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Parole e volti intorno a un calice

Intervista a Franco Maria Ricci

di Alessandro Maurilli

MappaArticolo georeferenziato

E con il mese di dicembre fanno 12 mesi di interviste per la rubrica nata a gennaio del 2006 sulla provocazione di Filippo Ronco, il "papà" di questa famiglia che abita nel portale Tigulliovino.it. Un anno di crescita, per quanto riguarda il sottoscritto, in cui anche la rubrica è cresciuta, lo confermano le email degli attenti lettori. E' anche per questo motivo, volendo ringraziare chi segue le nostre parole intorno al vino, che abbiamo voluto intervistare Franco Ricci, Presidente dell'Ais Lazio e Direttore di Bibenda, la società editrice legata all'Associazione Italiana Sommelier che pubblica la rinomata guida Duemilavini e la prestigiosa rivista omonima. Di vini dentro al calice ne sono passati tanti, 15 mila, tanti quanti sono quelli assaggiati per la guida dalle commissioni esaminatrici. Soprattutto abbiamo tentato di capire l'approccio verso il pubblico di una guida come quella dell'Ais. Abbiamo colto l'occasione per chiedere a Ricci di spiegarci le scelte della sua posizione editoriale che tanto questa estate ha fatto parlare ("gli altri, non noi" come dice egli stesso). Franco Maria Ricci - Direttore di Bibenda


D. Guida Duemilavini edizione 2007, ottavo anno. Come nasce e con quale obiettivo.

R. E' una guida nata per caso nel 2000, per questo il nome. Nel 1999 uscimmo con un opuscolo di circa 400 pagine e poi da questa esperienza regionale decidemmo di allargarla al territorio nazionale. Diciamo che la guida è nata come complemento del nostro lavoro di sommelier, per dare comunicazione in qualche modo delle attività di degustazione svolte durante il corso dell'anno. Con un gruppo di colleghi abbiamo raccolto l'idea che ci ha entusiasmato e che ancora oggi ci porta avanti nel lavoro.


D. Quali le novità di questa ottava edizione?

R. L'ottava edizione ha come grande novità l'introduzione dei ristoranti. Nella pagina del vino ci sono informazioni legate alle aziende. In particolare poi abbiamo voluto descrivere i vini cercando di inquadrarli con il territorio di produzione, anche dal punto di vista turistico e, grande novità per una guida di vini, l'abbinamento con un piatto preciso, questo non perché pensiamo che quel dato prodotto si abbini bene al dato piatto, ma per cercare di far capire ancora meglio, creando nell'immaginazione del lettore la figura di riferimento, quali possano essere le caratteristiche gustative di quel dato vino. Il lettore inoltre può trovare quelle che sono le informazioni legate al vino e alla sua conservazione.


D. Quali sono i criteri di valutazione del vino?

R. Intanto mi preme sottolineare che la nostra guida non dice se un vino è buono o cattivo. Noi abbiamo una tabella di giudizio per il vino che alla fine della degustazione ci può dare un punteggio. Quindi seguiamo il sistema Ais. Questo perché vogliamo prima di tutto raccogliere in un volume del materiale che potrà servire a tutti coloro che conoscono il nostro linguaggio, prima di tutto, oltre poi a poter essere uno strumento per chi si voglia avvicinare al vino.


D. La commissione quindi è composta da membri dell'Ais?

R. Certamente, la commissione è composta da 75 sommelier dell'Ais Lazio perché è la regione dove è nata e perché sono appunto le persone che hanno contribuito al suo sviluppo.


D. Oggi in libreria troviamo molte guide dedicate al vino. Lei è il curatore di una tra le più conosciute in Italia. Per chi è pensata una guida? E quali sono le finalità della sua pubblicazione?

R. La nostra guida all'inizio era nata per i nostri associati, quindi utilizzando il linguaggio dell'Ais. Oggi siamo arrivati a oltre 70.000 copie vendute in tutta Italia. Questo perché il nostro linguaggio, molto semplice e diretto, è gradito anche a quegli appassionati che magari non hanno mai frequentato neanche un corso. Di guide ce ne sono tante. Molte nascono e muoiono. Diciamo che in linea di massima una guida nasce per aiutare un consumatore nella scelta di un prodotto in base a certe esigenze, che possono essere legate alla scelta riguardo a un territorio, o a un abbinamento. Per questo non vogliamo categorizzare un vino dicendo questo è buono, quest'altro è cattivo. Vogliamo solo dare delle indicazioni al lettore.


D. Cambiando argomento, otto anni di guida hanno accompagnato sicuramente una crescita numerica dei consumi dei vini cosiddetti di qualità (Doc, Docg e Igt). Secondo la sua impressione come è cambiato il consumo del vino?

R. E' cambiato tante volte negli ultimi dieci anni. Innanzi tutto prima una grande voglia di assaggiare vini buoni. Ed ecco l'arrivo degli internazionali (siamo agli inizi del '90). Poi si è cominciato a parlare di territorialità. Non intendo io con questo concetto l'autoctono, ma la terra e le sue caratteristiche. E' qui che i consumatori si sono avvicinati alla conoscenza dei vitigni e dei territori del vino.


D. Oggi un consumatore cosa cerca quando vuole un vino?

R. Innanzi tutto la piacevolezza del prodotto. Inoltre cerca un prodotto italiano. E' per questo che credo che nel tempo non temeremo più di tanto la concorrenza degli altri paesi del mondo quali Australia, Cile e gli altri. Lì si producono vini anche buoni, ma non c'è una grande esperienza di vino. Invece ho riscontrato nei nostri corsi tanti stranieri anche molti giapponesi, sudamericani. Questo è il segnale che il vino italiano provoca interesse non solo per la sua qualità, ma soprattutto per l'intera storia legata alle nostre produzioni.


