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Viaggi enogastronomici

DOP Aprutino Pescarese - Olio come Opera d'Arte (Prima Parte)

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Olea prima omnium arborum est – dal De Rustica di Columella introduce le pagine di rassegna stampa dell’olivicoltura nella Regione Abruzzo. L’ulivo è il più grande di tutti gli alberi, oppure è il più antico, fate voi. Non è la prima volta che vado in Abruzzo, ma stavolta ci vado ancora più volentieri per la simpatia delle persone che incontrerò e per scoprire e toccare con mano le caratteristiche di un territorio che è stato tra i primi ad avere avuto la DOP per il suo olio. Dal 1992 il Consorzio di Tutela dell’Olio a Denominazione di Origine Protetta Aprutino Pescarese promuove l’olio abruzzese. E quando si parla di olio si parla di quello vero, ottenuto sempre e comunque dalle sole olive nate e coltivate nel territorio, senza le quali non può avere la DOP, tipologia che purtroppo pochi consumatori finali sono in grado di conoscere e apprezzare. Il territorio è quello della provincia di Pescara, la parte settentrionale lungo la valle del fiume Tavo, la zona di Penne e del suo circondario, con i tredici comuni che formano la comunità montana vestina, e la parte meridionale lungo l’alta valle del fiume Pescara, nel comprensorio casauriense, alias Casauria e il suo territorio.
Sono tre le varietà principali di olive che danno origine a questa DOP: la Dritta, in area vestina, o Loretana, o Lordana o Moscufese, la Toccolana in area casauriense, il Leccino in tutta la provincia.

Vedi anche DOP Aprutino Pescarese – Luoghi e Nomi (Seconda Parte)

Vedi anche DOP Aprutino Pescarese – Eleonora, Maddalena … e altri (Terza Parte)

Tante le bellezze da visitare, dal MuTAC (Museo delle Tradizioni e Arti Contadine) a Picciano, al centro storico di Loreto Aprutino, l’Oleoteca regionale e il Museo dell’Olio e ancora Nocciano e Pianella. Poi il paesaggio di Moscufo, il centro storico di Penne. Tante le aziende “Verde Abruzzo”, “Forcella”, “Eredi Sofia Mapei”, "Goccia d'Oro", l’agriturismo “Le Magnolie” il ristorante “Il Casereccio”, “Hostaria Margherita”, il ristorante “La Bilancia” e poi gli oliveti che sono la parte portante del panorama. Interessanti anche le varianti extra olearie, come la birra artigianale locale alla brasserie “Lacu” di Moscufo. Altre puntate a Tocco da Casauria per la “Cooperativa Casauriense” – Poderi Lupone, e l’oliveto pluri secolare, Guardiani Farchione e il suo DOP da assaggiare, Filomusi Guelfi; la visita al “Centerba Toro”, per i liquori e amari tradizionali abruzzesi, con il Centerba. Ancora Abbateggio per l’agriturismo “Il Portone” a Borgo San Martino e Manoppello per l’Abbazia di Santa Maria Arabona e l’Abbazia di San Liberatore a Majella con la visita alla Chiesa del Volto Santo e la Degustazione di olio DOP e cena tipica presso l’agriturismo “Villa Pardi”, di rara eleganza.
L’ultimo giorno a Pianella per visitare le aziende “De Juliis”, del simpaticissimo Timando, il decano dei frantoiani aprutino pescaresi e padre di tre splendide signore dell’olio e ancora “Chiarieri”; per degustare gli oli DOP all’azienda “CAPO”, decisamente i migliori tra quelli assaggiati, la visita dell’antico frantoio del ‘700, perfettamente conservato e dall’aspetto decisamente molto simile a quello originale e l’incontro tra produttori e rappresentanti istituzionali presso la sede del Consorzio Aprutino-Pescarese nel Palazzo della Cultura di Pianella.
Il tour si chiude a Roma la sera di giovedì 5 novembre nei grandiosi saloni di Palazzo Ferrajoli, le cui finestre consentono di ammirare da non oltre sei sette metri i bassorilievi della colonna traiana di Piazza Colonna. È una serata conviviale, intitolata “DOPpiamente Abruzzo”, un gioco di parole che viuole ricordare l’olio DOP e gli Abruzzesi della Regione e quelli di Roma. La serata è a cura dal Consorzio di Tutela dell’olio Dop Aprutino Pescarese con il Patrocinio dell’Associazione Abruzzese di Roma e con facce nuove e vecchie dei politici e delle persone di spettacolo della regione.
Alla fine della cena si dorme all’Hotel Regno di Via del Corso. La mattina di venerdì 6 infine il ritorno a casa passando per la Valdarno a trovare Nedo e Antonietta a Dudda. Approfittiamo della fiera Autumnia a Figline anche per assaggiare un po’ di oli toscani e per una visita al Castello d’Albola di Radda in Chianti, una delle perle di Zonin in Italia, a degustare il loro olio del 2008 (quello nuovo del 2009 non è ancora disponibile), ma ancora sano e di buona armonia, e a degustare i loro vini rossi, guidati dalla simpatia di Veronique che accoglie i visitatori.

