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Viaggi enogastronomici

DOP Aprutino Pescarese - Eleonora, Maddalena ... e altri (Terza Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Eredi Sofia Mapei

Riprendiamo la strada che è già buio per attraversare ancora un po’ di campagna abruzzese e raggiungere la tenuta Eredi di Sofia Mapei. Ci aspetta all’inizio della strada il loro piccolo cagnolino che precede correndo il pullman tra i sorrisi dei visitatori. Vicino al frantoio ecco apparire Eleonora con la sorella Maddalena, due ragazze che sono ricche di un grande entusiasmo per questa loro attività, sostenuta da tutta la famiglia. Due ragazze giovani e belle, una di una bellezza tipicamente toscana e italica, l’altra di un fascino nordico, tra il danese e lo svedese.

Vedi anche DOP Aprutino Pescarese – Olio come Opera d’Arte (Prima Parte)

Vedi anche DOP Aprutino Pescarese – Luoghi e Nomi (Seconda Parte)

L’azienda gestita da Eleonora e Maddalena conta 25 ettari di vigneto e circa 2200 olivi. Le cultivar principali sono Dritta, Leccino, Leccio del Corno, Moraiolo e Maurino, frante da un impianto Alfa Laval di nuova concezione.
L’azienda è stata fondata dal nonno, ingegner Dino Tonini, esponente del Futurismo, amico e collaboratore di Marinetti nel primo novecento, aiutato dalla nonna Sofia Mapei, che ha lasciato il nome all’azienda.
Le due sorelle ci hanno preparato una degustazione “didattica”, perfettamente in linea con l’azienda, che fa parte delle fattorie didattiche d’Abruzzo di ARSSA. Tre gli oli da degustare, uno del tutto neutro, anonimo, proveniente dalla grande distribuzione, il secondo ormai troppo vecchio, un campione della loro produzione del 2002, volutamente proposto per capire che cosa può diventare un olio quando ha finito abbondantemente il proprio ciclo di vita, infine il terzo, quello vero, quello buono, appena franto, con un bel livello di fruttato, pulito e ben equilibrato tra dolce, amaro e piccante.
Ovviamente anche le due sorelle Mapei hanno preparato un tavolo con tante buone cose sopra, per un piccolo spuntino, ma stasera siamo proprio tutti stra sazi.
Per finire un esempio dal vivo di rintracciabilità di filiera. Ogni bottiglia di olio che esce dal loro processo di lavorazione è dotata di un numero di identificazione che consente di rintracciarne la storia lungo la filiera da qualsiasi postazione internet collegandosi al loro sito www.agricolamapei.it. Da una delle postazioni dell’azienda si fa la prova in diretta con il numerino su una bottiglia presa a caso dallo scaffale.

Ristorante Hostaria Margherita

Si torna infine a Pianella per la cena da Hostaria Margherita 1, un ristorantino caratteristico per i suoi rosticini, cotti e serviti al momento, caldi e croccanti, pronti sul loro spiedino. La zona di cottura è al centro del locale, tra le due sale principali e un addetto si preoccupa di mettere bene in fila tutti gli spiedini, di girarli quando è il momento e di ricambiarli man mano che vengono portati ai tavoli dai camerieri. Una vera catena di montaggio, estremamente efficiente ed efficace, per il susseguirsi di clienti ai tavoli. Sono deliziosi quelli di carne ma non sono da meno quelli di soli fegatini, per chi ama le interiora degli animali.
Durante il susseguirsi dei crostoni e dei rosticini e degli altri spiedini di salsicce, tutti deliziosi, si assaggiano alcuni prodotti di un’azienda che visiteremo nei giorni successivi, l’olio e il vino di Chiarieri. L’olio è il DOP raccolto 2009, scadenza 30 dicembre 2011. al naso ha un fruttato medio sul verde e in bocca dolce, amaro e piccante sono ben presenti e ben amalgamati, di buon equilibrio. Alla fine rimane in bocca una bella sensazione di mandorla pulita.
Il primo vino è il Granaro, da Montepulciano d’Abruzzo DOC 2008 di 13 gradi dal lotto L.C.31. Il colore è un rubino intenso. Al naso presenta un fruttato medio con note di amarena e lievissima speziatura. In bocca è un vino fresco, di buona struttura, armonico, equilibrato, pulito, con note fruttate di fico d’India e mirtillo in retrogusto. Personalmente gli ho dato 82 punti, in centesimi.
Il secondo vino è il Vinum Hannibal, selezione Granaro, da Montepulciano d’Abruzzo DOC 2004 di 14,5 gradi dal lotto L.C.16. Il colore è un rubino pieno e luminoso. Al naso si avverte una nota decisa di vaniglia e di ciliegia, con lievi sentori di cioccolata e un sottile accenno di ridotto al primo assaggio, appena versato, che per fortuna in pochi minuti svanisce. In bocca ha una buona armonia tra acidità che gli dà freschezza e il corpo che è pieno ma non aggressivo e i tannini che sono ben bilanciati e lascia un piacevole retrogusto di mirtilli e piccoli frutti rossi maturi. I punti per l’Hannibal sono stati 86. Senza la sensazione di ridotto si sarebbe avvicinato ai 90 punti.
La cena si è sviluppata attraverso un lungo slalom tra crostoni al prosciutto, ronzini, peperoni arrostiti, pecorino fresco, salsicce di maiale e di fegato, peperoncini rossi ripieni, carotine, fagiolini, melanzane, carciofini e cipolline sott’olio, altre salsicce e altri rosticini, a volontà o a crepapelle, fate voi.

