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Organic south, vini naturali del sud Italia, di Fabio Cimmino

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Vini dal centro sud

Organic south, vini naturali del sud Italia

di Fabio Cimmino

E' ormai sempre più difficile delineare i confini tra vini naturali, biologici e biodinamici. Le definizioni si sprecano risultando, talvolta troppo vaghe, in altre occasioni troppo ideologiche, molto spesso inefficaci. Quello che accomuna sicuramente la gran parte dei produttori di vini cosìddetti naturali è, comunque, un determinato approccio al modo di produrre vino che parte dal più totale rispetto per la natura, quindi in vigna (no ai diserbanti, no ai pesticidi, no alla chimica di sintesi), fino ad arrivare alle scelte non interventiste di cantina (no ai lieviti selezionati, no agli enzimi, no ai coadiuvanti enologici e ad altre pratiche invasive, nessuna chiarifica nè filtrazione, bassissimo uso di solforosa). Al sud non si possono ancora contare molti produttori ad aver abbracciato questa scelta e le schede che seguono pur non rappresentando in maniera esaustiva la totalità dei rappresentanti di questo movimento ne individuano una buona parte.


PUGLIA

Cristiano Guttarolo

Non lasciatevi ingannare dalla igt con cui Cristiano, salernitano in trasferta, è costretto ad imbottigliare il suo primitivo. Siamo infatti nel pieno dell'area Doc di Gioia del Colle. Proprio qui, in contrada Terzi, il primativo (come originariamente fu battezzato) è stato selezionato già alla fine del 1700 e da qui si è poi diffuso in tutto il Tavoliere. Se, dunque, quando si parla di primitivo il pensiero corre subito a Manduria, in realtà storicamente è l'area di Gioia del Colle a rivendicarne, fortemente, la paternità, le radici e l'identità territoriale. Cristiano, nel 2004, ha esordito con una doppia etichetta: lo straordinario Primitivo IGT e l'Antello delle Murge, sempre igt, che avendo trascorso maggior tempo a contatto con il legno risulta,forse, meno originale.

I fattori fondamentali nel determinare le caratteristiche peculiari dei suoi rossi sono, innanzitutto, i 5 ettari di vigna: vigne vecchie di oltre vent'anni affette da virosi che assicurano un diradamento naturale e una produzione ridotta, vigne allevate su un suolo ricchissimo di minerali che in alcuni punti porta ad affiorare in superfice tracce di roccia carsica. Terreni e microclimi profondamente diversi da Manduria: siamo qui a quasi 400 metri sul livello del mare, con inaspettate escursioni termiche tra giorno e notte, ed una leggera brezza che soffia costantemente. Il suo primitivo colpisce per le note speziate ed un sentore piacevolmente affumicato. Nonostante un estratto secco di tutto rispetto il vino non eccede dal punto di vista alcolico. Al palato è fresco, minerale, e non sembra mostrare segni di cedimento. Un integrità che garantisce un'affidabilità anche in prospettiva di invecchiamento.

Una novità assoluta, presentata più di recente, è, invece, il particolarissimo rosato, il primo da uve primitivo a fermentare ed affinare in barrique. Un rosato, sui generis, dalla personalità forte e decisa: il naso è spiazzante con le note dolci del frutto e del rovere a rincorrersi con una mineralità scalpitante e pungente. Un vino estremo che al di là del classico colore corallo, luminoso e brillante, si atteggia, in tutto il resto, a rosso quanto a concentrazione e struttura, pur sostenuto da un'invidiabile freschezza.

Cefalicchio
L'azienda Cefalicchio di Canosa può contare su 100 ettari di vigneto. La villa padronale fu costruita nel 1700 mentre la tenuta fu acquistata dalla famiglia Rossi, gli attuali proprietari, già alla fine dell'800. Fabrizio Rossi, agronomo, ha introdotto il metodo biodinamico dal 1992, possiamo dire in tempi non sospetti. La cantina è, oggi ,certificata Demeter. L'azienda produce diverse etichette: un moscato secco, Jalal, che domostra come sia possibile anche al sud produrre dei validi bianchi aromatici, uno chardonnay, La Pietraia, di discreta freschezza ed intensità minerale, un rosato, il Ponte della Lama, fresco e sapido, dalla beva morbida e molto accondiscendente, il Vigne Alte, un rosso da nero di Troia e Montepulciano, semplice ma ben fatto, ed un rosso più importante, il Romanico, ottenuto da uva di Troia in purezza, senza l'utilizzo di legno, un vino decisamente interessante per personalità e fedele interpretazione varietale.


