gli 80 quintali per ettaro. L’azienda mantiene gli stretti legami con il suo territorio salvaguardando la tradizionale viticoltura pugliese con il suo vero e proprio simbolo: sistema d’allevamento della vite a cosiddetto “alberello pugliese”, impossibile da lavorare con le tecniche moderne, perciò spesso abbandonato dalle aziende locali e sostituito con un molto più funzionale cordone speronato o guyot.

Angelo Maci si sta battendo per la tutela e la salvaguardia di quest’antico sistema d’allevamento, capace di far nascere le uve con le caratteristiche eccellenti, affinché, anche da Bruxelles, venga riconosciuto al singolo viticoltore che mantiene l’alberello pugliese, un contributo per il mantenimento di un patrimonio paesaggistico e culturale di grande bellezza e al servizio della viticoltura di qualità.

Durante la degustazione guidata da lui in azienda abbiamo avuto occasione di assaggiare il più pregiato dei loro vini Salice Salentino Rosso DOC “Selvarossa” Riserva Speciale nelle annate 2003 e 2005 (secondo il disciplinare minimo 80% Negroamaro e il resto, la Malvasia Nera). Ho ammirato la freschezza e la morbidezza del 2003, sicuramente più complesso del 2005. Al contrario degli altri vini di quest’azienda, che si può definire abbastanza economici, “Selvarossa” ha un prezzo elevato cioè 18 Euro franco cantina, giustificato pero dalla selezione speciale delle uva provenienti da 20 ettari di vigne coltivate “ad alberello” e dall’invecchiamento di 12 mesi in barrique. In totale CANTINA DUE PALME possiede ben 400 ettari di vigne ad alberello.

Questo tradizionale sistema pugliese si difende benissimo dalla siccità dando l’uva eccellente nelle annate particolarmente calde com’è successo nel 2003, 2007 e 2008. La vera sorpresa è stata la presentazione ufficiale durante la cena di benvenuto del loro accattivante spumante di Negroamaro “Neviera” Extra Dry prodotto nel Veneto e imbottigliato appena una settimana prima. E' un vino aromatico e fragrante con un bel finale, adatto a tutto il pasto, che sarà venduto ad un interessante prezzo di 4,5 Euro franco cantina. Chi, come me, preferisce gli spumati “decisi”, lontani nel gusto dai classici Prosecchi, trova senz’altro una bella soddisfazione ad assaggiare questo piacevole e unico nel suo genere vino.


Consorzio Produttori di Manduria

Per conoscere la seconda azienda aderente al PUGLIA BEST WINE ci siamo spostati verso ovest dove, nelle periferie di Manduria, abbiamo visitato il CONSORZIO PRODUTTORI VINI DI MANDURIA. Accanto ad un grande albero natalizio addobbato sotto le volte del capannone aziendale, un monumento dell’archeologia industriale, abbiamo incontrato una ventina di persone, che con i bidoncini vuoti aspettavano il suo turno per essere serviti di vino dalle pompe - il gran fermento, che testimonia il fortissimo legame di quest’azienda con il territorio.

Questo luogo, storico per tutta la città di Manduria, ospita anche un ricco museo etnografico dell’antica civiltà contadina locale con diversi reperti provenienti dal mondo del vino. Direttamente sotto si trova la suggestiva cantina d’invecchiamento, anch’essa addobbata per occasione con un bellissimo presepe mobile.

E' il più grande consorzio del Salento sud – occidentale, vende ben 40% della sua produzione sotto forma di sfuso al mercato locale e altro 30% sempre sfuso venduto nelle cisterne fuori Italia. Bisogna notare, che il Primitivo era storicamente usato per fortificare i vini del nord della Francia. Per adesso soltanto il 10% del fatturato aziendale è realizzato all’estero, soprattutto in Europa.

Nato ufficialmente nel 1932 ed è da sempre un punto di riferimento per il più famoso vino locale il Primitivo di Mandria DOC. Costruito attualmente da 400 soci, dispone di una superficie vitata di oltre 900 ettari, che si trova tutta all’interno della zona del disciplinare della DOC Primitivo di Manduria con più di metà degli impianti produttivi dedicati al Primitivo. Altri 25% dei terreni ospita un secondo più famoso vitigno pugliese – Negroamaro. Poi vengono coltivate nelle quantità minori la locale Malvasia Nera e internazionali Merlot, Cabernet Sauvignon e Lambrusco.