Una sintesi televisiva del tour la trovate a questo indirizzo, realizzata dalla troupe di Pietro Marcellino:
http://www.excellence-guide.tv/joomla/home/viewvideo/40/Produttori/Consorzio-Olio-Abruzzo.html

Lunedì 2 Novembre 2009

Parto da Genova in macchina alle otto di mattina. Devo arrivare alla Stazione Termini per le tre del pomeriggio. Il viaggio è tranquillo, poco traffico, niente code impreviste e una discesa dolce lunga e continua dal nord ligure della Foce fino al centro del Lazio. Arrivo in Via Giolitti, dove lascio l’auto, poco dopo le due. Mi avvicino lentamente con i bagagli a Piazza dei cinquecento osservando i viaggiatori in arrivo e in partenza, per lo più agitati per trovare dei taxi o per non perdere il treno.
Ho saltato il pranzo perché so che mi aspetterà un tour de force alimentare e mi concedo un tramezzino e un buon caffé in uno dei bar eleganti sul lato sud ovest della stazione.
Alle tre cerco Simone sul piazzale e quando arrivano anche gli altri per l’Abruzzo partiamo con una piccola navetta. Si è messo a piovere e l’acqua ci accompagnerà fino all’arrivo, lungo l’autostrada pressoché deserta a quest’ora verso Pescara.
Arriviamo a Picciano per le sei e mezza. Qui c’è la prima visita, il MuTAC.

Il Museo di Picciano

Il MuTAC è l’acronimo di Museo delle Tradizioni e Arti Contadine. Sul cartellone del MuTAC si vede la figura del Guerriero di Capestrano, un reperto archeologico piceno che risale al 600 – 700 a.c., contemporaneo di Etruschi e Villanoviani. Il museo è sempre più grande, sempre più bello. È un luogo dove rivivere la propria infanzia e fanciullezza, per chi come me è cresciuto nella campagna adriatica del Montefeltro. Le tradizioni erano le stesse. È un luogo per immergersi nel modo di vivere dei genitori e dei nonni per i più giovani, semplicemente affascinante. Sono più di 5000 i pezzi esposti, molti di grandi dimensioni. Che si rinnovano con continuità o si moltiplicano grazie ai lasciti di anziani o amanti della cose antiche ben conservate. Pezzi anche antichi, pre etruschi, etruschi, greci, romani e via via nei secoli fino al primo novecento. Ci conduce nella visita Luca Di Silverio, appassionato e competente.
Il museo è nato per iniziativa di un medico urologo, attuale Presidente, Franco De Silveri. Si configura come una onlus privata.
Nella seconda sala sta il vero e proprio museo, con le scene di vita contadina, illustrate da luci che si accendono tra le scene con una regia precisa e una voce in sottofondo che ne illustra le configurazioni. La prima scena è la preghiera del contadino, poi le luci si spostano sulla semina e di qui proseguono sulla fienagione. Tutti i costumi e gli attrezzi sono originali, alcuni anche del 1700. Seguono la mietitura, la vendemmia, la raccolta delle olive con la nebbia di novembre simulata. Al centro del corridoio tra le scene il carro della sposa e ancora lo stazzo con le pecore, l’attacco dei lupi al cerbiatto in mezzo alla neve, la scuola rurale elementare di inizio 1900, il trasporto del vino.
Alle pareti tra le scene completano la suggestione le riproduzioni dei dipinti di Basilio Cascella (1860 – 1950) di una bellezza disarmante. Dipinti che documentano quei tempi con l’orecchino o sciacquaglio nei primi piani delle donne abruzzesi, nell’eleganza delle donne di Scanno, la floridezza della donna con fazzoletto a fiori, la furbizia della donna di Pettorano e la bellezza di tutte quante.
Su un’altra parete “La storia d’Abruzzo”, con la visione di alcune Domeniche del Corriere con le tavole di Beltrame e di Walter Molino su alcuni fatti di Abruzzo. Ad accompagnare la visione musiche in sottofondo scelte con maestria, per creare ancora più suggestione.
All’interno anche un bar per una sosta durante la visita, con pochi tavoli per riposarsi tra un salone e l’altro, tra la zona del grano e quella dell’olio o del vino, o la visita alla cucina di campagna e ai suoi attrezzi. Lì vicino bacheche con libri in esposizione, berrettini e magliette ricordo. Mi colpisce il libro sulla Presentosa, il gioiello tipicamente abruzzese e quello sulla vita quotidiana in Abruzzo, con i testi di Tullio Perilli e lo splendido titolo “Quand’ parl’ lu core”.
Al piano di sopra visitiamo la zona del lino e l’area della tessitura, dopo avere visitato al piano terra quelle dell’olio e del grano.
È stupefacente la ricchezza e la quantità di attrezzi e piccoli particolari, sempre tutti originali, che compongono le varie scene. Persino il telaio è ancora funzionante, con la tela in costruzione montata, dove ogni tanto una signora del paese viene ad aggiungere alcuni centimetri di tela, per coltivare la memoria e prolungarne la vita. Anche qui sulle pareti tra le varie scene e riproduzioni di alcuni bellissimi quadri di fine ottocento con opere di Lega, Fattori, Cabianca, Palazzi, Michetti, Jules Breton, Induno e tanti altri.
Alle otto circa si riparte per la sede fissa, dove ceneremo stasera e dormiremo le tre sere abruzzesi, l’agriturismo Le Magnolie di Loreto Aprutino.