SICILIA

Arianna Occhipinti
Giovanissima, poco più che ventenne, solare, simpatica e determinata produttrice siciliana. I terreni si estendono nel cuore della zona del Cerasuolo di Vittoria, nello scenario dei Monti Iblei, in contrada Fossa di Lupo e Piraino, tra 5 ettari di vigneti e 16 di uliveti secolari. Arianna, enologa, ha deciso di produrre vino secondo i principi dell'agricoltura biodinamica. Sono due le etichette che propone, fuori dalla Sicilia, attraverso il catalogo "Triple AAA" della Velier. I suoi vni fermentano con lieviti naturali in vasche di acciaio e si affinano, successivamente, in tonneux di rovere da 600 litri, di diverso passaggio. Nessuna chiarifica o filtrazione.

Il vino "più importante" è sicuramente il Siccagno, un nero d'Avola in purezza, che trasmette rigore ed armonia. Il colore è un rubino intenso. Il naso è ampio e complesso: piccoli frutti di bosco, fiori, spezie, sentori animali e terziari. Al palato è morbido ed allo stesso tempo fresco ma è soprattutto la sapidità a marcare il finale e donare una lunga persistenza gustativa Il Frappato è, ivece, più semplice e beverino senza però risultare banale: il colore è scarico, tendente al rosa, ed, allo stesso tempo, luminoso, vivo ed intrigante. Il particolare terroir dove nasce infonde freschezza ed eleganza. Il naso è delicatamente fruttato con leggere sfumature minerali e speziate. Al palato l'acidità è vibrante ed il finale marcatamente sapido mentre le sensazioni retrolfattive sono, ancora una volta, decisamente sul frutto. Ottimi anche gli oli extravergine d'oliva, prodotti da Arianna, che oltre all'etichetta "base" prevedono ben due selezioni: Gheta, da cultivar Nocellara del Belice, e lo straordinario Pantarei, da cultivar Tonda Iblea.

Zenner Dò
Il suo originalissimo cappello non può, di certo, far passare inosservato questo produttore. Sono sei gli ettari di vigna che questo simpatico vignaiolo conduce, secondo il tradizionale sistema ad alberello, a Pachino in contrada Bufaleffi. Nel 1996 nasce il nero d'Avola "Terra delle Sirene" ottenuto da una bassa resa per ettaro ed una accurata selezione delle uve con la consulenza in cantina del bravo ed esperto enolgo Salvo Foti. Siamo nella zona riconosciuta unanimamente come la più vocata per il vitigno autoctono siciliano. Il vino ha un bel colore intenso scuro viola. Al naso si avvertono piacevoli sentori di frutta rossa matura. Al palato è fresco grazie ad una spiccata acidità ed abbastanza rotondo grazie ad un tannino dalla grane molto fine e delicata.

Frank Cornelissen
Un integralista che ha deciso di mettere in pratica una viticultura estrema che non prevede alcun tipo di intervento né di quelli biologici nè biodinamici. Cinque ettari e mezzo di cui la metà dedicati alla vigna e per il restante ad alberi da frutta ed ulivi. Siamo sulle pendici settentrionali dell'Etna e le vigne sono ancora a piede franco, allevate con il classico sistema ad alberello. Il vino di punta è Magma, un nerello mascalese in purezza, ottenuto da vigneti tra i 50 ed i 70 anni di età, vinificato in anfore di terracotta in totale assenza di solforosa. Un vino veramente difficile da valutare e decifrare secondo i canoni tradizionali. Non che sia più facile confrontarsi con gli altri due rossi di casa Cornmelissen, iul Rosso del Contadino ed il Rosso di Mongibello, piuttosto che con l'unico bianco ad oggi prodotto. Preferisco, pertanto, e me ne scuso, non cimentarmi in improbabili note di degustazioni. Produzione limitatissima. Il prezzo del Magma è in linea con le ambizioni del prodotto ed alquanto proibitivo anche se si deve tener conto che include la spedizione in contenitori coibentati, attraverso corriere frigorifero.

