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Parole e volti intorno a un calice

Carlo Macchi, Winesurf

di Alessandro Maurilli

MappaArticolo georeferenziato

Il 16 gennaio del 2006 alle 9.41 arriva un comunicato stampa nel quale si legge la notizia del divorzio tra la guida "Vini Buoni d'Italia" e uno dei due storici curatori, il grande esperto di vino Carlo Macchi. "Dopo aver contribuito all'ideazione e all'affermazione della più innovativa tra le guide ai vini - "Vini Buoni d'Italia" esclusivamente dedicata ai vini da vitigni autoctoni - Carlo Macchi e molti dei collaboratori (14 su 20 ndr) che con lui hanno lavorato in questi anni, hanno deciso di intraprendere un nuovo percorso". Questo quanto si apprende dalla nota stampa. A distanza di quasi due mesi abbiamo incontrato Carlo Macchi intorno a un calice per capire più da vicino i motivi della scelta e per andare a scoprire in anteprima le novità che bollono in pentola.


L'Intervista:

D. Dopo tre anni Carlo Macchi lascia la guida "Vini Buoni d'Italia". Quali i motivi principali di questa importante scelta?

R. Perché il lavoro insieme a Mario Busso - l'altro curatore della guida - ha evidenziato come mancasse completamente una comune identità di vedute e di filosofia lavorativa in merito all'impostazione della guida, alla modalità di selezione e di inserimento delle aziende.


D. Da quanto tempo stavi pensando di separarti dalla guida?

R. Alcuni problemi si erano evidenziati fin dalla seconda edizione, ma ritenevo ci fosse la possibilità di trovare delle linee comportamentali comuni. Mi sono poi reso conto che non era così: le nostre divergenze sono aumentate invece che diminuire e quindi la decisione di chiudere la società e di rilevare o cedere l'intero pacchetto l'ho presa nei mesi estivi del 2005. Il tutto è stato poi formalizzato dopo la presentazione di Merano.


D. Nel comunicato che annuncia la notizia si legge una tua dichiarazione nella quale dici di non trovarti più d'accordo con le attuali linee guida che sono cambiate rispetto a quando è nato il progetto. Cosa è cambiato in particolare?

R. Nei tre anni di guida in realtà, fatta eccezione per la regione e le aziende di competenza di Mario, le modalità erano rimaste quelle iniziali perché sul resto dell'Italia ero supervisore diretto ed i criteri degustativi della guida, definiti assieme ai responsabili di tutte le altre regioni, si erano mantenuti intatti. Ho dovuto prendere atto che non sarebbe stato più possibile difendere questa linea da me creata e che ha avuto grandi riscontri: per questo ho deciso di chiudere. Ritengo possibile che, per le prossime edizioni, pur conservando inalterato il meccanismo tecnico di valutazione, verranno adottati criteri operativi diversi che credo terranno conto anche della maggiore o minore sensibilità rispetto agli autoctoni dei nuovi collaboratori.


D. Adesso il futuro. Hai preannunciato un nuovo progetto editoriale. Gli appassionati sono tutti curiosi di sapere di cosa si tratta. Puoi darci un'anticipazione?

R. L'intero gruppo di collaboratori usciti con me da "guida Vini Buoni d'Italia" sta lavorando alla creazione di un giornale on-line di cui sarò direttore. Tutto qui? No! Questo sarà un giornale molto diverso dal solito perché puntiamo a diventare per l'estero il portale di riferimento su quanto accade nel mondo del vino italiano. Per ottenere questo risultato ovviamente gli articoli saranno in doppia lingua, ma la vera novità sarà il criterio descrittivo dei vini. Abbiamo infatti individuato un metodo che sarà comprensibile da tutti, qualunque lingua parlino. Per adesso non posso dire di più, vi aspetto al Vinitaly per verificare di persona (PAD. 8 - Toscana - Stand B14 "Pro-vino").


