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George Sandeman: Si può bere con moderazione, di Redazione di TigullioVino.it

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George Sandeman: Si può bere con moderazione

di Redazione di TigullioVino.it

Sotto la guida di George Sandeman (discendente del fondatore del quale porta il nome – nella foto), il Porto Sandeman rinnova il proprio successo confermandosi il più bevuto di tutti i tempi dal 1790, anno di fondazione. La storia di questo prodotto affonda le radici nel territorio portoghese e precisamente nella regione del Douro dove crescono uve di prima qualità. George Sandeman, alla capacità imprenditoriale e di marketing, unisce anche una profonda sensibilità nei confronti dei problemi sociali di attualità: tra questi le modalità di consumo degli alcolici, soprattutto tra i giovani e in funzione della sicurezza sulle strade. A lui, in quanto portavoce di “Wine in moderation”, la Fondazione Masi, guidata da quest’anno dal nuovo presidente Isabella Bossi Fedrigotti, ha riservato e consegnato il 3 ottobre 2009 il Premio Masi per la Civiltà del Vino, estensione internazionale del Premio, attribuita negli anni passati a personaggi del gotha dell’enologia, da Philippine de Rothschild alla famiglia Krug.

Prima della consegna del premio al Teatro Filarmonico di Verona George Sandeman, affiancato dallo scienziato Luca Luigi Cavalli Sforza, dall’imprenditore Lino Danese, dal regista Carlo Mazzacurati e dal giornalista Paolo Rumiz, si è concesso alle Tenute Serego Alighieri di Gargagnago di Valpolicella (Vr) ad alcune domande. È già durante la conferenza stampa che Sandeman risponde ad una questione legata al fatto che in Europa ogni Paese ha differenti abitudini e culture nel consumo del vino. Nei paesi mediterranei questo viene sempre abbinato ai piaceri della tavola e bere è sinonimo di mangiare. Questo non avviene però nel nord Europa.

Non pensa che sia in atto una sorta di neocolonialismo culturale dei paesi nordici? E quindi l’impegno dovrebbe essere perfino maggiore.

«Non so se è una questione di colonialismo dal nord Europa. Posso dire che se ripenso a quello che ero io a 15/16 anni e a come bevevo, beh, sì, qualche volta, con gli amici, avrò anche bevuto troppo. La differenza è che l’intento non era quello di bere troppo. Si finiva, evidentemente, per bere troppo, mentre invece ora il fine ultimo è proprio quello di bere all’eccesso. In Portogallo ci sono delle situazioni estreme di personaggi che mirano ad entrare in coma etilico oppure situazioni estreme come quelle del “binge drinking” e penso si tratti di una cosa pazzesca».
I toni istituzionali della conferenza stampa vengono tralasciati e si passa ad un clima più conviviale e rilassato. È a tavola che conosciamo e apprezziamo un Sandeman piacevole, pacato, ma dalle idee ben chiare. Ci viene in soccorso la bravissima traduttrice. Non perché si faccia fatica a comprendere il perfetto inglese di Mr Sandeman, portoghese nato a Londra, ma perché il tema è delicato e non lascia spazio a errate interpretazioni.

Cos’è Wine in moderation?

Il messaggio della moderazione deve essere spiegato. Per anni si è detto molto della qualità del vino, di com’è prodotto, del vitigno, dell’abbinamento con il cibo. Tutte queste cose sono state fatte. Ora dire che bisogna bere con moderazione significa continuare, nella comunicazione, sulla stessa linea. Wine in moderation deve riportare in primo piano l’elemento della cultura del vino, del senso della famiglia, dell’abbinamento cibo-vino, nel senso proprio dello stare a tavola. Ma c’è un problema: oggi molti in famiglia lavorano ed è difficile ricreare quella situazione familiare della cena serale. Molto spesso questi momenti di incontro hanno il sapore vero e proprio del fastfood. La situazione è dunque complicata. Bisogna sensibilizzare le persone sulla necessità di tornare a una tradizione diversa.

Può essere che alcune aziende produttrici aderiscano al progetto “Wine in moderation” solo per questioni di marketing? Unicamente per una sorta di “buonismo” dietro cui si cela tutto meno che l’interesse alla salute dei giovani?

«Può essere che l’azienda che supporta il programma sia cinica, come può essere che accettino perché ritengano si tratti veramente di un dovere morale. In qualunque caso l’esito è lo stesso anche se le motivazioni possono essere diverse. Noi abbiamo stilato una carta vera e propria che le aziende hanno sottoscritto 3 anni fa. E quando è stata firmata nessuno poteva comprendere a fondo quello che si sarebbe andato a fare. Ma una volta firmato, quel documento c’è! Se un’azienda cambia strada, c’è sempre quell’accordo sottoscritto. Un anno dopo abbiamo anche implementato quella carta, sia nei contenuti che nelle adesioni. Ad alcuni può piacere, ad altri no, ma è un percorso che ormai è stato intrapreso».

In Italia si sta puntando molto sulla prevenzione con aspre sanzioni per chi guida in stato di ebbrezza e multe, come nel caso della città di Milano, alle famiglie dei minorenni colti in stato di ubriachezza. Pensa che queste forma di “repressione” siano la strada giusta e corretta per educare al bere con moderazione?

«Wine in moderation si basa sul principio dell’autoregolamentazione piuttosto che sulla regolamentazione. Ugualmente, dall’altra parte, va detto che le aziende vitivinicole devono rispettare la legge, quindi, chi aderisce rispetta le regole. Non è intenzione di Wine in moderation giudicare l’aspetto legale esistente perché questo deve essere fatto attraverso i canali predisposti. Se la legge dice che il limite alcolemico per chi si mette alla guida è di 0,5 allora Wine in moderation comunicherà che il limite è questo. Se la legge dice che è 0,2 comunicheremo questo. Sono dunque cose diverse che vanno però di pari passo. Non saprei risponderle se quanto fatto in Italia sia la soluzione migliore. Ogni regione ha una cultura diversa. So che anche in altri Paesi, oltre all’Italia, sono state prese iniziative, come nel caso di Milano, per sensibilizzare i genitori. Personalmente posso dire che potrei anche condividere questa iniziativa. Fino al compimento dei 18 anni i genitori sono responsabili dell’operato dei figli; a loro volta, i figli sono responsabili nei confronti dei genitori. È questione di cultura locale. Non penso che ci debba essere una regolamentazione europea perché credo nei diritti delle singole regioni. Se la popolazione non è d’accordo su quanto è stato legiferato spetta a loro opporsi. Uno degli obiettivi di Wine in moderation è quello di comunicare ed educare le persone. Non di fare lobby».


Fonte news: italiaatavola.net

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