La cooperativa ha sviluppato anche un campo sperimentale dove sono coltivati 40 diversi cloni di Primitivo e edita la rivista ALCEO Salentino, un periodico di cultura vitivinicola e di promozione del territorio, diffuso in 25 mila copie.
Durante la degustazione in cantina abbiamo assaggiato il loro vino di punta - un Primitivo di Manduria DOC “Elegia” (Primitivo 100% ) delle annate 2002, 2005 e 2006. E' un vino dall’ uva proveniente dai vigneti di circa 50 anni d’età ed affinato in barrique francesi per 13 mesi. L’annata 2002 ha sorprendentemente mantenuto il colore carico ma trasparente, la “vivacità” aromatica tipica di Primitivo ma purtroppo ha già acquisito una forte nota ossidativa, che conferma la caratteristica la poca longevità del Primitivo (massimo 5 anni dopo l’uscita).

L’annata 2005 invece ci ha regalato un vino del tutto perfetto: un bellissimo color rubino, le piacevoli note aromatiche di ciliegia e mela e un notevole equilibrio generale. Il vino dell’annata 2006 invece risulterebbe altrettanto interessante se non avesse sfortuna di trovarsi accanto all’annata 2005. E impostato, sia per il merito dell’annata, sia volutamente dal produttore, più verso la morbidezza generale (9 grammi /l di residuo zuccherino contro 4 grammi dell’annata 2005).

Questo vino viene prodotto in numero limitato di circa 40 mila bottiglie l’anno e venduto ad un modesto prezzo di 8,9 Euro franco cantina. Abbiamo avuto occasione di assaggiare anche un particolare rosato di Primitivo Salento IGT “Amoroso” nato dai vigneti di 20-30 anni: un vino con il colore acceso, molto profumato e con un discreto corpo venduto ad un prezzo di 5,50 Euro franco cantina. Un altro interessante vino aziendale assaggiato durante il nostro lunch, svoltosi tra i reparti museali della cantina e guidato dal Signor Leonardo Pinto, era il bianco Salento IGT “Sereno” (80% Fiano e 20% Verdeca”): è un vino fresco, intenso e adattissimo a tutto il pasto. Il Fiano, nato storicamente proprio in Puglia e poi diventato famoso in Campagna (il fiano campano), era spiantato da tanti viticoltori perché produceva poco.

La Cantina di Manduria, che possiede circa 30 ha di Fiano si batte ultimamente per farlo diventare di nuovo il simbolo del vino bianco pugliese. L’azienda produce anche un buonissimo Primitivo di Manduria DOC Dolce Naturale “Madrigale” nato dai vigneti di 80 anni e la sua versione più pregiata “Madrigale Oro” prodotto in solo 10 mila bottiglie e finora acquistabile esclusivamente in azienda: un vino dolce complesso con una leggera nota amara, perfetto da solo ma anche servito con la pasta di mandorle. Non potrei di non ricordare anche l’assaggio della Grappa “Cuor di Primitivo” di 40 % e distillata nella zona di Modena: profumata, pulita, persistente, poco aggressiva ma con il “carattere” deciso.


Conti Zecca

Per conoscere la terza azienda aderente al Consorzio PUGLIA BEST WINE ci siamo spostati nel cuore del Salento dove, nella pianura di Leveranno in Provincia di Lecce, si trovano le quattro vaste tenute di CONTI ZECCA. Questa nobile famiglia d’origine napoletana ma fortemente radicata nel Salento, ha alle spalle una tradizione vitivinicola lunga ben cinque secoli e oggi i suoi vini si possono trovare un po’ in tutto il mondo. L’attuale azienda nacque nel 1935 grazie all’iniziativa di conte Alcibiade Zecca che ha costruito a Leverano la prima cantina di vinificazione. Nel secondo dopo guerra, suo figlio, il conte Giuseppe ha continuato l’impegno dal padre innalzando la qualità dell’azienda grazie all’introduzione di nuove metodologie di conduzione delle vigne e all’ampliamento della catena produttiva dando vita alla fase dell’imbottigliamento. Attualmente l’azienda è condotta dagli eredi Alcibiade, Francesco, Luciano e Mario Zecca e produce mediamente 2.000.000 bottiglie di vino l’anno.