D. Quali sono i principi che determineranno questo nuovo percorso?

R. Per quanto riguarda l'aspetto degustativo restano invariati i nostri criteri di base che ci hanno sempre contraddistinto dagli altri critici del vino:

" Rispondenza vino-vitigno (che si tratti di Sangiovese, Nebbiolo o Nero d'Avola, ma anche Merlot o Syrah!);

" Bevibilità del vino, che non vuol dire vini "semplici", ma prodotti che hanno quella marcia in più derivante dalla complessità e potenza aromatica dell'uva, dalla freschezza e dall'eleganza delle varie componenti. In altre parole vini da tavola imbandita e non da degustazione seriosa.

A questo tipo di lavoro, che abbiamo sempre fatto, potremo aggiungere due importantissimi aspetti:

" Grazie all'immediatezza che solo Internet concede non saremo costretti ad assaggiare i vini con mesi di anticipo sulla loro uscita, così come tutte le guide cartacee sono costrette a fare (spesso dovendo fare anche assaggi di campioni non imbottigliati). Potremo invece assaggiare solo a seguito dell'imbottigliamento o al momento di effettiva uscita sul mercato e quindi avere giudizi più attendibili

" Questo significa anche che sarà possibile dare il nostro parere quasi in tempo reale. Tanto per fare un esempio: valuteremo i bianchi giovani italiani entro i mesi di giugno-luglio, in maniera che un appassionato, mentre si trova in ferie, possa già sapere dove andare a parare.


Ma il nostro portale opererà anche e soprattutto fuori dal mondo della pura degustazione. Qui ribadiremo con forza un concetto ovvio: noi siamo giornalisti e come tali abbiamo il compito di informare. Informazione per noi vuol dire parlare di quanto succede nel mondo del vino, analizzando gli aspetti positivi della indiscutibile crescita del vino italiano, ma anche denunciando deviazioni che non condividiamo. Queste spesso portano ad abbreviare il lungo percorso della qualità con facili e immediate soluzioni, che finiscono però con il penalizzare chi lavora seriamente.


Partendo da un assoluto rigore morale, che vogliamo continui a contraddistinguerci, indagheremo su temi che si tende a lasciare in disparte o a sottovalutare (tipo se i vini sono frutto di un sapiente blend di prodotti provenienti da varie zone d'Italia oppure della capacità del produttore in vigna, sull' operatività delle commissioni d'assaggio, sul ruolo degli enologi, etc). Non ci occuperemo solo di vino, ma di olio extravergine d'oliva di prodotti gastronomici in generale, di turismo, etc etc.


D. Molti dei collaboratori della guida ti hanno seguito nella nuova sfida. Cosa significa questo per te?

R. Una grande soddisfazione personale perché vuol dire che hanno capito i motivi del mio gesto, condividendoli appieno. Questo mi ha dato la dimostrazione che esistono ancora persone che non esitano a mettersi in gioco e che reputano i principi il sale dell'esistenza. Questo folto gruppo (14 tra i collaboratori regionali sui 20 del gruppo iniziale, sono con me) è composto da appassionati giornalisti che spero, anche grazie a questo nuovo impegno, aumenteranno ulteriormente la loro credibilità e notorietà. Se lo meritano per la loro bravura.


D. Il modo di percepire il vino oggi sta cambiando molto. Persino le guide amanti dei vini potenti e internazionali (non si fanno nomi) promettono un'inversione di rotta e un ritorno agli autoctoni. L'autoctono oggi può essere considerato l'arma vincente dei i nostri vini all'estero?

R. Avrei tanta voglia di rispondere si. Purtroppo si sta verificando il fenomeno che temevo. In molti casi il termine autoctono sta diventando il paravento dietro cui nascondere vini con caratteristiche ed anche con vitigni non consoni. Accanto infatti a tanti prodotti che hanno carattere da vendere e peculiarità assolutamente uniche si trovano molti vini sbandierati come particolari, irripetibili, figli del terroir, etc, etc che però si assomigliano in maniera imbarazzante e soprattutto sembrano emanazioni dirette di vini estremamente internazionalizzati.