La birra al Lacu di Moscufo

La giornata finisce dopo le dieci al birrificio Lacu di Ugo e Francesca. Il locale appare come un tocco di poesia, con tanti oggetti distribuiti sapientemente qua e là, con birre diverse, tutte interessanti, con un soppalco che si raggiunge da una strettissima scala a chiocciola sopra al bancone principale.
Assaggiamo una birra gialla molto buona e qualcuno si dà da fare anche con qualche birra scura dalla schiuma molto densa. Da sgranocchiare Francesca ha preparato anche due vassoi di dolcetti al cioccolato e piccoli amaretti, che si accompagnano molto bene alle birre.
Tra un sorso e un morso si fanno le undici e si torna alle Magnolie che è quasi mezzanotte, con l’avventura della strada da ritrovare attorno a Loreto, risolto infine con l’aiuto provvidenziale di una pattuglia della polizia in servizio di ronda.

Mercoledì 4 Novembre 2009

Anche oggi a colazione una bella fetta della magnifica ricotta di pecora corretta con le marmellata della casa: uva, pesche e albicocca, ognuna nella sua coppettina bianca con coperchio e cucchiaino.

Tocco da Casauria e la Cooperativa

Oggi uno strato di nubi sparse rende la giornata più fresca, ma le ampie zone azzurre fanno filtrare qua e là i raggi di un sole più tiepido. Si parte alle nove e si percorre un pezzo di autostrada Adriatica da Città Sant’Angelo fino al raccordo con la A25 per Roma.
Gli oleandri estivi sullo spartitraffico sono stati tagliati alla base o al pelo della ringhiera di metallo.
Si avanza lungo la valle del Pescara, con la vista del profilo di Chieti all’imbocco della valle dalla parte del mare. Più su si passerebbe nella gola dei tre monti, ma ci fermiamo un po’ prima. A sinistra la Majella e a destra il profilo del complesso del Gran Sasso e della Bella Addormentata.
In primo piano le case e i palazzi di Rosciano. La piana accanto all’autostrada accoglie ancora qualche piccola piantagione di tabacco. Un tempo, con la canapa, perno dell’economia agricola abruzzese.
Sempre tanti gli ulivi, qui della cultivar Toccolana, sulle colline, fino e oltre San Valentino in Abruzzo Citeriore, dove il 14 febbraio c’è la famosa, almeno qui in Abruzzo, processione dei cornuti.
A Pianella invece il lunedì di Pasqua una delegazione di paese dedica stornelli burleschi ad altri paesani da sbeffeggiare amorevolmente.
La strada intanto scorre tra i parchi d’Abruzzo toccando Guardiagrele, Torre de’ Passeri, dove usciamo dalla A25 e Casauria. Subito dopo l’uscita si passa davanti all’Abbazia di San Clemente, che purtroppo è in restauro e non si vede neppure la facciata, col cancello coperto da un telo bianco.
