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Vini dal centro sud

Basilicata, appunti di degustazione

di Fabio Cimmino

MappaArticolo georeferenziato

Ho deciso di continuare a ripercorrere, con voi lettori, la mia esperienza estiva di degustazione e selezione per la Guida ai Vini Buoni d'Italia. Dopo la Calabria ecco, dunque, alcune etichette che mi sono ritrovato a giudicare in quell' occasione insieme alle diverse commissioni di cui, di volta in volta, ho fatto parte. Come sempre diamo, innanzitutto, uno sguardo d'insieme alla produzione di questa piccola ma operosa regione. Sono poco più di 4000 gli ettari coltivati, per metà in collina e per la parte restante quasi ben quattro quinti in montagna e solo poco più di uno in pianura; più di 300.000 i quintali di uva prodotta con 75 quintali per ettaro di resa media; quasi 250.000 gli ettolitri di vino prodotti di cui solo 40.000 imbottigliati come vini Doc.

La denominazione di riferimento, la più importante in termini qualitativi è l'Aglianico del Vulture mentre ancora piuttosto scarsa rimane la rilevanza delle altre due doc: Matera e Terre d'Alta Val d'Agri. La scarsa presenza sulle varie guide di settore di aziende premiate con il massimo riconoscimento non rende merito ed onore all'ottima offerta di rossi che, probabilmente, più di ogni altra regione d'Italia è qui possibile, facilmente, riscontrare. Va, infatti, fatto notare che il livello medio della produzione è veramente molto elevato ed il moltiplicarsi di piccole realtà produttive, cui si è assistito in questi ultimi anni, ha contribuito ad un ulteriore, graduale, innalzamento qualitativo dei vini. Indipendentemente, poi, dalle possibilità offerte dai diversi disciplinari di produzione c'è da sottolineare che, insieme all'aglianico, non vanno trascurate alcune interessanti produzioni di nicchia, pur decisamente minoritarie in termini quantitativi. Mi riferisco ai bianchi secchi e dolci, nonché a quella che è una vera e propria chicca ancora rappresentata dalla tradizione locale di vini mossi sia rossi che bianchi. Ribadisco che, di seguito, troverete solo quelle aziende, pochine a dir il vero in questo caso, di cui ho avuto modo di assaggiare alcuni campioni più o meno significativi durante la tre giorni di Paestum per Vini Buoni d'Italia.
Sono, però, contento perché si tratta in alcuni casi di aziende che non sono alla fine entrate in guida ed ho, in questo modo, la possibilità di dar loro, comunque, un giusto riconoscimento.


Dragone
Mi fa piacere iniziare subito con questa casa spumantistica che purtroppo non ha trovato una scheda in guida solo a causa del contingentamento dei posti disponibili. Siamo sulle Colline Materane dove si coltivano nei vigneti di proprietà primitivo, sangiovese, malvasia, moscato e trebbiano da cui si ottengono anche vini fermi rossi, bianchi e rosati ancora alla ricerca di una loro precisa identità come ha dimostrato l'assaggio del rosso frutto di un blend di uve primitivo e sangiovese. E', però, la produzione di vini rifermentati in bottiglia, seguendo il metodo classico, ad incuriosire e colpire per originalità ed inaspettata quanto riuscita capacità realizzativa. Il Brut Silver è una Malvasia Bianca a detenere tra l'altro il primato non solo di essere l'unico spumante metodo classico della Basilicata ma anche, da questo vitigno, in tutta la penisola. Ne esistono due diverse versioni: brut e demi sec. L'etichetta Gold , invece, prevede un saldo poco più che paritario di Chardonnay.
La malvasia brut di Michele Dragone presenta bollicine abbastanza fini e persistenti, la spuma è discretamente compatta, il naso delicatamente agrumato e dai toni piuttosto maturi. Al palato è rinfrescante quanto basta per candidarsi ad aperitivo da consumarsi in terrazza d'estate ma anche di questi tempi considerato l'inverno tanto mite. Nella versione demi-sec il leggero residuo zuccherino fa preferire, invece, la sua naturale collocazione a fine pasto in abbinamento sui dessert. Quello che però considero ancora più interessante è il recente primitivo, sempre metodo classico, che colpisce per la polposità del frutto, una ciliegia rossa netta e precisa, succosa e che si distingue, dopo la deglutizione, oltre che per il nerbo inatteso per l'ottima scia sapida che lascia al palato. Un piacevole novità tutta da scoprire e da continuare a seguire. www.dragonevini.it