Pane Vino Gianfranco Manca
Dai vigneti di Cortemuras, Perdacoddura e Cugussì, allevate ad alberello e guyot su suoli di argilloscisti e vulcaniti, Gianfranco Manca produce un cannonau da uve coltivate in biologico. Nessun fertilizzante ma solo sovesci di essenze spontanee per una produzione che oscilla tra i 25 ed i 30 quintali per ettaro. L'affinamento successivo avviene per circa 12 mesi in barrique. Il produttore lo definisce un "vero autentico robusto rosso anarchico biologico schietto leale avvolgente sardo..." . Il colore è carico ma non impenetrabile alla vista. Il naso è intenso: ricco di frutta rossa matura sfumata su tonalità speziate e suggestioni minerali. Specchio fedele della terra dove nasce, al palato mostra un apprezzabile equilibrio e, soprattutto, una ricercata eleganza sforzandosi caparbiamente di andare oltre i limiti che gran parte della critica enologica rimprovera al vitigno sardo. La forza alcolica pur nella sua evidente esuberanza non risulta pesante nè stancante grazie ad un acidità viva e ben calibrata. L'idea di Gianfranco rimane quella di un vino che sposi sempre ed innanzitutto la tavola. Ho assaggiato dello stesso produttore, più di recente, anche una vinificazione sperimentale di un altro vitigno autoctono sardo meno diffuso e conosciuto, un Girò in purezza, di cui spero poter seguire gli interessanti sviluppi.


CAMPANIA

Cantina Giardino

Antonio e Daniela di Gruttola, pur collaborati da altri soci, sono l'anima e il corpo di questa giovanissima azienda irpina. I vigneti non sono di proprietà anche se è stato previsto ed instaurato un rapporto di collaborazione ed assistenza tecnica con i viticoltori conferitori. Le etichette sono allo stato attuale ben sei. "Le fole" proviene da un vigneto di aglianico di oltre 30 anni ed è l'etichetta meno pretenziosa dell'azienda per due ordini di motivi: è la meno cara ed è la più diretta ed immediata dal punto di vista organolettico. Il vino risulta decisamente piacevole e godibile. Al naso prevalgono le sensazioni di frutta rossa matura con sentori netti di ciliegia ed amarena. Il "Nude" proviene da un vigneto molto più antico (di circa 80 anni) con alcune piante ancora a piede franco. In questo caso si è optato per lunghe fermentazioni ed affinamento in barrique. Annata dopo annata sta trovando una sempre più precisa e coerente fisionomia assurgendo finalmente oltre che sulla carta anche nel contenuto a vino simblo e portabandiera di questo importante progetto aziendale. Nel mezzo il "Drogone"

. Le uve provengono da una vigna sempre molto vecchia, anche se più giovane rispetto a quella del Nude, ed il vino è affinato in tonneux di secondo passaggio. È un vino che riesce a coniugare complessità e rigorosità d'esecuzione, carattere varietale ed una fedele interpretazione del terroir, il tutto senza rinunciare alla pura piacevolezza della beva. I profumi sono, inizialmente, reticenti per un leggero velo di riduzione che tende ad evaporare con l'ossigenazione. I rossi di Cantina Giardino si caratterizzano, al palato, sempre per la riconoscibilità varietale e territoriale dell'aglianico, generosi in termini di acidità ed eleganti nell'espressione del tannino. Volpe Rosa è un vino ad edizione limitatissima. Si tratta di una coda di volpe rossa in purezza la cui importanza culturale ed il valore antropologico superano qualunque significato commerciale.

Qui il marketing non c'entra perchè non c'è vino da vendere. C'è voglia sperimentare, conoscere, iniziare a comprendere. Il colore è più un rosso scarico che rosato. I profumi sono intensi di frutta rossa, spezie e richiami terrosi. Bevibilità estrema grazie alla buona acidità ed una sapidità carezzevole. Adam è un greco che non fa malolattica per la voluta decisione di lasciare a briglia sciolta tutto il nerbo e la freschezza del vitigno irpino. Solo in questo modo può equilibrare i quasi 15% di volume alcolico. L'estratto secco è notevolissimo(anche qui non c'è da meravigliarsi la resa uva vino è solo al 50%) e completa un quadro d'insieme veramente notevole. Gaia è un fiano in purezza dai profumi dolci e floreali. Al palato tradisce la scelta di macerare sulle bucce che provoca una leggera astringenza ed è probabilmente all'origine della piacevole punta di amaro nel finale. L'azienda ha anche una piccola produzione di olio, cultivar Ravece.

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Fabio Cimmino, napoletano, classe 1970. Tutt'oggi residente a Napoli. Sono laureato in economia e da sempre collaboro nell'azienda tessile di...

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