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Dal gas al vino, l'embargo colpisce ancora

di Riccardo Modesti

MappaArticolo georeferenziato

L'embargo russo praticato ai vini di Moldova e Georgia sembra essere l'ennesimo atto di forza praticato dal Governo di Mosca nei confronti degli Stati vicini che rifiutano di allinearsi: ma la verità, come spesso accade da queste parti, ha molte facce...


Per entrare nell'argomento

La Grande Madre Russia è dunque tornata al centro della scena mondiale: passati gli anni vorticosi del dopo Gorby, l'assetto di uno dei Paesi più grandi e potenti del globo terracqueo ora sembra essere ben saldo nelle mani "dell'amico Putin". Dai tempi dell'Impero del Male sono cambiate diverse cose, anche se molte, poi, sembrano proprio non esserlo affatto. Di sicuro non c'è più l'URSS, dalla cui frammentazione sono nati nuovi Stati indipendenti, alcuni dei quali raramente nominati nelle cronache dall'estero se non per turbolenze interne o per il loro ruolo strategico nel complesso scacchiere dell'Asia Centrale.
In questo articolo parleremo soprattutto di Moldova e Georgia, realtà non certo di primo piano delle cronache dall'estero. Ultimamente si è parlato molto di più di Ucraina, non solo per il quarto di finale disputato contro l'Italia durante l'ultimo Campionato Mondiale di calcio, ma soprattutto della sua "rivoluzione arancione" e della querelle legata ai gasdotti, che tanto ci ha fatto tremare durante lo scorso inverno.
Detto questo, negli ultimi anni la valorizzazione di Putin, ricordiamo ex-dirigente del Kgb, ha ridato smalto al ruolo della Russia e alle sue velleità di agire da controllore della zona, dimostrando con fatti e parole di non vedere di buon occhio nelle sue ex Repubbliche (sic!) la nascita di governi che strizzino l'occhio all'occidente. Le ultime elezioni in Ucraina hanno rimesso le cose a posto per Mosca, e sembra anche per il riscaldamento delle case nel nostro prossimo inverno: non tutti però saranno fortunati come noi...


Il rubinetto si chiude

La notizia non è affatto nuova, ma le conseguenze diventano di stretta attualità. Stiamo parlando del provvedimento dello scorso 27 marzo che ha cancellato dal mercato russo i vini provenienti da Moldova e Georgia. I motivi per questa misura draconiana sono seri, come spiegò all'epoca dei fatti il funzionario del Ministero della Salute russo, Gennady Onischenko: i parametri di salubrità dei prodotti campionati sarebbero stati fuori legge, si è parlato di residui di pesticidi, quando tali prodotti non fossero frutto di contraffazione bella e buona. Non si trattò peraltro di una "prima" assoluta: infatti, tale sorte era già toccata nei mesi precedenti ad altri prodotti agricoli importati dalla Georgia.
Ora, è chiaro che la fama della Georgia come Paese produttore di vino sia nota a pochissimi, sebbene rappresenti la seconda voce più significativa dell'export in termini percentuali (10%). Un paio di "highlight" da citare in merito sono i frequenti viaggi di ricerca compiuti in loco dal famoso ricercatore dell'Università degli Studi di Milano, Attilio Scienza, e un vino prodotto laggiù da un'iniziativa dell'azienda toscana Fattoria Baroncini, un buon rosso robusto a base del vitigno locale Saperavi.

Per la Russia oggi, così come lo era per l'Unione Sovietica ieri, la Georgia rappresenta un importantissimo paese fornitore di vino, così come il mercato russo rappresenta per la produzione locale, uno sbocco assolutamente vitale. Quasi il 90% delle circa 60 milioni di bottiglie prodotte va infatti verso Mosca e dintorni. Gli stessi problemi riguardano la Moldova, per cui la Russia rappresenta l'80% delle 290 milioni circa di bottiglie esportate.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata un analisi compiuta su 465 campioni di vino provenienti dai 9 paesi principali esportatori in Russia: da essa risultò che 98 campioni su 191 di vino della Moldova e 86 su 153 provenienti dalla Georgia fossero fuori legge, con l'aggravante che molti di questi contenevano insetticidi e pesticidi fuori legge da 30 anni (addirittura DDT). Va detto, per completezza, che anche più della metà dei prodotti campionati provenienti da Francia, Portogallo, Germania, Argentina e Ucraina risultarono pure fuori legge. La vicenda si presta, visti i protagonisti in campo, a una duplice chiave di lettura: quella russa, di difesa della salute pubblica, e quella degli altri, di punizione verso Georgia e Moldova, che cercheremo di analizzare nei due paragrafi che seguono