Martino
Un azienda storica che fino a qualche tempo fa scontava una fama non sempre positiva per l'approccio piuttosto rustico e spesso scorbutico dei suoi rossi. La presenza diffusa sugli scaffali della grande distribuzione, così come nei piccoli negozi di generi alimentari di quartiere, ha contribuito a sminuirne, per anni, l'immagine. Mi fa, comunque, piacere parlare di questa azienda nonostante come nel caso di Dragone non sia riuscita ad arrivare in guida. Ad Armando Martino va, infatti, dato atto di aver moltiplicato gli sforzi e, non solo, le etichette, in questi ultimi anni, per cercare di offrire prodotti più selezionati, più precisi e corretti anche dal punto di vista squisitamente enologico in linea con le mutate esigenze del mercato. Nascono così l'Oraziano, affinato in barriques, ed il Bel Poggio, il nuovo cru aziendale (n piena fase di ristrutturazione), che vanno ad affiancare la storica, anche se un pò anacronistica, etichetta base. In occasione delle sessioni di degustazione per la Guida ho potuto assaggiare proprio il rosso base 2003, solo leggermente verde su un registro piacevolmente floreale,ed un vino di cui ignoravo, invece, l'esistenza: un aglianico spumante metodo charmat il Seduttore. Anche con le bollicine questo produttore tradisce la sua indole ruspante e terragna nel modo di interpretare il vitigno. In questo caso, poi, riprende una vecchia tradizione contadina, da sempre, condotta in modo empirico mediante ripetute filtrazioni dei mosti. Al naso come al palato si avverte nitidamente una ciliegia rossa aspra che riesce comunque a farsi apprezzare per la coerenza gusto-olfattiva e l'equilibrio, non si capisce se voluto o cercato, con il sensibile residuo zuccherino che sembra potersi avvertire nel finale. (tel.0972/721422)

Eubea
Negli anni Novanta la famiglia Sasso fonda una nuova azienda dal nome "Eubea", gestita dalla giovane Eugenia Sasso con la regia del padre Francesco e la collaborazione della famiglia al completo. Il riferimento storico ai briganti ed alle grotte che essi utilizzavano come rifugio è lo spunto che dà il nome alla sua nuova produzione vinicola che si tradiuce nell'etichetta "Covo dei Briganti". Le oltre cinquantamila bottiglie prodotte provengono esclusivamente dalla trasformazione di uve aziendali coltivate in due cru: i sei ettari di Pian di Carro, nel territorio di Barile, ed i due ettari di Pian dell'Altare, in territorio di Rionero. Il Covo 2003 è un ottimo proddto che sconta nelle sue fasi iniziali subitodopo la stappatura di alcune fastidiose note di riduzione. E' solo questione di minuti dopo di che questo rosso si apre su intense note di fiori passiti che pur non regalando un quadro particolarmente ampio o complesso ne definiscono un profilo di apprezzabile fattura. Stancante ed a tratti piuttosto stucchevole, schiacciato dall'esuberanza alcolica e le note di confettura, forse complice l'annata, la prima uscita del Roinos mostro di concentrazione e muscoli, segnato dal generoso impiego del rovere. Questa azienda non è riuscita come le due precedenti ad entrare in guida. Quelle che seguono, invece, sono tutte presenti. (0972 723574)

Giannattasio
Arcangelo e sua madre Carla sono alla base dell'acronimo Arcà l'unica etichetta aziendale prodotta finora. Si tratta di un vigneto ben esposto a 600 metri sul livello del mare con una densità d'impianto fitta tra i 7000 ed i 9000 ceppi per ettaro. Il risultato di queste prime annate ha raggiunto col 2004 un primo traguardo importante in termini di impeccabile tecnica realizzativa ed eleganza di stile. Tannini fitti ed un uso intelligente del rovere caratterizzano un finale lungo e persistente. Elementi distintivi ma non ancora determinanti e sufficienti per soddisfare tutte le ambizioni di quest'aglianico cui manca solo, adesso, di trovare maggiore personalità espressiva. www.giannattasio.net

Macarico
Invece del Macarì, la versione più semplice, che preferisco, mi è toccato di assaggiare e valutare il pur ottimo Macarico che è la selezione più pretenziosa e concentrata. Dapprima sono stati selezionati i vecchi e migliori vigneti nelle zone più vocate di Barile, Titolo, Cerro e Macarico. Da questi sono state ottenute le prime bottiglie nell'anno 2003 attraverso una prima vinificazione separata delle uve solo successivamente assemblate in un'unica cuvèe. Un rosso in cui l'apporto del rovere si fonde molto sapientemente con le note minerali e vulcaniche mutuate dai terreni argillosi e calcarei. La beva è sostenuta da una bella acidità e soprattutto da tattile sapidità. Continuo a preferirgli il "secondo" vino ma sono certo che la notevolissima materia prima di questa nuova etichetta nel panorama lucano potrà soddisfare, senza tentennamenti, i palati più sensibili ed attenti a polpa e sostanza. www.macaricovini.it

Bisceglia
Il patron dell'acqua minerale Gaudianello è da qualche anno sceso in pista per presentare la sua produzione di aglianico del Vulture declinata tra varie riserve, cru e selezioni aziendali. Tutti vini realizzati facendo molta attenzione ad una coerenza formale più che a far emergere netto e distinto il proprio carattere territoriale. Non fanno eccezione i bianchi. Ho in questa occasione degustato, infatti, la sua falanghina IGT esclusa dalla possibilità di entrare in guida perché ottenuta con uve acquistate nel beneventano. Un bianco della linea Terra di Vulcano che pur ostentando una correttezza che potremmo definire "grammaticale" non impressiona per personalità che da un nome tanto evocativo lascerebbe intuire e presagire. Un bianco senza particolari pretese o ambizioni orientato tutto su frutto, semplicità ed immediatezza. www.agricolabisceglia.com

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Fabio Cimmino, napoletano, classe 1970. Tutt'oggi residente a Napoli. Sono laureato in economia e da sempre collaboro nell'azienda tessile di...

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