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Vini dal centro sud

Taurasi 2004, una vendemmia da ricordare

di Ugo Baldassarre

MappaArticolo georeferenziato

Ricolma di attese per i responsi promessi, l'edizione 2007 di Anteprima Taurasi, che ha avuto luogo dal 30 novembre al 2 dicembre presso l'omonimo borgo irpino, si è presentata da subito come l'appuntamento dell'anno per la Campania sul vino che conta. Non tanto o non soltanto per la definitiva ottimizzazione di un evento, dal programma sempre più ricco e sempre più articolato e che oramai si configura come una vera e propria kermesse pari ad altre manifestazioni di settore, quanto piuttosto per i riflessi inevitabili che questo grande rosso finisce con l'avere nei confronti di tutta l'economia del settore vitivinicolo.

Il messaggio di questa edizione è racchiuso nelle parole di Piero Mastroberardino, Vice Presidente del Consorzio di Tutela Vini d'Irpinia: "Ancora un passo verso una presa di coscienza graduale. Con l'edizione 2007 il quadro che si delinea vede chiaramente una crescita non solo numerica ma soprattutto qualitativa. Gli spunti imprenditoriali sono in netto aumento e lo sforzo cui il territorio dovrà tendere è quello dell'integrazione del settore vitivinicolo con l'offerta turistica". Gli fa da eco, nel tirare le somme, Nicola Di Iorio, Presidente della Comunità Montana Terminio-Cervialto: "Il Taurasi è l'esempio di un territorio in crescita. Il primo vero obiettivo raggiunto è stato mettere insieme tanti produttori, tanti contadini, nel segno di un interesse comune".


La vendemmia 2004

Già dalle prime bottiglie figlie di quella vendemmia, dai vini più giovani e meno titolati messi in commercio nel 2005 e nel 2006, si è potuto intuire quali effetti avrebbe potuto avere l'andamento climatico del 2004 sui vini da aglianico di più lunga gittata, come appunto il Taurasi. Il 2004 è stato caratterizzato dal grande accumulo di riserve idriche durante l'anno ed un ritardo medio della ripresa vegetativa post-invernale di 10 giorni che si è ripercosso sino alla vendemmia tardiva. La buona alternanza di piogge e caldo tra l'estate e l'inizio dell'autunno ha consentito un buon carico di sostanze polifenoliche ed una piena maturazione delle uve nel periodo della vendemmia.

Il clima di quell'anno ha in pratica cancellato tutte le ansie e i malanimi patiti dai produttori nei due anni precedenti, nel piovosissimo 2002 e nel torrido 2003. Personalmente, traendo spunto dalle mie degustazioni e dalle prove su campioni in vasca dei mesi scorsi cui alcuni amici produttori mi hanno invitato a partecipare, sono convinto che il 2004 potrà essere ricordato come uno dei migliori degli ultimi venti anni, come il '93 e il '97 e forse alla pari anche del '99 (la mia annata preferita per il Taurasi, annata di cui conservo gelosamente un certo numero di bottiglie, in attesa di avere occasioni per aprirle o, alternativamente, di scuse per non aprirle affatto, se non in un giorno ancora lontano).


Il giudizio: 5 stelle

Ecco dunque l'annata ideale, ecco il miglior frutto da lavorare ed ecco infine il premio agognato: si assegnino quindi le 5 stelle al Taurasi 2004! Il compito di emettere il responso sul Taurasi quest'anno è stato affidato ad una ristretta commissione di valutazione, formata da giornalisti ed enologi e presieduta dal Prof. Luigi Moio, titolare della cattedra di enologia presso l'Università di Foggia. L'organismo, novità assoluta voluta dal Consorzio di Tutela Vini d'Irpinia, organizzatore dell'evento, non ha avuto dubbi e nel corso della riunione del mercoledì precedente l'Anteprima, all'unanimità, ha attribuito il massimo riconoscimento al Taurasi 2004.

