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Prezzi agricoli in caduta libera

di Redazione di TigullioVino.it

Alla filiera, Guglielmo Fontanelli, 46 anni, agricoltore e allevatore di Monzuno, nella provincia di Bologna ci ha creduto. E soprattutto ha investito “senza contributi pubblici” nella trasformazione e commercializzazione di latte, anche con marchio proprio, yogurt e formaggi. Ma ora tra il crollo del prezzo del latte (“ho speso 200 milioni delle vecchie lire per acquistare quote”) e le scadenze bancarie (l’azienda è gravata da un’ipoteca) è scattata l’operazione di ridimensionamento. “Ho venduto le prime vacche al macello - afferma Fontanelli - d’altra parte così non si va avanti. I prezzi sono tornati indietro di 25 anni, ma i costi no”. Dall’Emilia Romagna alla Capitanata la musica non cambia. “Con questi prezzi non si semina grano, qui da noi c’è aria di smobilitazione” afferma Onofrio Giuliano grande produttore di cereali in provincia di Foggia. Sono due voci, rappresentative di due prodotti, latte e grano, che sono diventati il simbolo della volatilità dei prezzi e dell’incertezza dell’attività agricola.
 
Dopo la bolla del 2007, infatti, per latte e cereali è iniziata la corsa ribassista che ha scompaginato i piani aziendali. Due voci, ma potrebbero essere migliaia, che esprimono il profondo malessere che si respira nei campi. Quello stato di disagio che ha animato le tante manifestazioni agricole, promosse da Cia, Confagricoltura e Copagri, e da piccole sigle, che si sono svolte nelle piazze italiane da Nord al Sud, segnate anche da momenti di forte tensione. L’agricoltura italiana è in profonda crisi e non riesce ad agganciare quella locomotiva seppure lentissima dell’economia che sembra essersi rimessa in moto. Gli ultimi dati Istat ed Eurostat hanno disegnato una quadro ancora più nero.

L’Istituto di Statistica ha segnalato l’ennesimo risultato deludente del valore aggiunto agricolo che, secondo le stime, chiuderà con un calo del 3 per cento. Mentre l’ufficio statistico dell’Unione europea registra un crollo del 25% dei redditi degli agricoltori italiani, il doppio rispetto ai partner comunitari. Un risultato ampiamente atteso tenuto conto degli indicatori tutti di segno rigorosamente meno del 2009. La produzione lorda vendibile viaggia a meno 4%, mentre i costi di produzione restano elevati e dal 2000 hanno segnato una crescita di oltre il 25 per cento. Gli agricoltori non riescono a recuperare sul fronte dei prezzi che sono la vera spina nel fianco. Mettendo a confronto i dati Ismea di novembre rispetto allo scorso anno emerge un crollo di quasi il 16% per i vini del 15% per la frutta, di oltre il 10% per i cereali e dell’8% per l’olio......

Da mesi Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri, pur se con modalità e intensità diverse, denunciano i rischi di uno smantellamento del settore e lanciano appelli al Governo per definire una politica in grado di aiutare le aziende a uscire dal tunnel. E in campo sono scese anche le Regioni che in un incontro presso la Presidenza del Consiglio hanno chiesto interventi straordinari sul modello del piano adottato in Francia dal presidente Sarkozy. Ma finora il “progetto strategico” promesso dal Governo si è risolto in un pacchetto di misure della Finanziaria giudicate assolutamente insufficienti a superare l’emergenza e a riavviare lo sviluppo.


Fonte news: Il sole 24 ore

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