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Ortrugo dei Colli Piacentini

di Pier Luigi Nanni

MappaArticolo georeferenziato

Proseguendo nel girovagare enologico sui colli piacentini, ci si imbatte nel vino che da sempre è considerato il “bianco di casa”: l’ORTRUGO.
La zona di produzione è solamente quella collinare e montana a sud del 45° parallelo, vocata per tradizione e per caratteristiche ampelografiche, delimitata dai confini stabiliti nel disciplinare di produzione inerente alla DOC Colli Piacentini comprendente Val Tidone, Val Luretta, Val Trebbia, Val Nure, Val Chero, Val d’Arda e Val Stirone.

L’iscrizione al catalogo delle varietà vitivinicole è antecedente al 1970. Inoltre, questa uva era già conosciuta con diversi sinonimi che ne confermano la natura prettamente autoctona. L’allevamento ideale è a guyot con potatura mista. La foglia è grande, leggermente retiforme e generalmente trilobata. Il seno pezionare è molto aperto, mentre quelli superiori sono profondi e conformati ad U e quelli inferiori sono appena accennati. La pagina superiore è tendenzialmente bollosa di colore verde opaco; il lembo è ondulato e le nervature principali sono appariscenti e rosate alla base. La pagina inferiore è lanuginosa e di colore verde chiaro tendente al grigio.

Il grappolo è grande, circa 18-20 cm. di lunghezza; molto compatto, conico-cilindrico ed a volte con una piccola ma evidente alatura: in terreni molto fertili, tende ad essere ancora più grosso e maggiormente serrato. L’acino è medio, sferoidale con buccia di colore giallo chiaro tendente al verde, punteggiato, pruinosa e coriacea. In considerazione della compattezza del grappolo, l’ortrugo risulta essere sensibile ai marciumi, inoltre, è altrettanto sensibile alla “tignoletta” ed è solito manifestare evidente carenza di magnesio.

La maturazione è leggermente tardiva, fine settembre primi di ottobre, e la produzione è abbondante e costante. La produzione non può superare i 120 quintali per ettaro con resa in vino al massimo del 70%.
L’ortrugo è ottenuto dalle uve dell’omonimo vitigno per almeno l’85% o in purezza, oppure con aggiunta di altre uve sempre a bacca bianca e delle varietà raccomandate o autorizzate nella provincia di Piacenza, con esclusione della tipologia aromatica.

La DOC risale al 1967.
Il vino si presenta giallo paglierino scarico con piacevoli sfumature verdoline: tali predominanti e brillanti riflessi, lo rendono accattivante ed invitante! Profumo di fiori di campo e di frutta bianca acerba dalla nota finale sottilmente aromatica, abbastanza intenso e persistente, gradevole; al palato è secco con netta freschezza senza essere aggressiva, leggero di corpo dai pregevoli sentori fruttati e floreali, gradevole finale amarognolo, tipico e naturale, dovuto ad un leggero residuo zuccherino da renderlo di pronta beva in quanto non impegnativo. Titolo alcolometrico minimo di 11%.

Maggiormente gradito nelle versioni “vivace” e “frizzante”, ma è anche prodotto sia “tranquillo” che “spumante” col metodo charmat. Piacevole aperitivo e con antipasti di pesce che di verdure e delicati formaggi teneri; graditissimo con minestre tendenzialmente speziate ed aromatiche e di pesce, zuppe; carni bianche e pesce nobile sia al forno che al cartoccio e formaggi teneri, mentre la tipologia frizzante è perfetto con fritture sia di pesce che il classico fritto misto all’emiliana, in quanto pone in risalto la piacevolezza della frutta, della verdura, del piccolo pesce e della carne, soprattutto se di maiale. Servire alla temperatura di 8-9 °C in luminosi piccoli calici stappando al momento.


[Foto credit: settemuse.it]

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