Anche dalla degustazione tecnica del sabato 1 dicembre, riservata alla stampa specializzata, è emersa una sostanziale conferma del giudizio attribuito dalla commissione.
Vini completi, di grande spessore, dinamici e con giuste dosi di asperità hanno contraddistinto la degustazione, nel corso della quale sono stati presentati ben 53 vini. Tra questi, 28 Taurasi 2004 - di cui ben 13 campioni di botte - assieme a 5 riserve ed un nutrito numero di Aglianico Doc e Igt, nonchè 3 campioni di Aglianico dei "Campi Taurasini" (una delle tre sottozone-aree particolarmente vocate comprese nella distinzione della nuova Doc Irpinia, suddivisione che finisce col confondere le idee un po' a tutti, in primis ai consumatori).

Caratteristiche comuni ai campioni in assaggio la grande complessità olfattiva, con grandissime varietà di profumi, sia primari che terziari. Da questo punto di vista nessun paragone con l'edizione precedente, relativa alla vendemmia 2003, in cui i campioni praticamente massificati finivano per somigliarsi tutti nelle note, quasi esclusive, di frutta cotta e confetture. Oggi invece ci troviamo di fronte a espressioni olfattive di grande finezza ed eleganza, con aromi fragranti, spesso erbacei, minerali e vegetali. Anche alla bocca il potenziale in termini di evoluzione ed invecchiamento è altissimo: grande acidità in tantissimi vini, strutture integre, fitte e compatte, frutti carnosi. Aromi di bocca lunghissimi, sensazioni generali sempre penetranti, ficcanti; grande il dinamismo di - quasi - tutti i vini degustati. Insomma per il Taurasi 2004 le caratteristiche da "signor vino", da vero principe del Sud, ci sono tutte e non resta che aspettare per provarlo al top, tra 2/3 anni, quando questo vino di lunga gittata potrà trovarsi nel momento evolutivo centrale, nella vera pienezza delle proprie capacità espressive.


I campioni in degustazione

Tra i 53 vini esaminati, riporto qui di seguito le sensazioni relative a tutti e quindici i Taurasi 2004 in bottiglia, mentre per i campioni di botte e per le altre tipologie mi limiterò ad una selezione dei migliori.

Taurasi 2004

- Colli di Lapio - Vigna Andrea '04. Al naso si contraddistingue per le belle note di frutta matura, di cuoio e di spezie. Alla bocca entra morbido e quasi dolce; gira bene per qualche attimo, poi prosegue con note morbide e calde. Incede nel finale caldo in cui alla bocca, molto pulita, si aggiungono anche i tannini, decisamente sottili.

- Michele Contrada - Hirpus '04. Frutti dolci, piccole ciliegie e more; note di cannella e vaniglia. Buon equilibrio di bocca, buone l'acidità e la sapidità. Non particolarmente spesso e succoso, nel finale piuttosto lungo si riaffacciano i tannini, che restano impressi anche a lungo dopo la deglutizione.

- Di Prisco - Taurasi '04. Naso ampio, dalla frutta alle spezie, alla viola, alla rosa canina. Bocca piena, carnosa, terrosa, qualche nota grassa e dolce. Nel complesso dinamico, ficcante, equilibrato. Finale in linea, molto lungo. Tannini decisi, spiccati ma ben lavorati. Ricorda davvero il Taurasi, potresti riconoscerlo tra cento vini: davvero corretto.

- I Capitani - Taurasi '04. Naso un po' spento e con troppo effetto-legno. Alla bocca, nel complesso equilibrata ma non particolarmente spessa o tenace, ala lunga spiccano i tannini lievemente astringenti e un finale lungamente amaro.

- Antonio Caggiano - Vigna Machia dei Goti '04. Colore rubino cupo con grande unghia granato-aranciata. Naso balsamico, con qualche nota eterea, pepe nero e altre spezie, fumo e goudron. Il frutto è piuttosto coperto da tutta questa roba...La bocca è piena e carnosa ma non particolarmente dinamica; il finale, ricco di note tostate, vede riaffacciarsi le note balsamiche assieme al tannino vivo, leggermente cotonato.

- Feudi di San Gregorio - Taurasi '04. Naso piacevole ed accattivante, di grande ampiezza. Anche la bocca, ben equilibrata tra toni accesi e sensazioni morbide, è in linea con le note olfattive eleganti. Saporito, fitto e denso, concede poi sul finire qualche nota tostata e balsamica di troppo. Anche il finale è caldo e intrigante, lunghissimo e avvolgente.

