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Nel reggiano, Bianco di Scandiano e Canossa

di Pier Luigi Nanni

MappaArticolo georeferenziato

Nella continua ricerca di vini di qualità dell’Emilia Romagna ci imbattiamo, nelle colline tra Modena e Reggio Emilia, in un bianco la cui storia ed origine sono alquanto nebulose. La mancanza di dati, confronti e documenti stuzzicano l’immaginazione e la voglia di conoscerlo meglio. Nel XV° sec. la granduchessa di Toscana, moglie di Francesco I° de’ Medici, forse stanca dei soliti rossi toscani un poco sempre sgarbati, gradiva “…il buon vino di Scandiano fresco e frizzante”. Così pure l’agronomo Venturi alla fine dell’ottocento rilevava che per le piacevoli virtù e la gradevolezza se ne faceva un largo consumo non solo in Emilia Romagna.

Il riconoscimento del disciplinare originario “BIANCO DI SCANDIANO E CANOSSA” è avvenuto con DPR del 25/11/1976, mentre quello attualmente in essere è regolamentato con DD del 20/09/1996 e successivamente modificato col DD del 22/05/1997.

Il Consorzio di Tutela del bianco di Scandiano e Canossa funge da garante.
La zona di produzione delle uve, esclusivamente in provincia di Reggio Emilia, comprende l’intero territorio dei comuni collinari di Albinea, Bibbiano, Canossa, Casalgrande, Castellarano, Montecchio, Quattro Castella, San Polo d’Enza, Vezzano sul Crostolo, Viano e parte dei territori comunali di Reggio Emilia, Casina e Sant’Ilario d’Enza situati nella pianura padana.

La zona di Scandiano, considerata la più antica e storica, consente l’attribuzione della tipologia “classico”. Nella composizione dell’uvaggio di questo vino, il sauvignon, localmente chiamato “spergola”, è indubbiamente predominante [min. 85%] mentre le altre uve ammesse dal disciplinare sono la “malvasia di Candia, trebbiano romagnolo, pinot bianco, pinot grigio”.

Il germogliamento del sauvignon è leggermente tardivo in quanto, normalmente, avviene alla metà di aprile, mentre la maturazione dei grappoli, tendenzialmente piccoli, cilindrici, alati serrati, si verifica ai primi di settembre. La produzione per ettaro non è mai eccessiva [max.120 q.], con resa in vino del 70%.

La densità dei ceppi è di circa 2000 per ettaro. I metodi di coltivazione sono vari, ma generalmente gli impianti più diffusi sono a cordone speronato, guyot e sylvoz. Ogni pratica di forzatura è vietata ed è ammessa l’irrigazione di soccorso.
Il vino si presenta giallo paglierino scarico con lievi sfumature dorate e tipico profumo vegetale del vitigno maggiormente partecipante, persistente, delicata e gradevole nota finale aromatica.

Si produce in varie tipologie quali, “secco e tranquillo”, dalla tipica freschezza e leggero di corpo, aromi caratteristici del vitigno e retrogusto piacevolmente tendente, oltre all’aromatico, all’amarognolo. Perfetto aperitivo e con antipasti a base di uova e pesce non salsato, minestre speziate e paste con intingoli sia di pesce che di verdure, ideale con piatti di pesce di lago.

Nella tipologia “frizzante”, più leggero ed accattivante, pone in evidenza la marcata freschezza ed evidente aromaticità che, ottimo aperitivo, è perfetto con le fritture di pesce: titolo alcolometrico minimo di 11,5%. Inoltre, anche il tipo “spumante metodo charmat” con titolo alcolometrico minimo di 11%, presenta un vivo e brillante perlàge, secco e sapidi sentori tendenzialmente aromatici e ricca freschezza: gradevolissimo aperitivo e eccellente fuori pasto con gustose stuzzicherie.

Stappare al momento e servire in luminosi flutes a 8/10°C.

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