Un giro di... vite

La voce russa si chiama "Novosti", e riporta che una maggiore severità nel controllo dei vini importati è stata fortemente stimolata dal fatto che, secondo un dato fornito dal Ministero della Salute, almeno 36.000 persone sarebbero morte lo scorso anno a causa del consumo di prodotti alcolici non conformi ai parametri minimi di salubrità. Il dito è stato immediatamente puntato sull'importazione proveniente da Moldova e Georgia, molto spesso costituita da prodotti contraffatti, come nel caso del Kvanchkara e del Kindzmarauli, autentiche rarità georgiane che scorrono però a fiumi a Mosca e dintorni: a supporto di ciò ci sono anche i risultati di alcune ispezioni effettuate su vino georgiano già sul territorio russo, che hanno rivelato come più che di vino da uva si trattasse di un mèlange di vari ingredienti, e neppure riuscito bene per giunta.

Il dato dell'export della Georgia, 60 milioni di bottiglie nel 2005 con un incremento del 100% rispetto al 2004, lascia perplessi i funzionari russi, poiché non corrisponderebbe un pari incremento di vigneto tale da giustificarlo. Inoltre, pur essendo vero che la Moldova sia il principale rifornitore di vini della Russia, è pure vero che le importazioni segnano sempre più il passo a causa della scarsa qualità dei prodotti.
Quindi, la decisione presa è stata dettata solo da questioni di salute pubblica e non, come affermato da molti, per questioni politiche. Esiste inoltre un'altra teoria, e cioè che la Russia potrebbe rimpiazzare il vino georgiano con il proprio, da prodursi in particolari zone "calde" in cui l'instaurarsi di un'attività agricola sostenuta dallo Stato e in grado di dare un reddito sia in grado di distogliere le popolazioni locali da pericolosi pensieri di stampo terroristico, vera spada di Damocle pendente sul Governo di Mosca.


Chi sbaglia paga

Veniamo allora ai sostenitori della linea punitiva, portata avanti da diverse voci sulla rete: all'origine di tutto ciò ci sarebbe l'irritazione di Putin & Co. nel confronti dei due Stati, rei di aver guardato verso l'Occidente troppo a lungo: il presidente georgiano Saakashvili è infatti entrato in collisione con Mosca rispetto a diversi temi, non ultimo il mancato appoggio all'ingresso della Russia nel WTO, oltre alle ambizioni non celate di Tbilisi di entrare a far parte sia della Nato che dell'Unione Europea. Il vero problema per Georgia e Moldova è però quello che le loro rispettive economie sono ancora strettamente interconnesse con quella russa: ogni sgarro al Cremlino significa perciò andare a cercarsi rogne molto pesanti. Vino a parte, infatti, Mosca sta pensando a "trattamenti di favore" per i due Stati riottosi sottoforma di aumento nelle tariffe delle forniture di gas.

Che Mosca scherzi poco o nulla pur di affermare la propria leadership lo dimostra il fatto di come queste decisioni stiano letteralmente mettendo in ginocchio il sistema distributivo locale.
Un aspetto singolare della vicenda è pure che medesime analisi le ha fatte pure l'associazione locale di distributori e produttori di vini e spiriti, dalle quali non risulterebbe invece nulla di anomalo: toccati molto da vicino dall'embargo, essi minacciano azioni legali contro lo Stato in quanto non vogliono subire le conseguenze di intrighi derivanti da motivi politici. Anche il consumatore pagherà pegno: si pensi che il 56% di tutto l'import di vino russo viene dalla Moldova - prodotti che si posizionano nelle fasce di prezzo basse e medie -, mentre il 9% è georgiano. Fatte le debite proporzioni, sarebbe come se dai nostri scaffali sparissero molti dei vini da 4 euro in giù. Inoltre, l'agricoltura georgiana pare essere rinomata (fonte: Central Asia Caucasus Intitute) anche all'interno della stessa popolazione russa per gli alti standard qualitativi e per non fare affatto uso di pesticidi e fertilizzanti chimici: sembra dunque strano, ponendo il dubbio che si trattasse di prodotti contraffatti, che possano essere state rilevate irregolarità di tipo salutistico.