- La Molara - Santa Vara '04. E' forse il Taurasi meno in linea con la sua tipologia. Al naso stavolta le note balsamiche si fondono con talco e vaniglia. La bocca è buona, terrosa, saporita, anche un po' burrosa; le sensazioni speziate toccano anche il palato. Nel finale il tannino, setoso ed elegante, si salda ad aromi caldi di infusi di spezie. Nel complesso molto piacevole, ma forse troppo costruito.

- Manimurci - Poema '04. Anche in questo caso molte spezie e pochi aromi primari. Alla bocca, decisamente più corretta, tornano sensazioni di frutta carnosa e matura; è dinamico e ben equilibrato. Bel finale caldo e lungo, il tannino non lascia tracce particolarmente significative.

- Mastroberardino - Naturalis Historia '04. Naso ampio e completo, senza aromi che spicchino in particolare, intenso e corretto nel complesso. Boca gustosa, piena, con aspetti terrosi fitti e compatti. Trama senza sbavature di sorta, equilibrato ed elegante, armonioso. Il finale è perfettamente suddiviso tra note calde, frutta secca e tostata.

- Mastroberardino - Radici '04. All'aspetto visivo si presenta ancor più luminoso dell'altro vino della casa, con unghia leggermente più aranciata. Al naso è in linea con il suo parente stretto, ma forse meno persistente. La bocca è pienissima, gustosa, con bella acidità e mineralità ancora presenti. Gira a tutto tondo, ha grandissimo spessore, è corretto e coerente sino al finale, lunghissimo, dirompente. Grande espressione del territorio, il migliore rappresentante possibile della tipologia Taurasi.

- Salvatore Molettieri - Vigna Cinque Querce '04. Naso profondo, con sensazioni di amarene, more e frutti di sottobosco, cacao e terra bagnata. Trama fitta e compatta, frutto succoso, pieno; dinamico e ben equilibrato, finale caldo e avvolgente. Restano ben impressi i tannini, comunque docili e ben lavorati, assolutamente in linea con un vino da aglianico.

- Perillo - Taurasi '04. Molto scuro, di colore rubino intenso quasi impenetrabile. Qualche nota non a posto al naso, assieme a cacao, caffè, confettura di prugna, foglia di tabacco. Terroso, gustoso, quasi masticabile; gira, si evolve continuamente; persistente al gusto, di grande equilibrio, giustamente tannico.

- Pietracupa - Taurasi '04. Naso semplice e fruttato, con piacevoli variazioni sul ribes e sull'anguria. Sorprendente la freschezza all'assaggio; in gran movimento la massa, in cui è possibile cogliere il frutto maturo. Bei tannini sottili si riaffacciano compatti alla fine della degustazione.

- Tenuta Ponte - Taurasi '04. Tra belle sensazioni di frutta, pepe e cannella, qualche nota di sporco e di fumo. Alla bocca è abbastanza fresco, dinamico, con tannino ben lavorato. Nel complesso piuttosto morbido, con buon finale dapprima misurato, contenuto, poi sempre più deciso e coinvolgente.

- F.lli Urciuolo - Taurasi '04. Naso piuttosto ampio, dalla frutta matura alle spezie al cuoio e alla liquirizia. Terroso, pieno e compatto, dinamico; finale caldo e avvolgente. Molto equilibrato e versatile, questo vino a tratti sembra morbidissimo, quasi carezzevole; sul versante opposto propone invece note acide significative e tannini assolutamente "in riga".


Taurasi '04 - Campioni di botte

- Colli di Castelfranci - Gagliardo '04. Fruttato, floreale e con qualche aspetto etereo. Ficcante, di buona acidità e mineralità. Gustoso ed assai persistente. Piacevole retrogusto di mandorla tostata. Profondo, franco.

- Terredora - Fatica Contadina '04. Gran bel naso, molto variegato, in cui spiccano aromi vegetali di mallo di noce e ramo d'ulivo, spezie e note calde balsamiche. Alla bocca è pieno e penetrante, lunghissimo, di gran spessore, dal tannino vivo e allo stesso tempo sottile. Il migliore tra i campioni di botte.

- Terredora - Campo Re '04. Naso molto fruttato, con amarene, prugne e sfumature agrumate di arance rosse. L'effetto-legno si fa sentire alla bocca, in cui le note tostate sopraffanno il frutto. Nel complesso morbido, con tannini fin troppo levigati.