I vigneti aziendali si estendono per complessi 320 ettari, dislocati in quattro tenute - Tenuta Cantalupi, Tenuta Donna Marzia, Tenuta Saraceno e Tenuta Santo Stefano nei comuni di Leverano e Salice Salentino dove vengono coltivati sia i vitigni autoctoni (Primitivo, Negroamaro, Malvasia Nera, Susumaniello, Aglianico, Fiano, Malvasia Bianca e Vermentino), che provenienti da altre regioni italiane come il Montepulciano e il Sangiovese e alcuni vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon, il Chardonnay, il Syrah e il Merlot - tutti adattati ottimamente ai suoli delle tenute aziendali.

CONTI ZECCA opera nelle sue vigne i moderni sistemi di cordone speronato e guyot. Inoltre la maggior parte delle vigne viene lavorata in modo meccanico che permette di offrire ai clienti i vini di un ottimo rapporto qualità/prezzo (la maggioranza dei 30 vini di questa azienda è venduta al pubblico ad un prezzo massimo di 10 Euro).

Il nostro gruppo ha avuto occasione di visitare i vigneti di Tenuta di Donna Marzia, che si estende per 100 ettari distanti dal mare di appena 5 km, dove vengono coltivate tutte le varietà autoctone, che godono di un’elevatissima luminosità di questa zona e dei terreni molto profondi di tipo alluvionale, che permettono di creare i vini adatti ai lungi invecchiamenti. Da questa tenuta, dove il vitigno storico per antonomasia è Negroamaro, provenivano i primi vini creati da CONTI ZECCA. Vale la pena di ricordare, che esistono le testimonianze che parlano della coltivazione di Negroamaro già nell’epoca della colonizzazione greca, tra il VII e VIII sec. a.c. Obiettivo di quest’azienda è proprio la massima valorizzazione di vitigno Negroamaro che ha segnalato fortemente la storia vitivinicola del Salento.

Durante la degustazione svoltasi direttamente in cantina d’invecchiamento in presenza dei conti Alcibiade e Francesco Zecca e dell’enologo aziendale Antonio Romano, abbiamo avuto occasione di assaggiare il vino di punta di quest’azienda un IGT Salento “Nero” (Negroamaro 70% e Cabernet Sauvignon 30%) nelle tre annate diverse. Questo vino è nato per la prima volta dall’annata 1997 commercializzata nel 1999 ed è prodotto attualmente in 38 mila bottiglie e venduto ad un prezzo di 15 Euro franco cantina. Nasce dalla raccolta manuale d’uva Negroamaro proveniente dalle piante d’età di 40-45 anni e le piante di Cabernet Sauvignon d’età di quasi 30 anni.

Abbiamo iniziato la nostra degustazione con l’assaggio dell’annata 2000, che si distingue per la sua longevità, la freschezza e il notevole equilibrio generale. Questo vino possiede un corpo non molto strutturato e sola media persistenza ma lo nobilita l’eleganza e morbidezza dei suoi tannini. Il salto qualitativo ho notato invece con l’assaggio dell’annata 2003. Come la precedente annata 2000 si trattava dell’annata molto siccitosa ma in quel caso con picchi estremi, che non hanno permesso di evitare gli interventi d’irrigazione, come nell’annata 2000 quando l’uva arrivata alla perfetta maturazione.

Visto il notevole stress quale hanno dovuto subire le piante, si tratta di un vino nato nell’annata estrema del Salento ma abbastanza frequente in questo territorio nelle quali non è facile di produrre i vini equilibrati. Nonostante ciò il “Nero” 2003 è un vino, che mi è piaciuto molto grazie al bel colore acceso, la freschezza del profumo di frutta rossa, bel corpo e discreta persistenza. E' un vino fresco e molto bevibile come penso si dovrebbe aspettare da un buon Negroamaro. Il lungo passaggio nelle nuove barrique francesi (18 mesi più 6 mesi in bottiglia) non ha “danneggiato” il vero carattere di quest’uva.