Ci raccontano la sua storia: l’abbazia fu fondata da Ludovico secondo, alla fine del nono secolo, nell’871, dopo un voto che aveva fatto, lungo la strada Claudia Valeria. La dedicò inizialmente alla Santissima Trinità. Poi, con la morte del Papa Clemente e il trasferimento qui del suo corpo, prese il nome attuale. Subì distruzioni e ricostruzioni multiple nel corso dei secoli, per invasioni e per terremoti. Al suo interno è custodita una copia del Chronicon Casauriensis, un volume di oltre 270 fogli scritti fronte – retro, che ne narra le vicende e riporta il cartulario dei diplomi e dei benefici ad essa pertinenti. L’originale fu prelevato da Carlo VIII che nel 1494 lo sottrasse alla Biblioteca napoletana dei re aragonesi e lo condusse con sé in Francia, dove è tuttora conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi. L’originale era stato composto tra il 1150 e il 1190 dal monaco amanuense Giovanni di Berardo e dal monaco miniatore Maestro Rustico.
Dall’abbazia si prosegue poi sulla statale SS5 verso Tocco da Casauria, patria del pittore Francesco Paolo Michetti. Dal bivio prima di Popoli si devia sulla SS67 dove da poco è stato installato il Monumento all’Olio.
Siamo arrivati alla Cooperativa Casauriense e ci viene incontro il Presidente Paolo Guardiani, che ci accompagna nella visita alle due linee di lavorazione, una ancora con le antiche mole e l’altra con un impianto Alfa Laval più moderno, oggi non operativo. La Cooperativa conta circa 400 soci conferitori e nel 2008 sono stati macinati 13.000 quintali di olive per circa 2.000 quintali di olio. Mentre visitiamo la struttura mi soffermo davanti all’uscita dell’olio fresco appena spremuto e chiedo al titolare delle olive, il Dottor Eustachio, se posso assaggiare il suo olio. Raccolgo poche gocce del liquido verde smeraldo che scende dal beccuccio e dopo averlo scaldato tra le mani lo porto al naso per un fruttato di media intensità, molto pulito e dal sentore netto do carciofo. In bocca si conferma la pulizia e la struttura equilibrata con le tre componenti essenziali dolce amaro e piccante ben distribuite e gradevoli con una sensazione finale in retrogusto di mandorla e pinolo. Davvero eccellente. Eustachio mi racconta la passione di papà Ferdinando per le olive e per l’olio. A 90 anni va ancora a raccogliere le olive e cura nei particolari ogni momento della coltivazione. È bello sapere che c’è ancora chi ama le cose buone e vere della terra e le cura con passione.
Nel frattempo Silvano, il Presidente, racconta della visita di un funzionario di Giordania che ha notato una affinità tra la cultivar toccolana e una cultivar diffusa in Giordania. Si pensa al contributo dei monaci francescani che per secoli hanno gestito i conventi di Gerusalemme e che erano e sono molto diffusi anche qui in Abruzzo con diversi conventi e basiliche.