- Vigna Villae - Taurasi '04. Stile personalissimo per questo Taurasi dal naso marcatamente fruttato, con ciliegia e ribes, e con qualche sentore erbaceo e vegetale. Alla bocca torna ben presto l'elezione aziendale per l'effetto dolce, cui fa da eco un retrogusto balsamico ed ammiccante, con tannini al guinzaglio.


Riserve

- Contrade di Taurasi - Riserva '03. Naso intrigante, molto ampio, dal frutto di bosco alla confettura di prugna, alla viola canina, caffè ed erbe balsamiche. Bella freschezza al gusto, profondo ed espressivo alla beva; i tannini sono ben disegnati, il finale è caldo e lunghissimo.

- Feudi di San Gregorio - Piano di Montevergine Riserva '01. Naso ricchissimo: le note di cuoio, spezie ed erbe aromatiche si fondono alla confettura di more, alla pietra focaia, agli odori di stalla, pelo di cavallo e sellatura. In questo complesso aromatico, praticamente senza fine, rientrano ancora: odore di argilla bagnata, caffè e noce moscata. Alla bocca è pieno, ficcante, intenso, profondo e sinuoso; i tannini di seta accarezzano la bocca e accompagnano il frutto gustoso. In perfetto equilibrio, questa riserva elegante e di razza si allunga all'inverosimile in un finale caldo e carezzevole.


Aglianico Irpinia DOC

- Manimurci - Calore '06. Bel colore intenso anche se non brillante. Naso fine e fruttato, con spunti di viola e tabacco. Leggermente aggressivo sin dall'inizio, con qualche asprezza di troppo, forte impronta acida, tannini mordenti.

- Terredora - Aglianico '06. Naso non particolarmente espressivo, con tabacco, cuoio e qualche nota solfurea. Bocca decisamente migliore, di gran spessore, dinamica, dai tannini levigati e note morbide e avvolgenti. Finale caldo con ricordi di frutta tostata e caldarroste.

- Tenuta del Cavalier Pepe - Terre del Varo '06. Subito al naso qualche nota semplice di frutta, ciliegia e prugna matura. Poi vengono fuori anche aromi di caffè e sottili nuances balsamiche. Alla bocca è assai irrequieto, dinamico, di buona acidità ma un po' aggressivo. Il finale è caratterizzato da note calde piuttosto amare.

- Feudi di San Gregorio - Serpico '05. Colore rubino profondo, quasi impenetrabile, con unghia granato. Naso ampissimo, dalla violetta alla torba, dal cioccolato al caffè, dalla confettura di more alla cannella e al goudron. Carnoso e pieno il frutto, con sensazioni sempre in movimento; grande equilibrio di bocca diviso tra una buone acidità e morbidezza; tannini eleganti e finale caldo e lungo.

- Tenuta Ponte - Aglianico '05. Qualche nota eterea e solfurea fuori posto accompagna un naso nel complesso ben fatto, caratterizzato da frutta, spezie e pepe nero. Bocca piena, ficcante, equilibrata. Nel finale, piacevolmente caldo, torna un gusto di amarena succosa.

- Tenuta del Cavalier Pepe - Santo Stefano '05. Terroso, speziato, sentori animali, sellatura di cavallo e altri ricordi di stalla, cacao e prugna secca. Bocca profonda, trama fitta e continua, equilibrato intenso e compatto incede sino al finale, piuttosto caldo. Peccato il tannino, a tratti "esondante" e ancora troppo vivo.

- Tecce - Satyricon '04. Naso corretto, floreale, speziato di pepe e cannella, ricco anche di frutta matura. All'ingresso quasi dolce e un po' ruffiano, in seguito gira bene e mostra anche una buona freschezza. I tannini, nonostante l'età, sembrano ancora troppo aggressivi.


Tra gli aglianico Irpinia DOC Campi Taurasini, infine, da segnalare il Rossocupo '05 dell'azienda Manimurci, dal naso minerale con note di torba, prugne e spezie. Alla bocca non è particolarmente morbido, anche se i tannini sono ben lavorati. Finale caldo con sensazioni vegetali e fruttate.


