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Vendemmia 2009: ecco i dati definitivi di Assoenologi

di Redazione di TigullioVino.it

L’analisi dettagliata dell’ultima vendemmia mostra un calo di produzione, ma la qualità è buona soprattutto al centro nord.

A fine agosto in tutt’Italia si ipotizzava una produzione di 46,3 milioni di ettolitri di vini e mosti, praticamente un quantitativo uguale a quello del 2008. Oggi, a conferimenti avvenuti, il dato viene rivisto al ribasso. Nel 2009 si produrranno infatti non più di 44,5 milioni di ettolitri, il 4% in meno della passata campagna, a fronte della media quinquennale (2004/2008) di 48,4 milioni di ettolitri e di quella decennale (1999/2008) di 49,5 milioni di ettolitri. Il decremento rispetto alle prime previsioni è dovuto a seconda dei casi o all’andamento climatico o a quello meteorico che hanno caratterizzato soprattutto, nel mese di settembre, le regioni del Sud d’Italia ed in particolar modo: Marche, Abruzzo, Puglia e Sicilia.
 
Il Veneto (7,7 milioni di ettolitri) si conferma, per il terzo anno consecutivo, la regione più produttiva. Veneto, Emilia Romagna, Puglia e Sicilia insieme producono oltre il 50% di tutto il vino italiano. Nel Centro-Nord d’Italia la qualità è ottima, con diverse punte di eccellente, mentre nel Centro-Sud il bizzarro andamento climatico e meteorico, caratterizzato prima da temperature elevate, poi da piogge di durata inconsueta, ha una qualità a macchia di leopardo, dove il mediocre si scontra con l’ottimo ed il buono con il discreto.

Il periodo autunno-invernale - spiega il direttore generale di Assoenologi - è stato caratterizzato, in tutt’Italia, da temperature piuttosto rigide e da abbondanti precipitazioni che hanno ricostituito, dal Piemonte alla Sicilia, le riserve idriche depauperate nelle precedenti annate. Nel Nord la neve è caduta abbondantemente come non si vedeva da anni. Questa situazione ha determinato una ripresa vegetativa ritardata di circa una settimana rispetto alla media pluriennale. Dopo un ottimo germogliamento, grazie alle alte temperature del mese di maggio, con il termometro che ha superato i 30°C sia a Firenze che a Milano, il ritardo è stato riassorbito tanto che la fioritura e l’allegagione sono avvenute mediamente in anticipo di 10 giorni rispetto ai normali periodi, anticipo che si è mantenuto, ed in alcuni casi è cresciuto, fino alla vendemmia.

Nella prima settimana di luglio la penisola è stata investita da abbondanti precipitazioni e l’altalenanza di umidità e bel tempo hanno creato le premesse per l’insorgere delle tradizionali malattie fungine della vite: oidio, peronospora e botrite che, sia pure con differente intensità, si sono manifestate da Bolzano a Pantelleria. Il mese di agosto ha ricordato quello del 2003 (il più caldo degli ultimi decenni) facendo registrare temperature torride che hanno raggiunto punte, anche in Italia settentrionale e centrale, vicine ai 40°C percepiti. Il mese di settembre ha invece diviso l’Italia trasversalmente regalando delle giornate ricche di sole al Nord e, purtroppo, assai piovose al Sud e nelle principali Isole.

I tempi della vendemmia 2009 - continua Giuseppe Martelli - possono essere così riassunti. La raccolta delle varietà precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon) è iniziata il 3 agosto in Sicilia, il 5 agosto in Franciacorta, il 6 agosto in Puglia e il 20 agosto in Toscana. Il pieno della vendemmia è avvenuto nella seconda decade di settembre. I conferimenti sono terminati, per la stragrande maggioranza delle uve, entro fine settembre. Su tutto il territorio nazionale, i conferimenti si sono esauriti a metà ottobre con le ultime uve di Raboso e Cabernet nel Veronese, di Cabernet, Petit Verdot e Sangiovese in Toscana, mentre in Valtellina e nell’Avellinese si protrarranno fino alla prima settimana di novembre quando saranno staccati gli ultimi grappoli di Nebbiolo e di Aglianico.

Pessime le condizioni di mercato
I dati del primo semestre 2009 mostrano una decisa flessione dei valori che si riducono del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2008, mentre i volumi aumentano del 6,9%. Un segnale contrastante, che mette in luce la forte tensione che caratterizza i mercati internazionali, dove la diminuzione dei prezzi al consumo è evidente, tanto da far scivolare il valore unitario del vino italiano del 13,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Inoltre, nella stragrande maggioranza delle cantine italiane, le scorte non sono trascurabili.

In questo contesto si inserisce la produzione 2009 che paradossalmente vede una qualità complessivamente ottima, una produzione decisamente al di sotto della media pluriennale, ma un mercato all’ingrosso delle uve che si è rivelato alquanto fiacco e un mercato dei vini ancora fermo e orientato fortemente al ribasso con punte che, per alcune varietà, arrivano anche al 40% del prezzo pagato lo scorso anno.

In Abruzzo abbiamo un abbattimento dei prezzi all’ingrosso delle uve Trebbiano e Montepulciano del 20% che, sommato ai decrementi degli anni precedenti, porta il prezzo del prodotto indietro di vent’anni. In Sicilia, nel trapanese, le uve Cataratto, Insolia e Grecanico sono state vendute a 14 euro al quintale. Anche in Puglia la situazione delle contrattazioni all’ingrosso è critica con decrementi di prezzi anche di oltre il 30%. Le uve di Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino sono state scambiate a 120 euro al quintale contro i 180 dello scorso anno. Non da meno quelle base Chianti, dove non è difficile trovare eccellenti partite al 35% in meno rispetto agli importi corrisposti nello stesso periodo del 2008.

Anche il Nord d’Italia non si sottrae alla scure sui prezzi all’ingrosso. Le uve di Nebbiolo per la produzione di Barolo e quelle di Barbera hanno spuntato prezzi oscillanti dal 20% al 30% in meno rispetto al 2008. In calo anche le quotazioni delle uve in Valpolicella, dove quelle per la produzione dell’Amarone fanno registrare un decremento di oltre il 20%.


Fonte news: Enotime Magazine

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