Ecco l'idea...

Avevamo già accennato alla contraffazione, attività che pure in Russia è attiva, fiorente e assolutamente poco contrastata: si stima infatti che niente meno che il 50% di tutti i beni di consumo venduti siano contraffatti. Il vino non farebbe eccezione, con crimini che vanno dal più banale falso in etichetta fino alle più... sofisticate pratiche di trasformazione dell'acqua in vino tramite l'ausilio di prodotti di vario genere.
Come l'esperienza di casa nostra insegna, si è pensato allora che risolvere questo tipo di problemi non si può che affidarsi alla burocrazia. Ecco dunque l'idea: creare un sistema informativo che gestisca la tracciabilità delle bottiglie in commercio, ognuna delle quali sarebbe munita di un'apposita fascetta di riconoscimento.

Anche in questo caso, però, la tecnologia innovativa riesce a creare danni: neppure gli informatici russi riescono infatti a congegnare un software esente da errori e tale da funzionare correttamente. Il risultato è degno di un film comico: dal giorno primo luglio infatti, - come ci informa il numero di agosto de "Il mio vino professional" - tutte le bottiglie di vino sono chiuse a doppia mandata nei magazzini in attesa che la situazione si risolva. Morale: tutti a bocca asciutta fino all'estinzione completa dei "bachi" del software.


... la patata lessa!!!

Già, forse sarà solo la vodka, che è ottenuta proprio da patate, a guadagnarci da questo caos, mentre
Moldovia e Georgia dovranno incassare il colpo. E' probabile che se lo stato delle cose non mutasse ci rimetteranno in primo luogo i russi, certamente non gli amici abbienti dell'amico Putin, quanto piuttosto le classi sociali con potere d'acquisto inferiore, che avranno la possibilità di scegliere solo tra vodka e vini stranieri, quando questi ultimi verranno rimessi in circolazione.
Per quanto riguarda lo Stato caucasico, peraltro, non si tratterebbe di una novità: la storia insegna, infatti, che chiunque abbia tentato di sottomettere i georgiani sia partito da azioni di contrasto alla loro viticoltura; il fatto però che il loro vigneto sia ancora vivo e vegeto insegna come non sia facile riuscirvi.
In Moldova, intanto, la situazione sta già creando grossi danni: nonostante questo, il fatto che la produzione destinata alla Russia, quella cioè di basso livello, possa essere colpita mortalmente, viene visto come un fatto positivo per mettere fuori gioco soggetti locali non attrezzati per competere sui mercati globali.

Qualche altra annotazione, infine: la Georgia, pur facendo parte del CIS - una sorta di "Commonwealth" che riguarda le ex repubbliche dell'URSS, è l'unica nazione i cui cittadini necessitano di un visto per recarsi in Russia; Georgia e Moldova fanno parte del WTO, la Russia non ancora; Russia e Georgia sono due realtà ancora molto lontane tra loro e divise da forti rancori per le violente aggressioni subite dai georgiani fin dall'inizio del XIX secolo.
Quindi, nonostante una lettera fatta recapitare in agosto al Ministro dell'agricoltura georgiano dal già citato Onishenko sembri aprire un pertugio di speranza, in quanto vi è contenuta un'offerta di negoziato per alleggerire l'embargo, si tratta di una vicenda ingarbugliata in una parte del mondo ancora molto tormentata, dove le verità si contrappongono e la chiarezza è quanto mai incerta.

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Riccardo Modesti

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Sono nato nel 1967 a Milano e fino a qualche anno fa ho fatto il tecnico informatico: dopo una quindicina d'anni davanti a un monitor ho cominciato...

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