L'incontro tra stampa e produttori

Il giudizio sulla qualità dell'annata è stato confermato, poi, nel corso dell'incontro tra stampa e produttori del pomeriggio dello stesso sabato, da cui sono scaturiti anche numerosi spunti interessanti per una riflessione più compiuta sul Taurasi e sul suo vitigno, l'aglianico di terra irpina.
In tale occasione Antonio Buono, nella duplice veste di sindaco di Taurasi e presidente del Consorzio di Tutela Vini d'Irpinia, ha tenuto ad evidenziare come "con l'edizione 2004 il percorso di avvicinamento al Taurasi da parte dei più giovani produttori è quasi concluso, con un gap oramai colmato anche nel raggiungimento del know-how comune. Resta una naturale ed indispensabile varietà di stili caratteristici di ogni azienda". Alfonso Tartaglia, direttore dell'Ispettorato Agrario Stapa Cepica Avellino, tiene ad evidenziare invece la centralità del Taurasi rispetto alle altre risorse del territorio: "Il Taurasi costituisce la base su cui edificare ogni discorso sulla valorizzazione dell'enogastronomia della Campania, il fulcro della filiera di settore".

Quanto ai commenti della stampa di settore bisogna dire che da più parti si è rilevata la difficoltà di comprendere la suddivisine dei campioni in tipologie così diverse, tra Docg, Igt e Doc di vario genere e, soprattutto, la presenza dei numerosi campioni di botte. "Il numero piuttosto elevato di campioni di botte, di cui buona parte non ha completato il percorso della maturazione, probabilmente è dovuto al differente uso dei legni - ha ricordato Andrea Gabbrielli, dichiarandosi d'accordo con la stima delle cinque stelle ma distinguendo i vini in esame - E' evidente che i tempi di maturazione cambiano a seconda delle dimensioni delle botti e quindi i campioni di botte non possono essere paragonati ai vini in bottiglia" . Anche Giampaolo Gravina de L'Espresso condivide la valutazione delle cinque stelle anche se: "bisogna comunque stare attenti con le valutazioni, soprattutto nei confronti di vini di spessore. Personalmente - afferma simpaticamente - ricordo le mie personali cantonate in occasione del giudizio sul 2003.

Quest'anno nell'aglianico sento finalmente pulsare un cuore di vigna, sento anche gli animi dei produttori che, pur andando in una direzione comune, scelgono ognuno comunque una propria strada, dando sempre un'impronta personale". In linea con questi accenni all'autenticità Gianpaolo Di Gangi della rivista Porthos: "Le differenze vanno sempre e comunque esaltate, anche quando un produttore compie degli errori è preferibile che sbagli con la propria testa - sostiene - anziché nell'ambito di una più facile imitazione-omologazione- tentativo di non sbagliare". Anche tra i produttori, nel difendere questa "sana diversità", Ermanno Russo sostiene che "Non vi è dubbio sul versante dell'interpretazione che ogni produttore, acquisita una base di preparazione comune, deve essere libero di esprimersi come crede. Dove invece occorre essere compatti e fare squadra - sostiene Russo - è nella commercializzazione: la cosa più difficile è affrontare il mercato. Non bisogna imporre paletti, ma serrare i ranghi per essere realmente competitivi". Tra i produttori che hanno inviato in degustazione i campioni di botte, Roberto di Meo spiega la scelta aziendale: "La nostra azienda predilige invecchiamenti più lunghi, per cui il vino attualmente è ancora in vasca e abbiamo comunque voluto sottoporlo alla degustazione prelevandolo appunto dalla botte. Anche secondo noi l'annata 2004 - conclude - sarà da ricordare".