Angelucci e Centerba Toro

Riprendiamo la strada e ci spostiamo di poche centinaia di metri per visitare il nuovo insediamento della Tenuta Annarita, la Cantina Angelucci che sta impiantando nuovi vigneti per produrre il Moscatello di Castiglione. È una vecchia tradizione contadina quella di bere, il giorno di San Biagio, il moscatello del proprio campo. Non c’è contadino che non ne abbia qualche filare.
Dopo vent’anni di studi da parte di ARSSA il Moscatello è stato riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura e qui a Casauria sta nascendo questa cantina che prevede di produrne, a regime, circa 300.000 bottiglie, con un seminato di 25 ettari.
In cantina, tra il profumo delle uve che stanno fermentando e lo svolazzare dei moscerini tra le persone e i bicchieri per l’assaggio, incontriamo l’enologo, D’Amario, che ci spiega le sue filosofie e le strategie dell’azienda.
Il tono di voce, i modi, i ritmi, i tempi di eloquio lo fanno sembrare il Vescovo del Moscato. Parla infatti di miracolo viticolo per quello che è successo qui dall’unità d’Italia in poi.
Nel 1860 il solo comune di Popoli produceva centinaia di migliaia di ettolitri perché il territorio, il Tenimento di Popoli, era molto più ampio.
Il Moscatello di Castiglione è un’uva da mensa, con consistenza croccante al morso e per questo è molto adatta ad un appassimento in campo, in quanto resiste agli attacchi degli insetti.
L’impianto di lavorazione è nuovo e dal punto di vista microbiologico equivale a una sala operatoria.
Si lavora a livelli bassissimi di solforosa e quindi si deve curare il moscato con gas inerte ed estrema pulizia dei locali e delle linee di lavorazione.
Il Moscatello la fa da padrone, nella strategia aziendale poiché copre oltre l’80% della produzione. Il resto è Pecorino e Montepulciano.
Dopo l’assaggio del nuovo Moscatello, che si rivela potente come struttura, in evoluzione, risaliamo sul pullman per spostarci all’azienda Centerba Toro dove ci aspettano Enrico e Gilda, la moglie.
La tradizione del Centerba Toro in Abruzzo e nel mondo, è antica di almeno quattro o cinque generazioni. Oggi la produzione è di 120.000 bottiglie di Centerba e di 300.000 di altri prodotti digestivi di altra estrazione. La raccolta delle erbe naturali precede l’essiccazione all’aria e poi in legno. L’infusione avviene in cilindri di acciaio in alcool a 96,4 gradi, con un’operazione di “remuage” come si farebbe con lo champagne e infine con l’estratto si fa il Centerba, in due tipologie, una a colorazione naturale, con l’aggiunta di clorofilla, e l’altra a colorazione artificiale con esteri E102 ed E131.
Qua e là per l’azienda sacchi di erbe con scritte sudamericane, ma Enrico dice che riutilizza i sacchi per la raccolta manuale delle erbe sui monti abruzzesi, e sacchi di zucchero per altri amari e digestivi che l’azienda produce.

Guardiani Farchione e Olio Poderi Lupone

Di nuovo sul pullman per spostarci a Tocco a visitare l’azienda Guardiani Farchione. Stefania col marito Paolo ci aspettano per una visita alle cantine e un assaggio dei loro vini e oli. Tenuta del Ceppete è il loro marchio storico. Questa è la terza generazione. Hanno 30 ettari coltivati, 10 a vigneto e 20 a uliveto, con 3200 piante di toccolana.
Il vitigno più diffuso è il Montepulciano con cui viene prodotto sia il loro Novello, sia il Cerasuolo, sia il Montepulciano classico, nella versione base (18.000 bottiglie) e nella versione barricata (7.000 bottiglie). La resa è di circa 90 – 100 quintali per ettaro per una produzione complessiva di 1500 ettolitri.
Fanno anche del bianco, in prevalenza trebbiano e pecorino.
L’azienda ha una cantina moderna per la fermentazione e la lavorazione e una storica per la maturazione e l’invecchiamento, che visitiamo prima della degustazione degli oli e di un vino rosso e di un bianco.
Per una visita in diretta potete vedere http://www.excellence-guide.tv/joomla/home/viewvideo/60/Vini-birra-distillati-cibi/Azienda-agricola-Guardiani-Farchione.html
Alla fine della mattinata assaggiamo l’olio Poderi Lupone, guidati da Eugenia. È un olio dal fruttato fresco, pulito, di media intensità con sentori netti di carciofo ed erbaceo. In bocca ha un giusto livello di dolce e piccante e un amaro leggermente più presente ma è decisamente equilibrato e armonico. Gli do 8,1 punti per il piacevole retrogusto di mandorla che lascia poi spazio all’avanzare di un gradevole e stuzzicante peperoncino.
Assaggiamo poi un olio al limone di Paolo e Stefania, ottenuto come frangitura di limoni, ovviamente non trattati, e toccolana insieme, nel rapporto uno a cinque. Ovviamente questo tipo di olio non va valutato dal punto di vista organolettico in quanto il sentore del limone copre le proprietà gustative e olfattive delle olive.
Assaggiamo per ultimi un vino bianco e un rosso.
Il bianco è il Pecorino Colline Pescaresi 2008 IGT di 13 gradi, dal lotto L1010.
Il rosso è il Montepulciano d’Abruzzo Doc 2006 di 13 gradi dal lotto L1006

FotoCredit: Luigi Bellucci

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1 Commenti

Inserito da Luigi Bellucci

il 05 febbraio 2010 alle 12:13
#1
Carissimo Vincenzo ti sono grato per l'apprezzamento e concordo con te sulla bellezza e la poesia di quei luoghi dove ho trovato tantissimi "amici veri". Un abbraccio

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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