Arrivo a Loreto Aprutino – Le Magnolie

Non è facile trovarlo la prima volta perché si trova nelle campagne che circondano il centro storico di Loreto Aprutino. Ma quando arrivate al cancello di legno che chiude l’ingresso dell’azienda la seconda volta lo riconoscete subito, anzi è il fiuto stesso del vostro istinto che vi ci porta. Quando il cancello si apre digitando sulla tastierina il numero magico, quasi una parola d'ordine, che Mario e Gabriella vi hanno comunicato, si apre davanti a voi un lungo viale di cipressi, perfettamente allineati, che finisce sulla parte centrale della vecchia casa ristrutturata e dipinta di un bel giallo ocra.
L’azienda agricola ha già 24 anni e l’agriturismo è operativo da 14. La clientela è quasi tutta straniera, prevalentemente di lingua inglese, almeno a giudicare dal voluminoso libro delle impressioni che sta sul tavolo posto tra le due sale da pranzo. Qui tutto è studiato e ogni particolare decorativo rivela la mano attenta di Gabriella e delle sue collaboratrici. La cucina rivela la tipicità abruzzese e anche stasera è all’altezza della sua fama. Si comincia con una lunga trafila di antipasti avviata da un delizioso sformato di erbe e poi si prosegue con prosciutto crudo e melone bianco. A seguire una squisita zucca e fagioli tondini della Val di Tavo con il peperone dolce, secco e fritto. Non potevano mancare i crostini con olio nuovo e il Pecorino stagionato di Farindola, uno dei pochi formaggi, forse il solo, fatto con il caglio di suino. In accompagnamento il miele dell’agriturismo. L’olio proviene dalle 4800 piante di Dritta Loretana o Moscufese coltivate con procedimento biologico.
Il primo vino con la trafila di antipasti è un Cerasuolo 2008 Terre dei Beati di Adriana Galasso, un Montepulciano d’Abruzzo di 14 gradi alcolici dal lotto L0901.
Il primo piatto è da urlo, dei ravioli con tartufo e ricotta di pecora freschissima e profumata.
A seguire lo stracotto di papera muta con sughetto di pomodoro a pera e, per contorno, patate fritte alla “trescatora”.
Il vino è un gradevole Montepulciano d’Abruzzo Doc 2007 della casa, di 13,5 gradi dal lotto L0905, maturato in rovere e fermentazione a temperatura controllata in “pilotage” ottenuto dalle vigne vecchie di Cocciapazza da agricoltura biologica.
Il dolce è una deliziosa torta di cioccolato, ricotta e mandorle accompagnata da un bicchierino di rosso ratafià, ottenuto da vino fermentato con le ciliegie o amarene.
Per concludere la deliziosa cena, un assaggio di caldarroste con le castagne Roscetta della Valle Roveto in provincia dell’Aquila e per digerire un sorso di Genziana preparata anch’essa dall’agriturismo.
Si va a dormire che è circa mezzanotte e domani ci aspetta una giornata piena di visite e spostamenti.

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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