D. Città del Vino celebrerà in marzo il ventennale dello scandalo del vino al metanolo. Cosa ti viene in mente ripensando al 1986?

R. Intanto devo fare un plauso alle Città del Vino per aver avuto il coraggio di riproporre questo spinoso argomento. L'unico modo serio per andare avanti è quello di non avere paura a girarsi indietro, imparando dagli errori commessi. Se ripenso al 1986 vedo grandi passi avanti, ma vedo anche tanti problemi irrisolti. Sicuramente il livello qualitativo dei vini di base si è innalzato molto ed oggi una bottiglia di vino sotto ai 3-4€ dà molte più garanzie che in passato, ma sarebbe utile capire se (come accennavo prima) questo miglioramento è dovuto più a sofisticate tecniche di cantina o alla capacità dei viticoltori di produrre uve di qualità superiore. Sui vini di fascia alta il discorso si fa più difficile: i grandi investimenti effettuati negli anni Novanta hanno catapultato questo mondo in una specie di continuo "gossip", dove conta molto più l'immagine dei contenuti. Oggi le cose, stanno lentamente cambiando e forse, una volta diradata la nebbia e contati i caduti, i molti produttori che hanno sempre lavorato seriamente raccoglieranno quanto dovuto. E' a questa vittoria della sostanza sulla forma che vorremmo contribuire. Un'ultima annotazione riguardante il mondo del giornalismo: oggi si parla molto di vino e di gastronomia, ma a volte lo si fa per mettere in mostra se stessi e non il Vino con la V maiuscola. Forse una minore voglia di protagonismo sarebbe augurabile.


D. Come pensi sia cambiato il modo di fare vino da allora a oggi?

R. La tecnologia è entrata prepotentemente in cantina e, pur portando miglioramenti generalizzati nel prodotto finale, credo che in molti casi abbia sopravanzato l'uomo. Non per niente noi siamo alla ricerca di quei produttori che sanno usare la tecnologia per valorizzare le eccellenti uve che con ingegno, esperienza e grande fatica riescono a produrre.


D. Previsioni per il futuro di questo mercato?

R. Se guardo nella palla di cristallo vedo ancora "nebbia in banchi". Ma ho fiducia nella capacità di molti di capire che i periodi di crisi ci sono sempre stati (chi li ha vissuti ricorda i primi anni 90' in Toscana, tanto per fare un esempio,) ed a questi sono seguite ciclicamente fasi molto positive. Chi conosce la campagna sa che i tempi sono naturalmente lenti ed investimenti fatti con ottica industriale, per ritorni a breve, sono spesso destinati a fallire


D. Per chiudere una domanda più personale. A Merano, durante la presentazione della guida, ho visto da vicino il Carlo Macchi uomo commuoversi nel ricordo di un amico scomparso. Questo mi ha dato conferma che il vino non è solo numeri nelle schede e stelle nelle guide. Puoi farci una breve riflessione su quello che evoca in te il vino?

R. Ti ringrazio perché mi permetti, ti giuro ancora con il groppo in gola, di ricordare un grande uomo ed un grande amico, Libero Masi. Il suo assassinio è stato il gesto più stupido e brutale che si possa concepire ed ancora non si riesce a capire che cosa sia successo. Libero era una di quelle persone che hanno fatto grande questo mondo: onesto, altruista, curioso, sempre pronto ad aiutarti, sempre con il sorriso sulle labbra. Il vino mi evoca questi sentimenti perché è fondamentalmente una cosa buona, che non può convivere con l'inganno. Forse mi ripeterò ma per me il mondo del vino si divide in due parti: chi ama il vino e lo rispetta e chi lo sfrutta e basta. Per fortuna ho molti cari amici ed amiche nella prima categoria: questi mi hanno insegnato molto, sul vino e sulla vita.

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Alessandro Maurilli è nato nel 1980 in un piccolo paese della provincia di Arezzo, nel cuore della Valdichiana. Dopo aver frequentato gli studi...

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