D. Lei ha parlato di qualità legata alla territorialità. Alle porte della nuova Ocm del vino, con l'introduzione di nuove pratiche enologiche legate al prodotto, quale crede sarà il futuro del nostro prodotto?

R. Il nostro paese ha vietato l'uso delle pratiche nei vini di qualità. Allora quale sarà il vino di non qualità? E poi, chi sarà a comprare il vino che "non è di qualità"? I vini di qualità, di cui l'Ais si fa portatrice di conoscenza, sono l'anima delle nostre produzioni. I produttori che fino a oggi hanno prodotto in qualità continueranno su questa strada.


D. Quindi vede un futuro positivo?

R. Noi abbiamo ogni anno oltre 95 mila visitatori. Il 34% rappresenta un target compreso tra i 18 e i 25 anni di età. Questo vuol dire che l'educazione alla qualità del vino viene comunicata bene in Italia, dove non credo dovremo temere la concorrenza di altri prodotti realizzati con pratiche diverse dalle nostre.


D. Questa primavera il gruppo editoriale Bibenda ha preso una posizione rigida nei confronti di quelle aziende che fanno pubblicità. Ci può spiegare i motivi di questo?

R. Non è stata una scelta editoriale nata da Bibenda. E' stata una posizione presa dall'Associazione Italiana Sommelier. Scelta che io appoggio in pieno e sposo. Questa scelta è puramente legata alla deontologia della comunicazione (intendiamo la parola a 360 gradi). Noi nasciamo come un gruppo che interagisce e comunica in un certo modo al suo interno e all'esterno. Ci sono molti produttori che decidono di investire risorse per fare parlare bene dei loro prodotti. Noi non c'entriamo in questa logica. Non solo per quanto riguarda la rivista, o la guida, ma per tutto ciò che ha a che fare con la comunicazione del prodotto.


D. Molte aziende, tra l'altro alcune di queste premiate con i cinque grappoli nella passata edizione, si sono ritrovate fuori guida. Quale il motivo reale?

R. Il motivo è sempre lo stesso, cioè che abbiamo ritenuto evidentemente che quelle determinate aziende non rientrassero in questa nostra ottica e quindi non avremmo potuto comunicarle in maniera naturale. Questo per una deontologia che abbiamo da sempre. Ognuno poi è libero di fare ciò che vuole, ci mancherebbe.


D. Quindi non è una scelta soltanto editoriale, ma di logica dell'Associazione?

R. Esatto, noi ci siamo adeguati, io in particolare ho sposato in pieno la proposta, alla scelta dell'Associazione Italiana Sommelier di non dare spazio a quelle aziende che sono "fuori legge". Fuori legge perché la legge non prevede di pagare giornalisti per scrivere. Così la nostra logica è quella di proseguire in questa strada, comunicando cioè aziende "pure" che non siano state trattate in riviste o in altri spazi pubblicitari. Questo perché vogliamo comunicare il prodotto in maniera lineare, reale.


D. Questa posizione ha provocato diverse reazioni sia da parte di quei media che ospitano certo tipo di informazione, sia da parte di molti produttori che si sono sentiti "ostacolati". Lei di fronte a questa situazione cosa a ha dire?

R. Io non vedo cattiveria o qualcosa contro il sottoscritto o Bibenda. Io credo che chi ha parlato e scritto in proposito lo abbia fatto con un po' di invidia nei nostri confronti, perché noi stiamo crescendo a dismisura, non lo dico io, ma lo confermano i numeri. Abbiamo una rivista giudicata da organi attendibili tra le più autorevoli al mondo nel settore del vino. Chi ci conosce ci ama, non abbiamo bisogno di dire molto di più.


D. Questa estate è stato sospeso il forum sul sito dell'Ais. Quali sono stati i motivi?

R. Dice il forum del sito dell'Ais? Beh per quello non so, dovrebbe chiedere al Presidente dell'Ais perché io non c'entro niente. Il nostro forum (Ricci parla invece qui del forum di Bibenda ndr) era nato come esperimento. Ci siamo accorti dopo il suo lancio che a parlare eravamo sempre gli stessi, ci parlavamo addosso insomma. Era una cosa che non serviva a molto. La nostra ottica è quella di interagire sempre con gente nuova. Al momento abbiamo un corso con 298 iscritti. Questa sì che è un'iniziativa di successo. Il forum non ha avuto successo e quindi inutile continuare in quella direzione. Per il momento il forum non tornerà (non è chiarissimo ma sembra che anche qui Ricci di riferisca al forum di Bibenda ndr).

D. Per chiudere la tradizionale domanda. Cosa bolle nel tino di Franco Ricci?

R. Intanto una novità che è il corso dedicato all'olio per creare il sommelier dell'olio. Il 10 marzo poi arriverà il Bibenda Day. Oltre 700 persone per assaggiare i 26 migliori vini del mondo. Il 22 dicembre inoltre si concretizzerà una nostra iniziativa portata avanti con il Prof. Umberto Veronesi. Abbiamo organizzato una giornata in cui parleremo dei benefici che il vino può avere sulla malattia. Inoltre quello stesso giorno ci sarà un'asta in cui venderemo grandi etichette. I proventi andranno tutti per finanziare la ricerca alla lotta contro il cancro. In generale faremo sempre iniziative che siano mosse dall'entusiasmo, perché è con l'entusiasmo che si ottiene il successo nelle cose.

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Alessandro Maurilli

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Alessandro Maurilli è nato nel 1980 in un piccolo paese della provincia di Arezzo, nel cuore della Valdichiana. Dopo aver frequentato gli studi...

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