Un flash sull'immaginario e sulla comunicazione del Taurasi in America viene offerto invece dall'intervento di Monica Larner di Wine Enthusiast: "Sui mercati esteri e soprattutto negli Stati Uniti sono poche le aziende conosciute e, anche qui, la loro fama è legata certamente più ai brands e ai marchi che non ai vini o ai vitigni. Occorrerebbe perciò impostare la comunicazione più in tal senso anziché legarla al nome dell'aglianico che, peraltro, crea confusione con le altre tipologie e con le altre zone di coltivazione. Personalmente - conclude - sono molto soddisfatta di questi vini: è un'annata che parla del territorio". Anche Gianni Fabrizio, della Guida Vini d'Italia del Gambero Rosso - Slow Food, torna sulla classificazione dei vini da aglianico della provincia di Avellino: "Pur comprendendo che dal punto di vista commerciale sia legittimo fare anche gli Igt per andare incontro al mercato per poter proporre dei vini a prezzo inferiore, non si capisce poi perché fare l'aglianico Igt invecchiato, del 2005 o del 2004, con invecchiamenti addirittura simili al Taurasi. Forse - conclude Fabrizio - chi effettua questa scelta non segue un filo logico produttivo, pecca di incoerenza". A tale argomentazione, tra i produttori, fornisce una risposta Lucio Mastroberardino: "Il Taurasi, come è stato detto, è il Barolo del Sud e la sua comunicazione assume davvero infine sfaccettature. Tale divulgazione passa per un mondo variegato e forse è più difficile anche perché deve convivere con la comunicazione del suo vitigno, l'aglianico, a sua volta ancor più difficile perché composta da tantissime individualità" .

Tornando al giudizio sull'annata e concludendo, personalmente ritengo che 5 stelle sia una valutazione corretta, ma certamente più in prospettiva che non in relazione alla qualità effettiva che i vini hanno in questo momento. Anzi, sui campioni di botte - con le dovute eccezioni - questa valutazione non va oltre le 4 stelle, mentre per gli altri vini già imbottigliati, assumendo una base oggi di "quattro stelle e mezzo", potremmo trovarli tra due, tre anni anche a…sei stelle! Quel che è importante, secondo me, è che finalmente questi vini hanno recuperato, rispetto al 2002 ed al 2003, un minor comune denominatore sufficiente ad evitare i tanti trattamenti successivi e tutte quegli interventi che alla lunga finivano per renderli anche omologati nello stile. Ciò significa che il Taurasi che ci viene restituito dalla vendemmia 2004 recupera finalmente il suo attaglio con il territorio, e si presenta, con tutte le possibili sfumature consentite dal territorio stesso, come un prodotto veramente tipico, di carattere, di grandissima personalità.


Dribbling…ubriacanti
Piccola appendice semi-comica: il sindaco di Taurasi ridotto in mutande!!

Tra le tante iniziative cui abbiamo avuto il piacere di partecipare in questa minikermesse di inizio dicembre, proprio non riesco a tacere della I Coppa Taurasi, torneo di calcetto che ha visto per protagonisti le squadre dei produttori, dei giornalisti, degli agronomi, delle autorità e dei sommelier. Non racconterò invece della mia personale prestazione in seno alla squadra dei giornalisti per non scatenare l'ira o propositi vendicativi in quanti l'hanno subita…

A beneficio di un pubblico - per fortuna - selezionato, le cinque squadre in calzoncini hanno dato sfoggio di eleganza e perizia nell'arte del gioco del pallone. I giocatori si sono esibiti nei loro fisici dalla muscolatura pressoché perfetta, con tanto di pance a fisarmonica, glutei debordanti dai calzoncini e gemelli flaccidi e/o inesistenti…

Il coraggio, davvero senza fine, ha portato la squadra dei giornalisti ad affrontare, a muso duro e con minaccia di recensioni negative, la squadra dei produttori. Non ottenendo pietà alcuna, ci si è provato a corrompere l'arbitro, ma ogni sforzo è stato vano e il risultato è stato una sonora sconfitta: 6-3 per i produttori. Tra le altre squadre i sommelier si sono distinti per il servizio in profondità, effettuato con stile sempre impeccabile; la squadra delle autorità/consiglio comunale, tra cui il nostro sindaco Antonio Buono che non ha voluto indossare la fascia tricolore sulla maglia perché non faceva pendant con i calzoncini azzurri, ha dovuto subire nella partita con gli agronomi per mancanza di fondi di riserva di… fiato.

Per la cronaca gli agronomi si sono rivelati quelli più a proprio agio in un campo di erba verde ed in finale hanno piantato in asso gli avversari, seminando in lungo e in largo i produttori, che ormai ubriacati hanno cominciato a vederci doppio…

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Napoletano, 48 anni nel 2007, studi scientifici prima, di giurisprudenza poi. Il lavoro, ormai quasi trentennale, di funzionario amministrativo e...

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