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Viaggi enogastronomici

Cruasè - un nome, un territorio

di Luigi Bellucci

MappaArticolo georeferenziato

Quando un sindaco attento, un presidente che guarda lontano e tanti produttori che vogliono provare strade nuove riescono a fare sinergia, ecco che il territorio ne trae profitto. Siamo a Broni, al centro dell’Oltrepo Pavese, alle antiche Fonti di Recoaro, per una conferenza stampa sulla presentazione di un vino nuovo, un rosato spumante. Un grande vitigno classico, il Pinot nero, alla base di questo CRUASÈ che nasce per ricordare un cru, un territorio particolarmente vocato, un prodotto naturale, un prodotto speciale, ma anche il cruà, il vino della domenica, quello buono di una volta. Il progetto Cruasè é ambizioso, chi lo ha pensato e lo sta portando avanti ha in mente numeri di tutto rispetto. Per il momento è un’azione di marketing che potrebbe dare grandi soddisfazioni. La materia prima è valida, l’ambiente consente di scoprire luoghi e prodotti di eccellenza. Occorre lavorare molto, lavorare sulla diffusione del progetto e lavorare anche molto sulla qualità del prodotto finale, sulle sue caratteristiche, sulla sua personalizzazione, proprio per farne qualcosa che emerga dalla banalità, che si distingua per le emozioni che sarà in grado di suscitare in quanti gli si avvicineranno.

Venerdì 9 Ottobre 2009.