Il “Nero” dell’’annata 2006 invece costruisce un punto di svolta per questo vino dato, che il periodo di sua maturazione è stato prolungato ad un ulteriore anno d’invecchiamento in botti da 30 hl. Si tratta di un vino nato dall’uva giunta alla piena maturazione con bassissima resa per ettaro nella tipica per il Salento l’annata con la primavera e autunno piuttosto piovosi e il clima asciutto e secco d’estate. E il vino del colore profondo, fresco profumo di frutta rossa, molto caldo e ricco di tannini e polifenoli che però, al mio parere, non ha raggiunto la piacevolezza dell’annata 2003, risultando ancora piuttosto scomposto.


Tenute Rubino

Ultima azienda, che ho avuto occasione di visitare durante il mio viaggio nel Salento è stata la TENUTE RUBINO. Questa giovane azienda del Salento è nata negli anni 80 e 90 dall’iniziativa di Tommaso Rubino, il padre dell’attuale capo dell’azienda e presidente del consorzio PUGLIA BEST WINE Luigi Rubino, che ha acquistato ben 500 ettari di terreni dalla dorsale adriatica fino all’entroterra brindisino. Attualmente i vigneti in produzione dedicati ad una viticoltura d’eccellenza coprono un totale di 200 ettari e sono divisi in quattro tenute: Jaddico, Marmorelle, Uggìo e Punta Aquila dei quali vengono prodotti 11 vini, in maggioranza monovarietali.

L’intraprendente Luigi Rubino ha tenuto di farci vedere proprio i suggestivi vigneti posti sui terreni molto sabbiosi poche decine di metri dal mare dove il forte vento, cambiando la direzione rinfresca le uve e “fa sentire il mare nel bicchiere”. Secondo le testimonianze storiche e archeologiche in questa zona nell’epoca romana esisteva un fundus di ben 2 mila ettari, del quale proprietario forniva i suoi vini all’Impero Romano.

Da li nasce l’uva Susumaniello, la varietà autoctona su cui l’azienda TENUTE RUBINO ha investito tanto per valorizzarne la sua naturale ricchezza e fragranza. Susumaniello è una varietà pregiata, molto ricca di zuccheri e di antociani, con un buon tenore di acidità totale. Il nome deriva dalla sua abbondante produzione iniziale, da “caricare il somaro”. Dato, che ’uva Susumaniello aveva poco peso e poco alcool i contadini della zona l’hanno sostituita con altre varietà.

Gli impianti di Susumaniello di quest’azienda sono frutto di una selezione massale operata su un vigneto di 75 anni e sono caratterizzati da piante il cui sviluppo vegeto-produttivo è costantemente monitorato secondo un disciplinare di produzione aziendale attento a garantire una produzione di uve dallo straordinario impatto qualitativo. Da questa filosofia produttiva nasce il vino Susumaniello in purezza “Torre Testa” che abbiamo avuto piacere di assaggiare nella moderna cantina aziendale in presenza dell’enologo Riccardo Cottarella a cui è stato affidato il destino di quest’eccellente vino.

I primi esperimenti di vinificazione di questo non facile per enologi vitigno da parte dell’azienda risalgono all’anno 1999. E da sottolineare, che il Susumaniello, che nasce in quest’area è molto più delicato ed elegante rispetto le altre zone, che permette di creare i vini con la finezza, che può essere paragonata con dei migliori vini internazionali. E' senz’altro caso dell’assaggiata da noi annata 2006 che sposa perfettamente la tipicità di un vino mediterraneo con l’eleganza di un grande vino internazionale, che, come tutti veri vini “da meditazione” evolve piacevolmente nel bicchiere come ho avuto piacere di notare durante la nostra lunga degustazione. Decisamente più rustico e “pugliese” nel suo carattere ma altrettanto buono è risultato il vino della perfetta in questa zona annata 2003. Il vino dell’annata 2004 invece, anche se senza il nessun difetto, è risultato più anonimo. Tutti tre si caratterizzavano di una notevole intensità e complessità aromatica e la piacevole astringenza finale. Durante il lunch in cantina tra i vini assaggiati ho notato il loro IGT Puglia Vermentino 100%, che mi ha sorpreso con la sua aromaticità, freschezza e il discreto corpo sul quale l’azienda, visto il suo successo, intende di investire ulteriormente.

Il mio gruppo ha proseguito il viaggio recandosi all’azienda CANDIDO, ultima dei 5 soci del consorzio, che partendo prima purtroppo non ho potuto visitare.

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Kate Maciejewska Serra

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