Un rosato naturale di bollicine

Arrivo puntuale alle dieci e un quarto alle Fonti di Recoaro, salendo per poco più di un chilometro lungo una stradina che si srotola lieve dal centro di Broni fino alle Fonti.
Ero venuto a Broni quindici giorni fa a trovare il grande Maga Lino e i suoi vini, il Vigna Montebuono e lo strepitoso Barbacarlo, direttamente nella cantina alle porte di Broni dalla parte di Pavia. Lino fa un vino che aveva fatto innamorare tanti estimatori del buon vino, da Luigi Veronelli al massimo dei giornalisti sportivi e scrittore del secolo scorso, il Giuan Brera fu Carlo, come lui stesso amava definirsi. Lino ha lottato una vita contro la burocrazia per mantenere il nome al suo amato Barbacarlo. Continua a lottare da una vita per ottenere le sue bottiglie da una natura che a volte è benigna, ma ogni tanto è matrigna e gli rovina il raccolto e allora lui quell’anno il Barbacarlo non lo fa. Ma quando lo fa, state sicuri che è un bel vino, un rosso in cui sentite il frutto della vite, sentite l’uva matura e i suoi sentori aromatici, e Lino riduce talmente il raccolto che il suo vino vi sembra di masticarlo, ma va giù che è un piacere.
Pensavo dunque al viaggio recente in questa mattinata umida e piovosa, con il temporale che mi aveva lasciato sui Giovi, dopo la partenza mattutina da Genova.
Pian piano arrivano autorità e giornalisti per la conferenza stampa.
Inizia a parlare il Patron delle Fonti di Recoaro, che ci ospita, Filippo Arsi. Ci tiene a raccontarci la recente iniziativa che ha avuto un buon successo, Chef per una notte, una specie di Corrida della cucina, dilettanti allo sbaraglio che si sono dimostrati entusiasti, appassionati ma anche bravi. È convinto che l’anno prossimo ci sarà una replica di questa iniziativa e che tanti ristoratori della zona daranno il loro contributo.
Ci introduce nelle iniziative importanti del territorio il Sindaco di Broni, Luigi Paroni. Dal 2008 è cominciata una collaborazione tra i principali comuni delle quattro vallate che caratterizzano questa regione dell’Oltrepo Pavese che parte a est da Stradella e la sua Valle Versa, prosegue per Broni con la valle di Scuropasso, arriva a Casteggio e si chiude a Voghera con la Valle Staffora. L’esperimento è stato positivo e per il prossimo anno c’è l’intenzione di proseguire e allargare l’iniziativa coinvolgendo altre strutture del territorio.
Broni cerca di investire pesantemente in cultura, di qui il ripristino del Teatro Carbonetti, costruito nel 1880, trasformato poi nel secondo dopoguerra in sala cinematografica con oltre 600 posti. L’interno originale è ormai distrutto, ma l’esterno è rimasto intatto e ha potuto essere ben recuperato. Sono stati ricavati un teatro, il foyer, il ridotto e un’accademia teatrale nella parte superiore.
Altro progetto interessante è quello della Cascina di Cassino, sul quale si inserisce l’enoteca regionale di Broni e comprende anche campi sportivi, un campo da golf di nove buche, villini di prestigio come struttura alberghiera.
La nostra ispirazione, dal punto di vista imprenditoriale, è stata quella della Borgogna, che abbiamo visitato di recente e dove abbiamo capito di possedere qui un territorio molto più bello e vario di quello francese ma ci siamo anche accorti che loro sono molto più avanti di noi per quanto riguarda le iniziative di sostegno per il turismo, per il vino e per i prodotti dell’agroalimentare in generale.
Tocca ora a Paolo Massone, Presidente del Consorzio Tutela vini dell’Oltrepo Pavese, parlare in dettaglio del Progetto Cruasè e delle sue implicazioni sull’economia della provincia e della regione.
Un tempo questa zona era ricca di nomi che portavano a grandi vini, basta pensare al Buttafuoco e al Clastidium di Ballabio, ormai scomparso.
L’Oltrepo conta circa quindicimila ettari vitati, di cui quasi un quarto a Pinot nero, in costante aumento. Il potenziale della zona è di 40 milioni di bottiglie. È l’unica zona di produzione specifica per il Rosè, ottenuto dalla spremitura dei grappoli di Pinot nero, in ambito mondiale.
Di tutte le aziende consociate sono 24 quelle che hanno aderito al progetto Cruasè, ci credono e vogliono partecipare a questa sfida. Il disciplinare che si sono date prevede, per questo spumante metodo classico, una maturazione sui lieviti minima di diciotto mesi. Basti pensare che per il DOCG ne bastano quindici.
Il Cruasè si posizionerà, come fascia di mercato, tra il prosecco e gli spumanti della Franciacorta, con una qualità particolarmente curata e con l’ambizione di guadagnare ampie quote di mercato nel settore degli spumanti di alto livello.
La prima produzione si prevede uscirà con circa mezzo milione di bottiglie di spumante rosato metodo classico.
Dopo Emanuele Bottiroli, addetto stampa del Consorzio, prende la parola il direttore Carlo Alberto Panont, già dirigente del Consorzio Franciacorta dal 1992 al 1997. ci parla del progetto Riccagioia, una Scuola di viticoltura ed enologia per la formazione e la specializzazione dei giovani che si vogliono dedicare al mondo del vino. Il progetto prevede anche una grande esposizioni di vini di Lombardia, mille etichette rinnovate ogni anno, lungo il grande scalone a semicerchio all’interno della struttura che ospiterà l’Enoteca regionale di Broni.

Alla fine della conferenza un piccolo buffet con prodotti del territorio ci ha aiutato a pasteggiare con qualche campione di spumante rosato metodo classico messo a disposizione da alcuni produttori della zona. L’esperienza dell’assaggio direi che va ripetuta in maniera sistematica e professionale per apprezzare fino in fondo le differenze tra i vari produttori e mettere in evidenza le caratteristiche organolettiche di ciascuna bottiglia.
Oggi questo non è stato ancora possibile.

Foto Credit: www.vinoltrepo.it

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Luigi Bellucci

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Sono nato in una torre malatestiana del 1350 sulle primissime colline del Montefeltro romagnolo. Forse per questo mi ha sempre...

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